Il paradigmatico Corona

Mary Petrillo
Il paradigmatico Corona
Ieri sera su Rete4 è andata in onda la prima puntata della nuova edizione del Maurizio Costanzo Show, ospite Fabrizio Corona, che dopo svariato tempo di silenzio, si è concesso alle telecamere nel cosiddetto "uno contro tutti" ossia una formula del programma che vede un personaggio che si presta ad essere bersagliato di domande, ovviamente anche "poco carine", da parte del pubblico in sala, composto da gente comune e personaggi televisivi, giornalisti, professionisti ecc. Allora premesso che a nessuno fregava niente di sapere chi fosse oggi Corona e semmai avesse un nuovo progetto di vita, infatti le domande sono state maggiormente inerenti la sua sola vicenda processuale e tra l'altro poste in modo approssimativo, buonista e bacchettone da personaggi che, tra l'altro, si sa che vantano un CV da veri progressisti , onde per cui stonava molto ascoltarli nel riprendere Corona come se fosse la panacea di tutti i mali. Premetto che è giusto che Corona finisca di scontare la sua pena per gli errori giudiziari che ha commesso, ma colgo l'occasione di ciò per scrivere che la maggior parte dei cittadini di buon senso si sono indignati non perché Corona venne arrestato, ma perché la sua pena, 13 anni, è stata giustamente inflitta quale sommatoria di vari reati, ma ci si scandalizza in quanto equiparata a reati ben più gravi e commessi da individui che hanno ucciso o stuprato. Quindi il problema che voglio porre alla attenzione di tutti è del sistema giustizia che sicuramente va rivisto, personalmente essendo una criminologa e psicologa, posso affermare che non si può mettere sullo stesso piano a livello di pena da espiare un soggetto che ha commesso reati come quelli commessi appunto da Corona, con soggetti che hanno inflitto sofferenze e/o hanno ucciso le loro vittime sia fisicamente che, in molti casi, anche psicologicamente. Da esperta della psiche e avendo studiato anche gli aspetti più oscuri della personalità degli individui voglio affermare con chiarezza che non tutti i soggetti che finiscono in carcere possono essere rieducati, in quanto esistono problematiche di natura psicopatologica che non sono trattabili o risolvibili con le terapie psicoterapeutiche e/o farmacologiche, attualmente in uso in ambito scientifico, sono questi dei soggetti socialmente pericolosi che non possono e non devono poter usufruire di alcun beneficio di legge. Quando si parla di certezza della pena è proprio questo ciò che si intende, ossia fare in modo che chi abbia consapevolmente inflitto sofferenza agli altri debba espiare la propria pena per intero e se ritenuto, dagli esperti, un soggetto recuperabile, allora può e deve essere inserito in percorsi rieducativi in carcere o altre adeguate strutture, ma ribadisco senza usufruire di rito abbreviato o altro tipo di benefici. Dott. Maria Petrillo Foto tratta da panorama.it

Roma, Italia

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