notabili note

Renzi ha già perso a Roma e Torino. Solo che ancora non lo sa

Non mi stupisce vedere accapigliarsi Renzi e Grillo sui numeri delle elezioni, perché sono della stessa pasta.

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Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

Renzi ha già perso a Roma e Torino. Solo che ancora non lo sa

Foto ANSA

Renzi e Grillo. Provate ad immaginarli in un'altra epoca, un'epoca meno televisiva e svelta (di mano e di lingua), insomma un'epoca più seria: quanto resisterebbero? Se avessero a disposizione per le risposte non i soliti trenta secondi ma un'ora, e magari quel che hanno in testa lo dovessero scrivere con elegante e fluente periodare: quanto resisterebbero?

Mentre Matteo da Firenze s'arrovella se – in vista dei ballottaggi del 19 – scendere in campo in prima persona o mandare avanti i candidati del PD (vuoi un consiglio Matteo? Lassà perde. A Torino ed a Roma hai già perso) appare sempre più scontato che non si tratta per nulla di un voto locale bensì di un esito elettorale dalle tante ed evidenti implicazioni nazionali.

La giornatina ieri pare gli sia passata così, a fare le cosettine scontate che i suoi sempre troppi estimatori vorrebbero chiamare "strategia politica". Chiedere all'amico non ancora risanato Berlusca come sta e chiamare al telefono i candidati delle città più importanti per dire loro di «Lavorare ventre a terra», cosa che dalle mia padane parti fa anche un po' ridere: «Ventre a terra non l'ha mai detto nessuno», casomai «Pancia a terra», che se vogliamo rende molto di più (la versione originale pavese sarebbe: «pansa a tera»).

Ah, e poi ha detto anche a Sala, Giachetti e Pierofassino (non so perché mi viene da scriverlo tutto attaccato, forse per controbilanciare la netta sensazione di una sua imminente implosione, di un suo incombente scollamento articolare, chissà!): «Dovete attaccare i 5 stelle, far capire agli elettori tutte le cose del loro programma che non funzionano». Già, come se non ci fosse prima da far capire quelle che funzionano del proprio!

Parlare, parlare, ammiccare, ammiccare, straparlare, pettinarsi, telefonare, whatsappare, posare, insomma fare il bellimbusto con intuizioni da statista ed annunci a mitraglia talmente insensati che al confronto lo ZANG TUMB TUMB futurista è un manuale di logica. Renzi Matteo, hai perso. L'altro fenomeno, Grillo, t'ha superato nella politica dei bei faccini. Tu presenti il mummificato Fassino, lui il sorriso da Kellog's dell'Appendino (perdonatemi la fesseria che sto per scrivere: ma che cognome è?). Tu presenti l'urgion (sempre dalle mie parti "persona dalle grandi orecchie" ed anche un'altra cosa che però qui, non sapendo, non s'intende) Giachetti e Beppe il visino perbenino della Raggi: ma chi mai vincerà?

T'ha fregato sul tuo stesso campo. Mica era poi difficile. Bastava mettere da parte ogni sostanza e curare esclusivamente l'apparenza. Dico: che credevi, di esserne capace solo tu? È che non lo si faceva perché un minimo si teneva alla Nazione. C'era come l'idea – che roba vecchia, nevvero? – che dopo la vittoria elettorale s'avesse da governare di dovere. Poi questa idea è svanita. Come a sera l'ultimo Raggi di sole. Una nota, in conclusione: sono curioso di vedere per quanti altri giorni ancora Virginia ardirà dire di non volere le Olimpiadi.

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