Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

Oh-oh: UFO e viaggi nel tempo sono realtà. Adesso la scienza scopre che è tutto vero

il pentagono ammette (e gli ufologi non erano matti...)

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Padania misteriosa e l'Angolo di Tommy e Milù: i misteri del mondo animale

puntatona in radio

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Brasile, UFO su San Paolo il giorno della vittoria di Bolsonaro

per i suoi fans è un segno. ma occorre prudenza...

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I "rettiliani" a Porto Badisco

storie al limite

I "rettiliani" a Porto Badisco

Mercoledì 3 gennaio 2006 moriva all'età di 68 anni Isidoro Mattioli, uno dei protagonisti di un misterioso caso UFO verificatosi in Puglia, nei pressi di Porto Badisco, nel salento. Mattioli, un appassionato speleologo leccese, visse un’incredibile avventura negli anni Settanta, allorché stava esplorando alcuni cunicoli nei pressi della Grotta dei Cervi; là ebbe modo di udire uno strano rumore di sassi che rotolavano ed un misterioso suono di tamburi provenire dagli impenetrabili cunicoli. Spaventato, l’uomo decise di abbandonare l’escursione ma, nell'estate del 1985, Mattioli si decise infine ad organizzare un'altra spedizione; i fenomeni, neanche a dirlo, si ripeterono: l’uomo, oltre ad udire nuovamente quegli strani rumori ed il tam-tam dei tamburi, ebbe anche modo di intravedere una figura umanoide di circa 80 cm di altezza e due luci rosse, come due occhi infuocati. La notizia rimbalzò sui giornali locali che ancora oggi, a distanza di anni, di tanto in tanto i media tornano sulla misteriosa vicenda. L’aspetto che rende ancor più intrigante la vicenda è che la grotta di Porto Badisco, di cui parlò negli anni Settanta anche il celebre Peter Kolosimo, è coperta di incisioni preistoriche che mostrano strane figure nelle quali non pochi hanno visto rappresentazioni di UFO ed extraterrestri. Sia come sia, nessuno ha mai saputo dare una spiegazione soddisfacente dell'accaduto ed ora che Isidoro Mattioli ha portato per sempre con sé questo segreto, tutte le residue speranze di risolvere questo caso sono riposte nel progettato programma di esplorazione della Grotta dei Cervi con sonde automatiche. Non è un segreto, invece, che diversi speleologi abbiano percepito le stesse sensazioni di Mattioli, calandosi nel livelli sotterranei più profondi, in diverse parti d’Italia. Uno speleologo milanese, degno della massima fiducia, ci ha confidato dietro le quinte di aver potuto accedere ai livelli più profondi delle gallerie che percorrono la rete sotterranea di Milano (dunque, al di sotto delle fogne e dei viadotti della metropolitana), imbattendosi in tunnel molto più antichi, nei quali l’uomo dice di avere visualizzato delle strane entità, dall’aspetto particolarmente malvagio. La "leggenda", se ti tale si tratta, è che sarebbero i controversi "rettiliani" della letteratura ufologica. Io non so dare una risposta. Quale sia la causa di queste visioni, la mancanza di ossigeno o la reale presenza di creature evidentemente non fisiche, non è ancora dato di saperlo.

Quando gli alieni si schiantarono in Liguria

e l'avvistamento del vigile

Quando gli alieni si schiantarono in Liguria

Primavera del 1978. Era un pomeriggio di primavera e, ci racconta Massimo Ferrante del centro ufologico 'Odissea 2001', "un operaio stava percorrendo in auto la Statale 135 che da Genova conduce a Novi Ligure, passando per Busalla. Una strada che si snoda tortuosa tra i contrafforti alpini superando il Passo dei Giovi. Erano passate da poco le 17.00 e l'uomo che, stava rincasando dal lavoro, procedeva con andatura tranquilla giù per i tornanti della rotabile. Giunto in località Bastia, in un punto dove la strada s'insinua in mezzo ad un bosco, la sua attenzione fu attirata da qualcosa che si muoveva nel sottobosco. Guardando con più attenzione, l'uomo intravide due strane figure che sembravano nascondersi, accovacciate. In quel momento, improvvisamente, il motore dell'auto si bloccò. Spaventato, l'uomo cercò freneticamente di rimetterla in moto, sentendosi in pericolo. Dopo pochi minuti, l'auto ripartì, con gran sollievo del il testimone, che poté allontanarsi velocemente". Ma non era finita là. "In quei giorni", prosegue Ferrante, "Bruno Barbieri, vigile urbano di Busalla, aveva notato dalla finestra della sua abitazione, che guarda verso Bastia, la presenza di una luce fissa di color azzurro che occhieggiava in distanza del bosco. La cosa lo incuriosì molto, dato che sapeva benissimo che nella zona non c'erano assolutamente fonti luminose. Recatosi sul posto, il vigile si inoltrava nel bosco dove, con notevole sorpresa, scopriva una gran devastazione. Devo premettere che in quella parte del bosco passava una linea di corrente ad alta tensione, collegata ad una cabina poco distante. I pali di sostegno si inoltravano nel fitto della vegetazione e attraversavano il bosco, sino alla strada. Barbieri si trovò improvvisamente dinanzi un'ampia zona distrutta come dalla caduta di un aereo. I pali della luce erano stati tranciati o scalfiti. Uno era stato spezzato alla base e penzolava, sostenuto dai fili dell'alta tensione. Gli isolatori di un altro palo, abbattuto del tutto, dondolavano a mezz'aria. Sembrava proprio che qualcosa venuto dall'alto fosse passato a bassissima quota, sugli alberi, travolgendo ogni cosa. A quel punto Barbieri, tornato in paese, informava un nostro collega, l'ufologo Vittorio Crosa di Busalla, e assieme a questi tornava sul posto per fare delle foto. Ricordo che inizialmente Crosa, vista quella devastazione, pensò alla caduta di un meteorite, ma poi, visto che non c'era frammenti o crateri o altri reperti, e venendo a sapere in seguito dell'avvistamento delle strane creature nella stessa zona, dovette concludere che a Bastia si era verificato un evento UFO".

L'UFO dell'astrofilo

parlano gli esperti del cielo

L'UFO dell'astrofilo

Era il tardo pomeriggio di domenica 13 novembre 2005, alle 18.30, e due amici di Domodossola scorgevano, dal centro città, "il transito di una sfera bianchissima, con una breve coda spezzata nella parte finale". L’oggetto procedeva velocissimo, da nord-est a nord-ovest. Essendo uno dei testimoni un esperto astrofilo, ha potuto stimare che l’oggetto "aveva un diametro di due gradi circa, con una coda lunga almeno quindici. L’altezza dall’orizzonte era di circa 30 gradi". Nessuno dei due testimoni ha udito alcun rumore. Secondo l’indagine condotta dall’ufologo novarese Mauro Roncaglia, che al caso ha dato patente di genuinità, "la sfera, alla velocità di un meteorite, è scomparsa dietro un palazzo che ha impedito agli osservatori di continuare a vederne la corsa".

Alieni, il festival dell'assurdo

sono tra noi

Alieni, il festival dell'assurdo

La spiegazione extraterrestre dei fenomeni UFO è motivata dal fatto che nei resoconti testimoniali ricorrono spesso strane presenze umanoidi (oltre 300 i casi nella sola Italia; i primi casi, detti di IR-3 o "Incontri ravvicinati del terzo tipo", risalgono al 1947, con un aumento vertiginoso a partire dal 1954); nei confronti di questi racconti i seri ricercatori restarono a lungo scettici. Nonostante la sincerità dei testimoni, lasciava interdetta la considerazione che queste creature, anziché stabilire un contatto intelligente come ci si sarebbe aspettato, ci snobbavano quando addirittura non ci aggredivano o per contro fuggivano a rotta di collo; il culmine fu raggiunto quando, in molti episodi, gli E.T. dimostrarono un comportamento che di intelligente aveva ben poco (in un caso un alieno fu visto camminare sul muro in orizzontale, come in un fumetto). Il matematico francese Aimé Michel definì questi incontri un festival dell’assurdo, ed altri ricercatori cominciarono a considerare il fatto che forse gli alieni non erano creature in carne ed ossa, ma semplici robot. A detta dell'ormai scomparso gruppo francese Ouranos, "in media un atterraggio ogni quattro gli occupanti UFO si fanno vedere"; talvolta, producendo dolorosi effetti fisici (IR-2), spesso dovuti all'azione di fasci di luce sprigionati da strane armi a forma di tubo o di sfera, usate dagli E.T. contro terrestri troppo curiosi. Di tali armi si parla già nella letteratura ufologica dei primordi. Nel primo contatto alieno "ufficiale", l'incontro a Raveo del pittore Johannis Rapuzzi il 14 agosto 1947 con due nanerottoli, il terrestre venne paralizzato da un fascio sprigionatosi dalla cintura di uno dei piccolotti incontrati nel bosco. "Negli incontri di secondo tipo, gli IR-2, si notano effetti puramente fisiologici (ustioni, dolori, malesseri diffusi, irritazioni), psicologici (nevrosi, incubi, insonnia) e/o psicosomatici (disturbi digestivi, visivi, auditivi, sessuali)", ha dichiarato l'ufologo francese Pierre Delval, autore di un'analisi su 100 casi di UFO atterrati, comprendenti in minima parte anche il contatto con gli umanoidi. Delval ha notato che gli "effetti fisici" (EF) erano riscontrabili in 13 IR-3 e in 20 IR-2. Gli IR-3 complessivi erano 20. In 19 casi tali effetti erano prodotti dal raggio luminoso. Nel caso di Marius Dewilde, che il 10 settembre 1954 a Quarouble in Francia, si imbatté in due alieni, il teste si ritrovò con gli occhi chiusi, per una momentanea paralisi dei muscoli orbitali. Al contrario, nell'esperienza del sig. Manselon (che incontrò gli extraterrestri il 14 marzo 1969 a Malataverne, Francia), il teste notò che l'unica cosa che riuscisse a muovere erano solo gli occhi. In taluni casi il teste ha cercato invano di urlare. Questa sorta di paralisi della gola l’ho constatata anche in alcuni casi da me inchiestati. La signora Giuliana Sipala mi ha raccontato di essere stata svegliata, una notte dell'estate del 1989, "da un fascio di luce blu, forte, che entrava dalla finestra". Solo che di fronte alla casa vi era solo un giardino e l’abitazione della signora era al quarto piano. Fuori, non poteva trovarsi nessuno, a meno che volasse. E difatti, alzatasi, la donna andò alla finestra e fece per tirare su la tapparella; in quel mentre sentì una scossa molto intensa, che la fece tremare e le bloccò il braccio sulla corda (corda che, come è noto, non conduce elettricità); voltatasi per chiedere aiuto al marito dormiente, la donna non riuscì a profferire verbo. Con notevole sforzo, allora, sollevò di poco la tapparella, scorgendo un "oggetto di 3-4 metri di diametro, color canna di fucile, sospeso in volo davanti alla finestra". Aveva una base rotonda bombata e una cupola. Tra la cupola e la base c'era una scanalatura di 30 cm. Vedevo uscire come dei fili colorati, dei raggi fosforescenti bianchi e colorati. Erano tanti, come fili sottilissimi...", mi ha raccontato. Poco dopo l'oggetto si sollevò, scomparendo sopra i tetti delle case, in direzione della città di Rho (MI). Solo in quel momento la donna avrebbe recuperato la propria abilità motoria. Quest'episodio ne rammenta uno analogo, accaduto il 21 novembre 1973 ad una casalinga canadese di Joliette che, alzatasi una notte, scorse una figura di aspetto umano, ma senza naso e bocca e alta solo un metro e venti, fuori dalla finestra. La donna provò un'insolita sensazione di grande bellezza; e rimase paralizzata per 15 secondi.

L'UFO del carabiniere

dagli archivi militari italiani

L'UFO del carabiniere

Tra il 22 settembre ed il 4 ottobre del 1995 uno o più UFO lasciavano, nel pordenonese, ben tre impronte circolari nel terreno. In un rapporto inviato allo Stato Maggiore dell'Aeronautica si leggeva che "ad Arba di Pordenone, alle ore 15 circa di venerdì 22 settembre 1995, l'ex maresciallo dei carabinieri Roberto Boran rilevava un'impronta circolare di m.10,60 di diametro sul suo terreno coltivato a soia ed erba medica. Tanto la soia quanto l'erba medica comprese nel "cerchio" apparivano come fossero state immerse nell'acqua bollente. A Malnisio, frazione di Montereale Valcellina, alle ore 18 circa di mercoledì 27 settembre 1995 la signora Eliana Favetta notava, in un campo coltivato ad erba medica situato a lato della strada che conduce da Malnisio ad Aviano, una impronta circolare che si rivelerà dello stesso diametro del "cerchio" di Arba. A Maniago il 4 ottobre 1995 il signor Pietro Bearzatto, abitante ad Arba, notava un'impronta circolare, il cui diametro si rivelerà ancora di metri 10,60, in un campo coltivato ad erba medica situato a lato di una strada che conduce da Maniago a Campagna. il Bearzatto ne parlava con l'ex maresciallo dei carabinieri Roberto Boran (sul cui terreno il 22 settembre 1995 era stata rinvenuta una traccia simile). L'affittuario del terreno, signor Benedetto Pacino, dichiarava che, notando il "cerchio di erba gialla" (così aveva definito l'impronta), aveva pensato che qualcuno avesse gettato del liquido del colore dell'urina per fargli uno scherzo di cattivo gusto e aveva proceduto al taglio dell'erba... I prelievi erano stati eseguiti tanto sulla superficie del terreno quanto in profondità per misurare eventuali irraggiamenti da microonde; era stato inoltre prelevato del terreno di controllo nella zona circostante non interessata al fenomeno. L'erba medica e le piante di soia, al contrario di tanti altri casi del genere, ad Arba e a Malnisio non erano risultate piegate. Le anomalie potevano essere interpretate come un'esposizione dei terreni ad un campo di microonde. I terreni presentavano chiare evidenze di alterazioni dovute ad un fenomeno di disidratazione non soltanto termico ma anche elettromagnetico".

I dischi volanti e la Guerra del Golfo

leggende urbane

I dischi volanti e la Guerra del Golfo

Ryadh, Arabia Saudita; data imprecisata, 1996. É noto che durante i tre conflitti nel Golfo, tristemente tornati di attualità dopo l'ultimo scontro USA-Iraq, oggetti volanti non identificati sorvolarono la zona di guerra; ne parlo diffusamente nei miei libri, ove non manco di sottolineare come però esistano anche molte leggende. Una fra le tante, divulgata nel gennaio 2003 dal quotidiano sovietico Komsomolskaja Pravda, vuole che alieni scampati all'abbattimento - da parte degli americani - della propria astronave sarebbero stati ospiti di Saddam Hussein. Così, tra il serio ed il faceto, ne dava notizia il weblog (l'archivio giornalistico telematico) del sito Captain NEMO's Radio Weblog, venerdì 28 febbraio 2003: "Saddam ha un UFO, altro che storie...! É abbastanza noto il famoso incidente di Roswell del 1947, dove una piccola astronave aliena sarebbe precipitata nel deserto del New Mexico; è da questo incidente, mai troppo chiarito, che è nato il termine reverse engineering: usare un oggetto sconosciuto, studiarne la tecnica costruttiva per utilizzare la tecnologia che l'ha generato. Per non essere da meno, sembra che Saddam abbia ugualmente dato ospitalità a visitatori spaziali!... Il posto segreto è - naturalmente - una fortezza imprendibile: Qalaat-e-Julundi, una vecchia residenza reale su una montagna chiusa su tre lati da orridi precipizi! La storia da film degli anni '50 ce la racconta Pravda, con tanto di minacciosi scorpioni di sei metri che montano la guardia nel deserto!". La storia, priva di alcun fondamento eppure ripresa da moltissimi giornali, ha in realtà una prima genesi in una bufala veicolata come "documento top secret" via Internet dalla The UFO BBS, un grosso archivio telematico che pubblica qualsiasi genere di notizia a sfondo ufologico. Il falso documento sarebbe la dichiarazione di un certo colonnello Gregor Petrokov, ufficiale russo distaccato nel deserto saudita all'epoca della Guerra del Golfo, che sarebbe stato testimone del recupero di un disco volante abbattuto dagli americani. Petrokov sarebbe stato allertato dai militari sauditi affinché si recasse con alcuni colleghi come esperto nel deserto di Barren, a 250 miglia da Riyadh, assieme a militari americani, inglesi e francesi (e già questo è assai poco credibile). Il russo doveva analizzare i misteriosi frammenti sparpagliati sulla sabbia ed il velivolo discoidale schiantatosi nel deserto, composto da un materiale mai visto prima e che mostrava sullo scafo delle scritte in un alfabeto assolutamente sconosciuto. Secondo Petrokov, l'UFO era stato abbattuto da un F-16, dopo uno scontro a fuoco. Petrokov avrebbe visto un velivolo discoidale con tre piccoli sedili; non vi era traccia dei piloti (che l'ultima leggenda vuole nascosti dal rais di Baghdad in una base sotterranea lungo il fiume curdo Zab). Le Forze Armate USA avrebbero sequestrato ogni cosa ed allontanato i militari degli altri paesi, imponendo loro di non parlare. Inutile dire che la storia presenta troppi lati oscuri per essere credibile: in primo luogo, la fonte anonima, un sito Internet ove vengono inserite le notizie più bislacche sui dischi volanti, senza alcun filtro critico; ancora, l'assurdità di una missione congiunta arabo-russo-americana, impensabile per lo schianto di un qualsiasi velivolo terrestre, figuriamoci se poi di natura extraterrestre. Ancora, l'assoluta mancanza di testimonianze collaterali per un evento che, se reale, sarebbe stato materialmente impossibile occultare, specie alla massa di giornalisti dislocati all'epoca, ora come allora, lungo tutta la "fascia di guerra". La storia ha però avuto una tale presa nell'ambiente mediatico, da essere stata costantemente ripresa, elaborata e sviluppata persino dai mass media più paludati.

La bufala dell'Alien Interview

fotonotizia

La bufala dell'Alien Interview

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