Accade a Siracusa

È bufera sul parroco che ha ospitato il concerto in odore di mafia

Il Comune aveva prima concesso e poi revocato la concessione del suolo pubblico. Padre Carlo si difende: “Non ne sapevo nulla, altrimenti avrei detto di no”

Fabio Cantarella
È bufera sul parroco che ha ospitato il concerto in odore di mafia

Concerto in odor di mafia negli spazi della parrocchia ed è bufera sul prete. È accaduto a Siracusa nella parrocchia di Bosco Minniti per il concerto tenuto dal cantante neomelodico Daniele De Martino ma alla cui organizzazione avrebbe contribuito anche Concetto Garofalo, affiliato al clan Bottaro-Attanasio. Il concerto, infatti, avrebbe dovuto tenersi in via Lazio ma il Comune di Siracusa, accortosi della regìa poco gradita, ha revocato la concessione. Gli organizzatori hanno quindi chiesto e ottenuto ospitalità dal parroco, adesso finito nella bufera.

Padre Carlo D’Antoni si difende: “Se avessi saputo prima quello che di cui sono venuto a conoscenza adesso avrei risposto di no. La parrocchia con i mafiosetti locali non ha nulla a che vedere. Sono tranquillo, solo rattristato perché mi sembra che la parrocchia sia stata strumentalizzata”. C’è da dire che in tutto questo l’Arcidiocesi di Siracusa si schiera con il parroco ricordando come la sua storia dimostri una particolare attenzione nella lotta alla mafia.

Concetto Garofalo (a sinistra, nella foto), uno degli organizzatori del concerto per l’appunto, su richiesta della Dda di Catania è stato arrestato su disposizione del tribunale di Siracusa. Su di lui pende una condanna a otto anni per l’estorsione ai danni del titolare di una rivendita di auto. “Per gli investigatori il mio assistito ha violato la misura degli arresti domiciliari", dice l’avv. Giuseppe Gurrieri che assiste Garofalo, "ma l’organizzazione dello spettacolo musicale non costituisce reato per cui è un episodio che non interessa questa difesa".

In città non si discute d’altro: “Sono sconcertata per quanto avvenuto a due passi da casa mia, "dice Giovanna Raiti, sorella del carabiniere ucciso nella strage della circonvallazione a Palermo. "Ciò che mi sconcerta di più è che padre Carlo non abbia denunciato quanto stava accadendo dentro la sua chiesa e che le forze dell'ordine non abbiano bloccato quell'evento meschino”.

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