FIGLI DI UN DIO MINORE

Noi, porci per le banche

Portogallo, Italia e Grecia si mantengono con soldi che non producono, spendendo al di sopra delle proprie possibilità

Alfredo Lissoni
Noi, porci per le banche

Foto ANSA

Li chiamano PIGS, acronimo per Portogallo, Irlanda (ma anche Italia), Grecia e Spagna. Sono i Paesi deboli dell’area euro, i “fratelli poveri” al desco dei ricchi. Spendono e consumano ma producono in maniera insufficiente (e se non si crea ricchezza, non la si può distribuire). Per questi sono odiati dal resto dell'Europa, che non perde occasione per vessarli, multarli, richiamarli. Nonché usarli come refugium peccatorum dell'immigrazione clandestina. Sono gli Stati in cui il tasso di disoccupazione ha subito un’impennata vertiginosa, raggiungendo picchi storici mai visti negli ultimi trent’anni. Sono Paesi a rischio bancarotta (o “default”, per usare un termine caro ai politici, che ricorrono ad inglesismi per non farsi capire da tutti). La sigla, che evoca la parola inglese “porci”, è volutamente denigratoria.


Studiare la loro situazione è come viaggiare nel futuro, ci permette di capire che fine faremo. Il nostro Paese sta difatti ricalcando, passo dopo passo, gli altrui errori. Basta guardare al Portogallo, il più occidentale degli Stati dell’Europa continentale, entrato nell’Unione Europea nel 1986, con i suoi dieci milioni di abitanti, pari a quelli della sola Lombardia. Laggiù la situazione economica è disastrosa e colpisce tutti indiscriminatamente, a cominciare dai pensionati, che si son visti decurtare la pensione del 10%; ed i giovani, disoccupati per il 42,1%. L’edilizia è ferma e le casse dello stato completamente vuote, ed in barba ai proclami di politici e giornalisti scarisissima crescita economica (il tasso di crescita è stato dello 0,3% nei dieci anni precedenti l’arrivo del FMI. In Italia dello 0,8%) Nel 2010 il 96% delle entrate fiscali veniva speso per il personale e per le prestazioni sociali. Qualche numero? 700.000 i dipendenti pubblici, 3,5 milioni e mezzo i pensionati, un milione i disoccupati ed un milione le persone che godono (godevano) delle prestazioni sociali.

Il debito estero netto è passato dal 40% del PIL nel 2001 al 110% quando è arrivata la FMI. Dal 2001 al 2011 le spese sociali sono aumentate ad un tasso medio 7 volte superiore alla crescita economica, ed il debito annuo è andato fuori controllo. Lo Stato ha aumentato le tasse facendo fallire le imprese. Da quando sono arrivati in Portogallo FMI, BCE e Commissione Europea è stato un taglio unico, la disoccupazione è salita alle stelle e l’austerità non ha mai avuto fine. Il Governo ha tagliato sulla salute, sull’assistenza sociale, sui trasporti e sull’istruzione. Né più né meno quanto stra accadendo in Italia.

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