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Black Axe: l’ombra della mafia nigeriana sulla prostituzione​

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Black Axe: l’ombra della mafia nigeriana sulla prostituzione​

Ci sono evidenti segni di penetrazione nella provincia di Taranto della temibile e spietata criminalità africana CRONACA http://m.tarantobuonasera.it/mobile/news/cronaca/720754/black-axe-lombra-della-mafia-nigeriana-sulla-prostituzione Taranto domenica 20 maggio 2018 di David Marchese A Taranto non si erano mai verificati episodi particolarmente gravi in merito alla crescente presenza di immigrati africani sino alla brutale aggressione subita da un’agente della Polfer alla stazione F.S. ad opera di un nigeriano, il quale ha tentato di strangolare il malcapitato agente, prontamente soccorso dai suoi stessi colleghi. Anche dopo il suo arresto, l’uomo ha continuato a creare problemi al personale dell’istituto di pena tarantino. Questo episodio, tutto sommato marginale, può però esserci utile per far uscire dal cono d’ombra un problema ben più rilevante. Il vero problema, infatti, è che cominciano ad esserci evidenti segni di penetrazione nella provincia di Taranto della temibile e spietata criminalità organizzata nigeriana. La mafia nigeriana, nota a livello internazionale con il nome “Black Axe” cioè “ascia nera “, è sbarcata a Taranto. Le foto 1 di 3 Tutto schermo Slide Show Sono almeno venti anni che la più pericolosa criminalità di origine africana ha messo radici in varie parti d’Italia, comprese zone tradizionalmente governate dalle mafie italiane quali Sicilia e Campania. Una lunga fetta di lungomare domiziano, nel tratto di Caserta, da anni è area di spaccio di droga, prostituzione, vendita di merci contraffatte, caporalato di africani, elemosina, il tutto gestito in piena autonomia dalla “Black Axe“ (ascia nera ). Terribile fu la strage di sei africani, innocenti, avvenuta in Campania per volere del boss dei casalesi Giuseppe Setola, ordinata per punire la ribellione degli africani, i quali non volevano più pagare il “tributo” imposto loro dai clan casertani. Ancora più recente è la intercettazione nel carcere Ucciardone di Palermo, del dialogo tra due boss detenuti appartenenti alla mafia siciliana. I due vengono colti a parlare proprio dei nigeriani e della presenza forte nel mercato palermitano del quartiere Ballarò, tradizionale roccaforte mafiosa. Il succo della conversazione è che non c’è da scherzare con i nigeriani e che sono temibili avversari negli affari sinora gestiti dai siciliani. Molti sono portati a sottovalutare il fenomeno “Black Axe” che rappresenta una criminalità estremamente sofisticata, con un piede nelle più arcaiche tradizioni africane, come il “vodoo”, e l’altro nelle più moderne tecniche informatiche. Pochi sanno che una delle truffe informatiche in grande stile, il cosiddetto “phishing”, è stato inventato proprio dai nigeriani. Black Axe: l’ombra della mafia nigeriana sulla prostituzione​ Black Axe: l’ombra della mafia nigeriana sulla prostituzione​ © Tbs Nella capitale della Nigeria, Lagos, vi sono ampie stanze con decine di ragazzi davanti ad un computer, il cui compito è inviare e-mail truffaldine in giro per il mondo e coltivare gli eventuali rapporti che nascono con i futuri soggetti truffati. La quantità di denaro drenata ogni anno da molto tempo, lascia ancora oggi stupefatti, soprattutto nei paesi di lingua inglese. Quest’ultimo è un tipo di reato poco denunciato, in quanto le vittime tendono a nascondere la truffa subita, a causa della vergogna. Ai reati di tipo informatico con base in Nigeria va affiancata la grande espansione in tutti i paesi occidentali, dovuta alla massiccia emigrazione degli ultimi decenni. Queste considerazioni servono a capire che il problema è piuttosto serio. Il primo segnale dell’arrivo della “Black Axe” in un luogo è sempre la prostituzione di ragazze di colore. Ognuno può facilmente accorgersi della loro esistenza percorrendo la strada interna che collega Taranto a San Giorgio Jonico, e sulla Circummarpiccolo, dove si trovano ragazze africane e non è un fenomeno spontaneo, ma sempre gestito. In genere chi gestisce queste ragazze sono sempre delle donne, le cosiddette “maman”, le quali, oltre alla violenza per tenere in riga le eventuali ribelli, utilizzano anche i riti “ voodoo”, in quanto i nigeriani hanno una forte credenza in questa tipica religione dell’ Africa nera e della zona caraibica, e le stesse ragazze sono portate a cessare ogni ribellione se sanno di essere state colpite da riti malefici, soprattutto le più giovani da poco arrivate nel laico occidente. Ogni mattina un numeroso gruppo di queste ragazze nigeriane arrivano da Bari in autobus o in treno e vengono accompagnate in taxi sul luogo di lavoro e nella serata vengono riportate al porto mercantile a prendere l’autobus per Bari. Il giro della prostituzione viene gestito a Bari, dove da anni opera una folta comunità nigeriana, la base pugliese della Black Axe. Il secondo racket oramai diffuso nella provincia di Taranto è quello della elemosina. Ognuno dei ragazzi africani che vediamo all’uscita dei supermercati o esercizi commerciali vari è tenuto a versare una quota del ricavato alla organizzazione. I ricavi di questa attività non sono bassi, ma al contrario, molto elevati, per cui anche il piccolo gesto di solidarietà quotidiana verso chi consideriamo meno fortunato, diviene occasione di lauto guadagno per l’organizzazione. Poi il mercato delle merci contraffatte. Quello che a Taranto non si è ancora verificato sono i casi di spaccio di droga gestito da africani, fenomeno delinquenziale già molto radicato soprattutto nel nord Italia. A Taranto sembra non esistere più come un tempo una criminalità forte e pervasiva come quella di altre città pugliesi, - basti pensare all’attuale situazione di Foggia e provincia - ma questo potrebbe paradossalmente rivelarsi un boomerang nel senso che dove c’è un vuoto di potere criminale, qualcuno è pronto ad inserirsi. Provare ad accaparrarsi il mercato della droga sarebbe uno sbocco naturale per la mafia nigeriana come già accaduto a Torino, Milano, Bologna, Padova, Firenze. La speranza è che le autorità preposte prendano pienamente coscienza di questo pericolo ed agiscano in prevenzione anziché in repressione quando il danno sarà già compiuto. Scritto da David Marchese Ricercatore dei fenomeni criminali

Via Federico di Palma, Taranto TA, Italia

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