Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

Brasile, UFO su San Paolo il giorno della vittoria di Bolsonaro

per i suoi fans è un segno. ma occorre prudenza...

Brasile, UFO su San Paolo il giorno della vittoria di Bolsonaro

I "rettiliani" a Porto Badisco

storie al limite

I "rettiliani" a Porto Badisco

Mercoledì 3 gennaio 2006 moriva all'età di 68 anni Isidoro Mattioli, uno dei protagonisti di un misterioso caso UFO verificatosi in Puglia, nei pressi di Porto Badisco, nel salento. Mattioli, un appassionato speleologo leccese, visse un’incredibile avventura negli anni Settanta, allorché stava esplorando alcuni cunicoli nei pressi della Grotta dei Cervi; là ebbe modo di udire uno strano rumore di sassi che rotolavano ed un misterioso suono di tamburi provenire dagli impenetrabili cunicoli. Spaventato, l’uomo decise di abbandonare l’escursione ma, nell'estate del 1985, Mattioli si decise infine ad organizzare un'altra spedizione; i fenomeni, neanche a dirlo, si ripeterono: l’uomo, oltre ad udire nuovamente quegli strani rumori ed il tam-tam dei tamburi, ebbe anche modo di intravedere una figura umanoide di circa 80 cm di altezza e due luci rosse, come due occhi infuocati. La notizia rimbalzò sui giornali locali che ancora oggi, a distanza di anni, di tanto in tanto i media tornano sulla misteriosa vicenda. L’aspetto che rende ancor più intrigante la vicenda è che la grotta di Porto Badisco, di cui parlò negli anni Settanta anche il celebre Peter Kolosimo, è coperta di incisioni preistoriche che mostrano strane figure nelle quali non pochi hanno visto rappresentazioni di UFO ed extraterrestri. Sia come sia, nessuno ha mai saputo dare una spiegazione soddisfacente dell'accaduto ed ora che Isidoro Mattioli ha portato per sempre con sé questo segreto, tutte le residue speranze di risolvere questo caso sono riposte nel progettato programma di esplorazione della Grotta dei Cervi con sonde automatiche. Non è un segreto, invece, che diversi speleologi abbiano percepito le stesse sensazioni di Mattioli, calandosi nel livelli sotterranei più profondi, in diverse parti d’Italia. Uno speleologo milanese, degno della massima fiducia, ci ha confidato dietro le quinte di aver potuto accedere ai livelli più profondi delle gallerie che percorrono la rete sotterranea di Milano (dunque, al di sotto delle fogne e dei viadotti della metropolitana), imbattendosi in tunnel molto più antichi, nei quali l’uomo dice di avere visualizzato delle strane entità, dall’aspetto particolarmente malvagio. La "leggenda", se ti tale si tratta, è che sarebbero i controversi "rettiliani" della letteratura ufologica. Io non so dare una risposta. Quale sia la causa di queste visioni, la mancanza di ossigeno o la reale presenza di creature evidentemente non fisiche, non è ancora dato di saperlo.

Quando gli alieni si schiantarono in Liguria

e l'avvistamento del vigile

Quando gli alieni si schiantarono in Liguria

Primavera del 1978. Era un pomeriggio di primavera e, ci racconta Massimo Ferrante del centro ufologico 'Odissea 2001', "un operaio stava percorrendo in auto la Statale 135 che da Genova conduce a Novi Ligure, passando per Busalla. Una strada che si snoda tortuosa tra i contrafforti alpini superando il Passo dei Giovi. Erano passate da poco le 17.00 e l'uomo che, stava rincasando dal lavoro, procedeva con andatura tranquilla giù per i tornanti della rotabile. Giunto in località Bastia, in un punto dove la strada s'insinua in mezzo ad un bosco, la sua attenzione fu attirata da qualcosa che si muoveva nel sottobosco. Guardando con più attenzione, l'uomo intravide due strane figure che sembravano nascondersi, accovacciate. In quel momento, improvvisamente, il motore dell'auto si bloccò. Spaventato, l'uomo cercò freneticamente di rimetterla in moto, sentendosi in pericolo. Dopo pochi minuti, l'auto ripartì, con gran sollievo del il testimone, che poté allontanarsi velocemente". Ma non era finita là. "In quei giorni", prosegue Ferrante, "Bruno Barbieri, vigile urbano di Busalla, aveva notato dalla finestra della sua abitazione, che guarda verso Bastia, la presenza di una luce fissa di color azzurro che occhieggiava in distanza del bosco. La cosa lo incuriosì molto, dato che sapeva benissimo che nella zona non c'erano assolutamente fonti luminose. Recatosi sul posto, il vigile si inoltrava nel bosco dove, con notevole sorpresa, scopriva una gran devastazione. Devo premettere che in quella parte del bosco passava una linea di corrente ad alta tensione, collegata ad una cabina poco distante. I pali di sostegno si inoltravano nel fitto della vegetazione e attraversavano il bosco, sino alla strada. Barbieri si trovò improvvisamente dinanzi un'ampia zona distrutta come dalla caduta di un aereo. I pali della luce erano stati tranciati o scalfiti. Uno era stato spezzato alla base e penzolava, sostenuto dai fili dell'alta tensione. Gli isolatori di un altro palo, abbattuto del tutto, dondolavano a mezz'aria. Sembrava proprio che qualcosa venuto dall'alto fosse passato a bassissima quota, sugli alberi, travolgendo ogni cosa. A quel punto Barbieri, tornato in paese, informava un nostro collega, l'ufologo Vittorio Crosa di Busalla, e assieme a questi tornava sul posto per fare delle foto. Ricordo che inizialmente Crosa, vista quella devastazione, pensò alla caduta di un meteorite, ma poi, visto che non c'era frammenti o crateri o altri reperti, e venendo a sapere in seguito dell'avvistamento delle strane creature nella stessa zona, dovette concludere che a Bastia si era verificato un evento UFO".

L'UFO dell'astrofilo

parlano gli esperti del cielo

L'UFO dell'astrofilo

Era il tardo pomeriggio di domenica 13 novembre 2005, alle 18.30, e due amici di Domodossola scorgevano, dal centro città, "il transito di una sfera bianchissima, con una breve coda spezzata nella parte finale". L’oggetto procedeva velocissimo, da nord-est a nord-ovest. Essendo uno dei testimoni un esperto astrofilo, ha potuto stimare che l’oggetto "aveva un diametro di due gradi circa, con una coda lunga almeno quindici. L’altezza dall’orizzonte era di circa 30 gradi". Nessuno dei due testimoni ha udito alcun rumore. Secondo l’indagine condotta dall’ufologo novarese Mauro Roncaglia, che al caso ha dato patente di genuinità, "la sfera, alla velocità di un meteorite, è scomparsa dietro un palazzo che ha impedito agli osservatori di continuare a vederne la corsa".

Alieni, il festival dell'assurdo

sono tra noi

Alieni, il festival dell'assurdo

La spiegazione extraterrestre dei fenomeni UFO è motivata dal fatto che nei resoconti testimoniali ricorrono spesso strane presenze umanoidi (oltre 300 i casi nella sola Italia; i primi casi, detti di IR-3 o "Incontri ravvicinati del terzo tipo", risalgono al 1947, con un aumento vertiginoso a partire dal 1954); nei confronti di questi racconti i seri ricercatori restarono a lungo scettici. Nonostante la sincerità dei testimoni, lasciava interdetta la considerazione che queste creature, anziché stabilire un contatto intelligente come ci si sarebbe aspettato, ci snobbavano quando addirittura non ci aggredivano o per contro fuggivano a rotta di collo; il culmine fu raggiunto quando, in molti episodi, gli E.T. dimostrarono un comportamento che di intelligente aveva ben poco (in un caso un alieno fu visto camminare sul muro in orizzontale, come in un fumetto). Il matematico francese Aimé Michel definì questi incontri un festival dell’assurdo, ed altri ricercatori cominciarono a considerare il fatto che forse gli alieni non erano creature in carne ed ossa, ma semplici robot. A detta dell'ormai scomparso gruppo francese Ouranos, "in media un atterraggio ogni quattro gli occupanti UFO si fanno vedere"; talvolta, producendo dolorosi effetti fisici (IR-2), spesso dovuti all'azione di fasci di luce sprigionati da strane armi a forma di tubo o di sfera, usate dagli E.T. contro terrestri troppo curiosi. Di tali armi si parla già nella letteratura ufologica dei primordi. Nel primo contatto alieno "ufficiale", l'incontro a Raveo del pittore Johannis Rapuzzi il 14 agosto 1947 con due nanerottoli, il terrestre venne paralizzato da un fascio sprigionatosi dalla cintura di uno dei piccolotti incontrati nel bosco. "Negli incontri di secondo tipo, gli IR-2, si notano effetti puramente fisiologici (ustioni, dolori, malesseri diffusi, irritazioni), psicologici (nevrosi, incubi, insonnia) e/o psicosomatici (disturbi digestivi, visivi, auditivi, sessuali)", ha dichiarato l'ufologo francese Pierre Delval, autore di un'analisi su 100 casi di UFO atterrati, comprendenti in minima parte anche il contatto con gli umanoidi. Delval ha notato che gli "effetti fisici" (EF) erano riscontrabili in 13 IR-3 e in 20 IR-2. Gli IR-3 complessivi erano 20. In 19 casi tali effetti erano prodotti dal raggio luminoso. Nel caso di Marius Dewilde, che il 10 settembre 1954 a Quarouble in Francia, si imbatté in due alieni, il teste si ritrovò con gli occhi chiusi, per una momentanea paralisi dei muscoli orbitali. Al contrario, nell'esperienza del sig. Manselon (che incontrò gli extraterrestri il 14 marzo 1969 a Malataverne, Francia), il teste notò che l'unica cosa che riuscisse a muovere erano solo gli occhi. In taluni casi il teste ha cercato invano di urlare. Questa sorta di paralisi della gola l’ho constatata anche in alcuni casi da me inchiestati. La signora Giuliana Sipala mi ha raccontato di essere stata svegliata, una notte dell'estate del 1989, "da un fascio di luce blu, forte, che entrava dalla finestra". Solo che di fronte alla casa vi era solo un giardino e l’abitazione della signora era al quarto piano. Fuori, non poteva trovarsi nessuno, a meno che volasse. E difatti, alzatasi, la donna andò alla finestra e fece per tirare su la tapparella; in quel mentre sentì una scossa molto intensa, che la fece tremare e le bloccò il braccio sulla corda (corda che, come è noto, non conduce elettricità); voltatasi per chiedere aiuto al marito dormiente, la donna non riuscì a profferire verbo. Con notevole sforzo, allora, sollevò di poco la tapparella, scorgendo un "oggetto di 3-4 metri di diametro, color canna di fucile, sospeso in volo davanti alla finestra". Aveva una base rotonda bombata e una cupola. Tra la cupola e la base c'era una scanalatura di 30 cm. Vedevo uscire come dei fili colorati, dei raggi fosforescenti bianchi e colorati. Erano tanti, come fili sottilissimi...", mi ha raccontato. Poco dopo l'oggetto si sollevò, scomparendo sopra i tetti delle case, in direzione della città di Rho (MI). Solo in quel momento la donna avrebbe recuperato la propria abilità motoria. Quest'episodio ne rammenta uno analogo, accaduto il 21 novembre 1973 ad una casalinga canadese di Joliette che, alzatasi una notte, scorse una figura di aspetto umano, ma senza naso e bocca e alta solo un metro e venti, fuori dalla finestra. La donna provò un'insolita sensazione di grande bellezza; e rimase paralizzata per 15 secondi.

L'UFO del carabiniere

dagli archivi militari italiani

L'UFO del carabiniere

Tra il 22 settembre ed il 4 ottobre del 1995 uno o più UFO lasciavano, nel pordenonese, ben tre impronte circolari nel terreno. In un rapporto inviato allo Stato Maggiore dell'Aeronautica si leggeva che "ad Arba di Pordenone, alle ore 15 circa di venerdì 22 settembre 1995, l'ex maresciallo dei carabinieri Roberto Boran rilevava un'impronta circolare di m.10,60 di diametro sul suo terreno coltivato a soia ed erba medica. Tanto la soia quanto l'erba medica comprese nel "cerchio" apparivano come fossero state immerse nell'acqua bollente. A Malnisio, frazione di Montereale Valcellina, alle ore 18 circa di mercoledì 27 settembre 1995 la signora Eliana Favetta notava, in un campo coltivato ad erba medica situato a lato della strada che conduce da Malnisio ad Aviano, una impronta circolare che si rivelerà dello stesso diametro del "cerchio" di Arba. A Maniago il 4 ottobre 1995 il signor Pietro Bearzatto, abitante ad Arba, notava un'impronta circolare, il cui diametro si rivelerà ancora di metri 10,60, in un campo coltivato ad erba medica situato a lato di una strada che conduce da Maniago a Campagna. il Bearzatto ne parlava con l'ex maresciallo dei carabinieri Roberto Boran (sul cui terreno il 22 settembre 1995 era stata rinvenuta una traccia simile). L'affittuario del terreno, signor Benedetto Pacino, dichiarava che, notando il "cerchio di erba gialla" (così aveva definito l'impronta), aveva pensato che qualcuno avesse gettato del liquido del colore dell'urina per fargli uno scherzo di cattivo gusto e aveva proceduto al taglio dell'erba... I prelievi erano stati eseguiti tanto sulla superficie del terreno quanto in profondità per misurare eventuali irraggiamenti da microonde; era stato inoltre prelevato del terreno di controllo nella zona circostante non interessata al fenomeno. L'erba medica e le piante di soia, al contrario di tanti altri casi del genere, ad Arba e a Malnisio non erano risultate piegate. Le anomalie potevano essere interpretate come un'esposizione dei terreni ad un campo di microonde. I terreni presentavano chiare evidenze di alterazioni dovute ad un fenomeno di disidratazione non soltanto termico ma anche elettromagnetico".

I dischi volanti e la Guerra del Golfo

leggende urbane

I dischi volanti e la Guerra del Golfo

Ryadh, Arabia Saudita; data imprecisata, 1996. É noto che durante i tre conflitti nel Golfo, tristemente tornati di attualità dopo l'ultimo scontro USA-Iraq, oggetti volanti non identificati sorvolarono la zona di guerra; ne parlo diffusamente nei miei libri, ove non manco di sottolineare come però esistano anche molte leggende. Una fra le tante, divulgata nel gennaio 2003 dal quotidiano sovietico Komsomolskaja Pravda, vuole che alieni scampati all'abbattimento - da parte degli americani - della propria astronave sarebbero stati ospiti di Saddam Hussein. Così, tra il serio ed il faceto, ne dava notizia il weblog (l'archivio giornalistico telematico) del sito Captain NEMO's Radio Weblog, venerdì 28 febbraio 2003: "Saddam ha un UFO, altro che storie...! É abbastanza noto il famoso incidente di Roswell del 1947, dove una piccola astronave aliena sarebbe precipitata nel deserto del New Mexico; è da questo incidente, mai troppo chiarito, che è nato il termine reverse engineering: usare un oggetto sconosciuto, studiarne la tecnica costruttiva per utilizzare la tecnologia che l'ha generato. Per non essere da meno, sembra che Saddam abbia ugualmente dato ospitalità a visitatori spaziali!... Il posto segreto è - naturalmente - una fortezza imprendibile: Qalaat-e-Julundi, una vecchia residenza reale su una montagna chiusa su tre lati da orridi precipizi! La storia da film degli anni '50 ce la racconta Pravda, con tanto di minacciosi scorpioni di sei metri che montano la guardia nel deserto!". La storia, priva di alcun fondamento eppure ripresa da moltissimi giornali, ha in realtà una prima genesi in una bufala veicolata come "documento top secret" via Internet dalla The UFO BBS, un grosso archivio telematico che pubblica qualsiasi genere di notizia a sfondo ufologico. Il falso documento sarebbe la dichiarazione di un certo colonnello Gregor Petrokov, ufficiale russo distaccato nel deserto saudita all'epoca della Guerra del Golfo, che sarebbe stato testimone del recupero di un disco volante abbattuto dagli americani. Petrokov sarebbe stato allertato dai militari sauditi affinché si recasse con alcuni colleghi come esperto nel deserto di Barren, a 250 miglia da Riyadh, assieme a militari americani, inglesi e francesi (e già questo è assai poco credibile). Il russo doveva analizzare i misteriosi frammenti sparpagliati sulla sabbia ed il velivolo discoidale schiantatosi nel deserto, composto da un materiale mai visto prima e che mostrava sullo scafo delle scritte in un alfabeto assolutamente sconosciuto. Secondo Petrokov, l'UFO era stato abbattuto da un F-16, dopo uno scontro a fuoco. Petrokov avrebbe visto un velivolo discoidale con tre piccoli sedili; non vi era traccia dei piloti (che l'ultima leggenda vuole nascosti dal rais di Baghdad in una base sotterranea lungo il fiume curdo Zab). Le Forze Armate USA avrebbero sequestrato ogni cosa ed allontanato i militari degli altri paesi, imponendo loro di non parlare. Inutile dire che la storia presenta troppi lati oscuri per essere credibile: in primo luogo, la fonte anonima, un sito Internet ove vengono inserite le notizie più bislacche sui dischi volanti, senza alcun filtro critico; ancora, l'assurdità di una missione congiunta arabo-russo-americana, impensabile per lo schianto di un qualsiasi velivolo terrestre, figuriamoci se poi di natura extraterrestre. Ancora, l'assoluta mancanza di testimonianze collaterali per un evento che, se reale, sarebbe stato materialmente impossibile occultare, specie alla massa di giornalisti dislocati all'epoca, ora come allora, lungo tutta la "fascia di guerra". La storia ha però avuto una tale presa nell'ambiente mediatico, da essere stata costantemente ripresa, elaborata e sviluppata persino dai mass media più paludati.

La bufala dell'Alien Interview

fotonotizia

La bufala dell'Alien Interview

Crosia, il falso UFO della Madonna

cantonata spaziale

Crosia, il falso UFO della Madonna

Il 2 giugno 1987 (il 30 maggio secondo altre fonti; la data del 2 giugno è testimoniata da Maria Rosaria Omaggio), alle ore 22.10 a Mirto Crosia di Cosenza, un centinaio di persone si recavano alla chiesetta della Mater Dolorosa e della Pietà in località Cozzo della croce, a trecento chilometri dall'abitato, ove due adolescenti, Vincenzo Fullone e Anna Blasi, dicevano di comunicare con la Beata Vergine; quando i ragazzi uscirono dallo stato di estasi annunciarono un segno della presenza della Madonna. I testimoni dissero di vedere in cielo uno strano punto luminoso. Uno dei presenti, il barbiere Pasquale Campana, registrò il fenomeno per oltre sei minuti un filmato con una videocamera portatile. La notizia giunse alle orecchie della giornalista Anna Maria Turi, in vacanza in Calabria in quei giorni, ed in breve il filmato venne acquistato, per una somma allora considerevole, dalla RAI che lo trasmise nel corso della trasmissione Incredibile con Maria Rosaria Omaggio. Ad avvallare il filmato, che mostra una sfera diafana con un foro al centro ed i bordi spezzati e che compie strane evoluzioni (risultate però prodotte dai continui spostamenti del cameraman, che a un certo punto - sue parole - è stato spintonato dalla folla), il chimico ufologo C.M., interpellato per dire la sua su ciò che la gente di Crosia interpreta come "il segno della Madonna" e l'ufologo come un disco volante (Malanga scriverà anche un libro al riguardo). M. opterà per la tesi dell'UFO e la ribadirà anche sul Giornale dei Misteri n. 202, agosto 1988 pp. 3-5, scriverà: "Prodotto di una tecnologia aeronautica del tutto estranea a quella nota". Ad Incredibile M. sostiene che il disco presenta una modanatura centrale che lascia supporre una struttura a stella che si apre e si chiude. Ecco come lo racconta Maria Rosaria Omaggio nel suo libro Il mio viaggio nell'incredibile: "Una fonte illuminata dal basso con le caratteristiche apparenti di un oggetto solido avente forma discoidale con una modanatura a forma di V rovesciato posta a 180° da una più ampia modanatura a forma trapezoidale con la base minore posta in basso. L'oggetto in questione presenta anche un foro centrale stellare a otto punte non luminoso (definito dai testimoni la stella della Madonna), quasi una sorta di struttura variabile dello scafo. L'oggetto risulta più luminoso quando si ha l'impressione che si allontani, il che dimostra che è illuminato da una fonte esterna (e invece la perdita di luminosità è un tipico difetto della zoomata; N.d.R.). La velocità di tale effetto esclude la possibilità che l'operatore (come del resto mi ha dichiarato durante l'intervista) abbia effettuato zoomate. L'evenienza di un falso, se non da escludersi, è da ritenersi altamente improbabile, ma la velocità di molto superiore a quella del suono che non ha fatto percepire ad alcuno dei presenti il caratteristico bang solleva l'inquietante ipotesi che fosse un'immagine olografica, cioè un'immagine tridimensionale comunque di impossibile realizzazione umana all'attuale stato di ricerca...". La belga SOBEPS e gli ufologi Ferryn e Munsch si accorsero subito che l'UFO a Batman altro non era che un'aberrazione della telecamera (filmati analoghi vennero recuperati ad Amay in Belgio dalla SOBEPS stessa e in America dalla ricercatrice Linda Howe). Molto semplicemente, quando, filmando una luce, si apriva al massimo il diaframma automatico della videocamera (terminando la messa a fuoco), la stessa riprendeva il proprio anello interno, che ha la funzione di proteggere la struttura meccanica della videocamera dalle luci troppo intense. L'ufologo Gilles Munsch, analizzando il filmato, se ne accorse subito ed il collega Patrick Ferryn e altri ufologi hanno fatto esperimenti con varie luci e videocamere, riuscendo a ricreare le stesse forme viste a Crosia e notate anche in altri avvistamenti. Il CISU, nella sua pubblicazione UFO, in un articolo a firma Gian Paolo Grassino, ha scritto: "C.M. ha dedotto, previo studio al computer dell'immagine digitalizzata, che il corpo era illuminato da una fonte esterna, non visibile nel filmato ma localizzabile sulla destra del teleschermo, che le diminuzioni di luminosità erano causate da una rotazione dell'oggetto attorno al suo asse verticale, che durante i rapidi spostamenti dell'oggetto, che in alcune sequenze sembrano decisamente a velocità superiore a quella del suono, non si è percepito il caratteristico bang. Infine dopo aver concluso che quella che è stata ripresa nel cielo di Crosia è l'immagine di un oggetto che appare come il prodotto di una tecnologia aeronautica del tutto estranea a quella oggi nota, M. si è spinto a discutere sulla sua fisicità, fino ad inventarsi la possibilità di una immagine proiettata su di un ipotetico telone appeso in un imprecisato punto nel cielo di Crosia: un'immagine tridimensionale presente in uno spazio a due dimensioni come fosse stata costruita con una tecnica tipo laser. L'ingenuità, la superficialità, la disarmante fantasticheria di queste affermazioni lasciano stupefatti: sarebbero bastate un po' di umiltà e di attenzione per accorgersi che gli effetti di ingrandimento/rimpicciolimento erano dovuti allo zoom della telecamera, così come una maggior dose di prudenza avrebbe evitato una simile figura, resa più marcata dalla successiva, tardiva retromarcia di fronte alle incontrovertibili immagini prodotte da Gilles Munsch e dal gruppo SHADO, nonché dalle analisi di Patrick Ferryn. Nonostante le ripetute affermazioni di M., non è mai stata presentata nessuna immagine digitalizzata al computer, né si sono visti i risultati di alcun pattern di analisi fotografica, né i dati tecnici delle ipotetiche apparecchiature utilizzate per la digitalizzazione. Ma non basta, l'unica immagine prodotta tramite elaboratore elettronico è una banale ricostruzione del contorno della luce di Crosia, riprodotto con una stampante ad aghi di basso livello, di basso livello". Anche il CICAP, sul numero 46 della rivista Scienza e paranormale scriverà: "M. afferma: Tale oggetto è illuminato da una fonte esterna non visibile ma localizzata sulla destra, ma nel filmato non ci sono punti di riferimento stabili e utili per descrivere le luci presenti. M. afferma: Non esiste uno zoom così rapido in nessuna telecamera da far allontanare l'immagine dell'oggetto con la elevatissima velocità presente, mentre proprio la struttura dello zoom ha alterato l'immagine. Altra affermazione: Rapidi spostamenti dell'oggetto, che in alcune sequenze sembrano decisamente a velocità di molto superiore a quella del suono in un ristretto angolo visuale, ma non si può determinare velocità e spostamento del punto perché non ci sono punti di riferimento stabili o con velocità nota, e occorre considerare che l'operatore può non tenere ferma la videocamera. L'analisi al computer di questo filmato non consente di determinare misure in metri del diametro e dello spessore dell'oggetto, perché non ci sono oggetti di misura nota come paragone...". Ma si potrebbe obiettare che CISU e CICAP siano associazioni fondamentalmente scettiche; ma anche il CUN Milano, presenti ingegneri ed astrofili, ripetè l'esperimento, filmando con una Sony handicam a 8 per (ingrandimenti) una luce, ottenendo la stessa aberrazione. E Roberto Pinotti, all'epoca segretario - oggi presidente - del CUN, scrisse su Filo diretto, n.10, maggio-dicembre 1990: "I peculiari contorni mostrati dai due UFO di Crosia e Amay (e in particolare le 'sbeccature') possono essere stati prodotti da un fenomeno di defocalizzazione propria dell'ottica della videocamera". Sul sito del CUN Piemonte leggiamo: "In alcuni casi dell' ondata belga l' uso della videocamera ha consentito di ottenere delle documentazioni videoregistrate di notevole interesse. Ma anche di chiarire un fenomeno di indiscutibile importanza, legato alla ottica degli apparecchi da ripresa. Fra i filmati di UFO belgi, da quello di Amay in poi, appaiono oggetti circolari dai contorni peculiari "sbeccati". Oggi sappiamo che certe immagini, come quelle registrate durante le riprese di un UFO nel cielo di Crosia (Calabria) nel 1987, sono dovute all'ottica della videocamera che, nella fase "autofocus", produce questo tipico effetto. Ma sia chiaro che non è vero che l' immagine è falsa. Essa è, piuttosto, non conforme alla apparente configurazione dello oggetto ripreso (in genere una luce puntiforme)". Alla fine, dunque, niente segno della Madonna, niente UFO. La luce nel cielo era probabilmente Venere. E l'UFO filmato nulla di più che una comunissima aberrazione della videocamera, che potete anche voi riprodurre filmado una luce molto intensa e zoomando al massimo (se volete, filmate una luce da un tv avvicinando la vostra vecchia handicam al televisore, in funzione macro e zoomando sino a 8 per). Noi lo abbiamo fatto con dei lampioni del viale Affori di Milano, usando una semplice Sony Handicam ad 8 per. Ed ecco il risultato. Le foto finali che vi mostriamo riprendono lampioni, che zoomati ci regalano l'effetto Crosia...

Il falso segnale alieno. Quella volta che...

non è tutt'oro...

Il falso segnale alieno. Quella volta che...

Questa vicenda d'antan fa riflettere. Smentita dai ricercatori americani – gli stessi che avevano sollevato il "polverone" – la notizia di un "messaggio proveniente dallo spazio". Gli scienziati del Seti hanno voluto ridimensionare il tutto spiegando che segnali del genere non sono nulla di speciale. "Si tratta soltanto di rumore di fondo - ha spiegato il dottor Dan Wertheimer, direttore del programma Seti@thome, nonché relatore al congresso SETI di S.Marino. Non c'è nulla di insolito. La reazione dei media è spropositata (sì, ma la notizia chi l'ha data loro?; N.d.A.). Il programma di ricerca ha analizzato finora 5mila miliardi di bande di frequenza. Il segnale in questione, identificato con la sigla "SHGb02+14a", è stato individuato nel febbraio 2003 dal grande radiotelescopio di Arecibo. Quello che sembra inizialmente il messaggio di ET, e che ha una frequenza stabile attorno ai 1420Mhertz, proviene da una distanza di 1.000 anni luce e ha origine tra la costellazione dei Pesci e quella dell'Ariete. Il segnale viene considerato "interessante", non meno degli altri 150 che, dopo esser stati studiati per lungo tempo, si sono rivelati il risultato di eventi del tutto naturali. Scetticismo era già stato espresso da diversi astronomi italiani e qualcuno aveva anche pensato allo scherzo di un hacker. Anche il dottor Paul Horowitz, dell'università di Harvard, uno degli specialisti che segue il programma del Seti, ritiene che il presunto segnale anomalo "non rappresenta gran che, e non sarà sottoposto a ulteriori indagini. Non è nuovo e di certo non è un segnale". Al SETI fanno marcia indietro ed anzi dicono che il segnale in questione non verrà nemmeno più studiato. Ma che sistema è mai questo? Semmai, lo si dovrà studiare ed identificare. In ogni caso, per ora si dovrà attendere. Secondo la teoria dell'astronomo Seth Shostak, con computer sempre più potenti, entro i prossimi 20 anni saremo in grado di captare e analizzare segnali radio provenienti da altre eventuali civiltà. Se fino ad allora non si sarà captato nulla sarà invece plausibile un'altra più triste realtà: siamo soli! Non tutti la pensano comunque così. Una civiltà potrebbe aver sviluppato una tecnologia di comunicazione molto diversa dalla nostra e per questo non essere in grado di contattarci. In ogni caso va detto che un messaggio di risposta, inviato da una civiltà che si trova tra i 200 e i 1000 anni luce da noi, impiegherebbe diversi secoli per arrivare fin sulla Terra.

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