Stefania Genovese

Stefania Genovese

Stefania Genovese, laureata in psicopedagogia e filosofia, ha ricevuto il premio internazionale "Zurich" dell'Università di Barcellona, per la sua tesi di laurea di indirizzo epistemologico sulla creazione dei miti moderni. Autrice di programmi radiofonici sugli animali e curatrice di rubriche dedicate ai bambini. Ha diretto la rivista astronomica Kosmos e ha scritto numerosi articoli di divulgazione psicologica e scientifica sulle principali riviste italiane.

Tommy

Dalla empatia alla minaccia; perché il pet è aggressivo

Anche il cucciolo domestico può incorrere in atteggiamenti reattivi che provocano lesioni alle persone

Ai nostri giorni, è doveroso costruire con il proprio cane un rapporto simbiotico e collaborativo che porti ad una intesa positiva e costruttiva, soprattutto arricchente per entrambi i protagonisti. Ma non è sufficiente nutrire affetto per il proprio animale da compagnia, perché nonostante una presunta empatia ed una socializzazione solo all'apparenza ben riuscita, tra uomo e cane spesso si celano delle incomprensioni interpretative, dei fraintendimenti o anche delle superficialità che possono provocare situazioni di disagio e di conflitto. Perciò è necessario che il proprietario del cane sia incentivato ad essere responsabile ed informato sugli aspetti giuridici: e soprattutto consapevole delle sue scelte cinofile. Tutelare dunque la salute ed il benessere del proprio pet, ed anche l'incolumità personale e pubblica, è un dovere ineludibile proprio per prevenire eventuali comportamenti pericolosi e dannosi da parte dello stesso cane. Per questo motivo varie città italiane hanno già predisposto dei corsi con rilascio di patentini ai proprietari di cani. Non dobbiamo dimenticare che il nostro fedele amico a quattro zampe viene da secoli di comportamento cooperativo con noi: ed il suo agire è proprio il risultato di svariate condizioni sociali ed ecologiche, sviluppatesi proprio in virtù del fatto di essersi trovato a vivere sempre più a stretto contatto con l'uomo. Questo fattore ha comportato che esso diventasse sempre meno dipendente dal proprio gruppo nella caccia, ma iper-associativo verso di noi, nonché desideroso di uno stretto contatto fisico con la nostra specie. Tuttavia non sono rari i casi in cui, cani di famiglia, attaccano, apparentemente senza motivo, i propri compagni umani; un comportamento che pare assurdo ed inspiegabile ma che ha delle cause profonde. Molto spesso tra i cani maggiormente responsabili di morsicature e aggressioni troviamo i molossidi e ciò che sconcerta maggiormente è il fatto che la maggior parte di queste reazioni negative e pericolose avvengono all'interno di contesti domestici come recinti, giardini e nella stessa dimora. Ciò avviene perché proprio in questo contesto ristretto si sviluppa un impasse nel rapporto uomo-cane, una sorta di rotta di collisione; infatti proprio in quell'attimo emergono tutte le contraddizioni dello stare insieme, cagionate da una serie di incomprensioni fattive generate da una fondamentale ignoranza e diseducazione da parte dello stesso proprietario. Perché purtroppo chi adotta un cane è spesso impreparato ad evitare certe situazioni come quella della aggressione, che è sempre il risultato di errori e disinformazione. Non tutti i cani, tuttavia, sono uguali; ed è superfluo istituire black list per etichettare razze più o meno pericolose, in quanto ogni razza infatti richiede specifiche attenzioni educative e di gestione. Conseguentemente è quanto mai corretto essere sensibilizzati e consapevoli su quale tipo di cane venga introdotto nel nucleo famigliare. Non solo: i processi di antropomorfizzazione, l'idealizzazione del cucciolo di cane come un peluche, o come sostituto di un personaggio animato, innescano le basi per una relazione deviata ed incompleta. Ne consegue che troppe volte, emerga una banalizzazione nella relazione uomo e cane, per cui è necessario conoscere ed educare il proprio cane, rifuggendo da emotività ed approssimazione. Un cane, mai, si sceglie superficialmente per "vezzo" o per "moda", eludendone l'indole. Perciò, per prima istanza, è necessario reperire tutte quelle informazioni che consentano di ridurre al minimo i rischi di lesioni a cose ed aggressioni agli umani da parte del proprio cane, a prescindere dalla razza di appartenenza. Ed in questo caso occorre affidarsi a persone come gli addestratori e gli educatori che mostreranno al proprietario del cane il modo corretto di agire con il proprio pet, e come orientarsi sulle sue caratteristiche fisiologiche, promuovendo le capacità di accompagnarci in tutte le situazioni sociali. Proprio per questo si selezionerà un percorso educativo non standardizzato, che terrà presente la tipologia del cane ed anche la personalità del suo compagno umano, per conseguire una interazione adeguata e positiva, un rapporto dinamico ed equilibrato, deprivato dall'insorgenza di condotte sgradite.

Anche il felino più domestico non disdegna una vivace attività nel cuore della notte con malcelato disappunto dei suoi coinquini umani

Gatto e «bohémien»

Anche il felino più domestico non disdegna una vivace attività nel cuore della notte con malcelato disappunto dei suoi coinquini umani

Ogniqualvolta la mia micia è solita destarmi alle primissime luci dell'alba, esordendo in vocalizzi miagolosi insistenti, e dando prova delle sue abilità funamboliche saltando da un capo all'altro della camera per poi zampettare freneticamente sul mio dorso, fissandomi con i suoi occhi luminescenti... In quegli istanti mi sovvengono alcuni versi della poesia di William Blake tratta da "Song of Experience" che recita..."Tyger, tyger burnig bright in the forest of the night..."! Sì perché in questo frangente il nostro dolce e coccoloso micio domestico si trasforma e diventa una piccola fiera, una creatura demistificata, quasi irriconoscibile, pronta a disdegnare gli agi del focolare domestico, pregustando quelle avventure che la libertà ed il buio gli possono concedere. Su Internet esistono in tal senso florilegi di vignette, narrazioni di vita vissuta ed altro, in cui gatti costringono alle ore piccoli malcapitati proprietari, trascinandoli in scorribande sia in che outdoor. Ho notato molto sconcerto e preoccupazione anche in coloro che pur avendo gatti socievoli e tranquilli, soprattutto all'appropinquarsi della bella stagione, notano che i loro amici a quattrozampe diventano insonni e si cimentano in uscite notturne, fossero pure pericolose scorribande dal proprio terrazzo a quello del vicino, volteggiando in equilibrio su cornicioni e ringhiere. Perché tutto ciò? "In primis" dobbiamo riconoscere che la nostra concezione del buio è diametricalmente opposta a quella che ha per così dire forgiato la tempra felina; in effetti i suoi stessi caratteri ontogenetici gli consentono di essere un pervicace esploratore della notte, grazie al suo fine senso d'orientamento, retaggio di un ancestrale passato di invitto predatore solitario. Il nostro gatto dunque, dotato di canali percettivi molto raffinati e dinamici, è in grado di rispondere ai minimi stimoli sensoriali nel più breve tempo possibile; esso è una perfetta anima crepuscolare, la cui natura è tale da renderlo molto attivo durante le ore di transizione tra il giorno e la notte. Così che privo di interferenze umane e domestiche, egli può esprimere tutte le sue potenzialità di ineffabile predatore, saggiando le sue capacità di adattamento e sopravvivenza. Il gatto ha un talento innato, una perspicace istinto che gli consente valutazioni cogitative rapidissime, calcoli ambientali su ostacoli e possibili prede; la sua stessa biologica, gli ha regalato una mente dinamica da consentirgli una attività percettiva ed elaborativa acuta, nonché un apparato scheletrico congegnato ad applicare una elastica, snodata e nel contempo elegante attività motoria. Preso atto di ciò, occorre dunque cercare di comprendere le esigenze della nostra tigre domestica, riconoscendo che spesso essa è costretta all'inattività proprio durante le ore diurne, mentre noi siamo assenti o affaccendati. Dunque la monotonia ambientale della casa e la routine comportamentale, tendono a rendere il micio sonnacchioso ed inoperoso durante le mattinate ed i pomeriggi; ma poiché per esso è necessità vitale muoversi ed esperire nuove situazioni, eccolo diventare uno scatenato bohémien delle ore piccole, soprattutto intorno alle 4 del mattino. E poiché, per lo più gli sono precluse cacce e perlustrazioni nelle foreste, il suo istinto ridestato lo sprona a giocare sfrenatamente, esprimendo il meglio di sé. "Quindi cari gattofili trovate il tempo di dedicarvi al bisogno di estrinsecazione vitale dei vostri piccoli amici, ripercorrendo per così dire le loro sequenze primarie: la caccia, la cattura, l'uccisione virtuale, creandogli nel contempo uno spazio vitale ed ampliando il suo spazio, non dimenticandoci di dargli accesso ad ogni angolo della casa o del territorio in cui vivono". Questi preziosi capisaldi sono i prerequisiti essenziali per convivere con un micio felice e senza problemi, secondo la filosofia del più famoso comportamentista felino Jackson Galaxy, coprotagonista del reality "Il mio gatto è indemoniato". Sempre a giudizio di questo attivista e scrittore che ha dedicato la sua vita alla comprensione delle varie problematiche feline ed alle sue interazioni con gli esseri umani, creare un momento di condivisione con il proprio micio, svolgendo assieme a lui una attività ludica, consentirebbe di rafforzare il legame con lui, temperando così la sua aggressività e le intemperanze notturne. Anche solo una mezz'ora al giorno, dedicata ad interpretare i suoi miagolii (ognuno indica un differente stato d'animo) ed a concedergli attenzione e svago, eviteranno spiacevoli problematiche e getteranno le basi per un sodalizio appagante per entrambi.

«Fermati e Rilassati»Un grazioso ed agile manuale, che coniuga l 'essenza felina ai precetti della mindfulness

Nella foto la micia Asia

mici amici

Catfulness: impara dai gatti ad essere felice

IL metodo Catfulness: un grazioso ed agile manuale, scritto da Paolo Valentino, (autore tra l'altro del recente ed interessante romanzo "Ritratto di famiglia con errore") che in modo intelligente ed introspettivo della vera «essenza felina» riesce a coniugare i precetti basilari della mindfulness con l'ars vivendi delle nostre piccole tigri domestiche. Già nell'introduzione troviamo perspicaci riflessioni che ci spronano a considerare il gatto come il più sincero, semplice e solerte esponente di questa pratica meditativa. In primis, il soffermarsi sul presente e il saper cogliere appieno l'immediatezza dell'attimo, imparando a lasciare che i pensieri vengano e vadano liberamente senza però lasciarsi agganciare da essi, cosiché non sorgano più quei tormentosi arrovellamenti mentali a cui troppo spesso ahimè noi esseri ci sentiamo inconsciamente asserviti... Infatti è proprio "un gatto narrante" in plurale maiestatis, ad indicarci quella metodologia, da loro accolta come dote innata, di vivere il presente con consapevolezza, acquisendo così la certezza che la felicità tanto agognata si possa raggiungere anche percorrendo piccoli gesti abitudinari.  Inoltre il micio ci invita ad osservare la vita con prospettive diverse, assaporando la natura che ci circonda pur nelle sue minime e scontate manifestazioni, (come la crescita delle piantine in terrazzo). Una apprezzabile percezione soggettiva di benessere ottenuta tramite l'adozione di stati mentali che riconoscono l'importanza delle sensazioni, delle percezioni e delle emozioni che sorgono spontanee anche nella piccole routine domestiche, come lavarsi i denti, buttare la spazzatura o ripercorre la storia di quegli oggetti che compendiano il nostro habitat. La catfulness è dunque soprattutto un invito a non cessare mai di stupirci ed incuriosirci anche del più aleatorio e marginale cambiamento del nostro universo relazionale quotidiano. Dunque un metodo ben «collaudato» da queste creature a cui l'uomo ha dedicato pagine di letteratura ed aforismi famosi come quello redatto da Sigmund Freud, pervicacemente convinto che il tempo passato con un gatto non fosse mai tempo perso, o che i gatti possano essere dei veri e propri maestri zen. Questo programma che rinvigorisce ed allieta l'anima, si dipana in sette settimane; così leggendo una pagina al giorno non solo diverremo maggiormente consapevoli del nostro vivere quotidiano ma apprezzeremo sempre più gli insegnamenti etici di questi saggi felini. Ci avvedremo perciò che la loro apparente enigmaticità è solamente il frutto di una natura ambivalente ma equilibrata che li predispone a «quel essere nel mondo» unico e speculativo, in grado di privilegiare quell' "hic et nunc" madido di amor proprio e di attimo per attimo, di sorpresa e riconoscenza per la bellezza che finalmente scorgiamo in noi e nel mondo che ci circonda. Molto esplicative le tematiche come "Apprezza la routine quotidiana", "Impara a dire no", "Non darti troppe regole" e molto altro, del tipo "Cambia prospettiva" "Ama te stesso" ecc. Da parte mia, forse piuttosto scettica ad applicare i precetti mindfulness, per una personale e limitante «forma mentis» scolastica, con questo libro ho imparato a coglierne i significati e soprattutto a constarne veridicità e provata efficacia nella vita di ogni dì. D'altronde, trascinati nella frenesia e nella tumultuosa spirale di una società liquida e superficiale, non siamo più in grado di scorgere quanto la semplicità, l' atarassia, e nel contempo il momento vissuto, possano offrirci opportunità per conseguire una ben commisurata gioia. Non per niente, la mia cara amica psicoterapeuta Arianna, esperta di mindfulness, mi ha sempre consigliato quanto fosse importante e propedeutico per noi umani osservare i nostri compagni domestici nei loro rituali quotidiani; dunque da cani, gatti, uccellini e persino pesci rossi, abbiamo effettivamente molto da apprendere. E così scorrendo i simpatici ed accattivanti precetti felini contenuti in questo libro non si può che sorridere ed annuire...Tante piccole perle di saggezza in ottica felina ma molto molto ricche di verità...Come quella che recita di riposare, di tuffarsi nel verde, di assaporare il riposo, di respirare con la pancia o di non pensare troppo ma di agire...Stretching mentali e fisici di pura ed incondizionata comprensione dei veri valori esistenziali. Paolo Valentino."Il metodo catfulness. La felicità insegnata da un gatto". Mondadori

Tommy jack russell

San Silvestro: timore e tremore per pet e persone sofferenti

L'epilogo della civiltà e gli insensati botti di Capodanno

Ci avviciniamo alla fine dell'anno, e, in numerose città, nonostante gli appelli di talune lungimiranti amministrazioni comunali che invitano a non ricorrere, per l'ultima festa dell'anno, a petardi o artifici pirotecnici che ledano la salute fisica e psichica di persone e animali, nonché ad elevare il già insostenibile tasso di inquinamento dell'aria, il malcostume (definirla "abitudine" è un eufemismo antropologico), di sparare botti e bombe carta ha già iniziato a perpetrarsi. Si sprecano innumerevoli raccomandazioni, divieti, petizioni che rammentano pericolosità e danni dell'abuso di queste devastanti e ridondanti micce, si ricontano i feriti degli scorsi capodanni, si enumerano i danni ecologici alle proprietà pubbliche e private, e ancora una volta si implora di non perpetrare questa turpe usanza del frastuono assordante che stordisce ed annienta la consapevolezza animale. Si perché, cani, gatti, uccelli e tutti gli animali, circondati da rumori improvvisi e acuti, si sentono minacciati, e percepiscono minato ed insicuro anche il proprio habitat domestico, a tal punto che il terrore si trasforma in una ansia così acuta e profonda da indebolire i propri parametri vitali fino a condurli alla stessa morte. Inoltre lo spavento è tale da condurre anche taluni animali selvatici a fuggire, ed a percepire un così profondo stato di disorientamento, da esporli, irrimediabilmente, al rischio investimento, minando così l'incolumità propria e degli automobilisti. Numerosi sindaci si sono prodigati attraverso avvisi e manifesti affissi in numerose città dal Nord al Sud, nell'appellarsi al non utilizzo di petardi dannosi, mentre molti giornali riportano il sequestro di ingenti quantitativi di artifici illeciti, non solamente gravemente lesivi delle persone ma rischiosi perché apportatori di ingenti danni economici, responsabili di incendi a beni pubblici. Tuttavia questi appelli al senso di responsabilità individuale e collettiva sono spesso, per non dire, quasi sempre obliati e schiacciati dal perpetrarsi ciclico di un egoista, beffardo spregio del senso civico e del rispetto verso tutte le categorie più deboli, ammalati, anziani e bambini... Come fermare tutto ciò? Ogni anno incontro persone che all'avvicinarsi di Capodanno sono costrette a programmare piani di evacuazione o di contenimento dei propri animali, o che ricorrono ai consigli dei propri veterinari per aiutare i loro pet a sopportare questa notte di angoscia e turbamento. Così mentre dei festaioli dissennati e negligenti si divertono ad allestire pandemoni lesivi dei timpani, approntando ordigni sempre più fragorosi, degni delle guerre più cruente, molte persone trascorrono l'inizio dell'anno nuovo, nella mestizia e nella preoccupazione più assoluta. Eppure occorre sottolineare che lentamente qualcosa sta mutando; il fatto stesso che sempre più città aderiscono al vietare queste gazzarre semi belliciste, ci induce a sperare che sempre più si espanda la coscienza di festeggiare in modo adeguato, rispettoso e responsabile. Inoltre le forze dell'ordine sono pronte a commutare severe sanzioni per chi non si adegua ad utilizzare materiali pirotecnici tutelanti la salute di persone ed animali: le multe possono arrivare anche oltre i 500 euro. Ed è stata diramata anche una classificazione che riporta quali siano i più idonei mezzi d'artificio che possono essere usati anche dai bambini come quelli della categoria F1 e F2, capaci di creare graziosi effetti luminosi ma inani nel produrre suoni fastidiosi e lesivi della comune e logica percettibilità. Nella "vana", temo, speranza, di indurre "pietas" in tutti coloro che disattenderanno i moniti e le raccomandazioni qui sopra riportate, voglio raccontare alcuni episodi in cui i botti hanno determinato gravi stati di disagio e sofferenza ai nostri amici a quattro e due zampe. Un improvviso ed acuto scoppio di un petardo avvenuto durante il primo dell'anno fece cadere a terra da un albero, una coppia di tortore selvatiche. Anni fa, sempre i primi giorni dell'anno, una mia cara amica di Alessandria trovo nella sua via un cane femmina di razza pastore bergamasco, impaurito e tremebondo, che vagava senza una meta, probabilmente atterrito dai botti di capodanno, alquanto lontano dalla sua dimora. Si fece prestare una cravatta da un signore, gliela lego al collo e lo porto' a casa sua. Vani furono i tentativi di ritrovarne i padroni; Chicca così venne chiamata, visse ancora alcuni anni, ben accudita, ma sempre spaurita e lesta nel nascondersi sotto mobili ed altri pertugi alla comparsa di qualche clamore inconsueto. La mia micia recentemente è stata così terrorizzata dalla esplosione di una di queste maledette bombe dai nomi altisonanti (come Maradona o Monti), da capottarsi nella sua cuccetta e da quel momento non volervi più rientrare, finché non è intervenuto il nostro veterinario. E' stato infatti necessario somministrargli delle gocce tranquillizzanti che riequilibrassero il suo stato d'animo turbato e nervoso. Quando il nostro amato Tommy, lo scatenato e simpaticissimo jack russell di casa che vedete nella foto, avverte gli improvvisi fracassi dei petardi, inizia a tremare, ed ad ansimare così tanto che ci prodighiamo in mille modi per distrarlo, e talvolta né coccole né il volume alto della televisione riescono a distoglierlo da quella angoscia così attanagliante che lo sprofonda in un umore raggelante ed affannoso. Ed in quei momenti in cui i suoi occhi così vispi si incupiscono nello sconcerto e nella inconsapevolezza, lo stringo a me... E in quegli attimi che paiono interminabili, percependo il suo cuoricino battere forte dal panico che lo pervade, inveisco contro tutti questi bruti inumani, indegni di appartenere ad un consorzio civile, mentre mentalmente mi scorrono le parole di tutti quegli studiosi convinti assertori di alquanto sia labile la linea che separa la violenza e la sopraffazione sugli animali da quella sugli umani... Di come "il male" alligni nella limitatezza e nel decremento della considerazione verso l'altro da sé. A questo punto, deduco che insegnare l'etica del rispetto verso gli altri, specifici o eterospecifici, che siano, dove non voglia essere correttamente recepita, a volte passi anche da un adeguato uso di severe e specifiche penalità; quindi a mio giudizio, sono favorevole ad elevare ancora di più le sanzioni pecuniarie e ad una adozione delle stesse a livello nazionale.

Gatti e ribelli. Gli scrittori maledetti raccontati dai loro gatti

felinamente

Gatti e ribelli. Gli scrittori maledetti raccontati dai loro gatti

"Solitudine, anticonformismo, orgoglio, amore per la bellezza, protezionismo. E amore per i gatti nei quali rispecchiarsi ritrovando tutto questo in sprezzo alle convenzioni del mondo, alle bigottaggini, alle idee preconcette...". Queste sono in parte le parole conclusive suggello del poliedrico nonché completamente felino mondo di artisti quali Baudeulaire, Cèline, Bukowski, Burroghs e Brassens, redatte da Marina Alberghini Pacini, valente storica d'arte, premiata saggista, profonda conoscitrice dell' intima, arcana e quasi inintelligibile nonché semidivina creatura animale, il gatto. La nostra autrice, da sottolineare, oltre che prolifica scrittrice e critica letteraria è anche presidentessa dell'Accademia dei Gatti Magici; perciò non può non stupirci che dalla sua penna sortisse un'opera veramente unica in cui i caratteri salienti, la biografia ufficiale ma soprattutto la sfuggente e originale individualità dei grandi autori sopracitati venissero vagliati e svelati in consonanza affettiva ed elettiva con i propri felini. Ci addentriamo dunque, mediante citazioni delle loro opere, in quel microcosmo che essi tessero silentemente con queste creature, quasi a divenire essi stessi gatti indipendenti, misteriosi e mistici, estatici sebbene a tratti dinamici. ma soprattutto amanti delle arti o per dire a la Baudeulaire "in grado di indovinare l'idea che dal cervello scende fino al becco della penna, e che, allungando la zampa, vorrebbero cogliere al passaggio...". Ecco felina la micia di Baudeulaire, accomunata da un'estasi di sensi alla sua donna, Jeanne Duval; questo poeta francese ci regalerà dei capolavori in versi sorprendentemente introspettivi e magici sui gatti, grazie alla sua convivenza ed alla sua appartenenza alla "setta felina". Ecco Cèline, al secolo Louis Ferdinad Destouches, immortalato con il suo fedelissimo Bèbert destinato non solo ad essere vate nei suoi capolavori dell'esilio, ma compagno fedele ed prima di tutto un compagno inatteso delle traversie dell'autore, divenendo baluardo a una disperata solitudine ed ad una travagliata vita segnata dal terrore e dall' esilio. Perché come asserisce l'autore un gatto non solo arriva nella vita di una persona in un momento particolare e mai per caso, quasi necessità dell'istante, e per un'artista esso diviene latore di tante di quelle magie che nessun racconto di fate saprebbe inventare. Una bella copia Cèline e Bèbert, il primo genio letterario europeo dopo la morte di Shakespeare, il più grande scrittore del XX secolo e il suo micio Bèbert, un grosso gatto tigrato grigio e con gli occhi verdi. E che dire di Charles Bukowski? Grande estimatore di gatti, ed anche lui più volte ritratto con i suoi adorati felini, (Butch, Crancy, Ginger), che più volte dichiarò che vivere con molti gatti ed osservarli gli offriva salvezza e saggezza, poichè loro erano come taumaturghi in grado di rassenarti e conciliarti con il mondo. Scorrendo ancora il libro troviamo William Burroughs, ailurofilo d'eccezione, che ci regalerà il piccolo gioiello letterario Il gatto in noi, e che possiamo dire possa essere stato il precursore della pet-therapy. Poiché i suoi gatti come Fletch, Ruski o Ed furono per lui compagni psichici, spiritelli del focolare, nonché comprimari della sua vita ed ineludibili sostenitori e consolatori nei periodi più cupi e drammatici della loro carriera artistica. Burroughs è stato capace di offrirci vademecum dettagliati sull'importanza di prendersi cura del nostro amato compagno gatto e di come il loro amore possa essere tanto balsamico da vincere il dolore e i conflitti umani. E, a suo parere, in fondo noi ci identifichiamo con questa creatura, "noi siamo il gatto che è in noi... Siamo i gatti che non possono camminare da soli, e per noi c'è un posto soltanto". Questi sono solo alcuni dei grandi artisti che ebbero il privilegio di condividere la propria anima, la propria storia, nonché la propria unica creatività con sua maestà il felino; spiriti viventi illustri ed intelligenti, il cui talento che spesso si è battuto con la meschinità e l'ipocrita grettezza umana, ha trovato fondamenta e ausilio nel riflesso perfetto, socratico ed ammaliante, fiero ed autarchico, sorprendentemente celato negli occhi adamantini di una piccola e soffice tigre domestica. In conclusione, un libro veramente singolare e sorprendente, una nuova "perla preziosa" della collana Felinamente & C, una sapiente miscellanea tra arte sofisticata e narrativa letteraria. Marina Alberghini Notari - Gatti e ribelli;gli scrittori maledetti raccontati dai loro gatti. Mursia "Felinamente & C".

La spregevole tratta dei cuccioli animali

Cavalier King

La spregevole tratta dei cuccioli animali

Non solo armi, droga e prodotti contraffatti; nel nostro paese vengono introdotti illegalmente migliaia di pet allevati per puro lucro in paesi esteri, come la cagnolina Cleo...Maura è una signora di Milano che insieme al marito è rimasta ammaliata dagli occhioni dolci e languidi di una cagnolina di razza Cavalier King ed ha deciso di adottarla...Sarebbe stato l'inizio di una delle tante storie di affetto e di cura verso una creaturina indifesa e bisognosa di una casa, purtroppo la realtà è stata ben diversa. Cleo, così viene chiamata la bestiola, poco tempo dopo il suo arrivo in famiglia, ha iniziato a mostrare segni di debolezza ed a manifestare gravi problemi astenici; portata dalla veterinaria prontamente gli sono stati somministrati antibiotici ed altri farmaci adeguati al caso. Ma, durante la visita, una scoperta atroce; non solo il malessere della cucciola era stato cagionato da maltrattamenti patiti nei primissimi giorni di vita (tipo l'allontanamento precoce dalla propria madre che non potendo nutrirla adeguatamente, ha determinato precarie difese immunitarie) ma anche che, appena nata, era stata operata di ernia in modo così frettoloso ed inadeguato da averle procurato gravi infezioni alla vescica. Tutto ciò era da ricondursi al fatto che Cleo era una delle migliaia di animali provenienti dall'Est Europa, venuta al mondo solamente per garantire un lucroso profitto a scapito della sua stessa salute; un oggetto lacrimevole per uomini senza scrupolo che sfruttano ignobilmente l'amore verso i pet. La Lav, Lega Anti Vivisezione, continua a denunciare traffici illeciti e barbari di bestiole che sopportano viaggi massacranti, senza alcuna igiene ne accudimenti adeguati, e che portano in Italia migliaia di bestiole incrementando un bieco traffico commerciale di circa 5.600.000 euro l'anno. Triste sorte coinvolgerebbe purtroppo anche taluni animali esotici, la cui esportazione troverebbe in Italia uno dei nodi cardine per lo smistamento in Europa e oltre. In questo caso la percentuale di animali che muoiono in fase di cattura, trasporto o detenzione è altissima e spesso la loro sorte ultima è quella di vegetare in cattività per il resto dei loro giorni. E qui la speculazione ed il profitto che si aggira sui due miliardi di euro l'anno, raggiunge apici di crudeltà e malversazione terribili come quello riguardante, ad esempio, le ottantuno piccole iguane stipate in scatole di cartone presso un Hotel del Costa Rica, ma vi sono coinvolti molti altri esemplari come tartarughe marine, merli indiani,scimmie cappuccino, e persino tigri bianche. Una giungla di commercio illegale che spesso trova persino nelle profferte del web un ampio ricettacolo e sulla quale il Corpo Forestale sta indagando. Per arginare queste situazioni la Lav ha recentemente stilato un esaustivo dossier presentandolo a Roma alla stampa in collaborazione con il Ministero della Salute, allegando inoltre la seconda edizione del Manuale "Procedure per l'esecuzione dei controlli nella movimentazione comunitaria di cani e gatti". Ilaria Innocenti (Lav) ha poi descritto i viaggi infernali e folli a cui sono sottoposti cani, gatti, furetti ed anche molte altre specie: «...Queste malcapitate creature vengono imbottite di farmaci per sembrare sane. All'inizio acquistate da allevatori improvvisati per una esigua somma di denaro, vengono poi rivenduti a prezzi fino a 20 volte superiori, falsificando documenti, vaccinazioni e passaporto europeo". Inoltre, secondo il dossier, per quanto riguarda cani e gatti, i maggiori "produttori", insieme ad Ungheria e Slovacchia, sono Romania e Repubblica Ceca. I committenti sono alcuni negozianti e allevatori italiani, che poi mostrano agli acquirenti presunti pedigree. Purtroppo i sequestri e gli arresti avvengono sempre meno frequentemente; dunque meno controlli ed un aumento di queste proficue ed abiette compravendite. Anche la Fnovi, Federazione nazionale ordini veterinari italiani ha promosso l'adozione e la diffusione di questo manuale asserendo che esso è uno strumento fondamentale per riuscire a contrastare un bieco fenomeno d'affari da 300 milioni l'anno, invitando i cittadini a prendere cuccioli in modalità controllate presso allevatori regolari in grado di soddisfare il benessere ed la buona condizione fisica degli stessi. Non solo; è attualmente in progetto la costituzione di una task force coordinata dalle Forze dell'Ordine pronta ad effettuare controlli mirati.

Insetti preziosi ed efficienti per la produzione di miele posseggono anche inaspettate facoltà di astrazione e di logica

L' incredibile cervello degli insetti

Le api e le loro inaspettate facoltà di astrazione e di logica

Così amate per i doni che ci offrono, e nel contempo a rischio d'estinzione, la famiglia delle Apidae sarebbero in grado di compiere concettualizzazioni complesse, sapendo discernere tra uguaglianza e differenza. Tuttavia su di esse incombe la pericolosità delle nuove tecniche agricole, oggi globalmente diffuse; infatti l'utilizzazione di sostanze chimiche possono avere gravi conseguenze sulle stesse, considerando che alcuni insetticidi hanno delle funzioni deterioranti sui neuroni delle api. A questo proposito il neurobiologo Randolf Menzel ed il saggista Matthias Eckoldt hanno recentemente pubblicato un libro "L'intelligenza delle api; cosa possiamo imparare da loro", Raffaello Cortina Edizioni, in cui sottolineano che il grave problema della moria di questi insetti ha comportato che esse creassero un sistema di allerta precoce contro gli effetti nocivi delle nostre tecnologie. Le api dunque avrebbero inoltre facoltà mnemoniche eccellenti e costruttive, ed il primo ad accorgersi di queste loro peculiarità è stato Martin Giurfa della Libera Università di Berlino, che addestrando le api ad associare certi stimoli con ricompense in cibo, è riuscito così ad analizzare le loro capacità di decisione. Infatti le api, una volta appreso, che dirigendosi in una direzione segnata da un colore blu avrebbero trovato lo zucchero, ignorando gli altri colori, sottoposte ad altri esperimenti in cui la segnalazione del cibo era stata sostituita con schemi di linee verticali ed orizzontali, sarebbero state dunque in grado ugualmente di reperire la soluzione corretta per giungere alla meta alimentare. Dunque le api avevano dimostrato di aver appreso il concetto di uguaglianza e di essere in grado di applicarlo in altre situazioni. E' ormai dimostrato che il loro minuscolo cervello pensa, pianifica, crea mappe mentali per orientarsi e muoversi nello spazio, discrimina i colori, e secondo alcune teorie, sarebbe anche capace di contare e di sognare. Ma già alcuni ricercatori inglesi della School of Biological Sciences avrebbero scoperto che le api avrebbero la capacità del "problem solving", e dunque senza alcuna difficoltà saprebbero risolvere anche problemi matematici complessi, come quello denominato "Problema del commesso viaggiatore" ancora più velocemente della stessa macchina artificiale. Questi logici insetti saprebbero discernere quale percorso più breve adottare per riuscire a visitare più campi fioriti, in una sola volta. Le singole api altamente organizzate, sono capaci di apprendimento e soprattutto saprebbero anche trasmettere le informazioni acquisite ed utili per la loro sopravvivenza, a tutta la colonia: ma non solo. Ottime navigatrici del loro ambiente ed esperte mappatrici del loro ecosistema, segnalerebbero tra loro la presenza di piante utili per la produzione di miele. Indicatori biologici naturali tuttavia sono sempre più minacciate dal CCD (Colony Collapse Disorder) che comprometterebbe molto le loro facoltà organizzative, nonché da una parassita delle stesse chiamato "Varroa Destructor" che attaccherebbe principalmente le api mellifere, attaccandosi al loro corpo, e succhiandone l'emolinfa anche quando si trovano allo stato larvale nelle loro celle. Superfluo sottolineare quale grave danno economico e soprattutto quale emergenza ambientale significa il perdurare di questi fattori avversi. Alacri produttrici di miele, propoli e cera, hanno un compito fondamentale per l'impollinazione. Studi recenti dimostrerebbero che senza questa loro ingegnosa e fervida produttività, nel mondo si incrementerebbe paurosamente la depauperazione delle riserve alimentari, in quanto quasi il 90% delle produzioni di frutta e verdura dipenderebbe da loro. L'organizzazione Greenpeace ha recentemente promosso una campagna di sensibilizzazione per promuovere pratiche agricole sostenibili, per mettere al bando i pesticidi dannosi e per sensibilizzare la popolazione sulla necessità di monitorare il loro stato di salute. Talune scuole hanno incentivato nei loro alunni il desiderio di coltivare piccoli orti o giardini dove coltivare alcune piantine ornamentali ed erbe da cucina che possano richiamare le api. E l'ultima meravigliosa scoperta su di esse è stata ottenuta a Melbourne in Australia, presso l'Università di Tecnologia (Rmit), che studiando la visione delle api in ambienti naturali complessi e dettagliati, e la loro capacità decisionale, compilando una sorta di fisiologia comparata, hanno riscontrato delle possibili applicazioni anche per le attività umane. Lo scienziato Adrian Dyer, responsabile della ricerca, ha dichiarato che le api, nonostante il loro minuscolo cervello, sarebbero capaci di discernere tra la luce ultravioletta, blu e verde, per trovare in modo efficiente i fiori desiderati in ambienti complessi. Questi risultati comporterebbero delle nuove acquisizioni utili allo ulteriore sviluppo dell'intelligenza artificiale; dalle api si apprenderebbe un nuovo modo di elaborare le informazioni visive anche nel campo della robotica, ed offrirebbero la possibilità di creare dei modelli in grado di studiare i cambiamenti climatici e gli impatti ambientali di talune specie di piante. In conclusione le api sono molto di più che semplici e laboriosi insetti, ma la loro esistenza sarebbe strettamente interconnessa e soprattutto necessaria al fertile mantenimento globale ed olistico della flora terrestre.

L'identità del gatto secondo Marchesini

La forza della convivialità

L'identità del gatto secondo Marchesini

Il gatto è il pet più discusso, amato e contestato nello stesso tempo, proprio per le sue caratteristiche ontologiche ambivalenti; elegante, riflessivo, silenzioso, atletico, ed ugualmente giocherellone e fifone, affettuoso con una profondità che non ha pari eppure capace di mantenere una lontananza siderale. E forse il suo fascino sta proprio in questa sua apparente irraggiungibilità. Dunque penetrare e comprendere l'universo felino significa accettarne il suo etogramma e la sua fondatività ontologica. Il fascino del gatto ha attraversato secoli, come componente imprescindibile dell'ontologia umana, compagno elitario di poeti, scrittori e letterati, simbolo di creatività, musa ispiratrice ammaliante e sublime, filigrana del magico e dell'immaginario. "E così", come sostiene Marchesini "esso rappresenta la dimensione addomesticata di un universo misterioso carico di sentimenti contrastanti, fascino e rigetto, fortuna e campagne d'odio". Essere in relazione con lui significa essere oggetto di fantasia, calore, rilassamento; il gatto è affettuoso ma non asfissiante. In questo suo nuovo lavoro l'etologo Marchesini si propone di accompagnarci all'interno della felinità, con la raccomandazione di saperci mettere in discussione e di rimanere aperti alle dimensioni di questo pet solo apparentemente incomprensibile. "Essere gatto significa vivere in una dimensione verticale, sconosciuta sia ai cani sia che agli umani. E questa peculiarità gli consente di vivere la casa attraverso una proiezione tridimensionale" osserva l'etologo. Inoltre, l'essenza stessa del gatto significa talvolta far da contrappasso al cane; questi è un tallonatore, un centometrista, mentre la sua controparte felina ha una struttura elastica, rimbalzante. Occorre riconoscere che cane e gatto appartengono a due "modus vivendi" opposti e differenti, non certamente sovrapponibili, e soprattutto non comparabili tra di loro. La dimensione felina si muove in una sorta di "terra di mezzo" che i latini definivano "saltus" mix tra spazio domestico-coltivato e l'ambiente selvaggio. Raffinato acrobata, il gatto è in grado di condensare in sé molteplici ossimori: ciò ingenererebbe una lettura pregiudiziale o mitica del suo comportamento, nonché una relazione distorta e inautentica con l'uomo. Il nostro felino è un raffinato enigmista un cacciatore solitario, un fine individualista; non è come il cane abituato ad agire secondo schemi e concertazioni di gruppo. Date queste differenze non ha senso chiedersi se è più intelligente il cane o il gatto. "Perché le due specie presentano disposizioni cognitive profondamente diverse" prosegue Marchesini, "che si traducono in attitudini elaborative e di pianificazione operativa che sola in piccola parte si sovrappongono". Il cane potrebbe essere definito un "politico di rango", mentre il gatto è un "fine inventore" che affronta le relazioni a seconda delle contingenze, utilizzando la sua "intelligenza sinestetica" per costruire intorno a sé una ragnatela di congiunzioni emozionali. In questo libro l'autore analizza la via epimeletica nella relazione con il nostro felino, sottolineando come talune peculiarità fisiche del gatto, (la rotondità della testa, la frontalità e globalità degli occhi ad esempio) siano stati funzionali nell'indurre nell'uomo la propensione verso comportamenti di accudimento e protezione. Tuttavia ciò ha prodotto dei risvolti negativi; la nostra stessa società opulenta e "liquida" ha spesso infatti proiettato sui pet, le compensazioni affettive latenti, trasformando gli animali stessi in surrogati affettivi. Inoltre come già più, in altri testi sottolineato, l'autore rimarca quanto sia stata deleterea la loro antropomorfizzazione da parte di molte storie e cartoni animati. Ciò ha comportato una banalizzazione dell'eterospecifico che ne ha snaturato l' identità. A causa di una sorta di zoofisiognomica inversa, al pet vengono così attribuiti vizi e virtù umani. Nel gatto inoltre è necessario riconoscere la sua predisposizione all'arte della discrezione ed alla moderazione che lo portano a necessitare di lunghi momenti di privacy e di riposo per poter "ricaricare" la sua acutissima intelligenza e per gestire lo stress. Animale ad alta velocità, discreto e silenzioso deve essere amato e rispettato per queste sue esigenze che richiedono gli sia concesso spazio e gestione della sua disponibilità. Nella sua analisi della "gattità" Marchesini si sofferma anche sul presunto epiteto di "crudeltà", di cui spesso il gatto è etichettato: "... Il gatto non è sadico nel senso di provare piacere nella sofferenza altrui, (quando ad esempio è con una preda), ma semplicemente è affascinato dal movimento a tal punto da venirne calamitato e coinvolto emotivamente, in una sorta di euforia". Un' altra importante rilevazione nella comprensione del carattere del micio, è accettare quanto sia fondamentale il contatto materno nei primi mesi di vita. La qualità, la socievolezza, la manipolazione che si costruiscono attraverso piccoli step, si costruiscono attraverso un rapporto positivo ed adeguato temporalmente, con la madre, i fratellini ed il contesto di vita. Infatti, il periodo migliore per adottare un micio si collocherebbe tra l'ottava e la nona settimana di vita, ma non prima; altrimenti il cucciolo crescerà con un deficit dell'educazione materna comportante in seguito gravi problemi d'interazione con l'essere umano. In conclusione, come dice l'autore "L'identità del gatto è per noi il regalo più grande; il piacere del non possesso". La sua convivenza emancipata troppo spesso è stata tacciata come individualismo ed anaffettività; ed anche questo è frutto di una errata misinterpretazione della gattità. Molto esaustiva in tal senso la descrizione data dall'etologo:"Il gatto è come se volesse costantemente ricordarci che ci vuole bene ma vuole che noi lo lasciamo fare le sue cose da solo". La nostra tigre domestica è dunque un maestro di vita, una sorta di divinità, un alieno che sollecita concezioni antropoietiche, e che "soprattutto ci sprona a riconoscere i predicati dell'umano non nel catalogo della nostra specie, ma nell'alterità eterospecifica". Appartenente ad un universo differente, l'umano è irretito dalla natura ineffabile ed indomita del gatto; d'altro canto invece, il micio "posseduto solo quando possiede", dotato di aristocratica estraneità, vicino ed ugualmente distante, sollecita la nostra immaginazione e ci accompagna nel suo mondo impavido ed al contempo timoroso, ma sempre originalmente creativo ed imprevedibile. Roberto Marchesini - L'identità del gatto. La forza della convivialità. Apeiron Edizioni.

Nei maneggi italiani viene proposta l'onoterapia; un utile metodo riabilitativo grazie agli asinelli

Una pet therapy molto speciale

Nei maneggi italiani viene proposta l'onoterapia, un utile metodo riabilitativo grazie agli asinelli

Nel 1978, il team della Walt Disney capitanato da un giovanissimo Don Bluth, realizzò un delizioso cortometraggio animato intitolato "The Small One" (L'asinello), tratto da un racconto per l'infanzia di Charles Tazewell. La celebre casa produttrice di cartoons, che deve molta della sua fortuna ai suoi personaggi animati espunti dal mondo animale, creò una storia molto commovente basata sull'affetto di un bimbo per il proprio asinello, che destinato ad una fine prematura ed ingiusta, viene alla fine riscattato in quanto diverrà l'asinello deputato a trasportare a Betlemme Maria e Gesù bambino. Nei secoli purtroppo la figura dell'asino, non ha sempre goduto di fama positiva; se per i primi cristiani l'asino rappresentava la mitezza ed il bue la saggezza, entrambi animali che avevano accudito il bambinello, per i pagani spesso la sua effige era stata utilizzata per dileggiare i seguaci di Gesù (vedi il graffito di Alessameno). Inoltre questo animale proprio a causa del suo temperamento ostinato e testardo è divenuto oggetto di molti pregiudizi, tanto da essere etichettato come poco intelligente e da divenire sinonimo con il suo nome di alunni poco analfabeti e poco diligenti, come accade a Pinocchio che viene trasformato in asino, proprio per la sua indisciplinatezza. Ricordiamo anche la celebre opera letteraria latina "l'Asino d'oro" o "Le Metamorfosi" di L.Apuleio, in cui il protagonista per magia viene trasformato in un somaro ed incorre in molteplici disavventure prima di riprendere sembianze umane. Dunque dai trascorsi antichi a quelli attuali, l'asino è stato oggi decisamente rivalutato, anche grazie alle nuove conoscenze etologiche; ma mai si sarebbe creduto quanto sarebbe stato importante la sua relazione con l'uomo nella pet-therapy. Difatti già applicata con ottimi risultati in Svizzera, Stati Uniti e Francia, l’onoterapia inizia a trovare estimatori anche in Italia in virtù proprio del ritorno sereno alla natura grazie all'accosto ad un animale docile e tollerante. Infatti la sua capacità d'interazione molto attiva e sociale vedrebbe il suo impiego associato a tutti coloro che soffrono di disturbi di personalità, cardiopatici, bambini, anziani, portatori di handicap o di autismo. Grazie infatti all'indole pacata ed al sapersi rapportare mediante uno sguardo molto suadente, languido e confortante che incontra sempre quello umano, l'asino è diventato indubbiamente un terapista "doc" per le cure riabilitative e psicologiche. La sua piccola taglia, la sua lentezza ed il suo manto morbido consentono di generare una affiliazione molto speciale e rassicurante. Queste modalità scandiscono, mediante l'intermediazione dell'operatore che sollecita il feeling paziente-asino, sia andature monotone e calibrate, sia l'apprendimento di cura e protezione verso l'animale da parte del soggetto malato. Importantissimo l'uso del tatto, tramite la mano che diviene un perno comunicativo ed affettivo, un "trait d'union" fondamentale tra paziente ed asino. L'avvicinamento a questo animale viene realizzato con gradualità e con modalità rilassanti che prevedono passeggiate boschive con lui, carezze ed accudimenti graduali. Secondo la studiosa Patrizia Reinger Cantiello, autrice del libro "L'asino che cura", Carocci editore, la diffusione dell'onoterapia sarebbe dovuta alle peculiarità intrinseche dell'asino che dotato di una grande inclinazione per l'intreccio di una relazione famigliare e dotata di tempi e spazi molto lenti e ponderati, rappresenterebbe una risorsa ineludibile per la cura di molte disabilità fisiche e psichiche. Queste sue facoltà interattive così profonde e le sue potenzialità curative devono indurre la comunità scientifica ad approfondire l'onoterapia ed a proporne l'attuazione affiancandola ai farmaci ed alle terapie tradizionali. Si è notato che l'asino funge da intermediario tra medico paziente ed operatore, creando una condizione ambientale molto rassicurante capace di rendere il paziente più recettivo alle cure. Gli effetti dell'onoterapia sono stati soprattutto riscontrati tra i bambini e gli adolescenti affetti da sindrome Down, in quanto il carattere dell'asino è per così dire modulato sul richiamo ad un approccio gestuale, mimico e tattile, schemi performativi tipici di questi periodi evolutivi. Proprio grazie al contatto visivo, al gioco, alla possibilità di coccolare ed accarezzare l'asinello, essi riescono ad ottenere una fonte di benessere, e ad essere stimolati all'autonomia personale nonché allo sviluppo linguistico e comunicativo. L'animale diventa così uno "strumento" nobile e dinamico per offrire supporti emotivi, psico-motori e sociali realmente utili anche nelle patologie dei disturbi della alimentazione. Sarebbe soprattutto l'importante codice comunicativo instauratosi tra asino e paziente a stimolare la concentrazione ed il senso di responsabilità, e soprattutto una maggiore fiducia in se stessi. Per saperne di più: - Asinomania (Eugenio Milonis), via di Valle Iuva, 1, Introdacqua (AQ). Tel. 086447501 - Agriturismo Montebaducco, via Boiardo, 26, Salvarano di Quattro Castella (RE). Tel. 0522886375 - Azienda agricola Lungaserra Valle Pesio, via Vigna, 2 bis, Chiusa di Pesio (CN). Tel. 0171734514 - www.asinoperamico.it

La vita emotiva degli animali

sentimenti ed emozioni in comune

La vita emotiva degli animali

Jeffrey Moussaieff Masson è uno psicanalista e psicologo animale; ha scritto molti libri sugli animali come I cani non mentono sull'amore ed Il maiale che cantava alla luna, nonché il recentissimo La vita emotiva dei gatti. Per mia esperienza personale di lettrice, devo appunto riconoscere che sono proprio gli psicanalisti a sondare con maggiore introspezione il mondo emotivo e cognitivo degli animale, e che, senza scadere in atteggiamenti antropomorfizzanti, sono in grado di offrirci una maggiore disanima dei loro processi affettivi e simbolici nella relazione con l'essere umano. Secondo J. Masson, ad esempio, molto spesso si tende a riservare solo al cane, quella gamma di sentimenti che lo rende una creatura meravigliosa e sensibile, contrapponendolo al gatto etichettato come creatura di basso rango eccessivamente autarchica e ripiegata su se stessa e dunque incapace di provare rispondenza ed affezione. Eppure sono proprio i gatti tra gli animali ad essere quelli con cui intessiamo una maggiore intimità. La convivenza che in questi ultimi secoli ha avvicinato l'uomo a diversi animali selvatici ha permesso all'uomo di sperimentare il piacere di interagire con un membro di una specie diversa. Grazie ai gatti infatti, creature certamente meno addomesticate delle loro controparti, ossia i cani, all'uomo è stato concesso di oltrepassare la barriera della specie, e di esperire così un desiderio universale; convivere pienamente con una specie che, solo apparentemente, manifesta una sorta di narcisismo innato, dato da una precipua codificazione etologica, che li rende poco malleabili e certamente inadatti alla sottomissione e certamente non disposti ad interazioni forzate. Anche questa caratteristica però è certamente frutto di un adeguamento genetico derivato dai propri progenitori, creature solitarie che dovevano fare affidamento solo su loro stesse, non necessitanti quindi di ricorrere ad autorità o all'assenso del gruppo di appartenenza. Ma J. Masson non ha solamente analizzato gli schemi cognitivo ed emotivo dei nostri pet d'elezione, bensì ha concentrato le sue riflessioni, sempre con coerenza logica e scientifica anche sugli animali di fattoria; ha infatti sottolineato quanto non vi sia distinzione tra loro, e che tutti siano dotati di sentimento e di affettività, pienamente in grado di concepire la gestione di una propria società secondo la propria specie evolutiva. Certamente ciò comporta che venga per molti additata come barbarie la nostra consuetudine di tenerli rinchiusi e di cibarsene, riaprendo il controverso dibattito se ciò sia giusto o meno, privarli di libertà e di scelta. Dinanzi agli occhi abbiamo l'immagine degli agnellini sottratti alla propria madre e poi macellati (crudele realtà che si perpetua per i riti Pasquali) o delle mucche allevate per la produzione intensiva del latte; anche alle quali poi vengono spesso sottratti i piccoli vitelli. Ma siamo così convinti che una madre agnello, o una madre mucca possano non soffrire del distacco forzato dal loro piccolo? Forse non tutti sanno che la madre ed il piccolo continuano a chiamarsi gridando l'uno verso l'altra, sino a perdere la voce. Secondo questo psicanalista è giunto il momento di riflettere su quanto sia errato negare anche a questi animali una sensibilità nonché ignorare cosa determini realmente il benessere di un animale. Difatti anche se taluni animali domestici o di fattoria sono stati allevati per essere uccisi, questo non ha modificato la loro capacità emotiva; anch'essi coltivavano ricordi, soffrono e provano dolore. È insensato comporre una giustificante graduatoria comparata della sofferenza dando molto peso all'essere umano e poco agli animali. "Preoccuparsi di un tipo di sofferenza", sostiene lo psicanalista, "non significa che non si debba avere alcun interesse per le altre specie, o che una debba prevalere forzatamente sull'altra". Occorre ricordare che anche noi umani ci siamo auto-addomesticati, accelerando in questo modo la nostra evoluzione e la nostra adattabilità proprio come è stato per gli animali. Il saggista scientifico Richard Francis osserva che variabilità morfologiche uniche che contraddistinguono animali e homo sapiens sono certamente il frutto di precisi meccanismi evolutivi che la domesticazione ha certamente accelerato. Conseguentemente la prossimità uomo animale ha certamente comportato una selettività naturale ed un incremento della docilità e della cooperatività, esaltando anche nel contempo talune alterazioni anatomiche e psico-comportamentali collegate e comuni a tutte le specie. Ciò che gli scienziati definiscono "sindrome di domesticazione", una sorta di "mutua accettazione" del "tutto compreso" da adottare vicendevolmente in cambio di un pasto sicuro e di un rifugio all'ombra degli umani, non contempla solo cani, gatti, bovini, cavalli, pecore, maiali, oche, ma anche procioni, volpi ed altre specie ritenute un tempo selvatiche, ma sempre più comuni e vicine alle dimore umane. Tutto ciò ha comportato decisamente una maggiore presa di coscienza nei confronti dell'attribuzione di empatie e di emozioni da parte degli animali. Talvolta quando osserviamo taluni animali, come anche i nostri gatti, siamo propensi ad interpretare come vanità, indifferenza, superiorità, arroganza o distacco, ciò che in realtà è una forma di autocompiacimento nel sapersi bastanti a se stessi. Per acquisizione genetica, loro non ritengono che noi possiamo essere indispensabili per loro dal punto di vista emotivo e materiale, tuttavia grazie alla "sindrome di domesticazione" molto spesso ci avvediamo che nella loro mente si siano sviluppati sentimenti che li spingono a comunicare con noi, e che li portano a volte a manifestare una costellazione di sentimenti. Come, in certe situazioni, il disappunto, ad esempio, per essere stati lasciati da soli troppo tempo, o anche il precipitare in una sorta di abulia per la perdita del proprio compagno umano. È dunque giunto il momento di riconsiderare gli animali attraverso il ventaglio di emozioni, e di percezioni quali l'amore, la gelosia, l'appagamento la curiosità, la rabbia la paura, che fino a poco tempo fa risultavano solo essere appannaggio dell'uomo. Uomo che spesso ne nega le evidenti manifestazioni nelle specie caratterialmente meno duttili e in quelle destinate alla sopraffazione per pura convenienza alimentare. Tornando ai nostri pet, Jeffrey Masson ha scritto che "i cani non mentono sull'amore (ma neppure i gatti ad esempio quando fanno le fusa, manifestazioni sincere di appagamento)", perciò è lecito chiedersi se la percezione di amore di un cane sia simile o dissimile dalla nostra, o se sia lecito attribuire caratteristiche ed emozioni proprie dell'uomo al cane. Egli dimostra quanto la sfera emotiva degli animali sia ricca e complessa quanto quella umana; così facendo addentrandosi nell'esplorazione dell'universo del cosiddetto "migliore e più sincero amico dell'uomo" ha infranto pregiudizi antropomorfizzanti e ha ampiamente approfondito "i moti del loro cuore canino", non dissimili da quelli umani, come gratitudine, lealtà, solitudine, delusione, e persino sogni, offrendo degli strumenti interpretativi scevri dagli scontati pregiudizi comportamentali a loro attribuiti. Anche i gatti come i cani ad esempio, riescono a leggere le nostre intenzioni o in un modo ancor più profondo i nostri veri sentimenti nei nostri confronti. Altrimenti non si spiegherebbero i tanti e conclamati esempi di empatia tra uomo ed animale. Secondo Masson si giungerà a dimostrare che gli animali provino emozioni positive in modo simile all'altro e si riuscirà ad arricchire il nostro vocabolario per coniare termini che si avvicinino maggiormente a significare ciò che provano talune specie. Ciò non comporta certamente degradare la nostra umanità ma piuttosto accettare un parallelismo tra esseri umani ed "altri da noi". Osservazione, che non solo risulta essere molto affascinante, data la natura complessa e misteriosa ad esempio della specie felina, ma soprattutto determinerebbe una nuova consapevolezza arricchente la nostra complessità emotiva. Anche gesti antitetici a volte attuati dagli animali, come l'avvicinarsi ed il discostarsi dall'uomo, sono guidati da precise emozioni; ma non è raro riscontrare in essi attaccamenti tali da essere interpretati come amore incondizionato e sacrificio, a volte non riconosciuti perché inconsueti o minanti la nostra razionalità. Certamente, come sostengono i grandi scienziati prodromi dell'etologia come C. Darwin, la vita emotiva dei pet si è arricchita proprio grazie alla frequentazione con gli esseri umani e proprio a ragione di ciò, essi hanno sviluppato emozioni con il fine di comunicare con noi. Gli animali sono in noi (e non solo simbolicamente come costruttori di "anima" come asserisce J. Hillman) ma soprattutto come compartecipi del nostro medesimo DNA. E per l'appunto a giudizio del grande etologo Giorgio Celli anche loro si specchiano in noi, perciò l'appartenenza alla medesima famiglia ci ha indotto a ritenere che la natura umana nelle sue complesse manifestazioni ha in sé un crittogramma non ancora decifrato che tuttavia ci conduce inevitabilmente ad una identità connaturata al mondo animale. Noi uomini", come dice Masson, "ad esempio ci abbiamo messo molto tempo, ma infine stiamo contraccambiando i segnali emessi dai gatti, come un pianeta disabitato e solitario distante milioni di anni luce, perso nello spazio e desideroso della compagnia di altre stelle che si trovano in altri luoghi dell'Universo". E ciò vale anche per le altre specie. E ciascuna ha molte emozioni da insegnare all'uomo; i felini sono sempre vigili ed ugualmente hanno sviluppato una certa filosofia zen che contempla una totale immersione in se stessi, che non è autodeificazione bensì l'accettazione di un ordine naturale in cui ogni cosa corrisponde al conseguimento leibniziano del miglior mondo possibile in cui si possa godere di pace, tranquillità, acquiescenza, assaporando un attimo in modo così completo e coinvolgente da trasformarlo in una sembianza di eternità. I canidi, da parte loro, invece, hanno basato la loro sopravvivenza sulla socializzazione e sulla cooperazione e mediante questa filogenesi evolutiva hanno fatto del dinamismo e della continua attività affiliativa un presente costante e necessario. Inoltre non dimentichiamoci che ogni essere vivente si è evoluto in modo da impiegare volentieri le proprie capacità, ma quando non le utilizza mai o vengono inibite, esso prova un senso di perdita, o di frustrazione. Anche la gelosia che nelle nostre stesse culture umane possiede svariate sfumature culturali è un'altra emozione presente in tutti gli animali, dai lupi agli uccelli, e spesso vivendo con un pet ne possiamo constare personalmente la sua manifestazione. Il nostro cane Tommy è spesso geloso delle attenzioni che riserviamo ad Eva, una bimba figlia di nostri amici, e tende a regredire a cucciolo, pretendendo di essere preso in braccio, ed emettendo versi simili a mugugni per richiamare l'attenzione. Divertente è inoltre il comportamento della nostra micia Milù, molto attaccata a mio marito, che sembra non gradire quando io, in sua presenza, lo baci: infatti miagolando insistentemente e con tono riprovevole corre verso di noi con la coda dritta e si infratta ai nostri piedi nel tentativo di separarci. Certamente il filtro della nostra interpretazione è sempre presente quando osserviamo gli animali ma è ormai fuor di dubbio che essi siano in grado di esternare emozioni e di scegliere selettivamente tra esse, interagendo nell'ambiente a seconda del loro proprio stato vigile. Taluni asseriscono che la paura ad esempio, sorga negli animali in modo differente da quanto possiamo percepirla noi umani; in fondo essi non patiscono forse paure immaginarie? O piuttosto sarà appannaggio della propria libertà la predisposizione a non preoccuparsi del passato e non temere il futuro? Ma sarà veramente così? Anche la collera e la rabbia possono giustamente manifestarsi negli animali tuttavia è interessante osservare quanto un sentimento di ira rivolto a se stesso, sia alquanto raro in un animale selvatico mentre possa di più manifestarsi nel contesto di una vita sociale. Un'altra emozione come la curiosità è negli animali una spinta innata che però è basata essenzialmente sulla loro concretezza; da essi apprendiamo anche questa lezione che non esistono ieri e domani ma solo la magia di questo singolo istante. Taluni animali hanno conservato dunque una sorta di selvaticità emotiva soprattutto per quanto riguarda la libertà, ma è fuor di dubbio che la loro indipendenza da noi sia alquanto relativa in quanto anche noi, che condividiamo il loro habitat, siamo parte della loro famiglia allargata. E ciò comporta che tra noi e loro permanga un afflato metacomunicativo tale da consentire reciprocamente l'utilizzo di una vasta gamma di emozioni che consentano una interazione costruttiva ed appagante per entrambi.

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