Dopo la Libia occorre ridare attenzione al Corno d'Africa

Eritrea-Etiopia, una pace che ci piace!

Tutti hanno da guadagnare dalla pace

Max Ferrari
Eritrea-Etiopia, una pace che ci piace!

Foto ANSA

Eritrea ed Etiopia fanno la pace dopo 20 anni. Ci interessa? Vista la quasi nulla attenzione di TV e giornali pare di no, e invece dovrebbe interessarci molto, moltissimo. Non solo perché si tratta di due ex colonie, l’Eritrea Italiana fu addirittura soprannominata “Colonia Primogenita”, ma perché i due paesi occupano una zona del mondo per noi particolarmente importante, non foss’altro che per il controllo delle ondate di profughi e migranti economici in arrivo dal Corno d’Africa. Per dare un’idea della strategicità dell’area cito un brano di un pezzo della rivista di geopolitica “Limes” del 2016 che ha il seguente sommario: il triangolo Eritrea-Etiopia-Somalia è una fucina d’instabilità tanto per il continente africano quanto per l’Europa. I disastri dell’interventismo francese.

Le mire dei paesi del Golfo. L’ombra di al-Šabāb sulla catastrofe umanitaria in Sudan e in Kenya. Capito? Nel frattempo le cose sono persino peggiorate con la Somalia sempre più instabile, il Sudan e Sud Sudan idem e la stessa Etiopia, stracolma di profughi, turbata da crisi politico-etniche che sembravano inestricabili e foriere di disastri. Invece proprio da Addis Abeba, capitale della seconda nazione africana più popolosa (gli etiopi sono oltre 100 milioni) è uscito l’uomo che ha dato l’impulso decisivo ad un progetto di pace che potrebbe riportare calma e prosperità nella regione e, di conseguenza, mettere fine o almeno diminuire le partenze di milioni di persone verso l’Europa.

Stiamo parlando del nuovo premier etiope, Abiy Ahmed, di etnia oromo, che ha avuto il coraggio di dirsi pronto ad accettare gli accordi di pace di Algeri, restituire all’Eritrea alcuni territori di confine e mettere definitivamente la parola fine alla guerra che tra il 1998 e il 2000 causò almeno 80.000 morti e milioni di profughi. Tutto il mondo (e soprattutto alcune cancellerie europee interessate al caos) aveva scommesso che il presidente eritreo non avrebbe accettato e invece dopo aver mandato, settimana scorsa, il suo ministro degli Esteri ad Addis Abeba, ieri il presidente Isaias Afewerki ha accolto personalmente con un grande abbraccio il premier etiope giunto ad Asmara col primo volo di Ethiopian Airlines atterrato dopo due decenni di assenza. Una visita storica e inimmaginabile solo un mese fa, culminata in una sorta di parata trionfale dei due uomini di stato tra due ali di folla oceanica e festante. Afewerki ha detto:”Possiamo immaginare che le decisioni prese dal premier dell’Etiopia non fossero semplici, ma possiamo assicurare che affronteremo il futuro insieme. Lavoremo come fossimo un corpo unico”.

Poche ore dopo, lunedì 9 luglio, i due hanno siglato un accordo di pace ed amicizia che è già storia. Solo belle parole? No.Tutti hanno da guadagnare dalla pace: l’Etiopia, gigante senza sbocco sul mare dopo l’indipendenza eritrea del 1993, ritrova la possibilità di accedere a porti vicini ed importanti sul Mar Rosso, l’Eritrea può liberare uomini e risorse destinate alla difesa delle frontiere e ritrova un retroterra commerciale e l’Europa, dando una mano alla pace anche in termini di aiuti economici e progetti di cooperazione imprenditoriale-industriale offrirebbe a milioni di giovani in tutta l’area del Corno d’Africa la possibilità di pensare di costruire un futuro a casa propria. Ma forse proprio questo dà fastidio a chi ha fatto della emigrazione un business per spopolare aree strategiche su cui poi mettere le mani e della immigrazione un grande affare per importare manodopera a basso costo e nuovi elettori per battere le destre “populiste”.

Di certo ci sono anche alcuni paesi europei che sulle guerre in Africa e sulla instabilità del continente nero giocano da anni per mantenere una residua capacità di influenza e controllo dei traffici economici, ma questo non è certamente il caso dell’Italia del nuovo governo a trazione Salvini che dopo aver giustamente dato priorità assoluta al ristabilimento dell’ordine nella Libia destabilizzata da Parigi, avrebbe solo da guadagnare nel cimentarsi da protagonista in maniera collaborativa e fattiva sul versante eritreo-etiope.
 

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