ITALEXIT

GIUSEPPE BIZZINI
Bisogna avere le classiche fettone di salamone negli occhi per non rendersi conto che è in atto verso il nostro paese un attacco alla nostra residua sovranità. Da quando ci hanno imposto, senza mai avere richiesto una consultazione popolare, l’adesione a quella che adesso senza se e senza ma, possiamo definire il IV reich EU a guida francotedesca, il nostro paese ha avuto tutto da perdere e non solo in termini economici finanziari: perdita della sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria, il boicottaggio continuo verso le nostre aziende sempre più svuotate delle peculiarità proprie di produzioni territoriali a favore di un’amorfa globalizzazione delle merci (pensate per esempio a derivati alimentari spacciati per italici brand), a quante aziende sono passate in mano a multinazionali, soprattutto francesi, senza alcun bilanciamento commerciale (vedi caso della cantieristica o le ultime vicende FCA). In buona sostanza quando c’era da aggredire la nostra produttività eravamo europeisti, mentre gli altri, caso francia, si trinceravano dietro il nazionalismo più sfrenato. Non è certamente un caso che ci siano tensioni con i francesi. E ancora la guerra in Libia in cui i francesi hanno cercato di mettere le mani sulle riserve petrolifere di quel paese a scapito dei nostri settori strategici scaricando il costo della susseguente migrazione sulle nostre spalle, il tutto con la complicità dei passati “governi amici” di questo sistema. Vogliono ridurre la nostra nazione a sola entità geografica, di fatto un mercato senza caratteristiche proprie, peccato che l’Italia è cresciuta proprio sfruttando le sue unicità. E mentre questo sistema può andare bene per un paese come l’olanda, che certamente non ha la nostra storia, cultura, turismo, per noi risulterebbe devastante l’applicazione di queste ricette economiche. Per raggiungere questo, la finanza globalista, ormai fuori controllo anche da se stessa, non sta usando i cannoni, ma l’euro, una vera spada di damocle pronta ad essere sganciata se solo vengono messi in dubbio i fondamentali di questo sistema dittatoriale. Una sorta di do ut des che sta imponendo al paese un percorso in cui non si vede una via di uscita o meglio sintetizzabile nel ricatto che ci viene puntualmente propinato e amplificato dalla mainstream: “o così o farete la fine della Grecia”, un’ottima campagna promozionale per quelli che hanno invocato i “risultati” di quella nazione come un successo dell’europa!!! Noi ci chiediamo perché i trattati europei non vengono mai sottoposti al vaglio della consultazione popolare? Perché avendo svenduto la sovranità monetaria siamo costretti a prendere in prestito i nostri stessi soldi tramite intermediazioni bancarie? Perché siamo europei quando c’è da ratificare decisioni prese da sovrastrutture terze, mentre non lo siamo per il debito pubblico? Le risposte a queste domande potrebbero aprire diverse porte girevoli, ma sappiamo solo che prima dell’ingresso in questa EU l’Italia aveva una propria banca centrale che emetteva moneta e attuava politiche monetarie a difesa della nostra competitività, adesso non è possibile farlo. Sappiamo che prima era possibile acquistare titoli di stato direttamente e si parlava di debito sovrano nelle mani per la maggior parte delle famiglie italiane, adesso no, siamo in balia dei pruriti dei mercati che stanno dettando l’agenda politica ed economica, perché? A chi giova? A noi certamente no!!! Il nostro compito non è convincere gli scettici del cambiamento, si può anche ragionevolmente accettare la sottomissione ed un benessere che si va assottigliando sempre di più nel tempo, del resto dal dopo guerra non abbiamo mai avuto una vera sovranità. Il nostro compito è invece stimolare una coscienza critica che possa fare aprire nel paese un dibattito franco se sia ancora conveniente aderire a questa EU o essere propositivi verso percorsi alternativi, per questo dovremo invocare almeno un referendum consultivo per capire quale strada il popolo vuole percorrere, solo così potremo operare scelte consapevoli sia che vincano i fautori del “più europa” o l’Italexit.

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