Lotta al contante e all’evasione

Pagare tutti per spendere e sprecare di più

Come nelle previsioni il governo più rosso della storia della Repubblica si prepara a nuove leggi liberticide con la scusa della lotta all’evasione. Ma sono già decenni che il Fisco italiano incassa sempre di più senza che la pressione, e il debito pubblico, diminuiscano neppure un po’

Pietro Licciardi
Pagare tutti per spendere e sprecare di più

Una citazione molto saggia di Milton Friedman (1912-2006), economista statunitense, principale esponente della scuola monetarista di Chicago

Il governo più rosso della storia della Repubblica si è appena insediato è già sono allo studio leggi che ridurranno ancora di più quel poco di libertà che ci è rimasta. Come la circolazione del denaro contante. La scusa è sempre quella: colpire l’evasione e per far trangugiare l’amaro boccone a quelli che ancora credono alle favole della sinistra si è rispolverato il vecchio e fasullo slogan: “pagare tutti per pagare meno”.

In realtà il Italia la pressione fiscale è sempre aumentata al punto che oggi siamo a livelli di vero e proprio esproprio. Il prelievo per un lavoratore dipendente è arrivato a oltre il 70%: il 35-40% alla fonte sottoforma di trattenute in busta paga, il resto con una pletora di tasse, bolli, ticket e balzelli che è quasi impossibile elencare compiutamente. Si va dall’Iva sugli acquisti a quella sulle bollette di acqua, luce, gas, al bollo sull’auto, al canone Tv, per arrivare alle tasse sui risparmi in banca e sulle buste di plastica del supermercato, ultimo regalino del governo Renzi.

Già con l’ultimo governo Berlusconi la manovra voluta dall’allora ministro Giulio Tremonti prevedeva un aumento della tassazione nel corso del 2014 ma con l’arrivo del governo Monti, il primo della ininterrotta serie di governi di sinistra, una parte degli aumenti è stata anticipata e nel 2012 – come ci informa Davide De Luca nel suo Dizionario delle balle dei politici e degli antipolitici, edizioni Isbn 2014 – portando la pressione fiscale – ovvero il rapporto tra le entrate fiscali e il Pil - alla percentuale record del 43,8%. Oggi è arrivata all’odierno 48%, secondo uno studio della Cgia di Mestre i cui risultati sono riportati in un lancio dell’agenzia Adn Kronos del luglio scorso.

Tutti i sacrifici imposti sono stati giustificati con lo spauracchio del debito pubblico, arrivato nel 2018 al 132,2% del Pil, quasi 2.500 miliardi di euro. Una cifra folle, che secondo Monti dovevamo assolutamente riportare sotto controllo per evitare l’insolvenza, con conseguenti scenari apocalittici. Ma tutte le tasse e i balzelli che da allora ci hanno colpito non sono affatto andati ad alleggerire il debito ma ad incrementare ancor più la spesa.

Secondo la Banca d’Italia alla fine del 2012, ovvero dodici mesi dopo l’insediamento del governo “tecnico”, fortemente voluto dall’allora Capo dello Stato nonché ex comunista Giorgio Napolitano, il debito era aumentato di ben 81,517 miliardi, nonostante un incremento delle entrate tributarie, attestatesi a 409,730 miliardi di euro, dell’1,7%. Sempre Bankitalia a febbraio scorso ci ha informato che il debito a fine 2017 era nuovamente salito, con un incremento di 119 miliardi in tre anni.

A svelare l’inganno delle sinistre, secondo cui bisogna “pagare tutti per pagare meno” è ora l’Agenzia delle entrate, che da otto anni a questa parte, immancabilmente, vanta recuperi record dell’evasione: nel 2011 il recupero dell’evasione è stato pari a 12,7 miliardi (+15,5% rispetto al 2010), cifra confermata nel 2012 ma che è salita a 14,2 miliardi nel 2014, ovvero un ulteriore 8% di recupero dell’evasione; nel 2015 secondo anno record con 14,9 miliardi recuperati (più 240% di incassi in dieci anni); nel 2016 sono stati invece riportati nelle casse dello Stato 19 miliardi, diventati 20 l’anno successivo.

Ma di pagare meno non se ne parla affatto, anzi.

Il motivo è presto detto: il sogno utopico delle sinistre fin dai tempi della Rivoluzione Francese è quello di forgiare una società di uguali, a cominciare dal possesso dei beni materiali, il che si traduce nell’ossessione socialcomunista contro la proprietà privata o nella clerico-comunista “redistribuzione dei beni”.

Per raggiungere l’obiettivo i regimi rossi hanno sempre fatto ricorso al metodo dell’esproprio e della gestione statalista dell’economia ma hanno miseramente fallito realizzando sistemi in cui ad essere ridistribuita è stata soltanto la povertà. Vi è però un’altra via, più graduale e “indolore” teorizzata dal compare di Marx Friedrich Engels: l’esproprio graduale a mezzo tasse. Engels indica la limitazione della proprietà privata con l’imposizione di tasse progressive e imposte sulle eredità – ma anche una bella imposta patrimoniale è utile allo scopo - il cui risultato è la morte per asfissia delle imprese e la successiva concentrazione delle attività produttive nelle mani dello Stato.

Allo Stato socialista infatti non importa “assistere” il cittadino ma espropriarlo e controllarlo con vari mezzi, tra cui il sistema delle imposte. Chi protesta è demonizzato come “evasore fiscale” e sarà sua la responsabilità della crisi economica, del Paese; giammai del proliferare della burocrazia, dello spreco, della corruzione, del clientelismo che lo Stato alimenta con tasse spropositate.

Per fare in modo che i contribuenti si sottomettano volontariamente e addirittura di buon grado all’esproprio si fa perfino appello ai principi cristiani, dimenticando però che ben diversa è la Dottrina sociale della Chiesa esposta, nel corso del Novecento, in importanti documenti.

Come insegna Pio XII, "non esiste dubbio sul dovere di ogni cittadino di sopportare una parte delle spese pubbliche". Tuttavia, prosegue il papa nel suo Discorso ai partecipanti al X Congresso dell’Associazione Fiscale Internazionale (I.F.A.) del 5 ottobre 1956 "da parte sua lo Stato, in quanto incaricato di proteggere e di promuovere il bene comune dei cittadini, ha l’obbligo di ripartire fra essi soltanto carichi necessari e proporzionati alle loro risorse"; soprattutto, "l’imposta non può mai diventare per i pubblici poteri un mezzo comodo per colmare il deficit provocato da un’amministrazione improvvida, per favorire un’industria oppure una branca di commercio a spese di un’altra ugualmente utile". A questo proposito si rifletta en passant sul regalo che il governo Conte bis si appresta a fare alle banche imponendo l’uso del bancomat anche per piccole transazioni, su ciascuna delle quali graverà una commissione.

Pio XII infine sessantatré anni fa aveva già perfettamente inquadrato le cause dell’attuale crisi italiana e indirettamente suggerito la soluzione: "Oggi gli Stati moderni tendono a moltiplicare i loro interventi e ad assicurare un numero crescente di servizi; esercitano un controllo più stretto sull’economia; intervengono preventivamente nella protezione sociale di numerose categorie di lavoratori; anche i loro bisogni di denaro crescono nella misura in cui le loro amministrazioni si gonfiano. Spesso le imposizioni troppo pesanti opprimono l’iniziativa privata, frenano lo sviluppo dell’industria e del commercio, scoraggiano le buone volontà". E, aggiungiamo noi, ben lungi dal ridistribuire ricchezza creano miseria.

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