gli ufo degli antichi celti

La ruota volante di Mog

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

La ruota volante di Mog

Nel riquadro, una maschera rituale di Mog. Che vi ricorda?

“Il dio Mug Ruith aveva un carro da guerra nel quale la notte era luminosa come il giorno, uno scudo nero picchiettato di stelle con il bordo di argento ed una pietra che poteva trasformarsi in un'anguilla velenosa se gettata in acqua", raccontano le antiche cronache celtiche. Ambientate in vari periodi della storia irlandese, secondo alcune questo "dio", ben terrestre, sarebbe vissuto durante il regno di Cormac mac Airt, all'incirca nel III° secolo, mentre altri lo collocano a Gerusalemme ai tempi di Cristo; nel testo Lebor Gabála Érenn si dice che morì durante il regno di Conmael, quasi duemila anni prima del regno di Cormac.

 
Ho esaminato le fonti principali che trattano di Mog Ruith, il testo celtico Forbhais Droma Dámhgháire, tradotto nel 1993 da Seán Ó Duinn, ed il Dizionario di Mitologia Celtica di James MacKillop (1998), che ha raccolto tutto il materiale arcaico reperibile su questo fantomatico personaggio il cui nome (o soprannome?) significa “schiavo della ruota”, una definizione che potrebbe però sottintendere la simbiosi con il mezzo volante di cui si serviva, quella “Ruota di Luce” che, secondo le leggende dell’epoca, portava non solo lui ma tutti i druidi, cioè i depositari della conoscenza, “attraverso gli spazi celesti”. Mog Ruith è forse una primordiale, rudimentale definizione per il termine “pilota”? Non possiamo escluderlo.


Nel testo L’assedio di Druim Damhgaire il dio diventa più banalmente un druido che “si spostava sopra un carro di bronzo che sembrava proprio essere un carro volante, il che accentuava il suo aspetto celeste”. Ma la Ruota di Mog non era certo l'unica, visto che i celti ci raccontano che anche il dio Dagda, signore della scienza e del tempo, dimorante nel Brug na Boyne, l'enorme tumulo circolare di Newgrange in Irlanda, possedeva “una ruota cosmica che rendeva sordo chi ne sentiva l'avvicinarsi, cieco chi la vedeva e morto chi giaceva sotto di essa”. Curiosamente, gli effetti che subirebbe chi si avvicinasse troppo ad un razzo in fase di decollo...

Tratto dal libro Colonia Terra, Segno Edizioni


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