Stefania Genovese

Stefania Genovese

Stefania Genovese, laureata in psicopedagogia e filosofia, ha ricevuto il premio internazionale "Zurich" dell'Università di Barcellona, per la sua tesi di laurea di indirizzo epistemologico sulla creazione dei miti moderni. Autrice di programmi radiofonici sugli animali e curatrice di rubriche dedicate ai bambini. Ha diretto la rivista astronomica Kosmos e ha scritto numerosi articoli di divulgazione psicologica e scientifica sulle principali riviste italiane.

L'ultima fake news RAI: il gatto meno "gestibile" del cane

Da sinistra a destra: Marina gatta sindaco e Ruffy gatto vigile

animali bistrattati

L'ultima fake news Rai: il gatto meno "gestibile" del cane

In un momento culturale ove tutti si adoperano a creare una nuova "forma mentis" che ci porti a considerare e soprattutto a conoscere la identità animale in un un modo più rispettoso ed intelligente, durante la trasmissione de La vita in diretta del 31 Gennaio 2019 Rai1 si devono ancora ascoltare boutade retrograde e di stampo vagamente popolaresco, in cui si sostiene che il gatto in uffici o luoghi di lavoro sia meno 'gestibile' del cane. (Tra l'altro, l'uso improprio di questo aggettivo sarebbe già di per sé discutibile in quanto si riferirebbe ad azioni, ma non a certo a soggetti o persone; e dunque quindi si intravvede sottesa la mentalità di attribuire agli animali uno status inferiore). Così data la situazione, consiglierei vivamente ai realizzatori ed ai conduttori di questo programma di intrattenimento pomeridiano, di informarsi e prendere conoscenza di realtà già attive in molto paesi esteri (famosissimo il Giappone ad esempio) ove i gatti sono ammessi in uffici pubblici e sono di grande supporto emotivo cognitivo per i lavoratori. Traspare indubbiamente che costoro sono immemori delle opere del grande accademico ed animalista Giorgio Celli che proprio in RAI condusse, anni fa, il programma "Nel regno degli animali" e che espresse tutta la sua ammirazione per i gatti asserendo che essi: " Erano stati i suoi maestri di etologia...". Certamente Marina gatto sindaco di Gravellona Lomellina si sarà alquanto stupita di quanto detto in televisione: lei infatti è la prova vivente di quanto ciò che è stato veicolato massmediaticamente sia facilmente confutabile! E cosi anche altri gatti che allietano le giornate lavorative in molti luoghi italiani e stranieri; come Ruffy gatto vigile di Lucca, o Francesca gatta edicolante di Saronno, Tombi gatto scolaro e molti altri divenute mascotte certificate, o numi tutelari per molte persone durante le loro giornate al di fuori delle pareti domestiche. Per non scordarci i mici intrattenitori dei clienti del famosissimo Crazy Cat Caffè di Milano! Questi felini sono dunque la palese manifestazione di come essi siano in grado di confortare, allietare e supportare con la propria compagnia gli amici umani in più occasioni ed in molteplici luoghi. Tuttavia ancora una volta la impreparazione ed il de-acculturamento, sono palesemente veicolati in taluni canali televisivi... E dunque: quanto aveva ragione l'etologo Franz de Waal che in un suo celebre saggio si domandava "Siamo così intelligenti da capire l'intelligenza degli animali?" A volte un dubbio sorge...

All'ombra del gatto nero

enigmatici felini

All'ombra del gatto nero

Se "il gatto" , come asserisce André Malraux, "è colui che attraversa la Foresta dei simboli e ne è l'iniziatore", il gatto dal manto color notte è forse la creatura felina più ammaliante e seducente, con i suoi neotenici occhi luminosi, stelle brillanti ed indomite, custodi dell'imperscrutabile, gemme luminose e cangianti che spiccano come stelle solitarie nella notte. Ma senza scomodare tutte quelle anime elette che sono rimaste avvinte dalla sua malìa o tutti coloro che ne hanno apprezzato la personalità e la fierezza, la storia del gatto nero vanta un retaggio secolare che nasce dall'Antichità e che confluisce ad oggi, accompagnando mitopoieticamente attraverso le ere sacre, oscurantiste ed illuminate, il cammino dell'uomo. Marina Alberghini illustre presidentessa dell'Accademia dei gatti Magici e, massima esperta di cultura ailurofila ci offre un'opera squisita, dettagliata e molto doviziosa su questo micio dal manto color inchiostro...E già nel prologo si affaccia, purtroppo, il principio nefasto che portò questa nobile creatura ad essere macchiata dell'infamante accusa di essere servitore del diavolo e latore dunque di negatività e nefandezza...Così infatti cita l'autrice "sta calando la notte nella calda sera del giugno 1233...". Nel suo studiolo papa Gregorio IX alla fioca luce di una lanterna redige una infamante, superstiziosa e moralmente abietta Bolla, che sarà il preludio di sanguinose persecuzioni che porteranno lutti atroci a molte anime eterodosse e che sancirà la fine dei gatti. Ma all'alba del gatto nero, nella classicità e nell'antico Egitto i gatti erano custodi sacri venerati e rispettati, portatori di simbologie feconde protettive che li avvicinavano alle dee. ma come riporta giustamente l'autrice, citando Mircea Eliade a quei tempi "in parecchie tradizioni, l'amicizia con gli animali e la comprensione della loro lingua, rappresentavano delle sindromi paradisiache. Al principio cioè in tempi mitici, l'uomo viveva in pace con gli animali e comprendeva la loro lingua". In Siam, in Giappone e principalmente nei paesi Arabi il gatto era amato e rispettato a tal punto che l'amore per i gatti faceva parte della fede. Ma, in Occidente, il superbo matriarcato della vecchia religione, in cui le donne erano depositarie del culto della dee, espressioni di nutrimento, guarigione, sensualità, garanti di anni ed anni di pace venne soppiantato dal vivace ed aggressivo Cristianesimo. Esso iniziò a diffondere una visione gerarchica, maschilista ed oppressiva attraverso opere di autori quali ad esempio Tommaso D'Aquino che ponevano la perfezione nell'uomo e consacravano la sua superiorità e la sua gerarchia al di sopra della donna e di tutto il resto del creato. Marina Alberghini con precisa e minuziosa ricostruzione storica artistica ci racconta dunque questi secoli bui ove il Cristianesimo assorbì, assimilò e modificò le antiche deità per commutarle in santi madonne, modificandone altre come il dio Pan ad esempio per attribuirgli perlopiù caratteristiche deteriori e negative. E così arriviamo al "Dio dell'Inquisizione"; ecco dunque il sopracitato Gregorio IX che divenne il simbolo di tutte le efferate uccisioni sul rogo, inaugurando un'epoca dove l'antropocentrismo violento e dissennato vedeva nella natura un mero oggetto da utilizzare! Questo papa con la sua Vox in Rama ispiratagli a detto suo dallo stesso Dio, si scaglio contro presunti eretici, sette, streghe e gatti neri incarnazione del demonio ed espressione della natura ambivalente di Lucifero, metà angelo e metà bestia. "Da allora le innocenti creature che avevano avuto la disgrazia di nascere gatti col mantello nero, non ebbero scampo..." scrive l'autrice che si addentra poi a raccontarci numerosi episodi storici e letterari nonché artistici inerenti a questi strazianti secoli di pregiudizi e di arretratezza intellettuale. E così il cattolicesimo fece del gatto la vittima designata di un manicheismo senza appello dove la doppia simbologia sole/luna ereditata dall'Egitto, sparisce per lasciare solo l'aspetto notturno con connotazioni malefiche. Il cammino sarà lento e solo dopo il 1550 i demonologi, uomini di legge razionali e colti, non facilmente suggestionabili, per nulla inclini al fanatismo, iniziarono a vedere la trasformazione delle strega in gatto nero come pura superstizione (menti elette come Giordano Bruno, Tommaso Campanella ecc). Ed a poco a poco i nostri amici dal pelo color notte iniziarono ad essere considerati ed amati persino da personaggi ecclesiali come Sant'Adelmo che scrisse persino un Inno del gatto. Un papa, poi, Leone XII sarà citato dal celebre poeta René Chateaubriand nelle sue Memorie d'Oltretomba per avergli affidato in punta di morte il suo amato gatto Micetto che aveva grandemente a cuore... Procedendo, nel capitolo IV troviamo La Confraternita dei gatti neri, Le Chat Noir il ritrovo di tutti i poeti, gli scrittori, i pittori, gli scultori arditi e di vivida intelligenza che divenne poi anche un giornale che vedrà le firme di Victor Hugo, Camille Saint-Saens e molti altri illustri letterati...E Marina Alberghini ci racconterà anche in questo capitolo la genesi di questo fulcro di progresso che tramite i suoi rappresentanti scelse come sua icona questa creatura libera, indipendente, fantasiosa che era stata ingiustamente perseguitata dal fanatismo. Scopriremo dunque e resteremo stupefatti da quanto il gatto nero, così bistrattato dalle menti chiuse e conservatrici, sia poi diventato il principale rappresentante vivente di tutti gli spiriti più progrediti ed innovativi che lo ritraevano, lo descrivevano e si compiacevano di averlo accanto come nume tutelare ed ispiratore delle loro proprie opere come gli illustri Edouard Manet e Charles Baudelaire in cui poesia e pittura fondano un sodalizio geniale ed anticonvenzionale (solo per citarne alcuni). Nel quinto capitolo "Il cuore nero del mistero" vengono riportate citazioni di letterati ma anche di scienziati che reputano il gatto capace di percepire "onde" di luce elettromagnetica, Sembra dunque che secondo le leggi fisiche ed astrofisiche i felini siano in grado di vedere una realtà invisibile all'uomo, attraverso la percezione di frequenze interdimensionali... Non a caso Lovecraft scriveva: "Il gatto è misterioso ed affine alle cose invisibili che l'uomo non potrà mai conoscere"... In questo libro molti altri grandi artisti vengono raccontati nei loro rapporti con questa enigmatica ed affascinante creatura come ad esempio il fondatore dell'impressionismo tedesco Ernest Kirchner, ed anche il fantastico scrittore sopracitato Howard Phillips Lovecraft, il maestro letterario del soprannaturale, antesignano della moderna fantascienza, che riuscì ad intessere con i gatti un rapporto veramente privilegiato. Questo grazioso libro si conclude con due Appendici; la Prima che raccoglie "Le Cantate per i Gatti neri", la seconda dal titolo "La fortuna è un gatto nero" che riproduce immagini di cartoline augurali di questo speciale felino. Ma tante altre curiosità, citazioni, e racconti sul gatto nero sono contenute in questo graziosissimo ed imperdibile "livre de chevet felino" edito da da Mursia nella prestigiosa collana Felinamente & C.! Per rammentare dunque la preziosità e l'unicità di una creatura che ha significato molto nella storia dell'uomo e che troppo spesso ignorantemente è stata etichettata in modo antitetico alla sua vera natura. Perché un gatto nero è e sarà per sempre il custode tutelare della casa come mentore di fortuna e di intelligibilità.

La festività dei dissennati dinamitardi

botti? no grazie

La festività dei dissennati dinamitardi

Ed eccoci alla fine dell'anno; e già la cronaca registra botti e scoppi di petardi rumorosissimi che se infastidiscono l'apparato uditivo umano, divengono negli animali fonte di malessere e grave turbamento. Non solo quest'anno a Benevento è stato persino compiuto un efferato atto di crudeltà nei confronti di un povero cane, a cui dei maligni ed amorali ragazzini hanno fatto scoppiare un petardo infilatogli in una narice. Anche per questo 2018 ormai al termine numerose città, come ad esempio Aosta si sono dette pronte a vietare i botti ed ad invitare la cittadinanza ad adottare delle misura meno chiassose per festeggiare l'incipiente nuovo anno. Tuttavia nonostante i reiterati appelli di talune lungimiranti amministrazioni comunali che invitano a non ricorrere, per l'ultima festa dell'anno, a petardi o artifici pirotecnici che ledano la salute fisica e psichica di persone e animali, nonché ad elevare il già insostenibile tasso di inquinamento dell'aria, il malcostume (definirla "abitudine" è un eufemismo antropologico), di sparare botti e bombe carta ha già iniziato a perpetrarsi. Inoltre numerosi sindaci si sono prodigati attraverso avvisi e manifesti affissi in numerose città dal Nord al Sud, nell'appellarsi al non utilizzo di petardi dannosi, mentre molti giornali riportano il sequestro di ingenti quantitativi di artifici illeciti, non solamente gravemente lesivi delle persone ma rischiosi perché apportatori di ingenti danni economici, responsabili di incendi a beni pubblici. Persino sui social si moltiplicano le iniziative che vedono protagonisti pet di ogni genere che con cartelli vari ci chiedono di non scoppiare petardi! Così si sprecano innumerevoli raccomandazioni, divieti, petizioni che rammentano pericolosità e danni dell'abuso di queste devastanti e ridondanti micce, si ricontano i feriti degli scorsi capodanni, si enumerano i danni ecologici alle proprietà pubbliche e private, e ancora una volta si implora di non perpetrare questa turpe usanza del frastuono assordante che stordisce ed annienta la consapevolezza animale. Sì perché, cani, gatti, uccelli e tutti gli animali, circondati da rumori improvvisi e acuti, si sentono minacciati, e percepiscono minato ed insicuro anche il proprio habitat domestico, a tal punto che il terrore si trasforma in una ansia così acuta e profonda da indebolire i propri parametri vitali fino a condurli alla stessa morte. Inoltre lo spavento è tale da condurre anche taluni animali selvatici a fuggire, ed a percepire un così profondo stato di disorientamento, da esporli, irrimediabilmente, al rischio investimento, minando così l'incolumità propria e degli automobilisti. Per tutti coloro che hanno accanto a sé i propri cari animali, Capodanno diventa una vera e propria notte da incubo, perché non si sa proprio come evitare che i propri compagni di vita a quattro e due zampe possano non spaventarsi circondati da così tanti frastuoni da disorientarli completamente. Ed anche gli animali selvatici, in primis gli uccelli, atterriti da botti inaspettati spesso cadono già dai rami come fossero diventati di pietra e riversi a terra, non sempre riescono a riprendere a volare. Purtroppo gli appelli al senso di responsabilità individuale e collettiva sono spesso, per non dire, quasi sempre obliati e schiacciati dal perpetrarsi ciclico di un egoista, beffardo spregio del senso civico e del rispetto verso tutte le categorie più deboli, ammalati, anziani e bambini... Come fermare tutto ciò? Così ogni anno incontro persone che all'avvicinarsi di Capodanno sono costrette a programmare piani di evacuazione o di contenimento dei propri animali, o che ricorrono ai consigli dei propri veterinari per aiutare i loro pet a sopportare questa notte di angoscia e turbamento. Così mentre dei festaioli dissennati e negligenti si divertono ad allestire pandemoni lesivi dei timpani, approntando ordigni sempre più fragorosi, degni delle guerre più cruente, molte persone trascorrono l'inizio dell'anno nuovo, nella mestizia e nella preoccupazione più assoluta. Nella "vana", temo, speranza, di indurre "pietas" in tutti coloro che disattenderanno i moniti e le raccomandazioni qui sopra riportate, voglio raccontare alcuni episodi in cui i botti hanno determinato gravi stati di disagio e sofferenza ai nostri amici a quattro e due zampe. La mia micia Milù recentemente è stata così terrorizzata dalla esplosione di una di queste maledette bombe dai nomi altisonanti da capottarsi nella sua cuccetta e da quel momento non volervi più rientrare, finché non è intervenuto il nostro veterinario. E' stato infatti necessario somministrargli delle gocce tranquillizzanti che riequilibrassero il suo stato d'animo turbato e nervoso. Quando il nostro amato Tommy, lo scatenato e simpaticissimo jack russell di casa che vedete nella foto, avverte gli improvvisi fracassi dei petardi, inizia a tremare, ed ad ansimare così tanto che ci prodighiamo in mille modi per distrarlo, e talvolta né coccole né il volume alto della televisione riescono a distoglierlo da quella angoscia così attanagliante che lo sprofonda in un umore raggelante ed affannoso con il cuore che batte all'impazzata... Quanto è labile la linea che separa la violenza e la sopraffazione sugli animali da quella sugli umani...Come è facile che "il male" alligni nella limitatezza e nel decremento della considerazione verso l'altro da sé. E poiché noto che insegnare l'etica del rispetto verso gli altri, specifici o eterospecifici, che siano, rimane a tutt'oggi una impresa semidisperata (nonostante si notino dei semi impercettibili miglioramenti), sono più che convinta che debbano essere sempre più elevate le sanzioni pecuniare e che a livello nazionale si debbano inasprire multe e incrementare severe sanzioni verso tutti questi esseri decerebrati (non li considero nemmeno "persone") che trascorrono il capodanno ad infastidire i cittadini ed ad atterrire gli animali... Il buonsenso non abita proprio nella nostra tecnologica e tanto comunicativa società dove tutto si deve ottenere frettolosamente e senza discernimento; una "civiltà" che ancora e ancora una volta per votarsi all'effimero divertimento ed alle ballate roboanti si sveste di dignità e di buona educazione...E dunque a tutti gli incivili fracassoni di Capodanno auguro di poter un giorno sperimentare sulla propria pelle, una notte di angoscia e dolore, mentre a tutti coloro che rispettano gli animali auspico che questo fine 2018 non possa essere per loro e per i loro pet eccessivamente traumatizzante...

Il mio cane mi ama, la mia gatta mi odia...sui giornali

amici a quattro zampe. e non solo

Il mio cane mi ama, la mia gatta mi odia...sui giornali

Libero 3 dicembre 2018 Il Notiziario di Saronno 21 dicembre 2018

Felini famosi e speciali

amici a 4 zampe

Felini famosi e speciali

Massimo Rossi, segretario della Accademia dei gatti Magici, autodefinitosi 'il bipede che si prende cura delle gatte sindaco', ci racconta la storia di queste meravigliose feline dagli occhi verdi, auspicando che l'esempio di Gravellona venga seguito anche da tanti altri comuni italiani. Così infatti ci riferisce: "Il 12 aprile 2005 inizia la storia delle “Gatte Sindaco”. La prima è stata Ciccetti, il cui simpatico e vezzoso nome deriva dal simpatico modo di dire di un grande attore teatrale e cinematografico milanese: Alberto Lionello, che, in numerose commedie anni Settanta-Ottanta, chiamava la moglie/amante cinematografica in questo modo: “Ciccetti”... La micia speciale venne ritrovata nei pressi dell’archivio comunale. Gatta tigrata con due meravigliosi occhi verdi, aveva tenuto compagnia al sottoscritto, ai colleghi ed agli amministratori fino al 22 ottobre 2009, quando la leucemia felina se l’era portata via! Dal 28 ottobre 2009, fino al 2 luglio 2013, è stata Pippi Gatta Sindaco a rallegrare le giornate municipali. Pippi è stata quella che ha permesso al comune di Gravellona Lomellina, di finire su giornali, riviste e televisioni, oltre che su Facebook e Twitter! Cosa che a Ciccetti non era accaduto, dato che i social network ancora non esistevano (o erano appena nati negli U.S.A), come Facebook. Il suo nome lo si deve invece alla mia collega dell’ufficio finanziario: Mariella Moro. Pippi era tigrata e bianca, soprattutto aveva 4 calzini (come ancora oggi qualcuno la ricorda ancora) bianchi. Allora Mariella, ricordandosi del telefilm anni Settanta: Pippi Calzelunghe, mi aveva suggerito il nome!!! L'iniziativa di avere Gatte Sindaco è stata adottata in seguito, nel periodo precedente il Natale 2010; grazie al Gattile di Vigevano e all’AIDAA, la storia di Pippi era cominciata a girare sul web, fino a giungere ai giornali ed alle televisioni. Il primissimo articolo apparso su un settimanale di Vigevano, 'L’Informatore', aveva titolato così: Pippi, il primo gatto sindaco d’Italia, nel paese dove da anni governa un…Ratti! Ratti non era e non è altro che il cognome del sindaco di Gravellona Lomellina. Milanese, con lontana parentela con papa Ratti, è sindaco dal 1992, con una parentesi come assessore ai servizi sociali fra il 2002 e il 2007, proprio quando è nata la storia delle Gatte Sindaco!!!Successivamente dal 13 luglio 2013, Marina Gatta Sindaco ha proseguito sulla via tracciata da Pippi. Marina è infatti apparsa in tv ed ha fatto parlare di sé anche su giornali e riviste, in particolar modo per la sua concelebrazione di matrimoni civili! Molte le foto che testimoniano la presenza di Titty durante le celebrazioni, in braccio al sindaco, o attenta sulla scrivania ad ascoltare i giuramenti degli sposi. Il nome Marina è un omaggio all’amica Marina Alberghini, scrittrice di successo di numerosi libri sui gatti (Gatti di potere; All’ombra del gatto nero; Il gatto cosmico di Paul Klee) e presidente dell’Accademia dei Gatti Magici. Anche la micia Marina è tigrata e bianca ed ha due bellissimi occhi verdi, come le due precedenti 'Gatte Sindaco!' Pippi e Marina hanno dunque attirato la curiosità e l' ammirazione di quotidiani, riviste specializzate sugli animali, reti televisive nazionali ed internazionali, per non omettere le coppie che hanno voluto che il proprio matrimonio civile venisse officiato dinanzi a queste feline insignite di una altisonante carica ufficiale nonchè simboli viventi ed undiscutibili, di simpatia, generosità d'affetto, ed anche di buon auspicio nuziale. Massimo Rossi che cura anche le pagine Facebook di Marina, è un esperto conoscitore di miti, leggende ed aneddotti dell'Universo Felino, e con grande emozione, ama ricordare i momenti vissuti con Pippi e quelli che attualmente trascorre con l'attuale gatta sindaco Marina, asserendo che :"Poter condividere le proprie giornate lavorative con la presenza silente ma partecipe di un felino, ci offre la possibilità di godere di coccole, fusa e di zampettate allegre che contribuiscono ad alleviare lo stress d'ufficio, migliorando così i rapporti interpersonali, ed aumentando la produttività. E' risaputo d'altronde che accarezzare un micio, abbassi la pressione, e che il loro piacevole ron-ron abbia effetti rilassanti, ed è anche molto gratificante relazionarsi e prendersi cura di un piccolo essere peloso, affettuoso partecipe della quotidiana vita d'ufficio, e nel contempo contemplativo ed indipendente. Tutti gli impiegati comunali sono entusiasti delle simpatiche effusioni di Marina; durante tutta la giornata la micia contribuisce decisamente ad accrescere l'interazione tra le persone, migliorando l'ambiente lavorativo". Massimo Rossi ci ricorda inoltre che tutte le micie sindaco, giunte in Comune, superato il primo momento di sconcerto, si sono poi subito adeguate a giorovagare per le stanze con grande competenzia e maestria esploratrice, sentendosi perfettamente a proprio agio tra faldoni e scaffali, e riscuotendo moltissimo apprezzamento da tutti gli astanti. E ciò lo attestano anche le foto che le ritraggono spesso acciambellate su pile di incartamenti o quasi in posa tra i mobili d'ufficio comunali. Inoltre, proprio in questi giorni prenatalizi, Marina è solita accomodarsi tra il presepe, attenta e rispettosa delle statuine, con il suo sguardo di smeraldo così intenso da sembrare esprimere devozione e cura verso i volti della sacra famiglia. E poichè, solo chi ama profondamente i gatti, e sa che sono portatori di una sensibilità speciale e di una percettibilità ai confini del magico, non può che accondiscendere alle parole di Massimo Rossi, quando racconta che le "micie sindaco" hanno scelto di essere prescelte, come se l'incontro con loro non fosse stato fortuito, ma per cosi dire predestinato. Difatti Massimo ama citare le parole di un grande autore Jules Verne: "Credo che i gatti siano spiriti venuti sulla terra. Un gatto, ne sono convinto, può camminare su una nuvola". Non possiamo che auspicare che l'esempio di questo comune venga seguito da molti altri luoghi pubblici ed amministrativi.(Il Giappone è all'avanguardia in questo senso, nell'introduzione di gatti negli uffici). Perchè la presenza di questi animali domestici è senza alcun dubbio un prezioso arricchimento per la salute psicofisica e sociale degli esseri umani. Vi rimando alle pagine Facebook, Marina gatto Sindaco e Massimo Rossi, dove potrete reperire curiosità ed informazioni sulle "gatte sindaco" e sul meraviglioso mondo felino

Geometrie esistenziali, il nuovo libro dell'etologo Roberto Marchesini

le diversità nel mondo animale

Geometrie esistenziali, il nuovo libro dell'etologo Roberto Marchesini

"La grandiosa diversità dei viventi è il grande tema che nutre l’estro dei poeti, la smania sillegica dei collezionisti, la curiosità degli esploratori, la religiosità dei mistici, il campo di ricerca dei naturalisti, l’immaginario degli artisti e l’orizzonte di modelli a disposizione dei tecnici e degli scienziati". Così l'etologo Roberto Marchesini, nella sua ultima fatica, Geometrie esistenziali. Le diverse abilità nel mondo animale. La multiformità rappresenta la strada maestra che ha consentito la vita costruendo catene trofiche, reciproche dipendenze ecologiche, reti di connessioni che hanno impedito l’accumulo di scarti e il riciclo delle risorse. Il mondo animale rappresenta solo una piccola parte di questa esplosione di biodiversità che ha disegnato geometrie esistenziali capaci di raccontare una storia di prossimità di retaggio, una genealogia del vivente che non si limita a una semplice retrospettiva, per quanto affascinante possa essere sotto il profilo paleontologico, ma tratteggia parentele più o meno prossime che ci parlano anche di somiglianze e quindi di sovrapposizioni di caratteri tra le diverse specie. Si tratta, infatti, di una diversità non fine a se stessa, ma estremamente funzionale e connessa: il corpo di un gatto è magnificamente correlato nella sua istologia, nel metabolismo, nella biomeccanica e nell’espressione comportamentale per svolgere la sua funzione di predatore che sorprende la preda e la batte in velocità. Un manuale di etologia di base, che si legge come un documentario, ricco di riferimenti al mondo animale e alla sua infinita molteplicità. Roberto Marchesini è filosofo, etologo e zooantropologo, direttore del Centro Studi Filosofia Postumanista e di Siua, Istituto di Formazione Zooantropologica. Ha all’attivo oltre un centinaio di pubblicazioni nei campi della bioetica, della filosofia postumanista e dell’etologia filosofica. Scrive per diverse testate nazionali e tiene conferenze in tutto il mondo sul rapporto uomo-animale. Ha curato i notissimi dizionari bilingue Italiano/Cane (2010) e Italiano/Gatto (2009), che hanno dato una svolta a come comunichiamo con cani e gatti. I suoi lavori sono tradotti in inglese, francese, spagnolo, tedesco e portoghese. Formato 13x21 cm - Pagine 340 - Prezzo 15,00 € - ISBN 9788897561910 – Apeiron Edizioni - Safarà Ufficio Stampa Apeiron – Eleonora Adorni tel. 349/4907913 - E-mail: estero@siua.it

Il mio cane mi ama, la mia gatta mi odia

novità in libreria

Il mio cane mi ama, la mia gatta mi odia

Ripensando ai trascorsi di vita, accanto a me, ci sono sempre stati degli animali; come pure ideità, o soggetti di sogni, o rappresentati da peluche di varie fogge quando ero piccola, oppure esseri viventi e senzienti che non ho mai considerato come semplici corollari della mia quotidianità. Il fatto stesso di etichettarli con la parola «animali» anche oggi mi sembra così svilente e riduttivo, perchè il mio personale e speciale «zoo» che conservo indelebilmente nella mia mente e nella mia anima, è diventato parte integrante di una storia che mi ha supportato e mi ha trasmesso doni emotivi e culturali. Non sarei ciò che sono oggi se la mia passione per loro non mi avesse condotto a conoscerli ancora più nel profondo: inoltre la convivialità che queste creature, definite, correttamente dal Prof. Roberto Marchesini, eterospecifiche, ( diverse da noi ma con uno status di soggettività ed identità proprie da rispettare), mi ha condotto ad incontrare e conoscere etologi, scrittori, e naturalisti che come me si sono accorti di quanto sia importante per l'uomo amare e preservare olisticamente la nostra biosfera. E, credetemi è veramente appagante poter scrivere di loro e raccontare attraverso essi, quanto i nostri incontri possano essere stati propedeutici ed accrescitivi, latori di esperienze che era doveroso tramandare. Per questo motivo, recentemente mi sono applicata a rileggere, con lo scrupolo della maturità avanzata, un libro meraviglioso il «livre de chevet" di tutti gli studi e le relazioni che l'uomo ha avuto ed avrà con ogni genere di animale: L'anello di Re Salomone. Questo saggio, pubblicata nel 1949, ritengo sia latore della più esaustiva e significativa analisi etologica e didattica che sia mai stata scritta nei tempi. Konrad Lorenz ci ha lasciato in eredità una nuova concezione del rapporto uomo natura, sostenendo con racconti ed esempi del suo vissuto emotivo e relazionale con tutte le creature viventi, che essi che possiedono una coscienza propria, sentimenti unici, e che il rapporto con l'ambiente che ci circonda non solamente induce l'uomo a riflettere sul concetto di bellezza ma anche sul senso stesso del mondo...Come non appassionarsi alla lettura di Lorenz, dove traspaiono le sue annotazioni e le sue simpatiche vicissitudini su oche, uccelli, leoni, cani e tutto il micro e macrocosmo a cui questo illustre epistemologo e naturalista si è avvicinato, con umiltà, affetto, grande perspicacia e soprattutto rispetto. Da lui abbiamo appreso che i nostri "pets" sono prima di tutto soggetti, e che attraverso l'interazione con loro non solo impariamo molto anche su noi stessi, ma anche quanto l'homo ludens non possa mai essere scisso dall'homo esplorans; e che amare veramente e sinceramente gli animali significa essere ispirati da un affetto profondo e genuino, nonché constatare che chi si accosta ad essi impara a ridere, interagire e meditare sulle meraviglie di quel creato a cui l'uomo è ineludibilmente connesso... Conscia di ciò ho deciso di intraprendere questa «avventura», e di presentarvi in ogni capitolo, coloro che sono stati i miei più cari e sinceri amici (ma propriamente non solo miei), in modo tale che essi non siano sono protagonisti di semplici vissuti, bensì possano anche rappresentare dei modelli propedeutici ad una più equilibrata e soddisfacente relazione con il mondo animale. A voi dunque, i miei fidati compagni: il jack russell Tommy, erborista provetto e valente rubacuori, la vezzosa Milù, felina dal carattere tempestoso, il merlo indiano Solò turista per caso, il riccio vagabondo Otto, lo scoiattolo sfuggente Derrel, il cocker Lilly dal fiuto scovatutto, lo spericolato gheppio Johnny, la riottosa cornacchia Cordelia, il gattone baby sitter Thomas, il barboncino Pepy esperto natante, Percival il tigrato psicompompo, e tanti altri inconsueti, unici, incredibili pets, che intrecciando la loro esistenza con noi «umani» sono stati prodromi di tanta dedizione e latori di un arcobaleno di gioia ed insegnamento. Grazie a loro, alle loro avventure, mi sono soffermata a riflettere sulle tematiche classiche intrecciate al mondo animale come alimentazione, comportamentalismo, cure veterinarie, vegetarianesimo, e persino aspetti simbologici e paranormali di cui sono stati testimoni, citando quelle opere e quegli autori che ne hanno maggiormente interpretato la peculiarità. Sempre tenendo a mente, l'eredità del grande Giorgio Celli, che ci ha insegnato quanto la cura verso ogni genere di creatura vivente nobiliti il nostro cuore ed arricchisca il nostro spirito. Per ordinare il libro clicca qui

Lezioni di gioia? Lezioni di Dogfulness. Ovvero come il cane ci insegna a vivere con giocosità libertà ed intraprendenza

incontro con paolo valentino

Lezioni di gioia? Lezioni di Dogfulness. Ovvero come il cane ci insegna a vivere con giocosità libertà ed intraprendenza

Esce in libreria un altro libro di Paolo Valentino, scrittore prolifico, che in questo nuovo livre de chevet immancabile nella biblioteca di un vero amante degli animali, ci regala una nuova visione del mondo attraverso gli occhi del migliore compagno dell'uomo, il cane. Abbiamo avuto il piacere di intervistare l'autore presso la libreria Mondadori di Saronno e abbiamo scoperto che... D. Dalla Catfulness ovvero da come i gatti interpretano la vita alle Lezioni di dogfulness, questa volta sono i cani ad insegnarci una nuova appagante Ars vivendi? R. Certamente, ma in una prospettiva diversa certamente dalla visione felina. Difatti se il gatto ci conduce all'introspezione all'imperturbabilità ad affrontare le gravi problematiche della vita con uno spitito zen contemplativo e pacato, e di conseguenza ci insegna a riflettere su noi stessi ed a conoscere il nostro Io interiore, il cane ci conduce invece verso il mondo della esplorazione e dell'incontro con gli altri. Tutto ciò l'ho sperimentato personalmente da quando convivo con due gatti e due cani. Soprattutto l'arrivo di Nicola e Fiamma, due simpatici barboncini che si relazionano con Panda e Shiro i due gatti, testimonial del metodo Catfulness, costituendo così una allegra famiglia allargata, mi ha fornito una nuova ispirazione rivoluzionaria. D. Cosa dunque possiamo scoprire dai precetti e dai motti del nostro pet d'elezione, rispetto a ciò che ci può indicare il nostro micio domestico? R. Tutto inizia dalle differenti caratteristiche insite nel cane e nel gatto: il cane ed il gatto sono lo yin e lo yang, la luce ed il giorno, due poli contrapposti che debbono reggersi in armonia ed in equilibrio affinchè si possa riconoscere e godere appieno dei momenti di gioia e di felicità nella nostra vita quotidiana. Per me scrivere questo libro è stato come "togliermi il guinzaglio"; ossia metaforicamente il nostro pet ci insegna a rifuggere dall'isolazionismo ma ad esplorare la socialità, interagire con gli altri ed aprirci con maggiore disponibilità e fiducia alle nuove esperienze relazionali. Soprattutto tutto finalizzato ad assaporare la quotidianità in maniera giocosa, tuffandosi nel mondo, non prendendosela se qualcosa va storto, concentrandosi sulle bellezze della natura da esplorare e riuscendo a dribblare le preoccupazioni. Il cane dunque ci insegna allo scambio di felicità, ad amare noi stessi così come siamo, a vivere dinamicamente lasciando scorrere le negatività per uscire da una stasi e far circolare l'energia. E soprattutto come è sottolineato nel titolo di un capitolo, occorre imparare a realizzare qualcosa di concreto e positivo per il nostro cane affinché entrambi si possa godere appieno del rapporto con lui. D. Dunque, qui in Lezioni di dogfulness troviamo come voce narrante il cane, con una percezione soggettiva di benessere fluida ed attiva, anche scanzonata e più lieve, mentre in Catfulness il gatto ci offre l'adozione di stati mentali più contemplativi... R. Sta proprio qui la differenza; entrambi hanno molto da insegnarci. La loro forza sta nella loro difformità caratteriale ed etologica: non per niente il gatto è il simbolo della forza individualista, della pacatezza, della riflessività, mentre il cane è iperattività, è incontro, è socialità pura. Come ho detto prima, entrambi si compemetrano con le loro peculiarità e generano una consapevolezza bilanciata ed appagante. Così per essere felici dobbiamo leggere in noi e gli altri questi aspetti peculiari e dicotomi dei nostri due pet, e saperli adottare alla circostanza. E soprattutto come si dice in Lezioni di dogfulness, non prendersi mai troppo sul serio e mai mai allontanare da noi lo spirito giocoso e condividerlo reciprocamente con gli altri. Il nostro benessere in questa società fluida e scostante sarebbe dunque di saper bene dosare l'atarassia, la quiete, assaporare il lento momento come il gatto, ma anche, come ci insegna il cane, uscire e passeggiare nel mondo (qualche volta correndo a perdifiato assaporando la libertà) sentendoci finalmente liberi di giocare per riscoprire noi stessi. D. Nel libro c'è un capitolo speciale in cui parli di "cani che amano la vita"... R. Infatti in questa parte finale del mio libro parlo di cani famosi come Hachiko il cane più fedele del mondo che aspettò per tutta la vita il suo padrone e a cui è stata eretta in Giappone una statua famosissima, sotto la quale ultimamente si acciambella, curiosamente un micio. Ma ci sono anche Balto e Togo che trasportarono medicine per curare la difterite in Alaska o il cane di Freud Jofi che aveva una certa dose di perspicacità psicologica, e persino Blondi il cane di Hitler, e per ultimi ma non meno importanti, non potevano mancare, i miei due barboncini che mi hanno aiutato a redigere questo libro. .

Un fine ritratto etologico-filosofico ma anche storico e scanzonato dei nostri due pet d'elezione

Cane e gatto due stili a confronto

Un fine ritratto etologico-filosofico ma anche storico e scanzonato dei nostri due pet d'elezione

Dopo aver letto questa nuova opera dell'etologo Roberto Marchesini Cane e gatto, due stili a confronto, ci accorgeremo di osservare i nostri animali domestici, i nostri compagni di vita a quattro zampe, in un modo completamente diverso ma decisamente più onnicomprensivo. E già nella premessa si comprende come sia veramente improponibile ed impossibile scegliere chi prediligere tra cane e gatto, in quanto si tratta del vivere due esperienze dirette, ma entrambe in grado di offrirci un frammento di universo che altrimenti ci sarebbe precluso. Perché, come asserisce l'autore, "la relazione con il cane e con il gatto fa sperimentare dimensioni esistenziali irraggiungibili"; vissuti a volte antitetici nelle loro epifanie che però aprono scenari immaginativi che interrogano la stessa nostra condizione umana. Eccoci dunque di fronte al cane emblema vivente della relazione, della condivisione, e della partecipazione e dall'altra il gatto determinato dal suo imperativo categorico riflessivo che lo spinge ad essere solitario, nume tutelare della casa ma altresì una commistione tra calma ed improvvisa interattività. Cane e gatto, dunque due maschere etologiche affascinanti, inconfrontabili per i loro retaggi filogenetici, ma nel contempo così accostabili da riuscire a coglierne con stupore e divertimento i loro caratteri; mentre il cane ti fissa continuamente con i suoi occhi pungenti ed il suo nasetto sempre pronto a percepirti, presenza quasi ingombrante ed aggregante, il gatto ti ascolta attento con le orecchie a radar e con il suo sfiorare così inglobante, si declina in una presenza-assenza altalenante. Porli dunque a confronto, come asserisce l'autore, potrebbe essere un gioco quasi paradossale, sempre tenendo presente, tuttavia, che non esiste una unica tipologia di cane o di gatto, bensì una molteplicità di profili individuali con caratteristiche singolari molto marcate. In tal modo potremo così scoprire nuovi dettagli nella nostra relazione con loro che ci saranno utili per diminuire le incomprensioni, per imparare i termini etologici della nostra relazione con loro, per sfatare pregiudizi e finalmente per farci desistere dal considerarli dei compensatori di deficit affettivi o scipiti interpreti di ruoli surrogati. Questa antropomorfizzazione (desunta anche da favole e cartoni animati disneyani) ci impedisce talvolta di considerare il gatto e il cane nelle loro specificità che devono essere esaudite e comprese, per rispettarne la loro precipua personalità. Se dunque è comprensibile un pizzico di umanizzazione, se non fosse altro per l'appartenenza comune alla classe dei mammiferi, dobbiamo concedere loro spazi di espressione ed idealità confacenti al loro stesso essere. In tal modo diventa importante "conoscere per saper ospitare" e finalmente accorgersi che questa accoglienza di "un altro non umano", significa anche reinterpretare non solo noi stessi ma anche la nostra dimora secondo le sue coordinate di specie. il prof. Marchesini dunque ci insegna a costruire questa interazione nel modo adeguato con il cane abituato alla consuetudine e con il gatto che necessita di una maggiore autonomia; con il cane occorre infatti essere attenti e diligenti, con il gatto fantasiosi e metodici sempre sottolineando come tutto ciò richieda una grande disponibilità per giungere a selezionare dei parametri di modus vivendi che consentano ai nostri pet il loro benessere fisico ed anche psicofisico.  Insomma scoprire e concedere i fattori di well-being ossia quegli elementi che rendono la vita di un individuo in linea con le sue aspettative di libertà e felicità. Perché in fondo, ciò che è basilare è non scordare mai che quel cane e quel gatto sono individui con una loro storia personale che influenza le loro capacità adattive, in cui la felinità e la caninità si sono esplicate in un profilo unico e peculiare. Convivere con la felinità si estrinseca nel vivere con una creatura i cui occhi ti seguono in continuazione e la cui affettività travolgente si esplica nelle scorribande diurne, mentre convivere con felinità significa dividere i propri spazi con uno strano folletto furtivo, mix di assonnatezza ed impeto nocticulo. Uno stare al mondo completamente diverso che concerta un habitus di osservazione che ci inonda di vitalità motivazionale, e che ci offre quella ritmica di spazi in cui entrambi, pet ed umani ci confrontiamo. "Ospitare un gatto o un cane", dice l'autore, " significa pertanto riscoprire parti di sé remote, che credevamo superate, è un po' come rianimarle nella cenere ancora ardente nel nostro inconscio". Mettiamoci dunque in ascolto, usiamo un metodo per così dire fenomenologico, e finalmente scorgeremo molto sui nostri amici a quattrozampe: magari inventando similitudini giocose che esaltino la loro diversità, ci avvediamo che se il cane fosse uno sportivo di atletica sarebbe un maratoneta, mentre il gatto un centometrista, o che se il cane fosse un auto sarebbe una jeep ed il gatto un automobile di Formula 1. Dunque due relazioni con il gatto ed il cane, che si dipanano nel segno della convivialità per il primo e nella libertà di partecipazione per il secondo. In conclusione, è proprio lo stile cognitivo che brilla di diversa luce nei due animali; il gatto è una presenza ctonia mimetica e silenziosa, il cane è una presenza incessante, sempre desideroso di condividere i nostri spazi. Ed è proprio questa diversità di stile che diventa il regalo più importante che ci viene donato per comprendere la forza della diversità, una fonte inesauribile di propedeutica e di psicologia alle quali l' essere umano si è sempre riferito. "Cane e gatto, due stili a confronto", un trait d'union fondamentale per interrogarsi su una comunicazione interspecie, e soprattutto per creare un sodalizio d'amicizia e di rispetto reciproci arricchentì e preziosi per tutti. Roberto Marchesini: Cane e gatto , due stili a confronto, Apeiron edizioni

etologia cognitiva

Etologia cognitiva: un nuovo libro che insegna ad osservare il comportamento della mente animale

Roberto Marchesini ci conduce alla scoperta della mente duttile e creativa degli animali con rinnovato stupore e metodo scientifico

In questo saggio, Etologia cognitiva: alla ricerca della mente animale, da leggersi, doverosamente con scrupolo e attenzione, frutto di un lungo lavoro e di ricerche impegnative, il Prof. Roberto Marchesini si è proposto di offrire una nuova visione comprensiva del termine cognitivo, fino ad oggi troppo riduttiva ed esemplificata. Lo scopo principale dunque di questo volume è riuscire a trasmettere cosa significhi studiare in modo corretto ed adeguato il comportamento animale dischiudendo nuove prospettive interpretative che comprendano l'analisi degli stati emozionali e motivazionali degli animali. Nonché di indagare la loro capacità senziente e le loro dotazioni innate ed apprese che consentono loro una interazione dinamica con l'ambiente. Dunque l'etologia cognitiva non studia pedissequamente il pensiero dell'animale ma adottando come nodo essenziale la mente in tutte le sue diverse esplicazioni giunge a de-antropomorfizzare l'animale, evidenziandone somiglianze e diversità nella prospettiva di una comune eredità filogenetica di matrice darwiniana. E per l'appunto partendo dalla etologia classica, tramandataci da Konrad Lorenz e Nikolaas Tinbergen, e operando alcune trasformazioni nel modello di spiegazione, l'etologia cognitiva ci spiega come non sia sufficiente partire da coscienza e soggettività per comprendere in toto il grande ed avvincente mistero della mente animale che ha le sue basi d'essere nel principio della diversità cognitiva e della pluralità intellettiva. Difatti esiste ancora il pregiudizio che considera l'animale o l'eterospecifico incapace di riflettere sulle situazioni in cui si trova, mosso solo da pulsioni o da stimoli codificati che lo renderebbero un automa preformato in grado di affrontare le avversità della vita solo attraverso tentativi casuali. Ma la nuova etologia cognitiva ci consegna la visione di un animale attivo, soggetto protagonista della sua vita, abile nel perseguire i suoi interessi ed a portare a compimento le mete di cui si è prefisso. Non solo: l'originalità di questo approccio cognitivo ci consente di penetrare nelle profondità dell' inconscio dell'animale e di osservare come la sua coscienza espliciti ed illumini una soggettività negatagli, per molto tempo, dagli studi antecedenti. Roberto Marchesini ripercorrendo le basi metodologiche della spiegazione cognitiva, evidenziandone i capisaldi come "inquadrare una dotazione comportamentale o sperimentare come avvengano i processi di apprendimento, o come stilare un profilo biografico dell'individuo e così via..." ci orienta verso l'accettazione di una spiegazione mentalistica che giustifichi le evidenze comportamentali riscontrate. Il vero etologo è dunque interessato alla pluralità esistenziale, per cui adotta un atteggiamento policentrico, basato sulla comparazione e non sulla pretesa di utilizzare la metrica di una specie per valutarne un'altra. Ciò comporta osservare l'eterospecifico in una prospettiva di rispetto e di maggiore considerazione. Scrive l'autore: "Gli animali apprendono e sono il frutto di continui rimaneggiamenti di apprendimento, così facendo scivolano sulla china della vita cambiando forma, come uno specchio distorcente riportano in sé immagini frammentarie di mondo, senza riproporle tal quali, ma sulle basi di flessioni che derivano da precedenti introiezioni, dalle pregresse riflessioni". Parlare dunque di soggettività significa riconoscere nell'animale la capacità di assumere delle istanze e di trasformarle in atti produttivi ed intenzionali, espressioni dunque di una singolarità che travalica la filogenesi come storia della stessa specie di appartenenza. Attraverso dunque le declinazioni adattive ogni individuo è portatore di particolari propensioni orientative e di competenze che tuttavia gli consentono di andare nel mondo attraverso atteggiamenti ed espressioni peculiari. Alla luce di ciò è quanto mai necessario adottare un antropomorfismo critico che ci conduca a riconoscere un carattere condiviso che nel caso dell'omologia potrebbe essere definito preumano; e questa interpretazione finalmente ci consente di esperire l' animale come essere senziente dotato di una sua precipua  "res cogitans".   Roberto Marchesini, "Etologia animale, alla ricerca della mente animale", Apeiron edizioni. Sito Web: https://www.siua.it/

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