Intervista a Naman Tarcha

ESCLUSIVO / Il giornalista siriano: "Le bombe chimiche di Assad? Fake news dei grandi media"

"Sul presunto attacco gas a Khan Sheikhun, i giornali avevano subito capito tutto e deciso chi fossero i colpevoli, preparando cosi l'opinione pubblica occidentale per l'attacco americano, in realtà deciso da Trump molto prima". "L'informazione è manipolata"

Marco Dozio
Il giornalista siriano: "Le bombe chimiche di Assad? Fake news dei grandi media"

Naman Tarcha

Chi diffonde “fake news” o notizie non verificate, i grandi media buoni e attendibili per definizione od oscuri siti “populisti” cattivi e inaffidabili per definizione? Cos’è successo e sta succedendo in Siria? Qual è la posta in gioco? Ne abbiamo parlato con Naman Tarcha, siriano della comunità cristiana, nato ad Aleppo, in Italia da più di 20 anni, giornalista e conduttore tv esperto di Medio Oriente e mondo arabo, già collaboratore di Sky e Rai, attualmente corrispondente da Roma per diversi canali televisivi arabi.

Un mese fa i grandi media denunciavano il presunto attacco chimico nella provincia siriana di Idlib attribuendone immediatamente la responsabilità ad Assad. Seguirono i bombardamenti ordinati da Trump e accolti da ovazioni a sinistra.
L'informazione è un’arma, viene promossa e utilizzata come strumento integrato nelle guerre. E spesso fa più vittime delle stesse bombe, perché spiana il terreno per interventi e attacchi militari. È quello che è accaduto nel caso del presunto attacco gas a Khan Sheikhun in Siria, in cui giornali e media avevano subito capito tutto e deciso chi fossero i colpevoli, preparando cosi l'opinione pubblica occidentale per l'attacco americano, in realtà deciso da Trump molto prima.

Un’informazione a senso unico?
Da poco si è celebrata con diverse iniziative la giornata internazionale per la libertà di stampa. E subito mi è venuto in mente che una delle prime misure adottate dall'Unione europea contro la Siria è stata quella di bannare i canali tv siriani dal satellite europeo. Un atto che dice tutto sull’ipocrisia dell'Occidente.

Circa il presunto utilizzo di armi chimiche da parte di Assad, la versione dei fatti propalata dai media mainstream ha sollevato più di un dubbio…
E oggi quegli stessi media non menzionano i rapporti Onu e perfino Nato che smentiscono le prime versioni. Rapporti che indicano come non veritieri foto e video e che mettono in dubbio le accuse contro Damasco.

Dunque chi diffonde “fake news”? E quali sono le fonti dei media occidentali sulla questione siriana?
Non siamo di fronte a un caso di “fake news”, ma a un fabbrica sistematica di “fake news” che attinge notizie da fonti costruite ad hoc dalle varie forze occidentali, come nel caso del fantomatico Osservatorio siriano di Londra e dei famosi Caschi bianchi, ovvero la protezione civile di Al Qaeda, con i loro vari centri di propaganda. Queste sono le principali fonti d'informazione dei media occidentali. 

In Italia è montata una polemica sui comportamenti poco chiari delle Ong. Qual è il loro ruolo in Siria?
Molte Ong e associazioni pseudo umanitarie hanno iniziato subito a raccogliere donazioni e aiuti, senza però precisare a chi e dove fossero destinati. Si è scoperto che diverse Ong raccoglievano soldi e fornivano attrezzature e strumenti da campo ai famosi “Ribelli Moderati”, impegnati a massacrare il popolo siriano. Diverse indagini hanno rivelato un collegamento tra gruppi terroristici e finte Ong, utilizzate come centri di raccolta di denaro e combattenti, in una sorta di associazione a fine di terrorismo internazionale. Sono necessarie indagine approfondite e soprattutto operazioni di trasparenza da parte di tutte le Ong, per salvaguardare l'operato di quelle sani e smascherare quelle finte, che entrano in Siria in modo illegale e lavorano senza autorizzazione. Immaginate delle organizzazioni non governative presenti illegalmente in Italia che operano senza autorizzazione offrendo supporto, assistenza medica e sociale a bande di criminali. Sarebbe accettabile per gli italiani?

E dell’operato delle Ong in Italia, in relazione al tema immigrazione, cosa pensa?
Non metto in dubbio che alcune facciano un lavoro eccezionale e salvino vite, ma molte invece presentano nel loro operato tanti lati oscuri, sia nel finanziamento sia nel metodo di lavoro. Non bastano le buone intenzioni, c’è bisogno di trasparenza e chiarezza, queste organizzazioni non possono operare fuori controllo e al di sopra delle leggi.

Tornando alla Siria, a che punto è il conflitto?
Dopo anni di devastazioni, ormai tutti giocano a carte scoperte E quella che veniva definita guerra civile, oggi, come sostenevano i siriani sin dall'inizio, è una chiara guerra per procura. Tante cose sono cambiate nel tempo e i due giocatori principali, Mosca e Washington, stanno giocando gli ultimi atti di questa partita trascinando dietro di loro gli attori regionali. Fallito il tentativo del cambio di regime, gli Stati Uniti, con una nuova amministrazione più pragmatica e realista, sono disposti a convergere su una soluzione definitiva anche se lenta.

Qual è il significato dell’intesa raggiunta ad Astana e la nascita delle “zone cuscinetto”?
Ad Astana l’accordo raggiunto tra Russia, Iran e Turchia, garanti di un memorandum, per stabilire quattro zone di bassa tensione, due al sud e due al nord, rientra in questo piano di stabilizzazione, malgrado le resistenze dei più grandi sostenitori dei gruppi armati, ovvero Qatar e Arabia Saudita. Diciamo la verità: quello che é accaduto sul campo ha dettato le regole e ha definito l'accordo. Soprattutto con la liberazione di Aleppo, i continui successi dell'esercito siriano e gli accordi di riconciliazione e tregue siglati in diverse parti del paese. L'ultimo é avvenuto questa settimana: gruppi armati hanno accettato un’intesa per deporre le armi e abbandonare Barzeh e Qaboun, due sobborghi della capitale Damasco, ora completamente al sicuro.

Quindi l’accordo è un passo nella direzione giusta?
L'accordo per zone a bassa tensione, accolto positivamente da Damasco, potrebbe comportare tanti vantaggi per la Siria. innanzitutto impedirebbe l'attuazione del piano di frantumazione e divisione del paese, eviterebbe l’eventuale dispiegamento dei Caschi blu e garantirebbe la separazione forzata tra gruppi armati e quelli simpatizzanti dell'IS o legati ad Al Nusra, filiale di Al Qaeda, che non rientrano nell'accordo. E infine permetterebbe all’esercito siriano di concentrarsi nella lotta contro gli estremisti islamici a Idlib, Deirezzor e Raqqa. Tutto ovviamente dipenderà dai paesi che garantiscono l’intesa nei prossimi sei mesi. Anche se quelli che lavorano per il suo fallimento sembrano per ora molti di più, in questo momento rappresenta l'unica speranza concreta per raggiungere una soluzione politica. 

Per quanto riguarda l’Europa, che rapporto c’è tra terrorismo e immigrazione?
Sono due fenomeni complessi e connessi, che rappresentano insieme una crisi, una sfida e una minaccia per tutta l’Europa. C’è un terrorismo liquido e ultra nazionale, senza confini né obbiettivi definiti, che tenta di sostituire gli stati nazione in Medio Oriente con un unico Stato definito Islamico. E c’è un terrorismo super tecnologico e ramificato in rete, che utilizza l'immigrazione per autofinanziarsi, espandersi e autoalimentarsi. Sfruttando le proprie vittime, costrette ad abbandonare le zone di conflitto, gestendo il traffico di esseri umani con utili da capogiro, procurandosi vie di infiltrazione attraverso le rotte di immigrazione e i confini aperti, e reclutando gli stessi immigrati vecchi e nuovi come adepti e combattenti dentro e fuori l’Europa. Nel frattempo l’immigrazione, vera emorragia umana nel Mediterraneo, forzata e alimentata dall’instabilità, dai conflitti e dalla pulizia etnico religiosa dei terroristi, si trasforma in una vera minaccia per l'Europa, incapace di gestire un numero di arrivi senza precedenti, colpita dalla crisi economica, dagli egoismi nazionali e dagli scontri politici interni. Molti immigrati passando per il disagio sociale, l'esclusione, le detenzioni e le carceri, cadono nelle mani della malavita e dei reclutatori di estremisti. Materia prima disponibile, meccanismo di reclutamento perfetto, guadagni sicuri e ottimi introiti: é il business del terrore. 

I dati ufficiali dicono che solo il 5% degli immigrati sbarcati in Italia scappa da una guerra, poi a un'altra minoranza vengono accordate forme temporanee di protezione internazionale. Significa che per la maggior parte si tratta di clandestini.
L'unico modo per proteggere chi ha il diritto alla protezione internazionale é smascherare i falsi richiedenti asilo, che procurano più danno alle persone che fuggono degli stessi terroristi dai quali sono fuggiti. Purtroppo si sono verificati diversi casi nei quali ex jihadisti fuggiti dalla Siria in Europa vengono poi identificati come falsi richiedenti asilo. Uno dei casi più eclatanti é quello dell’italo siriano Haisam Sakhne. Già residente in Italia, ospitato nei salotti tv, poi fuggito dopo la diffusione di un video pubblicato dal New York Times che prova il suo coinvolgimento in una esecuzione a sangue freddo di militari siriani. Dopo tre anni viene scoperto richiedente asilo e condannato in Svezia per crimini e terrorismo internazionale. 

 

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