Stefania Genovese

Stefania Genovese

Stefania Genovese, laureata in psicopedagogia e filosofia, ha ricevuto il premio internazionale "Zurich" dell'Università di Barcellona, per la sua tesi di laurea di indirizzo epistemologico sulla creazione dei miti moderni. Autrice di programmi radiofonici sugli animali e curatrice di rubriche dedicate ai bambini. Ha diretto la rivista astronomica Kosmos e ha scritto numerosi articoli di divulgazione psicologica e scientifica sulle principali riviste italiane.

"La carica dei 111", ovvero il numero dei gatti e delle loro pazze storie

Elke Pistor spazia dalla letteratura al cinema all'arte alla leggenda

"La carica dei 111", ovvero il numero dei gatti e delle loro pazze storie

Dai moltissimi libri sui gatti che vengono attualmente pubblicati, un vero e proprio florilegio felino, che evidenzia quanti appassionati aiulorofili siano attratti da questa elusiva creatura, campeggia quello della scrittrice Elke Pistor, 111 gatti e le loro pazze storie, edizioni Emos, (traduzione di Cristina Colotto). L'autrice avvalendosi di incantevoli e simpatiche foto e di una ricerca minuziosa e laboriosa, si cimenta in una acuta ed enciclopedica disanima delle leggende, delle cronache, e delle produzioni letterarie, artistiche, biografiche e storiografiche, doverosamente targate gatto, incasellandole in un allegro e dovizioso elenco alfabetico. Dunque una vera e propria "Recherche de chat perdu" e delle sue molteplici abilità, delle sue straordinarie valenze mitiche, nonché delle sue incredibili avventure che hanno costellato ogni aspetto, disciplina, e storia umana. Infatti sua maestà il gatto è sempre stato protagonista ed interprete privilegiato delle emozioni e delle ambizioni umane, talvolta come un compagno inaspettato e prezioso, altre volte come ispiratore di creatività, e persino nel passato asurto a temuta divinità e simbolo di fortuna e prosperità. Apprendiamo così che nel 1460, alla Torre di Londra, dimorava un gatto, Acater, che salvò da morte sicura, un carcerato Sir Henry Wyatt, reo di essersi schierato ai tempi della Guerra delle due Rose, con i Tudor, destinato ad una lunga agonia, fiaccato da fame e da stenti. Per sua meraviglia questo micio randagio, si affeziona a lui e inaspettatamente gli procura del cibo, frutto della sua attività di abile cacciatore, e gli salva la vita. Proseguendo nella lettura incontriamo Ahmedabad, gatto appartenente alla famiglia dell'ambasciatore statunitense in India, che a causa del suo nome, la cui abbreviazione indica anche un appellativo maomettano, scatenò quasi un incidente diplomatico con i musulmani del vicino Pakistan offesi per il sacrilegio involontario compiuto dai padroni del micio. Scorrendo le pagine di questo libro troviamo la descrizione di Aoshima, amena cittadina ex antico villaggio di pescatori, avita dimora di moltissimi felini che attirano centinaia di turisti, oppure ci meravigliamo nell'osservare asili costruiti a foggia di gatto, e persino bronzee sculture giganti che rappresentano gatti bleu stilizzati, nati dal talento unico della artista Carin Grudda.  In seguito veniamo trasportati nel Cabaret parigino "Le Chat noir,, circolo privilegiato di incontri letterari e meta di filosofi, politici, artisti e letterati della fine dell'Ottocento, luogo di cultura, e di accesi e folli dibattiti. Di seguito le biografie feline, di cui le cronache mondane hanno riempito pagine su pagine, rendendo immortali i suoi protagonisti; Bob il celebre micione rosso, di cui è tratto il motto "How you seen tre street cat, who walks tre street of London?", in grado di trasformare la infelice e perduta vita del suo ramingo compagno umano, James Bowen, creando con lui un intramontabile idillio artistico ed affettivo. E poi i già famosi, Dewey  micio bibliotecario, ed Oliver il gatto premuroso che assiste  i degenti anziani. E che dire dei gatti come Felix e Birba, o Garfield celebri ed indiscusse star del mondo dei fumetti? Ma altre incredibili ed avvincenti storie vengono narrate in questo libro, come quella di Tama, gatta tartarugata giapponese, divenuta una  amatissima capostazione della città di Kishigawa, sempre pronta a ricevere i passeggeri e a farsi fotografare con loro. Non possiamo scordarci neppure di Nora la gatta musicista capace di accompagnare al piano, gli studenti di musica della sua padrona Betsy Alexander, suonando sempre con lo stesso ritmo e tonalità; felina talentuosa, le cui soffici zampette premendo lievemente i tasti, elargiscono, secondo un critico del Times, accordi mixati alla "Philip Glass e free jazz". Ma ecco i grandi attori felini come "Orangey" a cui fu conferito il Picture Animal Top of the Year, una sorta di Oscar per animali, grazie alla sua encomiabile interpretazione del gatto rosso nel film Colazione da Tiffany e in Rhubarh nel ruolo di protagonista, o Pepper prima star del cinema muto. E ancora molte altre curiosità e aneddoti; come Kaspar il gatto di legno posto a sedere come tredicesimo commensale, o la nobile vita di Jock I, consigliere felino di Sir Wiston Churchill, o la cosmitragedia di Felicette la gatta astronauta, i gatti di scienza ispiratori di Newton e Schrodinger, la micia di Petrarca amata come la sua desiata Laura, o la dolcissima Muschi, inseparabile amica della vecchia orsa tibetana Mauschen, che per anni condivise con lei momenti di affetto e gioco allo zoo di Berlino! Mi fermo qui, ma potrei continuare a descrivere tanti altri meravigliosi felini e soprattutto le loro stupefacenti qualità e predisposizioni: artisti, insegnanti, viaggiatori, amanti del bello o della avventura, tutti ritratti in modo originale ed accattivante da Elke Pistor. Insomma un poliedrico e vivace "livre de chevet" felino; una sorta di tavolozza in cui l'amato micio viene ritratto in un arcobaleno di pose, rappresentazioni e ruoli che ne esaltano senza alcun dubbio la sua originale e bizzarra personalità, nonché la sua indiscussa filosofia, indice di una inusitata e intelligenza, esaltandone così il privilegio ed il valore della sua cosmopolita presenza accanto agli esseri umani.    

L'importante presenza del lupo e le inaspettate facoltà degli uccelli

Due nuovi libri sugli animali

L'importante presenza del lupo e le inaspettate facoltà degli uccelli

Abbiamo recentemente parlato del lupo, e delle scelte assurde ed antiecologiche adottate dal nostro attuale governo contro di lui; una politica cieca e frettolosamente immemore della tragedia che ha colpito duramente anche la fauna selvatica abruzzese, dopo i recenti disastrosi eventi climatici. Plaudiamo dunque ai volontari che si sono adoprati per raccogliere fondi per le riserve e a tutela di questi animali "ignare vittime senza voce" sofferenti della grave calamità che li ha travolti. Per raccontarci della situazione in cui versa questo canide, l'educatore cinofilo nonché studioso di lupi Mauro Bassano ha scritto il libro Il passo del lupo, La Nottola edizioni; conosciamo così grazie a lui la storia del lupo Merlino, splendido esemplare ospitato nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L'autore, convinto animalista, si propone di offrire un'opera di divulgazione e di corretta educazione della società verso il lupo, nella speranza che l'uomo impari a confrontarsi con lui e non a classificarlo aprioristicamente come un animale selvaggio dannoso e perciò destinato ad essere sterminato.Tra l'altro il lupo Merlino è un esemplare che vive in semicattività nel Parco dopo essere stato recuperato da piccolo, che non si è ancora integrato con il gruppo dei lupi selvatici e che, conseguentemente necessita di essere rifocillato. Non dobbiamo scordarci che sui Monti Sibillini, come ci ricorda lo scrittore, c'è il patrimonio genetico del lupo italiano, più piccolo rispetto alle altre specie, (nonché una varietà di fauna e flora da preservare, gravemente depauperata dalle continue ondate sismiche e dalle ultime oppressive nevicate che hanno compresso e ridimensionato la struttura geofisica del territorio). Del lupo Appenninico rimangono solo 1500 esemplari; saremo in grado di preservare una specie importante per il nostro ecosistema o ancora una volta ci asserviremo ai dettami statali proni agli interessi economici? Perché si mostra sempre grande disaffezione verso le reali necessità delle popolazioni e di quegli animali con cui devono necessariamente condividere l'habitat? Perché le normative europee (il lupo è tutelato secondo una precisa direttiva emanata dalla Comunità Europea) vengono obliate quando si tratta di preservare i dividendi di egoistiche élite?   Per ultimo un libro che ci induce ad osservare i nostri amici volatili e a riflettere sulle loro inclinazioni e capacità; Noah Stricker, naturalista e fotografo, ammaliato dal mondo degli uccelli ci accompagna in un viaggio scientifico e didattico, con il suo libro Volare. La straordinaria vita degli uccelli. In esso scopriamo, ad esempio,che la gazza sa percepire e riconoscere la propria immagine osservandosi allo specchio, che le ghiandaie sono in grado di memorizzare centinaia di luoghi dove hanno immagazzinato il cibo, e che i corvidi rammentano le fisionomie delle persone che le hanno accudite, in mezzo alla folla. E non vi troveremo solo questi interessanti ed incredibili esempi di arguzia, bensì molte altre meraviglie che oltre 2500 specie di volatili compiono quotidianamente. Tutto ciò concretamente illustra che la loro bellezza, il loro colorito piumaggio, e le loro curiose e simpatiche attitudini naturali si accompagnano molto sovente ad una spiccata e perspicace intelligenza; un inno d'amore alla natura, dedicato a queste affascinanti creature selvatiche ma a volte anche troppo urbanizzate. Un reportage destinato a diventare un'altra pietra miliare negli sviluppi degli studi neuro-cognitivi applicati animali; Stricker coniugando aspetti estetici e relazionali degli uccelli ci propone dunque un altro serio ed appassionato approfondimento delle cosimilarità ed affinità naturali della nostra specie con le altre viventi sul pianeta Terra, palesandoci le inaspettate capacità avicole di pensiero e riflessione.  

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Foto di Cristina Giudici

come comunicano con noi

Il linguaggio giocoso del cane e del gatto con l'uomo

Se qualunque attività ludica stimola la mente del cane, il gioco è per eccellenza il prerequisito essenziale per stimolare il suo ingegno e per incentivare sempre più la propria flessibilità cognitiva. Tutto sta a come proporsi di fronte alla richiesta del cane di interagire con noi, e soprattutto occorre che il proprietario dell'animale percepisca in sé un desiderio autentico di creare uno spazio ludico che consenta al proprio amico a quattro zampe di accrescere la sua amicizia ed il suo stato d'affezione. A questo proposito il libro di Angelo Vaira e Valeria Raimondi Un cuore felice, edizioni Sperling & Kupfer, è alquanto significativo; non solo infatti potremo esperire l'arte di giocare con il nostro cane grazie a preziosi suggerimenti cognitivi e zooantropologici, introdotti dagli esperti autori cinofili, ma potremo così interpretare un vasto corollario di emozioni e comunicatività che renderà il nostro cane veramente felice. Tanti dunque i consigli stilati dagli autori per adeguare giochi, attrezzi, tempistiche e spazi a seconda della razza e del temperamento del cane, ma anche utili indicazioni su come predisporre attività divertenti ed interattive da effettuarsi tra cani e gatti, e cani e bimbi. Molto di più dunque di un didascalico e propedeutico manuale di passatempi e svaghi tra uomo e cane ma una preziosa guida alla comprensione delle molteplici espressioni relazionali che il nostro pet d'elezione è capace di proporre e costruire nel suo microcosmo famigliare. Un cane può cambiarci la vita? È in grado di regalarci quella serenità che ciascuno di desidera in questa accelerata e tumultuosa sfera di vita?  Possiamo, attraverso i suoi occhi attenti e pregni di attenzioni e cure verso di noi, concederci di raggiungere una pace ed una appagante "serendipità" colmante il nostro animo, di amore? Antonella Boralevi, scrittrice e conduttrice televisiva, non ha alcuna remora ad affermare che ciò possa essere possibile; e lo racconta in questo libro, Byron - Storia del cane che mi ha insegnato la serenità, edizioni Mondadori Electa, in cui ci spiega quanto il nostro cane abbia da insegnarci su valori come lealtà, amicizia, coraggio, solidarietà e perdono. Byron il simpatico bassotto a pelo ruvido che condivide la sua vita, ha sempre garantito con la sua costante presenza, un apporto di affetto ed attenzioni, dispiegati soprattutto nei momenti in cui egli percepiva ce ne potesse essere maggiore necessità. Difatti l'autrice, ripercorrendo i nuovi obiettivi acquisiti dalle scienze cognitive e neurologiche, si adopra a dimostrarci come ad oggi il cane, abbia conseguito il diritto di essere considerato una creatura empaticamente connessa a noi e dotata di una ricca e complessa alterità in grado di accompagnarci nei più importanti momenti formativi ed esistenziali, sfatando così miti e pregiudizi del passato ed avvalendosi della carismatica simpatia del suo intraprendente bassotto. Una questione di sguardi, di espressioni intense o sfumate, di magiche ed intense posture, di sbirciate palpitanti di curiosità, di sussultanti guizzi di attività in fieri oppure di sonnacchiosi ma pur sempre vigili occhieggiamenti accompagnati da lievi o veloci fremiti della coda. Tutto questo lo troverete nel libro La parola ai gatti di Patrizia Traverso, edizioni TEA, in cui questa gattofila ha raccolto fotografie intense e suggestive di bellissimi mici, corredandole con pensieri che dimostrano quanto possa rispondere a verità che il gatto possieda un linguaggio ed un modo di comunicare con noi facilmente decrittabile. Ciò avviene mediante molteplici e variegati sguardi, e proprio grazie ad essi, una persona può giungere ad immaginare o  appurare le sue intenzionalità ed i suoi pensieri più profondi. Un libro dunque per veri estimatori  della perfetta gattità, ossia della intelligenza buffoncella e misteriosa di questa creatura nell'apparenza così indipendente eppure così celere nell'esprimere la propria interazione con noi, capace di adottare un peculiare linguaggio mimico ed intenzionale regolato proprio sulla nostra capacità di interpretazione. Ugualmente scanzonato, didascalico e ricco di motti ed aforismi accompagnato da fotografie feline di ogni guisa, è il libro di Catherine Felix, Gattosofia - 100 consigli per vivere ogni giorno felici e contenti, edizioni Fabbri, che si presenta come un prezioso e cartonato vademecum sull'Ars vivendi del gatto adattabile però ad ogni circostanza esistenziale dei trascorsi umani. Così vi troviamo infatti una foto, in cui campeggia il profilo di un gatto tigrato,  che pare grattarsi con la zampina il mento, convalidando così il motto "Impara a fregartene in tutte le lingue del mondo"; in un'altra invece fanno bella mostra di sè due gatti di colore opposto affiancati, e sotto vi leggiamo "Nella vita niente è mai tutto bianco o tutto nero", oppure in un altro ancora troviamo immortalato un felino intento a scavalcare con il corpo fremente ed allungato una recinzione, e sotto possiamo leggervi questa divertente conclusione: "Non arrenderti di fronte agli ostacoli prendili come un gioco". Decisamente questi libri dimostrano come il gatto sia l'animale che morfologicamente può interpretare ed assurgere ad esaustivo esempio (proprio per le sue ineffabili ed ineguagliabili pose e per i suoi occhi neotenici quasi incorporei ma luminescenti ed eleganti come oblò aperti su un infinito incomprensibile e curioso) delle innumerevoli pulsioni ed emozioni umane.  E probabilmente, sempre restando nel campo della ilarità e del sorriso, e senza mai scordarne di sottovalutarne le sue uniche caratteristiche etologiche, e la sua dialogica avvolgenza di prossimità non prossimità all'essere umano, dobbiamo concludere che il gatto possiede una propria soggettività diversa da quella ad esempio della sua controparte, il cane. Il gatto infatti è così avvincentemente poliedrico da prestarsi ad essere "cantato" e "raffigurato" dalle atmosfere magiche di libri connubi di foto e motti "ad hoc". Mentre il cane è decisamente il protagonista principale di quelle dinamiche interattive e relazionali che ne fanno un prezioso alleato sociale nelle concertazioni operative e di ruolo; esso è attività pura sempre pronta all'arrembaggio ma anche propensa alla obbedienza ed all'ascolto del proprio compagno umano...Due universi differenti ma altrettanto importanti; e, come asserisce l'etologo Marchesini se il cane è "prosa" per il suo partecipare, il gatto è "poema" per il suo stare! Rammentando dunque che il cane è il compagno ideale per Happy Hour e Cocktail Party, mentre il gatto si compiace di palesare la sua presenza mentre sorseggiate placidamente un caldo tea nel tranquillo e confortevole tinello di casa.

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nuovo libro di marchesini

Il cane secondo me

Di tutti i libri basati sul soggetto "cane", il libro recentemente pubblicato dall'etologo, filosofo e zooantropologo Roberto Marchesini, Il cane secondo me. Vi racconto quello che ho imparato dai cani (Edizioni Sonda), è decisamente il più appassionante, suggestivo ed arricchente per esplorare e comprendere empaticamente questa creatura legata a noi, e dotata di una ricca e complessa alterità. Essa così profondamente interconnessa all'umano, è in grado di relazionarsi con noi molto più di un partner o di un affiliato famigliare, immedesimandosi nello status di vera e propria compagna formativa nello scrutare l'orizzonte degli eventi. E Marchesini, in questo libro mai ridondante, ma ricco di fascino ed avventura, vi riesce in modo egregio, adottanto uno stile fluido, arricchito dalla sua erudizione e dalla sua abilità di narratore. Ci addentriamo così in una lettura coinvolgente dove il flusso dei pensieri e di ricordi si intrecciano alle divagazioni sulla sua esperienza di vita con quei cani che maggiormente lo hanno accompagnato nei suoi trascorsi formativi ed esistenziali. Roberto Marchesini, un grande studioso di etologia e di entomologia non semplicemente amante di tutto il regno animale ma, prima di tutto un perspicace e curioso indagatore, sempre pronto a mettersi in discussione, e a ribaltare dogmi, convizioni statiche e preconcetti culturali. Per questo motivo, occorre, come asserisce lo studioso bolognese, "mettersi sulle tracce del cane" seguendo un excursus storico che risale all'alba dei tempi e che induce a rivalutare completamente e soprattutto soggettivamente la figura del cane, in quanto creatura dotata di una individualità non così facilmente catalogabile o inseribile in un etogramma: "Esistono i cani, non il cane, cosicché ogni volta che ci si riferisce a un profilo specifico lo si deve fare sotto forma di range di possibilità espressive probabili e non come modello tipologico...", scrive Marchesini. I cani gli sono dunque d'aiuto in questo percorso, seguendo il desiderio di lasciarsi andare completamente, e rimembrando rimorsi e nostalgie, in una sorta di confessione fluida non edulcorata, che maggiormente può garantire la veridicità e l'importanza degli eventi che divengono così un bagaglio educativo e nozionistico non indifferente. Marchesini stesso ammette nella prefazione che il proposito di parlare dei cani, a modo suo, non significhi propriamente stilare un dotto, autoreferenziale ed autocompiacente trattato su di loro, bensì affrontare alcuni argomenti di carattere generale, per ripercorrere situazioni irripetibili ed importanti per le domande e le riflessioni che hanno generato, nonché per raccontare in modo diretto il dialogo che è possibile instaurare con loro. In questa avventura l'accompagnano otto cani, a cui è dedicato ogni capitolo. In ciascuno di essi, non solo viene narrata la propria storia ma anche il background formativo e didattico che da essi ne è scaturito: Maya, Toby, Pimpa, Isotta, Spino, Bianca, Belle, e Filippo...Così simili nella loro canidità  ma così diversi, non tanto nella peculiarità della propria razza, ma nel loro temperamento, nel loro carattere, e nel loro rapportarsi ed inerspicarsi vicendevolmente all'uomo lungo il sentiero della vita. Le loro storie sono permeate da descrizioni quasi liriche, e rappresentative dell'ambiente, ove non è possibile non percepire il profondo rispetto e la cura verso di esso, di cui il Prof. Marchesini è sempre stato un accanito sostenitore. Ricordando il cane Maya, "ombra ingombrante di Rottweiler", l'autore si interroga su come si possa essere una buona guida, perchè ciò è fondamentale per comunicare correttamente con il proprio cane, comprenderne il suo linguaggio ma soprattutto saper adeguare l'assertività comunicativa al carattere del cane stesso. Un dialogo che si snoda attraverso percorsi e passeggiate poetiche, in cui la natura non è semplice contorno, ma si offre come stimolo alla rivelazione, come escamotage per uscire da un continuum e cercare nuove prospettive entusiastiche insieme. Nel contempo riconoscersi uomo e cane, alterità in grado di leggere reciprocamente gli stati emozionali e percipientisi vicendevolmente in quei frangenti così simbiotici e dialettici, entrambi mammiferi che riposano al bordo della notte. Difatti i cani sono capaci di costruire dialettiche di concertazione, interpretando le fluttazioni dei nostri stati d'animo, sempre immersi nel tessuto sociale. "Il lessico emozionale rappresenta per il cane il social network per eccellenza, quello che gli consente di vivere all'interno di un fiume continuo di condivisioni", scrive Marchesini. Maya è un cane che accompagna l'autore in un periodo della sua vita contraddittorio ed incerto; tuttavia lei è li, con la sua propensione diadica pronta a dedicarsi al suo consueto step del tira-molla, un rito di alleanza basato sul gioco e sulla fiducia che l'autore le trasmette. "Finché si sta insieme le stelle restano fisse nel cielo, ci si può addormentare sognando di continuare la lotta" (così pensa Maya in una immagine poetica ma che ben esplicita il suo attaccamento al suo compagno umano, allontanando da sé l'ombra della solitudine). Poi c'è Toby che consente a Marchesini di ritagliare un altro pezzo della sua vita, e parlare della educazione sentimentale di questo cane contradditorio, incurante della disciplina ma dotato di una capacità quasi clownesca di ricorrere ad una sorta di captatio benevolentia per farsi perdonare le intemperanze e le marachelle. Marchesini in questo capitolo su Toby ci ricorda come il cane è prima di tutto un individuo, vale dire un'entità singolare cresciuta passando attraverso una particolare sequenza di esperienze; veniamo così a conoscere quanto sia importante per l'identità individuale e per l'educazione, l'accudimento materno e quanto questa deprivazione possa causare comportamenti irritabili ed impulsivi nell'animale. Toby è sempre alla ricerca di un posto nel mondo, e non gli è stato possibile, date le sue esperienze contrastanti e fraintendenti comprendere quale possa essere il modo più adeguato di interagire con gli altri. Narrando di Toby, Marchesini ci ricorda due asserti principali che sono tra i precetti imprescindibili dell'approccio zooantropologico; adottare o comprare un animale senza interrogarsi sufficientemente se si è adatti a condividere la propria vita con esso, è un grave errore in quanto ciò richiede una presenza concreta fatta di attenzioni, attività reciprocate ed impegno anche a carattere educativo e non semplicemente una convivenza in termini di spazi. Perché gli animali al giorno d'oggi non sono vissuti in modo naturale come presenze, attinenti all'ordine delle cose: l'antropocentrismo proietta su di loro aspettative che non rispettano assolutamente la loro identità e la loro soggettività, Così ci si intenerisce davanti ad un cucciolo di cane, ad esempio, senza pensare che esso crescerà e avrà i suoi bisogni e non sarà più il tenero peluchetto tanto idealizzato. Infatti siamo sempre a rischio di cadere o nella proiezione egocentrica, banale nei suoi antropomorfismi come incognita dei predicati di diversità, oppure erroneamente cogliamo nel cane una tale differenza, una lontananza etica e filogenetica dall'umano così radicata, da vederlo antinomicamente o come oggetto o come fenomeno. Proseguendo la lettura del libro incontriamo Pimpa, un labrador che, seguendo le inclinazioni tipiche della propria specie, è predisposta all'aiuto, all'amore incondizionato, sempre pronta a rendersi utile e disponibile e a collaborare con l'uomo, nonché a seguirlo in lunghe passeggiate investigative. "La complementarietà percettiva tra uomo e cane è stata sicuramente una delle chiavi del successo del binomio. D'altro canto, se non ci fosse stata la disposizione collaborativa, quale propedeutica a ogni performatività ibrida non se ne sarebbe fatto nulla. Questa è la vera qualità del cane: l'arte di collaborare e partecipare attivamente ad ogni momento della nostra vita". Marchesini stesso parla di "vitalità estatica" del cane a cui ogni possessore di questo animale dovrebbe abbandonarsi per cogliere un senso di potenza e libertà ineguagliabile, superiore a quello che mai potrebbe offrire un mezzo tecnologico! Ciò comporta veramente vivere l'affinità con il proprio cane e finalmente riuscire ad interpretare i suoi codici comunicativi, iniziando una grande avventura. L'obbedienza stessa è per il cane uno strumento per l'azione concertata e non un fine a sé. Un cane si rivela e cementa la propria amicizia con te se tu saprai proporgli delle attività e non lo consideri un sottoposto! Il cane esperisce il mondo attraverso l'olfatto e la bocca che sono i suoi strumenti per interagire con la realtà che lo circonda. Attraverso di essi il cane inizia il suo percorso formativo e di identità personale e si affaccia alla vita. Ma altri cani attraversano gli anni dell'autore, ed incontriamo Isotta, da lui definita "un fulmine compresso in un corpo di cane", e scopriamo come ogni relazione sia unica ed irripetibile, ricca di una sua oggettività biografica, capace di dipanare nel tempo una propria storia, che diviene diadica con il compagno uomo, attraverso un percorso che l'autore etichetta come una sorta di danza che richiede coerenza ed una sorta di "danza". Isotta dotata di sue qualità specifiche è stata in grado di intessere con l'autore una relazione oscillante sulla corda delle due esistenze, umana e canina, coinvolte in un farsi astorico, imprevedibilmente modulantisi al ritmo dei due partecipanti. Così scrive Marchesini: "Io ed Isotta eravamo nella stessa stazione, ma stavamo aspettando treni differenti, treni che partivano ad orari diversi, come diverse erano le destinazioni e la tipologia stessa del treno. Il mio era un regionale, disposto a fermarsi in tutte le stazioni, mentre Isotta era uno ad alta velocità, con pochissime fermate. Ed eravamo diventati così proprio nello stare insieme, nel confronto tra le nostre due ritmiche: Isotta aveva incentivato il mio desiderio riflessivo ed io avevo acceso la sua frenesia, il tutto attraverso una storia che avrebbe peraltro potuto prendere una piega differente". In questo capitolo Marchesini ci offre alcuni consigli molto interessanti per l'adozione di un cane, ci parla dei canili (da preferirsi il Parco canile), e ci ricorda che chi prende con sé un cane deve sentire di aver compiuto un atto di generosità verso di lui, ed anche comprendere di aver fatto un' azione per se stesso. Solo così si impegnerà come prevede questa reciproca adesione, in cui la genetica e l'ambiente di provenienza sono fattori inintrascurabili. Ed altri personaggi canini costellano questo stupendo libro che fin dalle prime righe catturerà l'interesse del lettore; c'è Spino, un cane "trattore" con un temperamento vivace e poco incline a riconoscere una leadership, non abituato alle dinamiche di gruppo e portatore di un deficit di socializzazione, incapace di gestire le proprie frustrazioni. Attraverso il ricordo di questo cane, l'autore ci parla di "atteggiamenti fraintesi" e di quanto un canile possa essere determinante per modellare il temperamento di un cane: "Spino era l'emblema delle contraddizioni del canile, l'espressione di una cultura che voleva superare l'antropocentrismo attraverso l'antropomorfizzazione. La socialità del cane è al contrario molto differente da quella umana e soprattutto non ha nulla da spartire con le coordinate sovrastrutturali che si sono sviluppate nella cultura occidentale. Per il cane il gruppo non è mai una collettività amorfa, basata sulla condivisione di uno spazio e regolata in modo orizzontale da leggi, ma una piccola squadra operativa con modi ben definiti che costruisce le proprie dinamiche nell'azione di gruppo e non nell'inattività". Inoltre Marchesini sottolinea quanto sia importante creare fiducia nel cane, che non si ottiene con carezze e bocconcini prelibati ma con il diventare per lui una guida, coniugando fermezza e disponibilità, ed essendo capaci così di gestire ogni possibile problema. Possiamo così comprendere quanto Marchesini, attraverso l'incontro con questi cani, ci insegni a rapportarci a queste prossimità distanti, ad approcciarli. Scorrendo più avanti il libro, facciamo conoscenza con Bianca, una cucciola di due mesi, chiamata così in onore della nonna dell'autore, ma anche perché si dimostrerà essere un cane dolcissimo, candido e disponibile a proteggere il gruppo. Non solo; essa, per uno strano scherzo del destino, respirava felinità, preferiva il mondo dei gatti, tanto da affezionarsi fino alla morte di entrambe, ad una micia di nome Mimì, selvatica e strana. Bianca così immersa nella sua opera di nume tutelare da differenziarsi profondamente dalla chiassosa Isotta e dall'egocentrico Toby. Con lei scopriamo il significato dell'amicizia negli animali, di come sapersi appartenere l'un l'altro, e come sia importante anche per loro nutrirsi di differenze solo apparenti, crescendo insieme ed accettando i cambiamenti. Ed ecco la simpatica e vivacissima Belle che non corre, sembra rimbalzare sul terreno, con velocità, e con uno scatto impressionanti. Energia pura, una jack russell a tutto tondo, attenzione fatta cane, una piccola peste irrefrenabile desiderosa di essere compresa. Marchesini, ripercorrendo i momenti trascorsi con lei, ci insegna quante connotazioni negative e quanti preconcetti sono stati tramandati sulla natura dei cani, come quello ad esempio che per far smettere ad un cane di orinare in casa, bisogna sfregargli il musetto nella pipì, o che i Doberman tendono ad impazzire a causa della piccolezza della loro scatola cranica, e molti altri come quelli predicati da taluni esponenti religiosi che decretano l'amore per i cani una sottrazione all'amore per il prossimo (come se l’amore in sé fosse una sorta di bene materiale, un bancomat). Persone in contraddizione con se stesse che non conoscono, proprio loro, il valore dell'altruismo.. E tornando a Bianca, l'autore si sofferma a descrivere l'importanza di costruire una relazione equilibrata, che consenta al cane la possibilità di esprimersi totalmente nella propria natura, dandogli indirizzi educativi rispettando le sue caratteristiche etologiche. Secondo Marchesini il nostro mondo ci ha come rinchiusi in infiniti specchi per cui tendiamo ad essere proiettivi come il mitico Narciso che omologava a se tutto ciò che lo circondava e noi adottiamo questo comportamento verso gli animali; in tal modo l'antropomorfismo è predominante nel rapporto con il cane e così consentiamo alla nostra proiezione di prevalere sulla conoscenza. È importante adottare una corretta educazione cinofila che si snoda attraverso il gioco la cui funzione è quella di entrare in relazione con il mondo, e poter esercitare le proprie inclinazioni, esprimendo così le proprie coordinate emozionali, realizzando desideri interiori come esplorare, rincorrere, collaborare, e nel contempo acquisendo limiti e regole. Per ultimo ecco arrivare il cane Filippo un randagio, tipo Maremmano; ed in questo capitolo ci dimostra come il nostro rapporto con il cane non sia una entità stabile ma si modifichi continuamente con il variare della società, della cultura e della tecnologia. Molto simpatico il termine adottato dall'autore per definire la moda o l'uso di portare ovunque il proprio cane, in spiaggia, sul bus, in ristorante, talvolta in modo eccessivo; secondo lui, in tal caso, siamo tutti un po' punkabbestia. Infatti per quanto il cane ami stare con noi, non tutte le situazioni sono adatte a lui. Occorre sempre equilibrio e buon senso. Con Filippo impariamo il significato del randagismo per un cane, e apprendiamo tanti nuovi mondi di esperire la vita assieme ad esso. In conclusione, questo libro non è solo una raccolta di memorie avvincenti su cosa realmente ci trasmettano i cani che accompagnano i percorsi salienti della nostra vita, compartecipi del variegato quadro della nostra esistenza, ma è soprattutto un prezioso vademecum propedeutico che ci consentirà di accostarci al nostro pet d'elezione con saggezza e coscienza, per costruire con lui un domani appagante, ricco di amore e speranza reciproci.

Animali e terremoto

Nella foto, Quentin

un dramma che coinvolge gli umani ed i loro pets

Gli animali e il terremoto

Le Associazioni animaliste in queste defatiganti giornate di emergenza per la distruzione e disperazione generale causate dall'incessante terremoto che sta percuotendo Marche, Umbria e Lazio, stanno richiamato l'attenzione sulla sorte degli animali: più di sessantamila allevamenti coinvolti, e più di cinquemila i pet che vengono ricoverati nelle tendopoli e negli alberghi assieme ai propri amici umani. Quasi quotidianamente vengono estratti vivi dalle macerie gatti e cani (vi sono casi in cui sono stati riportatati alla luce dopo molti giorni, e riaffidati fortunatamente alle cure dei proprietari, alcune gattine e recentemente un cane che hanno lottato per la propria sopravvivenza oppressi delle macerie, dal freddo e dalla mancanza di cibo)! Per questo motivo è doveroso tessere grandi encomi ai vigili del fuoco e a i tutti volontari che si prodigano non solo ad assistere ed accudire le persone attonite e stremate da questa tragedia, ma persino si adoprano a disseppellire nelle povere rimanenze di abitazioni e luoghi civici, queste povere creature strappate anch'esse violentemente alla loro quotidianità ed al loro focolare domestico. Alltri animali invece hanno avuto una sorte differente, allontananandosi impauriti, sono così scomparsi, e molti di loro sono stati incapaci di ritrovare la propria dimora. Il panorama predominante di questi luoghi è l'emblema tangibile di un collasso di civiltà, di un annichilimento materiale, di uno scompaginamento topografico, artistico, e culturale, (pensiamo alla Basilica di San Benedetto da Norcia completamente divelta), e di un aleggiante e macabro "biancore" una assenza psicologica da parte della gente, un voler prendere congedo da questa immanenza che ha privato loro non solo di beni materiali ma che soprattutto ha immerso la loro coscienza in una "sincope" di rigetto verso la propria esistenza ormai irrimediabilmente alterata. Fantasmi che si aggirano tra zone irriconoscibili, popolazioni stremate e costantemente allertate ma ugualmente decise a non sradicare se stesse dalle proprie regioni, dai propri affetti, e con loro anche le proprie bestiole domestiche...A tal proposito, mi sovviene una immagine molto intensa tratta dal film di animazione di Bruno Bozzetto, Allegro non troppo (1976): l'episodio corredato da il Valzer Triste di Jean Sibelius in cui un gatto si aggira in una casa in rovina pensando melanconicamente ad un passato che non c'è più: i suoi ricordi sembrano prendere vita e concretizzarsi ma in pochi istanti scompaiono ed il povero micio si trova nuovamente a confrontarsi con una realtà di devastata desolazione finchè anch'esso scompare quando la casa rovina definitivamente... Ed infatti in queste zone vi sono stalle e caseifici lesionati o inagibili, mucche lasciate all’aperto nei pascoli nonostante le basse temperature; recentemente una signora anziana ha inseguito le sue galline, fuggite dopo il sisma, inerspicandosi su sentieri inagibili e strade ormai distrutte, nel tentativo di riportale al sicuro. La Coldiretti ha lanciato un grave allarme: è necessario intervenire nei fabbricati rurali già precedentemente lesionati dal sisma del 24 Agosto. Gli allevatori non possono lasciare incustoditi o allo sbando stalle, fienili dove si accudivano numerosi animali; vi sono posti inagibili, caseifici e fattorie agricole che abbisognano di strutture adatte a salvaguardare la vita di tanti contadini ed imprenditori nonchè dei loro allevamenti. Purtroppo ciò che appare dopo questa sequela di scosse con magnitudo elevati, è più che desolante; paesi inghiottiti da nulla, detriti e macerie ovunque, irriconoscibili vestigie di un passato non lontano, vite travolte da ciò che queste tenaci popolazioni hanno soprannominato "il mostro". Ciò che è più che evidente è che l'Appennino si sta abbassando; pezzi di crosta sprofondano, in questo territorio così bello artisticamente e naturalmente, ma purtroppo geologicamente complicato, stretto, frammentario, e perciò non è possibile cimentarsi a prevedere quando avverrà l'assestamento (così asserisce il geologo Mario Tozzi che auspica anche una maggiore consapevolezza nel predisporre strutture ed edifici antisismici in zone come queste potenzialmente predisposte ai dissestamenti geofisici). Tornando a parlare di animali, la mattina del terremoto del 30 Ottobre scorso, una signora di Saronno mi manda un messaggio chiedendomi se la mia micia o il mio cane avessero per così dire "avvertito" qualcosa di anomalo, in quanto il suo gatto si era improvvisamente infrattato in cantina, miagolando nervosamente e si rifiutava di farsi avvicinare, soffiante e tremolante di paura. Una mia amica di Perugia, invece, mi ha telefonato piangendo dicendomi che la sua cagnolina, il medesimo giorno, era apparsa molto spaventata, in uno stato di allerta ed irrequietezza, sconvolta da ogni piccolo rumore, per poi cadere in una specie di catatonia. Tempo fa un'altra mia cara amica mi aveva raccontato che poco prima del sisma che sconvolse il Friuli nel 1976, il suo gatto Paffy si era messo ad arrampicarsi nervosamente sull'albero di cachi che avevano in giardino, scendendo e salendo ripetutamente, tanto che lei e sua mamma credettero che il povero micio si fosse procurato qualche trauma. Sui social inoltre si sono moltiplicati i racconti riguardanti pet che, a giudizio dei propri compagni umani, avevano assunto strane condotte, o prima o in concomitanza del terremoto, mettendosi a miagolare o ululare scossi ed inquieti, e spesso facendo i propri bisogni in luoghi inusuali. Cosa dedurre da ciò? Nell'antichità agli animali venivano attribuite qualità vaticinatorie, ed è stato tramandato che essi fossero in grado di presagire mutamenti climatici, ambientali e persino mutamenti idrosferici e litosferici. La peculiare percettività di molte creature viventi li rende sensibili ad esempio al movimento delle onde P, dette compressionali o Primarie, che sono le prime a diffondersi nelle falde e che per la loro velocità anticipano le onde secondarie. Tuttavia se gli animali assumono comportamenti inusuali anche ore, giorni prima di un evento sismico è molto probabile che entrino in gioco altri fattori come ad esempio, campi elettromagnetici, variazioni del campo magnetico terrestre, onde vibrazionali impercettibili all'orecchio umano, nonchè esalazioni di gas smossi nel sottosuolo. Se potrebbe apparire strano che anche qui in Lombardia alcuni animali abbiano per così dire presagito questi recenti sismi anche a molti km di distanza dal possibile epicentro, dobbiamo considerare in primis che per un terremoto di media magnitudo l'area interessata sarà decisasamente più alta ed espansa, e quindi con un tasso di rilevanza elevato.Tuttavia non si può ragionevolmente presumere che ci si debba avvalere di questa innata percettività degli animali per monitorare lo sviluppo di un potenziale terremoto; vi sono molte altre cause più usuali che possono provocare stati di nervosismo, ed è più logico presumere che se realmente i nostri pet hanno avvertito qualche segno di instabilità o di mutazione geofisica, lo si potrà constatare solo a posteriori. Tuttavia sismologi ed etologi, senza scomodare appunto la classicità, si sono a volte posti la domanda se possano esistere segnali premonitori dell'avvento di terremoti devastanti; è pur vero che persino gli uccelli si misero a volare in modo frenetico e caotico in prossimità del terremoto che sconvolse il Friuli nel 1976, ma esistono molti altri esempi riguardanti anche altre specie che hanno reso attoniti gli studiosi. Ad esempio serpenti che si destano dal loro letargo, e persino celenterati e molluschi che storditi, si riversano in luoghi inadatti a loro, prima di una forte scossa tellurica. All' Aquila, alcuni rospi autoctoni abbandonarono il proprio stagno poco giorni prima che la città venisse abbattuta dal terremoto. Molto probabilmente la pressione fisica a cui erano sottoposte le rocce, aveva mutato la composizione chimica dell'acqua spingendo questi animali ad emergere, alla ricerca di una pozza agibile alla loro sopravvivenza. Alcuni ricercatori sostengono che molti animali di habitat in maggiore contatto con le profondità idrogeologiche o tettoniche, siano maggiormente sensibili ai cambiamenti chimici fisici della Terra. Dunque l'ecosistema esterno ed interno terrestre è profondamente correlato; ed è risaputo che un disequilibrio nella crosta terrestre possa causare reazioni chimiche nella materia organica disciolta in laghi, fiumi e mari. Tali mutazioni tuttavia potrebbero divenire tossiche ed alterare gravemente l'abitabiltà per talune specie di profondità che cercherebbero così di migrare in luoghi più sicuri. Pur presupponendo ciò, tuttavia, non è ancora possibile monitorare determinati segnali che il mondo naturale ci esprime di fronte a grandi sconvolgimenti geofisici e da ciò costruire un preciso calcolo statistico di probabilità che consenta finalmente di rilevare la formazione di un sistema sismico. E tornando ai nostri pet? Molte leggende, eleggono i felini come animali eccezionalmente dotati di qualità predittive peculiari, forse retaggio del mitico passato stregonesco o molto probabilmente per la loro atavica peculiarità di creature solo, in fondo, parzialmente addomesticate ed ancora molto permeate di ferinità ed innata simbiosi con gli eventi naturali. Se gli etologi ascrivono agli animali questa peculiare sensibilità ai terremoti, dovuta proprio alla primordiale esigenza di porsi in salvo, è indiscussamente vero che come i loro compagni umani essi manifestino stess post traumatici ed emozioni ansiogene. Perciò è anche necessario operare per ricongiungere i pet ai loro cari, perchè per entrambi è necessario e confortante poter ricreare nuovamente un piccolo angolo di familarità, sicurezza, e di reciproco supporto affettivo anche se occorerà tempo per superare l'inquietudine ed il permanente stato di allerta. Ma il ristabilirsi di queste relazioni può significare molto anche per coloro che sono stati colpiti dal sisma; e ciò significa predisporre ineludibili supporti psicologi e zooantropologici. Il mio pensiero e la mia empatia sono destinati dunque a tutte le persone che stanno patendo questa tragico evento, ai loro cari, ai soccoritori e volontari, ed anche a tutti gli animali anch'essi purtroppo sfortunatamente travolti dal sisma.

Intelligenza animale, vegetale e artificiale. Convegno a Bologna

Convegno Menti non umane

Cognizione animale, vegetale e artificiale. Convegno a Bologna

Durante l'ultimo weekend di Ottobre, nei giorni 29 e 30, si svolgerà presso I Portici Hotel di Via Indipendenza 69 a Bologna, il convegno internazionale "Menti non umane. Strategie talenti di vita" organizzato da GIS Giornate Internazionali sulla Relazione Uomo Animale, in cui filosofi, etologi, medici e scienziati esporranno le proprie ricerche ed i propri studi sul tema della mente, analizzato non più in prospettiva umana ma anche animale, vegetale ed artificiale. Questo rivoluzionario approccio che si basa sulle recenti ed innovative scoperte in campo neurocognitivo, permetterà di conoscere i nuovi sviluppi etici, scientifici, psicologici e biologici riguardanti il futuro della interazione con il mondo animale e con l'ambiente, anche nella prospettiva della alimentazione e della prossima tecnologia robotica ed artificiale. Il prof. Roberto Marchesini, etologo e filosofo, ci ha rilasciato una intervista in cui ci illustra le finalità di questo interessante incontro: "Il compito di noi relatori e studiosi è precipuamente quello di creare una nuova sensibilità nel rapporto con la natura e verso gli eterospecifici, soffermandoci a chiarificare quanto essi siano soggetti, e non oggetti a fruizione dell’essere umano. Gli animali in primis sono gli interpreti imprescindibili del rapporto con il nostro pianeta, ed il nostro egocentrismo di specie non ci consente di comprenderli correttamente, di arricchirci esistenzialmente con le loro alterità. Ciò accade anche nella nostra quotidianità, dove spesso li categorizziamo oggettivizzandoli con superficialità; anche il gatto ed il cane, infatti, identificati come comuni pet domestici atti ad offrirci gratificazioni, vengono così alterati nelle loro precipue caratteristiche ed inclinazioni, ed ignorati nel loro retaggio filogenetico". "L’errore base è sempre stato quello di approcciare il mondo animale servendoci del paragone con l’uomo: ogni specie ha infatti un profilo performativo peculiare, un comportamento basilare, possedendo una intelligenza precipua non sovrapponibile con i profili cognitivi delle altre, essendo state plasmate da selettori differenti. Il cane ad esempio possiede grandi capacità di prefigurazioni relazionali, mentre il gatto è più portato a risolvere soluzioni di intelligenza enigmistica. Il primo è azione pura, dinamismo, e consente all’uomo la relazionalità e l’interazione attiva con il mondo esteriore, il secondo è riflessione, imperturbabilità, e induce all’interiorità del sé ed alla riscoperta della cogitazione. Specie antropomorfe sono portate all’astrazione concettuale, mentre altre come i roditori ed uccelli ad esempio sono capaci di costruirsi mappe cognitive dell’ambiente e di memorizzare riferimenti territoriali. La mente animale è a tutt’oggi un territorio inesplorato, ma degno di considerazione, rispetto, predisposta ad ineludibili confronti ed ad inattese dimensioni". "Inoltre il nostro pianeta ci è stato dato in prestito ed il nostro compito è quello di rispettarlo e consegnarlo ancora integro e non depauperato ai nostri nipoti; perciò occorre anche rieducarci al valore del cibo e del gusto, recuperando per così dire una tradizione rurale che rendeva l’uomo più incline al rispetto della natura nella evoluzione di una simbiosi più equilibrata con esso. Per questo nel convegno si tratterà anche di etica dell’alimentazione, sottolineando come, arrivati a questo punto, esista un problema culturale nell’alimentazione che ha portato allo sterminio di molti animali ed alla distruzione di foreste per seguire un dissennato programma economico votato allo junk food moderno". "Saranno illustrate anche recenti ricerche che hanno dimostrato come le piante possiedono una propria intelligenza, e sensibilità, essendo capaci di trasmettere informazioni; è ciò rappresenta la sfida ultima per abbattere il nostro antropocentrismo, in quanto anche il mondo vegetale acquista uno status fondamentale, riservandoci esiti speculativi avveniristici come quelli che le vedrebbero in grado di servirsi di sistemi comunicativi simili a network sociali. Ma anche le attuali evoluzioni tecnologiche ci stanno conducendo verso una realtà mentale ed interpretativa completamente nuova con scenari futuribili di robot e cybertecnica che ci spronano ad interpretare e considerare  la nascita di un nuovo livello di conoscenza, metacognizione e pensiero , questa volta però, artificiale". Il convegno si avvarrà di illustri accademici, come, ad esempio, il prof. Paolo Trost e la prof.ssa Francesca Sparla con un intervento su "Il giardino di Darwin: l’evoluzione delle piante". Vi saranno serate a tema e proiezioni di filmati come quello su “Il cibo tra etica e sostenibilità” ed anche un filmato a firma del compianto stimato studioso Giorgio Celli, di  Davide Cavalieri e Roberto Marchesini sulla importanza degli alberi. Per informazioni www.siua.it , gis@siua.it  

Il bambino e l'animale: fondamenti per una pedagogia zooantropologia

anteprima esclusiva

Il bambino e l'animale: fondamenti per una pedagogia zooantropologica

Mi è stata data la possibilità di visionare il nuovo saggio scientifico psicopedagogico scritto da Roberto Marchesini concernente il rapporto tra il bambino e l'animale approcciato tramite la prospettiva zooantropologia, e devo riconoscere che l'ho molto stimato, trovandolo molto utile didatticamente, sia per l'impostazione critica propedeutica, sia per la novità metodologica esposta. Infatti ho apprezzato l'esposizione di validi strumenti atti a dirimere il complesso mondo infantile, odiernamente inserito in un universo sociale incerto e disorientato, sia a causa delle eccessive stimolazioni in atto, sia per la conflittualità dei sistemi educativi. Conoscere gli animali, come ribadisce l'etologo Marchesini, significa: “Ricostruire un tessuto relazionale con le altre specie basato sull'importanza di considerare la soggettività, la diversità, la relazionalità e il valore; significa infatti mettere al centro della formazione del bambino, le sue competenze empatiche e dialogiche, quell'essere-in-relazione che purtroppo rischia di essere perduto nella cultura contemporanea della distanza e del consumismo”. Negli ultimi trent'anni, sostiene Marchesini, la "referenza" animale, ha aiutato a sviluppare l'immaginario, l'empatia, la curiosità esplorativa, gli atteggiamenti di cura, la raccolta organica dei dati, l'espressività e la comunicazione non verbale, l'accettazione della diversità e la conoscenza della corporeità. Questo libro dunque si prefigge il compito di mostrare il significato educativo della relazione con le altre specie ed offre un supporto progettuale di zooantropologia didattica in grado di costruire una coerente relazione motivazionale tra bambini, animali e la natura nel suo complesso. Il bambino in tal senso si specchia nell'alterità animale, sia da un punto di vista immedesimativo sia con una propensione dialogico-mimetica: e l'animale di per sè è riconoscibile nel suo esporsi al mondo come soggetto relazionale-motivazionale che cerca, invita, segue, sfugge, ossia che si rapporta al bambino rendendolo protagonista. Il bambino sa operare una distinzione tra l'animale e la sua raffigurazione o l'animale di peluche, perchè in grado di disgiungere il vero dal finto. Ed il vero sta proprio nella riconoscibilità, in quel movimentato rapportarsi che costruisce una condivisione, una cosimilarità ed un con-sentire un "mileu" che si genera da flussi di interscambi e transizioni varie, perchè il bambino vede nell'animale un compagno a sè non estraneo e sconosciuto, in quanto dotato di caratteristiche ontologiche similiari. "Nella relazione con l'animale", prosegue Marchesini, " assistiamo all'emergenza di emozioni di apertura, come lo stupore, la meraviglia, la sorpresa, la curiosità; ossia disposizioni che facilitano l'apprendimento, rendendo gli accadimenti dotati implicitamente di senso e fortemente permeanti il ricordo e l'identità, nonchè un forte coinvolgimento nell'interazione e nell'azione, capace di convogliare le energie propositive e le disponibilità del bambino nelle diverse attività". Proseguendo nella lettura del libro, mi sono trovata perfettamente concorde con la constazione di come l'interesse esplorativo e l'entusiasmo proattivo messi in gioco dal bambino e dall'animale, possano essere ricondotti a qualcosa di archetipo ed importante che meriterebbe di essere più approfondito sia psicologicamente, che antropologicamente. Mi sono dunque sovvenute  in mente le larole di Hillman sugli "Animali dentro, o in noi" e ho condiviso completamente la concezione di una interazione antropo-poietica tra essere umano ed alterità animale, avente le sue origini nel nostro passato ancestrale. È indiscutibile, infatti, come gli uomini abbiano sempre subito una fascinazione verso la natura ed i suoi elementi, sia essa motivazionale, percettiva e rappresentazionale; e, come la nostra cultura sia impregnata di modelli espressivi eterospecifici. (Pensiamo ai miti, alle fiabe, ai sogni, ai giochi, alle moderne arti marziali... Varie componenti che contengono "mimesis" imprescindibile dal cosidetto "bestiario" della nostra coscienza collettiva). Perchè l'essere umano si specchia nell'animale, può rinvenire in esso similitudini e contrappassi, creare tramite esso metoninie e simboli: per questo motivo Marchesini parla di un volano che "si autoalimenta all'interno di una dimensione relazionale colma di ricorsività fino a dar vita ad un nodo gorgiano impossibile da dipanare”. Secondo l'autore, l'animale è una "epifania" che disconosce la concezione di esso come oggetto,  materiale, strumento in sè (idea desunta da Claude Lévi Strauss). Difatti l' effetto epifanico è innovativo e rivoluzionario in quanto consente una rivelazione che si attua attraverso una tensione ibridativa, che il bimbo mette in atto ad esempio giocando ad interpretare gli animali come altro-con-me, proiettandosi in loro attraverso "l'embodiment" (personificazione), ed il processo metamorfizzante che ne consegue. Il bambino ingloba in sè l'alterità animale, comprendendo ad esempio, attraverso l'imitazione degli uccelli, che essi ci hanno insegnato non "come volare" bensì che "si può volare", ed in questo passaggio logico è insita tutta la consapevolezza dell'alterità animale come fonte di tensione e rivelazione di una nuova dimensione esistenziale equilibratice ed equalizzante il rapporto essere umano/eterospecifico. La prospettiva zooantroplogica apre dunque al riscontro oggettivo di un coinvolgimento benefico ed evolutivamente positivo tra il bambino e l'animale, perchè esso diventa una fonte di sperimentazioni, attraverso le quali il bambino interpreta ed esplora, mettendo in atto le sue potenzialità evolutive. Nel capitolo V vengono poi analizzate le motivazioni del bambino nel suo incontro con gli animali assieme alle coordinate che il bambino mette in campo per interagire con l'animale, interventi causativi di stati emotivi ed "arousal"  (attivazione dell'interesse), che definiscono la loro relazione;  la motivazione epimeletica, o di accudimento dei cuccioli, quella mimetica, ossia la tendenza ed il piacere della imitazione, quella sillegica che indica il raccogliere oggetti e completare insiemi, quella esplorativa, quella prattognostica che induce a manipolare il mondo ed infine quella sociale che crea gruppi affiliativi. Nel successivo capitolo vengono esaminate le prospettive educazionali che scaturiscono attraverso la relazione animale; esse sono di diversa matrice ma compendiano tutta la sfera emotiva-cognitiva-relazionale-sociale dell'essere umano. In conclusione occorre ammettere che è sempre più necessario educare i bambini ad un corretto rapporto con lre altre specie perchè nonostante le fictions televisive i cartoons ed i giocattoli con interpreti animali, la relazione bambino-animale rimane incompleta, elusiva ed ingannevole, in quanto nella nostra società è quasi impossibile incontrare gli animali nella loro concreta autenticità. Il rapporto con la varietà morfologica funzionale e comportamentale del mondo animale consente lo sviluppo di una mente aperta, pronta al confronto con il mondo esterno, libera da pregiudizi e paure verso l'alterità e certamente più tollerante. Questo saggio denota una vasta erudizione e formazione filosofica, etologica e psicopedagogica dell'autore, e la possibilità di apprendere ed esperire alcune propedeutiche educative (raccontatate esaustivamente), che possono essere giustamente considerate una importante guida per coloro che operano nel campo educativo. Nel contempo è anche un compendio innovatore ed acuto, funzionale a tutti coloro che hanno compreso quanto sia sempre più basilare per il corretto e sano, (in termini fisiologici, psichici e sociali), sviluppo evolutivo del bambino e del giovane "richiamarsi" all'eterospecifico. E in questa direzione, l'approccio zooantropologico, può essere accreditato come la "clavis aurea" in grado di mostrarci in modo corretto l'animale, non più come un surrogato, bensì come un partner di maturazione ed accrescimento intellettivo, conviviale ed emozionale per il bambino.

Come ti vizio il pet

mille prodotti solo per loro

Come ti vizio il pet

Chi possiede un animale d'affezione, e tiene al suo benessere è logicamente spronato a corrispondergli una dieta equilibrata ed  ad accudirlo nel miglior modo possibile offrendogli non solo alimenti scelti ed idonei, ma anche comodità ed una serie di comfort adeguati, atti a rendere il rapporto con il proprio pet, il più soddisfacente ed arricchente possibile. Molto spesso dunque si rimane affascinati nei negozi e nei siti dedicati agli animali, dalla miriade di copertine, cuccette, guinzaglietti, giochi interattivi e quant'altro che costellano bancali, ripiani e pagine internettiane, ed immediatamente si viene colti da un "effrenatus raptus" che ci spinge a desiderare di possedere subito quel determinato oggetto, di cui il nostro pet, a nostro giudizio, non potrebbe assolutamente farne a meno, confondendo così spesso la voluttà per necessità. Ammetto che, in questo campo, qualcuno potrebbe additarmi di presunzione, dal momento che anche io, molto spesso, recandomi nei negozi specializzati per animali, non mi esimio dal soffermarmi a guardare l'ultimo giochino modaiolo per Tommy o Milù, o anche collarini, impermeabili e cuccette "a la pagè" e difficilmente riesco a frenarmi, tanto è vero che non capita quasi mai che io non mi ritrovi all'uscita delle compere con qualche novità ludica per i due nostri beniamini di casa supercoccolati. Insomma non dovrei proprio io essere la prima a gridare al "j'accuse" verso tutto il bussiness galattico che alimenta la produzione di articoli per animali; materiali e attrezzi di ogni sorta, che molto spesso allietano e compiacciono  esteticamente il proprietario di un pet, ma che poi, all'animale stesso risultano superflui e decisamente ignorabili. Quante volte mi sono ritrovata a porgere a Milù, una bellissima pallina variopinta, o quello speciale tunnell di plastica per mici (tanto osannato da altri proprietari di felini), o un tiragraffi profumato di erba gatta, di efficacia testata e garantita, per poi accorgermi che la sopracitata felina, tanto schizzinosamente si defilava, e li lasciava inutilizzati in un angolo, continuando a preferire come gioco una caramella stropicciata, o come rifugio "l'infrattamento" tra le lenzuola pulite dell'armadio, e come suo personale "manicure" l'arrotamento delle unghie sul divano di mia madre. Soprassiedo su Tommy che sinceramente apprezza i giochini di plastica (ne ha una scatolone pieno), soprattutto quelli destinati ad utenze infantili più che canine, prediligendo comunque divertirsi distruggendo scatole e sacchetti di carta e cartone (da qui il suo soprannome “The Eraser” o il “Distruggi Documenti Vivente”). Detto ciò, non sono qui a demonizzare o mitizzare la maggior parte degli articoli che vengono prodotti per la gioia ed il tempo libero di animali domestici e loro proprietari. Devo riconoscere infatti che molti sono estremamente utili; gli stessi guinzagli o i trasportini al di là delle loro diverse e multicolor fattezze sono più che necessari e consentono all'uomo ed al proprio fedele amico di poter godere reciprocamente della loro compagnia al di fuori delle mura domestiche...E poi insomma anche le ciotole, le speciali borracce con acqua da passeggio ecc,  o altri giochi come i kong si dimostrano alquanto validi per incentivare e sviluppare le capacità interattive e per stimolare l'attenzione dei cani. Ma ciò che mi rende veramente perplessa è constatare la sovrabbondanza e la fiera dell'eccesso adombrata allo shopping pro pet. Ad esempio, cuscini da viaggio realizzati in eco-camoscio, resistenti alle macchie ed all'usura, giochi senza imbottitura atti alle mandibole ferine con l'aggiunta di ridondanti squittii (e qui mi sovviene il lecito dubbio: forse che gli esseri umani si colpevolizzano di aver snaturato così tanto i propri pet da ricreare per loro prodotti che li compensino, imitativamente, della vita selvatica perduta?). Ma la lista è alquanto congrua, versatile, fantasiosa ed incredibile: si va dai proteggi orecchie per i cani, alla camicia antizanzara, ai multicolor e multiforma dispenser, alle ciotole in ecopelle con coperchio, a quelle magnetiche anticalcoli, alle più impensate bag trend, alle cucce scaldabili per poi arrivare a ninnoli e ciondolini da applicare ai collari (persino griffati) e molto altro ancora, come le linee di bellezza e cura che comprendono shampoo, bagnoschiuma sofisticati e dalle profumazioni inebrianti ed esotiche (forse più per l'umano che per il pet). Dunque una vera fiera del superfluo e del "vanity affaire" da far impallidire le comuni e utili oggettistiche per animali ed esaltare iperbolicamente le più agguerrite snob dell'High Society internazionale. In conclusione tutto ciò è realmente necessario per garantire al nostro pet una esistenza felice? Non sarebbe forse meglio comprare scientemente ciò che realmente occorra, e soprattutto cercare di ritagliare allegri momenti in compagnia del proprio animale d'affezione attraverso attività ricreative, come passeggiate, fitness, e opportunità di relazionarsi con altre persone che condividono l'amore per la natura e per gli animali? Non scordiamoci mai che l'approccio positivo con altre specie si deve svolgere sempre in un campo di rispetto ed oculato rapporto che deve considerare in ogni momento ed in ogni circostanza, quanto possa essere differente l'entusiasmo-interesse verso l'animale e la consapevolezza di ciò che l'animale in effetti è. Il rischio infatti è di materializzare l'eterospecifico, considerandolo, se pur inconsciamente la proiezione di un giocattolo infantile, e, se non addirittura di antropomorfizzarlo ignorando le sue specificità etologiche, e quindi i suoi bisogni e la sua peculiare prospettiva sul mondo, alquanto diversa da quella del suo proprietario.Talvolta si sconfina nel percepire una eccezionalità nell'animale, e si adottano nei suoi confronti atteggiamenti scomposti, maniacali e decisamente enfatizzati e possessivi, con conseguenze molto negative per la stessa interazione con il suo amico e compagno umano. Perchè è utile rimarcare che, è come viviamo con il nostro cane o con il nostro gatto, a definire la relazione ed anche l'educazione atta a sviluppare una crescita armoniosa che consenta loro di sentirsi a proprio agio, amati, apprezzati, e gratificati nel loro incontro con l'umano. Sicuramente il nostro pet gradirà molto di più un giochino in meno, indosserrà con entusiasmo un guinzaglio più semplice e funzionale al posto di uno elaborato e costoso. Mio zio mi ha raccontato di un cocker che si rifiutava di seguire per strada il proprio padrone, ogniqualvolta lui lo vestiva con un cappottino di lana rossa molto vistoso; la povera bestia s’impuntava con le zampe e a stento si faceva trascinare, forse perché si sentiva leso nella sua dignità canina. Ugualmente non posso scordare gli occhi straniti, perplessi, e sommessamente deploranti durante quel Natale in cui avevamo follemente “addobbato” Tommy e Milù da renne. Insomma il nostro pet sarà molto più appagato se creerà con noi una modalità nei pasti e nelle passeggiate, un gioco speciale da svolgere assieme nel tempo libero, e se costruiremo dei segnali gestuali, mimici o vocali attraverso i quali potremo comunicare con lui. E perchè no scoprire assieme a lui quali sono i premi preferiti e come svolgere le modalità di premiazione per incentivarlo?   Non occorre dunque agghindarlo con l'ultimo grido di felpa alla moda newyorkese, in ecopelle, con collo in cashmere, bottoni a pressione e cappuccio rifinito a mano, per garantirvi una uscita divertente e piacevole con il vostro pet; per lui importa primariamente il tempo che trascorrerà in vostra compagnia e per proteggerlo dalle intemperie andrà benissimo anche un semplice impermeabilino in tela cerata; probabilmente non si sarà modaioli, ma il portafoglio ne gioverà sicuramente. Spesso si parla di animali "viziati" ma tutto è sempre intimamente correlato al rapporto che vogliamo instaurare con lui; interagire affettuosamente e godere della reciproca presenza scambiandosi effusioni e coccole, renderlo parte integrante della propria famiglia, ed anche qualche volta facendogli regalini o premietti adeguati e commisurati, sempre tenendo presente la loro unicità, la loro peculiarità etologica ed intraspecifica, non significa renderli creature "viziate". Tutto ciò invece significa la realizzazione di una condivisione simpatetica ed un accrescimento personale ed emozionale fondamentali  anche per lo stesso uomo. Piccola postilla; qualora doveste trovarvi abbacinati ed ammagliati di fronte a qualche moderno lussuoso e sfavillante accessorio, già pregustandolo indossato dal vostro pet, fermatevi a pensare a tutti gli animali randagi e quelli ospitati in canili e gattili, e la somma destinata a quell'acquisto decisamente eccessivo, commutatelo in una donazione per questi sfortunati pet.    

S.O.S. Collarino Rosso

appello animalista

S.O.S. Collarino Rosso

Tra i miei contatti Facebook e tra le molte associazioni animaliste che seguo, recentemente sono rimasta molto colpita da quella gestita e fondata sette anni fa dalla signora Irene Carbonara; una signora pugliese che ventiquattro ore al giorno, per trecentosessantacinque giorni all'anno, si adopra per aiutare e soccorre animali in difficoltà, soprattutto felini (ma a volte anche cani), abbandonati in questa stagione,  e per proteggere le colonie feline spesso trascurate o maltrattate da gente priva di cuore e di una minima sensibilità (tanto per raccontarvi,  ho visto alcune foto di una micetta con il pelo pieno di gomme da masticare, e di sporcizia varia, denutrita e quasi congestionata, tornata alla vita grazie alle cure di Irene). Al telefono Irene mi racconta di trovarsi ancora una volta dal veterinario con una micetta malata prelevata da una colonia felina; non ha mai tempo per se stessa, i suoi figli sono grandi ormai ed autosufficienti e allora tutte le sue energie, tutta la sua vita ruotano attorno all'accudimento e nella profusione di affetto nei confronti  di tante bestiole innocenti destinate ad una fine tragica. Questa signora, il cui aspetto ho potuto osservare nelle foto del suo profilo, alcune in cui tiene in braccio molti gattini oppure, durante una conferenza, o altre dove aspetta seduta il suo turno in un ambulatorio con un trasportino sulle gambe, ha una voce molto giovanile, forte, decisa, anche se mi confessa di essere sempre molto impegnata nella sua causa, di avere dei problemi di salute e di stanchezza per la grande responsabilità che grava su di lei, e per il grande lavoro che d'estate si accresce sempre più. Tuttavia niente mina o spossa la sua dedizione verso i randagi, verso creature che nessuno difende, che spesso vengono scacciate o uccise con crudeltà, persino spargendo del veleno dove esse dimorano. Ma Irene non si lamenta del suo stato, lei ostinata continua la sua battaglia; ma sono le istituzioni che non la sorreggono, il nulla e l'indifferenza che la circondano a spossare il suo spirito. E' il disinteresse di tanta gente, che invece dovrebbe almeno cercare di procurare un posto ove poter accasare almeno temporaneamente queste bestiole finchè non vengano adottate. Sì perchè gli animali recuperati e salvati dalla strada vengono messi "in stallo" presso Irene o altre case private, da persone che si premurano di ospitarle spesso a loro spese, ed è difficile continuare a tirare avanti così nella semi-indigenza e nel menefreghismo generale persino delle ASL, il cui compito sarebbe anche quello di sostenere persone come Irene. Qui non siamo al Nord dove i rifugi e le associazioni, riescono ancora a campare, appoggiandosi a qualche fondo stanziato dalla Regione o dove comunque Lega Ambiente o altri enti o a qualche facoltoso donatore, "una tantum" si ricordano di offrire del denaro o di mettere a disposizione qualche luogo per gli animali abbandonati. E difatti Irene rammenta che molte donazioni vengono proprio dal Nord Italia, e ne è veramente grata: persone di grande sensibilità che si commuovono nel vedere la triste situazione in cui versano questi animali, persone che ammirano Irene e che hanno stima di lei, consentendogli anche con il loro piccolo obolo, di andare avanti..."Anche i 5 euro ci fanno comodo, perchè ormai siamo al collasso" dice Irene. Gli iscritti non sono moltissimi ma i volontari sono quelli che difettano maggiormente (nonostante che a Bisceglie, Trani, Barletta, Andria e Bari ce ne siano pochi ma eccezionali); pure, molti cittadini si accollano l'onere di mantenere nelle proprie case intere cucciolate di gattini. E tutto ciò lo si può osservare su FB; dove spiccano post, e dove si resta "colpiti al cuore" nel vedere gli occhi di questi piccoli ed indifesi cuccioli gettati via come rifiuti. Irene sottolinea spesso, quanto sia importante la sterilizzazione proprio per prevenire che tante creature vengano al mondo per patire fame o per incorrere, molto spesso ad una morte atroce, (investiti, sfiancati dal caldo e dalla denutrizione). Inoltre, questa audace volontaria ribadisce giustamente che le colonie feline dovrebbero essere salvaguardate per legge; infatti in molte città italiane è il Comune che deve provvedere ad esse, garantendo assistenza veterinaria, e provvedendo nel contempo a a controllare demograficamente il numero dei gatti, tutelandoli da ogni forma di abuso e di maltrattamento. L'Asl deve assicurare protezione ed offrire la sterilizzazione gratuita: purtroppo questo non accade in questa graziosa cittadina pugliese rinomata per le sue incantevoli bellezze naturali e storiche. Ed io non posso che pormi indignata queste riflessioni... Ma dove sta la civiltà nella nostra Italia? Perchè, nonostante le numerose campagne per difendere i diritti degli animali, non notiamo un reale cambiamento, almeno poter constatare una diminuzione dei reati contro di loro e della percentuale di abbandoni estivi...Siamo pronti ad esultare non appena viene varata una nuova legge contro chi si macchia di efferatezze e negligenza verso i pet, ma poi, sono realmente perseguiti questi dissennati colpevoli? Così alla fine dobbiamo ringraziare persone come Irene Carbonara che trascorrono la loro vita a prendersi carico degli animali lasciati soli a se stessi, perchè in questa nazione sempre pronta a sbandierare "etica comoda" per le cause perse, con lo sguardo sempre rivolto all'altruismo eterodiretto, non ci sogniamo minimamente di affrontare i problemi e le disgrazie che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi. Più volte è stato sottolineato da molti etologi, filosofi ed animalisti quanto il discrimen tra amore per gli animali ed amore per il prossimo sia alquanto sottile. E non perdano tempo le ipocrite anime belle a discettare se è sia giusto o meno posporre il bene di un animale a quello di una persona umana. Sono la stessa medesima "ratio"; perchè è dovere di una civiltà matura e consapevole provvedere a tutelare i propri cittadini, ed anche gli animali, che sono ormai stati legalmente equiparati allo stesso medesimo livello.  Perchè noi dobbiamo sforzarci a vivere e ad agire nel qui ed ora, senza più tentennamenti ma con la consapevolezza che amare gli animali, rispettare la Natura è soprattutto un nostro dovere imprescindibile dalla nostra stessa esistenza di persone evolute ed educate. Approvo molto una considerazione di Irene: "Vorrei tanto insegnare ai bambini ad amare gli animali e ad accudirli". In questa frase è racchiusa una incontestabile saggezzza; perchè Irene ha compreso quanto sia importante istruire le nuove generazioni al rispetto degli animali; perchè è proprio attraverso questo passaggio che si forgiano personalità che sapranno apprezzare il valore del rispetto, la condivisione, l'altruismo e creare validi legami empatici e sociali, rinnegando una società spietata e consumista che rende i più deboli, siano essi uomini o animali, oggetti inferiori e privi di consapevolezza. Cara Irene, grazie per il tuo lavoro, la tua dedizione, la tua forza; e tutti coloro che desiderano sostenere questa grande persona, possono cliccare sulla sua pagina FB, oppure andare sulla pagina ufficiale del Collarino rosso: http://www.ilcollarinorosso.altervista.org/ Oppure utilizzare un Bonifico bancario, codice IBAN: IT72S0760104000000097239768 intestato ad "Associazione Il Collarino Rosso Trani". O fare una donazione a mezzo PostePay: 4023 6006 7365 0349 intestato a Irene Carbonara, codice fiscale CRBNNI54B56A662A. Un pensiero anche piccolo può significare molto per Irene e l'associazione "Collarino Rosso". Anche da parte mia, un grazie dal profondo del cuore.

Animali e soprannaturale nell' immaginario collettivo: retaggio mitopoietico o imperscrutabile facoltà ontogenetica?

oltre lo specchio

Animali e soprannaturale nell'immaginario collettivo: retaggio mitopoietico o imperscrutabile facoltà ontogenetica?

Quando anni fa incontrai l'etologo ed entomologo Giorgio Celli, gli chiesi, essendo lui, un esperto di felini, cosa ne pensasse delle leggende immemori che attribuivano, facoltà soprannaturali, o sorprendenti percezioni esterocettive a questi animali: presunte qualità arcane e sorprendenti che ancor oggi ammaliano molti amanti dei gatti! Mi rispose che indubbiamente il fascino del gatto, la sua capacità di orientarsi nel buio, il suo sguardo penetrante ed anche a volte introspettivamente solipsistico, ma ugualmente perspicace e pronto a mutare, celermente, da uno stato dissimulatorio ad uno attivo e guardingo, gli avevano comportatato la fama di creatura arcana e misteriosofica. Insomma, "Historia docet"; non serve rammentare come il gatto sia stato creduto affilliarsi al diavolo nel Medioevo, o nei trascorsi fasti egiziani venisse creduto una divinità legata a culti ultraterreni. Detto ciò il sagace etologo espresse molta titubanza, giustamente, nei confronti di queste "rumours", che, a suo giudizio, erano cagionate da molte proiezioni umane verso un animale affascinante e preponderatamente libero e sfuggente, non catagorizzabile e plasmabile dall'uomo come il cane, ad esempio.  Non per niente il gatto è stato l'animale per eccellenza maggiormente antropomorfizzato che  ha conosciuto nel tempo sorti altalenanti, sempre in bilico tra  superstizioni negative, idolatria, intellettualismo artistico, e, nel contempo arcana ammirazione. Difatti, molti studi psicoanalitici hanno dimostrato che gli animali mentre riempivano di significati l'evoluzione ed il destino materiale ed inconscio della umanità, come ombre tangibili del nostro divenire, e della  nostra mente, sembravano esserlo anche del nostro arcano trapasso verso l'aldilà. Miti e leggende in ogni epoca si susseguono, pregni di svariati animali, che  ingiustamente creduti privi del privilegiato e dell' apparentemente esclusivo soffio vitale attribuito all' uomo, presiedono gli antri  degli Inferi, sostano sulle soglie degli incubi e dei sogni, accompagnano taciti l'incedere della morte, oppure vegliano sui destini e nella storia degli esseri umani, ammantati della silente consapevolezza di un potere arcano che li rende soggetti ed artefici di uno scibile che trascende la loro stessa presenza. Detto ciò, occorre riconoscere che, ancor oggi, benchè travolto da nuovi idoli tecnologici, nelle zone rurali, prevale il retaggio della zoomorfizzazione delle qualità soprannaturali degli animali:  caratteristica, tipica di antiche forme rituali e religiose, nonchè il mito della loro trasformazione negativa, ad opera della religione  cristiana, che ha convertito le virtù simbolicamente rappresentate, in  superstizioni o in credenze malefiche (il gatto legato ai sortilegi delle streghe, o il gatto mammone e tanti altri, ad esempio). Ma spesso gli animali paiono realmente possedere facoltà soprannaturali, poichè sembrano scrutare l'invisibile e percepire ciò che per l'uomo è impossibile sentire; infatti più volte sono stati testimoniati i loro stati di agitazione in concomitanza con l'avvento di terremoti o cataclismi naturali. A giudizio della psicologa Marzia Giacon, accanita sostenitrice della pet therapy, essi sarebbero capaci di assorbire la negatività della persona, contribuendo a farla stare meglio, sia sul piano psichico che materiale. A comprova di ciò, ha raccontato la storia di una ragazza che seguiva in terapia, quando inaspettatamente incontrò un gatto nero molto speciale, arrivato nella sua vita in un momento molto difficile. Sonia aveva tanti problemi, da cui non vedeva una via d' uscita. Era depressa, disperata. Una sera in cui era scoppiato un forte temporale, Sonia era entrata di corsa in casa, ed  improvvisamente aveva sentito un miagolio flebile, flebile, una sorta di invocazione d' aiuto che proveniva dalla sua cantina. Lei aveva esitato  per un momento, convinta di essersi sbagliata, ma il miagolio persisteva, così, scese in cantina e trovò un gattino, nero, piccolo piccolo, bagnato fradicio. Decise di tenerlo con sè e di chiamarlo Cagliostro. Gli diede da mangiare, lo accudì ma nonostante ciò il gattino non si riprendeva. Anzi, stava sempre peggio, mentre la vicinanza del micio giovava sempre più a Sonia. Di notte dormiva tranquilla, con il gatto acciambellato al suo fianco, e aveva ripreso a  studiare, sempre con il suo micio accanto. Dopo un anno, Cagliostro  scomparve nel nulla, come volatilizzato; in seguito Sonia, che aveva  ormai risolto tutti i suoi problemi, si convinse che esso fosse un vero e proprio animale magico, venuto ad aiutarla e poi sparito insieme con  tutti i suoi guai. Recentemente a Melanie Gomez una giovane ragazza, toccata dall'epilessia sin da bambina, allergica al pelo di cane e gatto, viene regalata una maialina di nome Hamlet; l'arrivo di questa creaturina da accudire e con cui interagire desta Melanie dalla sua debilitazione e la sprona a lanciarsi nel mondo della fotografia, superando così gli stati di depressione e di sconforto dovuti alla sua malattia. Ma esempi di come i nostri amici animali fungano da taumaturgi o psicopompi sono innumerevoli. Una signora inglese, C. Johnson aveva un gatto siamese, Zeus. L'animale si era gravemente ammalato, e per non vederlo soffrire, aveva deciso di farlo addormentare dal veterinario, ed essendo molto perplessa, si tormentò per molti giorni, domandandosi se avesse compiuto la scelta giusta. Una notte però percepì un rumore famigliare, come delle fusa, che gli ricordarono Zeus, e vide il suo micio, che, saltato sul letto, gli fermò gentilmente la  mano con le unghie, come se volesse comunicargli che la decisione di non farlo soffrire più era stata adeguata. Questo caso assomiglia molto a quello recentemente citato dalle cronache, in cui una signora anziana è venuta a mancare poco dopo la morte della sua adorata micia; la figlia di questa signora l'ha trovata come assopita accanto al giaciglio della sua inseparabile bestiola che era divenuta la sua compagna da molto tempo. Ma vi sono altri sorprendenti casi; Lucia, una informatica della Brianza mi ha riportato la storia di Percy, un gatto selvatico che dimorava presso la sua famiglia. Nonostante le cure e  l'affetto che tutti gli dedicavano, esso rimaneva sempre scostante e  diffidente benchè la sua presenza fosse sempre nel suo giardino e  nella cuccetta approntata nel garage. Un giorno Percy, ormai acciaccato  dall' età , e dalle lotte feline, scomparve e tutti ritennero fosse andato a morire lontano. Accadde tuttavia un fatto strano: in due  occasioni, Lucia sognò, sull' uscio di casa, una sua zia scomparsa  prematuramente; ella era circonfusa da una sorta di luce luminosa ma ben differente da quella tipica del Sole, ed accanto a lei ad un tratto fece  capolino anche il gatto Percy. La zia le disse: "Sono qui venuta perchè aspetto qualcuno che conosci". E poi il sogno si interruppe: Lucia lì per lì non ci fece molto caso, ma pochi mesi dopo si ammalò  improvvisamente suo padre che morì poco tempo dopo. Da allora successe che ogni qual volta un membro della sua famiglia fosse  prossimo a mancare appariva questa zia in compagnia del gatto Percy! A questo punto  perchè non credere che anche i nostri amici animali non possano, una  volta scomparsi, trasmigrare verso un mondo ultraterreno, aspettando e congiungendosi ai loro affetti terreni? "Mia madre doveva essere sottoposta ad una invasiva operazione agli arti inferiori; io ero molto preoccupata, avevo circa sedici anni, ed il giorno precedente all'intervento mi coricai presto, piena di ansia". Così mi riferì Claudia che proseguì dicendo: "Durante la notte feci un sogno lucidissimo in cui sulla soglia della mia camera apparvero, dietro ad  una luce gialla intensissima, quasi viva, due cani; Pepi un barboncino  nero, e Gigi un pastore tedesco, di proprietà  di nostri cari amici. Questi cani erano morti alcuni anni prima ed in vita, erano stati molto  affezionati a mia madre. Spesso trascorrevamo le vacanze al mare con  loro ed io e mia madre ci intrattenevamo spesso con essi, portandoli a  fare passeggiate ed a giocare lungo il bagnasciuga. Ricordo che, nel  sogno, mi alzai verso di essi per accarezzarli; sembravano felici di vedermi ma quando mi feci più vicina, iniziarono ad indietreggiare verso la luce, quasi a volermi raccomandare di non seguirli, mentre al loro  fianco apparve quella che poi in seguito scoprii essere una anziana parente di mia madre, anch'essa deceduta da tempo, che mi parlò tranquilizzandomi riguardo il ricovero di mia madre". Claudia si sentì sollevata e l'intervento subito della madre andò poi a buon fine. Racconti come questi non sono inusuali, ma vi sono anche indicazioni che legano gli animali a ciò che noi oggi chiamiamo fenomeni di pre-morte, vale a  dire quelle esperienze in cui un soggetto morente torna inaspettatamente dall' aldilà sostenendo di avere visto un tunnel che porta alla luce dall'altro mondo. La casistica umana raccolta da medici e anestesisti è sterminata; pochi sanno che ce ne sono alcune riferite anche ad animali, come  il caso di Andy, un simpatico cagnolino, che dall'aldilà ha fatto tornare in vita il suo padroncino di sette anni, Pete. Il bambino, mentre pescava, era caduto in acqua, sbattendo la testa su una roccia. Per i medici, dopo il suo ricovero, non ci starebbe stato più niente da fare. Ma, improvvisamente, Pete si svegliò e raccontò di aver attraversato un tunnel luminoso e di aver visto Andy il suo cagnolino scomparso tempo prima, che gli si era avvicinato e leccandogli la mano, iniziò a respingerlo indietro; dopodichè si era destato nel letto dell'Ospedale. Per Pete non era ancora il momento per andarsene. Molti animali cani e gatti, dotati di un fiuto molto sensibile in grado di percepire modificazioni fisico-chimiche nel nostro organismo, sono balzati agli onori delle cronache proprio per essersi comportati in modo tale da avvicinarsi a coloro che stavano per morire (vedi Oscar, l'Oracolo di Providence e Scamp, uno schanautzer, che si accostavano agli anziani morenti di una casa di riposo, come per confortarli). Insomma, in alcune situazioni è così profondo il rapporto animale/uomo, che per quest'ultimo la presenza del suo ne diventa indispensabile: a volte accade che quando l'uomo muore, il suo  cane o il gatto rimangono vicino alla sua tomba, o si lasciano  morire! Secondo l'etologo D.Griffin gli animali possiedono esperienza  mentale, e consapevolezza, nonchè persino intenzionalità ed una  coscienza che consentono all' animale di regolare il proprio  comportamento. Lo psicologo J.B. Rhine, invece riferisce che esperimenti ben controllati sull'ESP degli animali confermano che essi possiedono  la capacità  di trasmettere e ricevere messaggi telepatici, avendo una  capacità  superiore ed antecedente a quella sensoriale. Alcune leggende poi riguardano anche molti pennuti: in Omero si trovano reminiscenze di una antica credenza popolare secondo la quale l' anima dei defunti assumeva le sembianze di un uccello (Iliade, XXIII, 100;  Odissea, XXIV, 16). Secondo la leggenda, erano uccelli le anime che  volavano sopra il sepolcro di Memnone. Anche nell' antica Mesopotamia si  raffiguravano i morti sotto forma di uccelli, e nelle fiabe siriane lo  spirito di un bambino assassinato (solitamente da una matrigna gelosa),  le cui ossa sono però ricomposte e religiosamente seppellite, prende la  forma di un uccello verde. Il racconto, insolitamente, richiama un  episodio delle Metamorfosi di Ovidio (quello di Progne e Filomena  trasformate in uccelli) ed appartiene, come tema, anche alla tradizione orale nordica; è ripreso persino da Goethe nel Faust ed origina da una  credenza islamica (che risale all'epoca del profeta Maometto), secondo  cui talvolta le anime dei bambini risiederebbero, in attesa del giudizio universale, in un giardino alle porte del Paradiso, incarnate in  uccelli bianchi o verdi. Dobbiamo riconoscere che uomini e animali sono, in breve, entrambi manifestazione del principio vitale. Chi può dire con certezza che gli  animali, che oggi abitano con noi questo pianeta, nel corso  dell'evoluzione non siano diventati perciò consapevoli di avere un'anima e che  il loro cammino evolutivo non possa sopravanzare il nostro? Induisti e buddisti non  mangiano carne, perchè ritengono che anche negli animali vi sia il il soffio divino, in quanto sono anch'essi una manifestazione di Dio. Anche Padre Luigi  Lorenzetti, teologo di Famiglia cristiana, in una sua recente dichiarazione ha spalancato le porte del Paradiso agli animali, asserendo che essi "hanno ricevuto un soffio vitale da Dio, e sono  attesi anch'essi dalla vita eterna". Paolo VI disse  inoltre: "Un giorno rivedremo i nostri animali nell'eternità di Cristo", e rivolto ai medici veterinari, "Vi esprimiamo il nostro compiacimento per la cura che prestate agli animali, anch'essi creature di Dio, che  nella loro muta sofferenza sono un segno dell'universale stigma del  peccato e dell'universale attesa della redenzione finale, secondo le  misteriose parole dell'apostolo Paolo". Indimenticabili le parole del santo Papa Giovanni Paolo II, che, nel 1990 si espresse in tali  termini: "La Genesi ci mostra Dio che soffia sull'uomo il suo alito di vita. C'è dunque un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio e gli animali non ne sono privi". Dunque materialisti o scettici che possiamo essere dobbiamo però riconoscere  questo: i nostri amici animali hanno per noi un valore molto profondo  che trascende la pura materialità. Che essi siano simboli o miti che nel sogno ci offrono segnali archetipi da interpretare, o moniti e presagi, la loro importanza è tale che ormai è giusto considerarli creature simili a noi nel sentimento e nell'intelletto". Il filosofo Arthur Schopenhauer così scrive in Parerga e Paralipomena: "Chi non ha mai  avuto un cucciolo, non saprà  mai cosa significhi amare ed essere amato". Ma la citazione più esaustiva, degna di significato che induce a  riflettere non poteva che essere stata pronunziata dal celebre etologo Konrad Lorenz: "Il nostro amore per gli animali si misura dai sacrifici  che siamo pronti a fare per loro". E in realtà, dagli esempi sopra  citati possiamo ben concludere che loro, per primi, abbiano già offerto numerosi esempi di lealtà e sacrificio nei nostri confronti.

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