ISIS o Russia: chi è il vero nemico per gli USA? Trump, a te

Mariano Picarella
ISIS o Russia: chi è il vero nemico per gli USA? Trump, a te
Da qualche tempo a questa parte ci si chiede se gli USA di Obama, e ora di Donald Trump, stiano conducendo una guerra contro i fondamentalisti islamici dell’ISIS o se invece questi ultimi rappresentino in realtà un pretesto per continuare le ostilità con la Russia, accusata tra l’altro di essere la principale alleata del Presidente siriano al-Asad. Il territorio controllato dai guerriglieri fondamentalisti islamici è andato sempre più aumentando dal giugno 2014, ossia da quando l’ISIS ha proclamato unilateralmente la nascita del califfato, fino a inglobare le terre comprese tra l’Iraq e la Siria e spingendosi fino in Libia, e vale la pena ricordare che in Africa essi possono contare sull’aiuto di un’altra potente organizzazione terroristica, di fede sunnita, che ha la sua base nel nord della Nigeria: Boko Haram. Il califfato di al-Baghdādī si è reso finora protagonista di stragi avvenute in diversi luoghi, rendendo così tale organizzazione non solo un pericolo per l’Occidente ma per l’intero pianeta: Beirut, Bruxelles, Copenaghen, Dacca, Istanbul, Nizza, Parigi, S. Bernardino solo per citarne alcuni. Va da sé quindi che la minaccia principale alla pace ed alla sicurezza internazionali provenga dal Medio Oriente, un’area tradizionalmente bollente almeno dal 1948 e resa oggi ancora più instabile dalla guerra civile siriana e appunto dalla nascita dello Stato Islamico. L’amministrazione americana e l’Unione europea non sembrano però essere di questo avviso, ed ecco che al pericolo rappresentato dall’ISIS affiancano la “guerrafondaia” e “aggressiva” Russia, come se i due pericoli fossero in qualche modo collegati tra loro. L’Ucraina e la Siria sono casi emblematici, e in entrambi gli USA intravedono nelle scorribande russe una minaccia forse addirittura più letale di quella terroristica. Niente di più paradossale. Probabilmente si tende a dimenticare il fatto che anche Putin stia combattendo il terrorismo sul suolo siriano, e con risultati indubbiamente più soddisfacenti di quelli ottenuti finora dalla coalizione a guida stelle e strisce. Quindi, sul piano militare, sarebbe più opportuno e più saggio collaborare con il partner russo per far fronte al nemico comune invece di comminare continuamente sanzioni. Collaborazione che ovviamente è da estendersi anche sul piano economico, e qui facciamo un volo da Damasco a Kiev, ossia in quel teatro ucraino dove americani ed europei hanno dato prova, se possibile, di essere ancora più miopi. Ignorando che il popolo dell’Ucraina sud-orientale abbia legittimamente e liberamente chiesto di tornare alla “casa madre”, senza che questa si sia resa responsabile di invasioni o di pressioni di alcun genere, USA e UE non hanno trovato niente di meglio da fare che rispondere con una presenza costante della NATO nella zona baltica (a scopo meramente difensivo, si dice) e con pesanti sanzioni economiche, tra l’altro rinnovate di recente almeno fino al giugno 2017, che molto danno stanno arrecando alle nostre imprese: si calcola infatti che le esportazioni italiane siano calate di 7,5 miliardi in due anni, con il settore agroalimentare particolarmente in sofferenza. Di questi danni incalcolabili nessuno preferisce dare notizia, tutti impegnati com’erano (e come sono) a parlare di improbabili sciagure e cataclismi causati dalla “Brexit”, roba che neanche il peggior stregone avrebbe osato predire. Previsioni che finora sono state smentite clamorosamente dai fatti, facendo passare anche gli europeisti più incalliti per una banda di somari, oltre che di pessimi profeti. Tornando alla Russia, le politiche adottate nei suoi confronti sono senza ombra di dubbio sagge ed oculate, che farebbero meritare il premio Nobel per l’economia alle lungimiranti istituzioni europee (quello per la pace è già appannaggio dell’ormai ex Presidente americano). Sanzioni così sagge ed oculate da non tenere presente che tra il 2000 ed il 2005 l’interscambio commerciale tra Russia ed Occidente sia cresciuto di più del 70% e che la Russia sia il terzo partner commerciale dell’UE dopo gli Stati Uniti e la Cina. Altri dati che non giustificano le politiche di cui sopra sono i seguenti: fra i 28 Stati membri dell’UE, la Germania è il più importante esportatore (30% delle esportazioni europee verso la Russia), seguita da Italia (9%), Paesi Bassi e Polonia (7%). Dalla Siria all’Ucraina, le politiche scellerate dell’amministrazione Obama (premio Nobel per la pace nel 2009, ricordo) e dell’UE hanno portato a questo: ulteriore instabilità in Medio Oriente e pericolose tensioni alle frontiere dell’Europa, area già messa in ginocchio da una perdurante crisi economica, dalle discutibili strategie adottate per farvi fronte e dalla nefasta gestione dell’emergenza profughi, le cui massicce ondate migratorie sono causate dall’ISIS e non certo dalla Russia. Gli USA vogliono forse scatenare una nuova guerra mondiale? Un premio Nobel per la pace che funge da detonatore per una guerra non si era mai visto, e non credo sia un primato di cui andare orgogliosi. Fortunatamente, il popolo americano ha dato un sonoro schiaffo ai disastri causati dall’amministrazione Obama, soprattutto in campo internazionale, e votando Trump ha dato una scossa al mondo, dicendo no ai poteri forti e ad una sorta di “Obama ter” (volendo contare i due mandati presidenziali e la scontata linea di continuità che si sarebbe avuta con la Clinton). L’Italia e la Russia ripongono le speranze in questa nuova figura, così diversa dalle altre, e ci si aspetta ora una politica estera finalmente distensiva nei confronti della federazione russa, e la fine delle famigerate sanzioni costituisce un elemento imprescindibile. Il nuovo corso che inizierà ufficialmente il prossimo 20 gennaio sarà ricco di difficoltà e di insidie, ma siamo certi che Trump non ripeterà i grossolani errori del suo predecessore. Si pensi a combattere i nemici, veri, di oggi, piuttosto che andare alla ricerca di nemici, presunti, da combattere poi domani.

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