Rapporto dell'Agenzia europea

Libero elenca le "malattie portate dagli immigrati"

L’ultimo tabù del politicamente corretto riguarda il nesso tra l’immigrazione incontrollata e la recrudescenza di certe patologie. Il quotidiano cita analisi pubblicate dalla Ecdc. Si va dalla malaria alla tubercolosi passando per le infezioni da Hiv (Aids)

Redazione
Libero elenca le "malattie portate dagli immigrati"

Foto ANSA d'archivio - Cara di Mineo

L’ultimo tabù del politicamente corretto riguarda il nesso tra l’immigrazione incontrollata e la recrudescenza di certe malattie. Per chi osa argomentare da questo punto di vista è pronta l’accusa di razzismo. Il quotidiano Libero, attraverso la penna di Franco Bechis, elenca i “morbi portati dagli immigrati”, citando il rapporto dell’Agenzia Europea per la prevenzione delle malattie. Dunque una fonte non certo tacciabile di chissà quali inaccettabili estremismi. Si comincia con la ripresa dei casi di tubercolosi in Europa: “Importata dai migranti, che ne sono affetti in maniera del tutto non proporzionale alla media dei casi nella popolazioni native in Europa”. Stesso discorso per l’aumento dei casi di infezione da Hiv (Aids), dovuto anche, a seconda dei vari paesi europei, all’immigrazione sudamericana o africana. E ancora: “Quattro casi su dieci di Epatite B registrati nei 18 paesi dell’area dell’Euro sono di «importazione»”, con situazioni agli antipodi: quasi nulla in Estonia e alta casistica in Svezia dove il virus riguarda immigrati nel 96,1% dei casi immigrati. Per non parlare della malaria, tornata a spaventare dopo la morte della piccola Sofia Zago, 4 anni, contagiata senza essersi mossa da Veneto e Trentino. Ebbene, questa malattia risulta di “importazione” nel 99% dei casi registrati nei 28 paesi dell’Unione europea.

Si tratta di notizie e analisi pubblicate, dalla Ecdc, l’Agenzia Europea per la prevenzione delle malattie, in un rapporto, periodicamente aggiornato, dedicato all’incidenza di una serie di malattie registrate in Europa per la presenza dei cosiddetti “migranti”. L’obiettivo è fornire ai governi indicazioni per la prevenzione. Per quanto riguarda l’Aids, in dieci paesi europei risulta come più della metà dei nuovi casi di infezione da Hiv siano stati rilevati tra gli immigrati. In questa specifica graduatoria domina tristemente la Svezia con il 75% dei casi. Seguono Lussemburgo (71%), Islanda (67%), Irlanda (65%), Norvegia (60%), Danimarca (59%), Finlandia (54%), Francia (53%), Belgio (52%) e Malta (51%). L’Italia non è ai primi posti, ma nel rapporto relativo al 2016 viene indicata come uno dei paesi che meno ricorre al test dell’Hiv sui “migranti”, dunque i dati sulla diffusione del virus per “importazione” non sarebbero parimenti affidabili.

Sulla malaria, viene ricordato come fosse stata debellata negli Stati dell’Unione europea dagli dagli anni Settanta. Ebbene, secondo l’Agenzia europea in questi anni in un solo paese europeo, la Grecia, si sono verificati casi nativi, a causa della ricomparsa di zanzare anofele autoctone. Con percentuali variabili da Paese a Paese, ma che si attestano anche sull’80% dei casi censiti, la malaria viene rilevata “in persone nate al di fuori dell’Europa ma da anni residenti nel vecchio Continente, che importano la malattia in occasione di vacanze o brevi ritorni nel paese di origine”, scrive Libero.

Il quotidiano cita anche il rapporto finale sulla “sorveglianza sindromica per le malattie infettive rivolto alle popolazioni migranti ospitate nei centri per immigrati”, stilato dall’autorità sanitaria italiana e pubblicato per sommi capi nel novembre 2015. “Il periodo esaminato è quello fra il primo marzo e il 31 agosto del 2015 in 22 dei 32 centri identificati dalla Regione Sicilia, con una popolazione media giornaliera di circa 6-7 mila unità (il più grosso - il Cara di Mineo - ne aveva 3.330). Sono state censite 2.531 “sindromi” che hanno causato 48 allerte e 16 allarmi gravi. Di queste 2.496 sono state classificate come «infestazioni», e il rapporto spiega che sono dovute «essenzialmente a casi di scabbia e per la malattia febbrile con rush cutaneo dovuto a casi di morbillo e/o varicella”, scrive Bechis, notando come la situazione descritta sarebbe “la prima spiegazione plausibile della ripresa ormai epidemica dei casi di morbillo in Italia fra il 2016 e il 2017, in presenza più o meno dello stesso numero di vaccinazioni degli anni precedenti. Anche questa malattia - che è all’origine di tutte le polemiche che hanno accompagnato il decreto sulle vaccinazioni obbligatorie in Italia - è dunque sicuramente di «importazione»”. Chissà, conclude il giornalista, se l’obbligo vaccinale imposto in modo coercitivo dal ministro Lorenzin “verrà rispettato nei centri di accoglienza e nelle strutture per i richiedenti asilo e profughi”. Guai a farlo notare però, pena l’accusa infamante di razzismo.

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