Serena Masetto

Serena Masetto

Nasco a Treviso in un caldo luglio del 1979, all’ora dello spritz (era destino). Giornalista professionista con esordi nello sport, ma troppo pigra per praticarne uno. Un lustro nella cronaca nera e quasi due nella politica. La cucina è la mia passione, nel senso che amo il cibo, tutto e tanto. I miei migliori amici sono quelli di Marilyn. Un afflato particolare per il cattivo gusto altrui e chi è capace di sorriderne. Questo è il mio primo blog, sperando non sia l’ultimo.

POST di

#InstaMeb, se la Boschi fa Belen

La svolta social della sottosegretaria

#InstaMeb, se la Boschi fa Belen

In principio fu Belen a coniare l’hashtag #Belu nelle sue foto più intime. Maria Elena Boschi deve aver pensato che per rifarsi l’immagine perduta dopo la debacle elettorale e le vicende di Banca Etruria, referendum, caduta del Governo Renzi, era forse il caso di avvicinarsi al mondo giovanile sbarcando su Instagram, il social più “young” di tutti. Ed ecco la genesi di #InstaMeb, ennesimo hashtag affiancato ad #Avanti nei post boschiani. Dello sbarco Instagram di @Meb hanno scritto ormai tutti, così come dei vari post, più personali che istituzionali, e della foga che si è impossessata dell’ex Ministra ritratta in auto con amiche, in metro, a concerti di Tiziano Ferro, con i colleghi del Giglio magico, a teatro, con la nipotina, a Santorini in una desolante posa al tramonto, con Pisapia come una novella Penelope intenta a tessere larghe intese, o infine nel suo ufficio di palazzo Chigi tra soffuse luci serali (della serie: io lavoro fino a tardi, ché poi a casa mi aspettano  solo latte e biscotti sul divano). Ma, Maria Elena cara, se si vuole imitare Belen non ci si può far ritrarre in palestra indossando un canottierone grigio quanto la tristezza della foto. Se si è in pausa di lavoro su una terrazza assolata vista mare, fasciata in un tailleur fucsia che fa pendant con le bouganville, non ci si fa ritrarre mentre ci si gratta la caviglia (che è, t’ha punto una zanzara impertinente o ti stavi sistemando il gambaletto?). Se si sta attendendo il tramonto più bello del mondo a Santorini, non si pubblica una foto che sprizza solitudine, peraltro indossando un copricostume giallo pulcino in elastan e poliestere (fa poraccitudine, non è popular). Se si va ad una festa dell’Unità nel paesello, si lascia a casa il grembiulino nero da scuola giardiniera, e soprattutto le ballerine rosse che certo saranno in tema con i colori della sinistra, ma che poco donano a gambe non chilometriche o ad età lontane da quelle di Dorothy del Mago di Oz. Insomma, Maria Elena. Ok il tentativo di auto-rottamare il passato con una smaltata di immagini informali, ma non vorremmo che arrivassi a definire haters coloro che semplicemente te ne fanno notare alcune palesi inadeguatezze. Insomma, se pubblichi su Instagram un selfie con tuo fratello (“Pier Francesco che mi fa da personal trainer”) e non ti sei passata qualche millimetro di fondotinta sul viso paonazzo di fatica e privo di trucco, non è catalogabile come “troll grillino” tale @l.goffi che commenta “Sicura che ti voglia bene davvero? Neppure di Battista ti ha mai ridotta così”. Ti assicuriamo, non è hate, è un consiglio in amicizia. Buon social-lavoro, #InstaMeb.

Maria Elena e Brigitte, quando il confronto uccide

SCELTE SURREALI PER GLI INCONTRI CON LE FIRST LADIES USA

Maria Elena e Brigitte, quando il confronto uccide

Un antico, astuto ed incrollabile assioma della comunicazione politica impone di evitare di paragonarsi o citare figure inarrivabili, perché dal confronto si esce distrutti. A tutta evidenza né la nostra Maria Elena né la nuova première dame Brigitte hanno appreso quest'arte sottile, facendosi ritrarre con le due splendide inquiline della Casa Bianca nel loro recente tour europeo. Eppure la sottosegretaria Boschi, narrano i ben informati, ha assunto da poco un nuovo guru per rifarsi l'immagine già devastata dalla débâcle al referendum del 4 dicembre scorso. E sui social è arrivata a vantarsi addirittura dell'argomento del colloquio con la first daughter: la "parità di genere". Ma parità di che, Maria Elena? Hai visto il meraviglioso abito pizzato di Ivanka, reduce da una mattinata in Vaticano ma fresca come una rosa di maggio? Hai visto l'eleganza del collier di perle a doppio giro, l'acconciatura perfetta, il trucco nature, la linea impeccabile seppur dopo tre gravidanze? Hai apprezzato - per modo di dire - la differenza schiacciante rispetto a quel tuo tailleur aderente (ché certo il pantalone stretto in fondo non è proprio una linea che valorizza), su un sottogiacca che non si capisce bene cosa sia? L'unica "parità" è il colore dell'abito, che su Ivanka è chic, su Maria Elena scontato e purtroppo banale. Peggio, se possibile, ha fatto madame Trogneux in Macron. Eh niente, Brigitte sèguita ad utilizzare minigonne e vestitini adolescenziali recuperati certamente dall'armadio delle nipoti. Abiti per cui è fuori età, fuori forma, fuori misura, fuori tutto insomma. Prendesse esempio da Melania, cui non serve esibire; donna dall'eleganza innata, non ha bisogno di mostrare centimetri di pelle (peraltro per nulla rugosa) per essere affascinante ed osservata. Il confronto tra le due è davvero impietoso, e non si limita all'abbigliamento ma riguarda anche la postura: statuaria Melania, sgraziata e provinciale Brigitte. La signora Macron avrebbe una sola scusa a sua discolpa: che forse, dovendo andare in visita al museo del surrealismo (stile al di fuori di ogni preoccupazione estetica) la première dame abbia voluto vestirsi a tema.

Pippa va a nozze. Tutti i dettagli dell'evento dell'anno

Missione compiuta

Pippa va a nozze. Tutti i dettagli dell'evento dell'anno

Finalmente ci siamo. Domani è il P-day, la data fatidica delle nozze della royal sister Pippa Middleton. Un anno è passato dacché il 41enne finanziere James Matthews donò alla fidanzata 33enne l'anellone diamantato art decò da 250.000 sterline, brutto e pacchiano sì, ma più costoso di quello che Carlo regalò a Diana e William a Kate. L'ABITO - Trapelano un po' per volta i dettagli della cerimonia, top secret invece ogni sfumatura riguardante l'abito di Pippa, che punterà a non deludere dopo la sirena candida che le valse la celebrità durante il matrimonio della sorella. Allora fu Sarah Burton a firmare il sinuoso abito da damigella, oggi è improbabile che Pippa si riaffidi alla medesima stilista, prediligendo magari un taglio più classico ed osando nei dettagli. Più quotato è Giles Deacon, che sarebbe visto uscire da casa Middleton sotto Natale, ma si vocifera anche di Elie Saab, Suzanne Neville e Jenny Packham, designer amatissima da Kate. LA CERIMONIA - Niente Westminster ovviamente, anche se la coppia convive a Chelsea da qualche mese ed avrebbe potuto scegliere una chiesa londinese. Pippa e James si sposeranno a St. Mark ad Englefield, vicino alla tenuta dei Middleton. Una romantica chiesetta del XII secolo, immersa nel verde, che non può contenere più di un centinaio di ospiti. Ed è con questa "scusa" che Pippa è riuscita a tener fuori dal sagrato le "compagne non fidanzate", secondo il vecchio adagio del "no ring no bring". La ragazza di Harry Meghan Markle, la presentatrice Donna Air legata al fratello Middleton, l'attrice Vogue Williams (da poco assieme al fratello dello sposo) non saranno della partita, così da non mettere in ombra la sposa (che teme certamente la nemesi del "chi la fa l'aspetti", memore dell'esibizione del suo lato B divenuto leggenda dal 2011). I principini George e Charlotte, da tempo si sa, saranno il paggetto porta-anelli e la damigella spargi-fiori. Kate, futura regina, ovviamente non farà da damigella né da testimone (per Pippa sarà la cugina Tallulah Goldsmith), ma si dovrebbe limitare a leggere un passo biblico in chiesa. Per l'abito, probabile che Kate non si separi troppo dallo stile bon ton, optando per qualcosa di più ardito per il ricevimento privato. LA FESTA – Agli invitati è stato fatto obbligo di portare due abiti a testa, Dio solo sa perché. Ad ogni modo, i festeggiamenti proseguiranno nella tenuta (da 6 milioni di sterline) dei Middleton a Bucklebury nel Berkshire, uno spettacolo immerso nel verde dove Pippa ha fatto montare gazebo e tavoli per un catering da 350 persone, tra cui le fidanzate senza anello. I costi? 65.000 sterline per l'allestimento, 70.000 per il rinfresco, 2.600 per la torta a sette strati realizzata da quindici chef, 17.700 per le 233 bottiglie di champagne e l'open bar per festeggiare fino a notte fonda, 7.000 per l'intrattenimento musicale, 7.000 anche per il fotografo e i video da un drone, 16.000 per i fiori e 300 l'uno per i centrotavola. Conto totale? Tra le 250.000 e le 300.000 sterline. Al party presenzieranno anche il tennista Roger Federer con la moglie Mirka, per inciso. Alla faccia del protocollo reale che imporrebbe a James e Pippa un matrimonio in sordina. LO SPOSO – James Matthews, 9 anni più vecchio di Pippa e non certo un adone, è naturalmente milionario e vanta un titolo nobiliare minore (signore di Glen Affric, tenuta scozzese da 4 ettari). Ama lo sport e non è laureati, correva in Formula3 e dal 2001 ha creato una propria compagnia, la Eden Rock Capital Management, dal nome del resort caraibico dei genitori a St. Barths in cui trascorrerà con Pippa i 15 giorni di luna di miele. Per l'occasione il resort, uno dei più esclusivi al mondo, sarà chiuso al pubblico. James e Pippa ebbero una breve storia già nel 2012 ma poi lei si legò ad un altro finanziere, Nico Jackson, per tre anni. Il ritorno di fiamma con l'ex fu svelato da un paparazzo, che nel 2015 la riprese in vacanza con famiglia e James, magistralmente strizzata in un bikini rosso passione. Archiviato Nico, ecco arrivare l'anellone nel 2016, e la promessa di matrimonio. Pippa sarà così quasi più ricca della sorella Kate, e possiederà castelli e cottage in giro per l'Inghilterra e la Scozia... Del resto ci ha messo anni (e party, ed eventi, e meeting sportivi) a selezionare i partiti migliori, visto che sposare lei equivale ad un lasciapassare per Kensington ed una parentela strettissima con i futuri sovrani d'Inghilterra. Missione compiuta, Pippa!

Brigitte Macron, “En Marche” verso una rèvolution di stile

forme e riforme

Brigitte Macron, “En Marche” verso una rèvolution di stile

Amiens, 1993, liceo Providence. Lei professoressa 40enne di francese e latino, sposata con un banchiere, tre figli. Lui 15enne studente, compagno di classe di una figlia di lei, che si iscrive al corso di teatro della docente. L’attrazione nasce così, tra i banchi di un istituto gesuita. Lui, Emmanuel, assicura alla prof che da grande la sposerà; da parte sua lei, Brigitte, ammetterà di aver provato a resistere ma di non averlo mai considerato come un alunno. Si sposano nell’ottobre 2007, dopo il divorzio di lei. Da oggi Emmanuel e Brigitte risiedono all’Eliseo. Così, dopo Sarkò che una volta eletto si sbarazzò della moglie Cecilia e sposò Carlà, e dopo le scorribande notturne di Hollande a casa Gayet all’insaputa della compagna Valèrie, riecco il rosa nella liaison neo-presidenziale. Chissà nei confronti di una coppia “normale”, ignota al mondo delle banche e della politica radical chic, non blasonata immagine del filoeuropeismo di ritorno, non àncora di salvezza degli editorialisti ancora scioccati dalla vittoria di Trump, chissà, dico io, cosa si sarebbe scritto. Non penso che il caso sarebbe stato incorniciato dai trionfali profluvii verbali dell’amour fou, così come non è accaduto per la coppia Donald-Melania, che per inciso hanno la stessa differenza d’età di Emmanuel e Brigitte. Nel dubbio, speriamo che Carlà si sia dimenticata qualche sobrio tubino dei suoi nei meandri dell’Eliseo. Vi prego, signore colf ed operai del trasloco, cercateli ovunque e con discrezione fateli trovare nell’armadio di Brigitte. Perché proprio quelle mìse della bionda sosia di Amanda Lear non si possono vedere. Primo: gli scamiciati tutto-pizzo che manco l’Agnese nostra, cara Brigitte. Buttali via, subito. Non sei la musa di Scervino, e dopo i cinquant’anni sembrano più il centrino della nonna che un abito di classe. Secondo: i leggings di pelle no. Ok, abbiamo sempre detto che il pantacollant sta bene sulle magre, ma se proprio vuoi ricicciarli, regalali alla tua nipotina adolescente: li userà con l’entusiasmo con cui Charlotte di Monaco reimpiega gli abiti di Carolina. Terzo: Braccia scoperte, gonne al ginocchio, scarpe ginniche con flat platform, abiti a palloncino, top di lurex, aderenze e trasparenze dopo il giro di boa del siècle. Vedi punto 1. Quarto: no dai, il carrè gonfio lo bocciamo. Non ammettiamo il cotonato su Kate Middleton, ché tanto fa sposina di paesello, e dovremmo legittimarlo su di te che non hai neanche la scusa della nonna regina ad importi un look d’anteguerra? Quinto ed ultimo (per ora): scusa Brigitte, ma t’han fatto il miracolo di portarti all’Eliseo, ti presenti la sera della vittoria in pantalone nero, tacco 12, felpato blu con tanto di cernierona, e cappottino con collo metallico che manco Michael Jackson nel moonwalk? Ti prego, davvero, guarda a chi t’ha preceduta e impara. Ma in fretta.

La stella di Agnese, il disastro Michelle

Tra le spacconate dei rispettivi mariti...

La stella di Agnese, il disastro Michelle

Lo ha ben scritto Buttafuoco sul Foglio di qualche giorno fa: è Agnese il grande vantaggio di Renzi, tanto da non sembrare affatto renziana quanto a compostezza e personalità. Anche nel tour Usa di questi giorni si salva solo lei, tra abbracci, baci e spacconate referendarie di cui francamente si sarebbe potuto fare a meno, ammesso che agli italiani freghi qualcosa dell'endorsement di Obama a riforme che dubitiamo Mr. President conosca. Ed eccola, la signora Agnese, scendere dell’Air Force Renzi con un Valentino rosa cipria e sandalo (già visto simile sulla Regina Letizia di Spagna) tacco 12 con gonna drappeggiata e manica a farfalla. La first lady di Pontassieve abbandona il suo stilista di riferimento, il fiorentino Scervino, per riprenderlo qualche ora dopo alla Casa Bianca, fasciata in un tubino verde bosco di pizzo foderato in bianco a mettere in risalto una linea perfetta. E ancora Scervino di sera, alla cena di gala, con un lungo abito fasciante in pizzo argento e nero con stola, schiena scoperta e classe da vendere. Eh niente, l'Agnese ci piace: piace soprattutto come temperi lineamenti decisi con un'innata eleganza e scelte di stile che ne valorizzano la figura. E poi diciamolo: è impietoso il confronto tra lei e Michelle Obama, da parte sua sgraziata e per nulla incline a comprendere che se sei curvy (usiamo un eufemismo) non puoi avvolgerti in un peplo rosa-dorato da far pentire il povero Atelier Versace di averlo creato. A quel punto il tuo non è un omaggio all'Italia, è definitivamente un insulto al buon gusto.

Theresa May, una Merkel con scarpe da Boschi

LE SCELTE DI STILE DEL NUOVO PREMIER INGLESE

Theresa May, una Merkel con scarpe da Boschi

Si insedia oggi Theresa May, nuovo primo ministro inglese che da molti viene paragonata a Margaret Thatcher o ad Angela Merkel (e in effetti nel look un po’ si somigliano, al netto di alcune eccentricità cromatiche). Finora, se da una parte l’unica sua dichiarazione politica registra il rispetto del volere degli elettori sulla Brexit, dall’altra la signora ha dimostrato un secco decisionismo nel look, soprattutto nella scelta dello scarpato. Sono infatti le scarpe la sua passione: ne possiede tantissime, e le conserva in sacchetti trasparenti di plastica. Memorabile il super-tacco “da giaguara” al Congresso conservatore del 2002 (che ricorda da vicino quello della nostra Boschi alla Leopolda che la consacrò). Affezionata al rialzo da 3 centimetri o anche alla semplice ballerina a punta, il suo tratto distintivo sono però i colori. Animalier, pois, strass colorati… il neo premier inglese sceglie l’eccentricità sempre e comunque, anche in occasioni ufficiali. “Lo sanno tutti che amo le scarpe, i giornali sembra mi classifichino per quello che indosso”. Beh, detto proprio proprio francamente, signora premier, è impossibile non farlo. Magari potrebbe lasciare certi colori alla Regina, dalla quale ci aspettiamo di tutto dopo il verde fluo dell’ultimo “Trooping the colour”. Lei, cara primo ministro, potrebbe iniziare ad evitare il celeste Tiffany con manica a tre quarti e guantone bianco, o il rosso acceso con cintura in vita. Perché, se lo lasci dire, per distinguersi dalla sobria e rigorosa frau Merkel non è per forza necessario osare come la Boschi (con 25 anni di più).

Maria Elena "gaffeuse" elettorale

Il ministro Boschi con l'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino

Ministro per le riforme come Re Mida... al contrario

Maria Elena "gaffeuse" elettorale

Avete presente Re Mida e il dono dionisiaco di trasformare in oro ciò che toccava? Dimenticatevelo. La futura probabile vicesegretaria del Pd, la nostra cara Costituzionalista e ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, arricchisce in queste elezioni il suo già nutrito cursus (dis)honorum da campagna elettorale, testa d'ariete di un Pd in crisi di consensi e risultati. Il capolavoro boschiano è senza dubbio Roma, dove la Nostra si è impegnata fin dalla scorsa estate tanto da sancire alla Festa dell'Unità il proprio appoggio a Marino: "Dev'essere lui a governare la città, il Pd lo sostiene". È il 30 luglio 2015. Tre mesi dopo esatti, il Pd lo sfiducia e Marino si dimette. Bastava? Eh no. Perché visto il "trionfo" di Giachetti nel conquistare del ballottaggio, Boschi ha imbracciato la rubrica degli iscritti al Pd romano e a tre giorni dal voto li ha chiamati tutti. "Pronto sono Maria Elena, questa è l'unica telefonata in cui tu che la ricevi non vinci niente ma può vincere Giachetti", il tutto a favor di telecamere naturalmente, camicetta bianca e tacco rosso ticchettante sotto la scrivania del comitato elettorale piddino. Quanti le abbiano risposto non è noto, si è visto invece quanti hanno votato contro Giachetti dopo la "moral suasion" boschiana (di sicura efficacia peraltro: "Ci devi dare cinque nomi, cinque elettori che porterai al seggio domenica, così noi possiamo verificare"). A Torino non è andata meglio, anzi. Maria Elena entra a gamba tesa a sette giorni dal ballottaggio: "Se vincono i Cinquestelle non avranno i fondi del Governo per il Parco della Salute". "Il Pd tratta i soldi dei cittadini come se fossero del partito. Non può farlo, sarebbe un ricatto", la risposta della candidata grillina Appendino. Visti gli esiti del voto, pare che la priorità per i torinesi fosse liberarsi dal Pd. A Milano Boschi è riuscita a polemizzare a distanza con Stefano Parisi, candidato di centrodestra. "Sono preoccupata che vinca una coalizione sostenuta da un giornale che regala il Mein Kampf", ha detto a Sky. "Strumentalizzazione volgare: mia moglie e i miei figli sono ebrei", ha risposto secco Parisi. Scivolone ministeriale magari involontario ma politicamente imbarazzante. Maria Elena, a Napoli, si è pure impegnata ad aprire la campagna elettorale della candidata sindaco Valente. "Il nostro punto di forza è la squadra", annunciava accanto a lei il segretario locale del Pd Assunta Tartaglione. Era aprile; Valente il 5 giugno non arriva nemmeno al ballottaggio, alla faccia della squadra e dell'illustre testimonial. Un mese fa la Boschi, in piena campagna elettorale, interviene a Desenzano: "Chi vota NO alla riforma costituzionale è come Casapound". È il 7 maggio. Si solleva un polverone. A Bolzano, una settimana dopo, Casapound ottiene il record alle Comunali: il 7%. Mai viatico fu più propizio della polemica boschiana. Ma la lista delle sue brillanti performance politiche, che ne fanno l’ideale vicesegretario del Pd, è lunga; ne citiamo alcune. Arezzo, maggio 2015. Vincere a casa sua sarebbe dovuta essere una formalità, tanto più che alle Primarie i consensi pro-Renzi avevano sfiorato l'80%. Com'è andata lo sappiamo: tonfo al ballottaggio, Arezzo al centrodestra. Genova, primi di maggio 2015, Boschi giunge all'Acquario a sostenere la Paita: "Non possiamo lasciare la Regione Liguria al centrodestra". Il quale infatti vince con Toti. Altro che il 7-0 alle Regionali ipotizzato da Renzi. Il 25 maggio 2015 a Verona Boschi si ripete, alla testa di tre alte esponenti piddine (Serracchiani, Pinotti, Madia) intervenute a sostegno di Alessandra Moretti, candidata governatore del Veneto. "Siamo chi siamo – dice la Ministra citando Ligabue -. Hanno provato a fermarci ma non ce l'hanno fatta". Sei giorni dopo il Pd raggiungerà in Veneto il punto più basso della propria storia locale, più che doppiato nei consensi da Luca Zaia. Pochi giorni prima, fasciata in un tubino arancio con tacco 12 rosso laccato, la Ministra aveva percorso gongolante piazza San Marco a Venezia: "Felice Casson sindaco? Non si poteva fare scelta migliore, ha il sostegno pieno del Governo. Sarà eletto, tornerò a settembre alla Mostra del Cinema e lui mi accoglierà con la fascia tricolore". Com'è andata lo sappiamo: Venezia è di Brugnaro, alla Mostra la Boschi non c'è più andata, e da palazzo Chigi si sono affrettati a sottolineare che Casson "appartiene alla minoranza Pd". Da trevigiana vorrei quindi rivolgere a Maria Elena un invito di tutto cuore. Ministro, nella primavera 2018 venga a Treviso. Anche noi abbiamo un sindaco Pd, sa?

La chiamano “sindrome da borghesi di ritorno”

Reali… surreali

La chiamano “sindrome da borghesi di ritorno”

Guardate la foto qui sopra. In basso a sinistra Victoria di Svezia, nientepopodimenoché futura regina. Una sciagura, visto che fatica a presentarsi decente financo al battesimo del figliolo neonato. Victoria, per carità, un abito trasparente in chiesa NO! Era quasi meglio quell’acrilicone H&M del matrimonio di tuo fratello Carlo Filippo. Spenderei una parola anche per le principesse-cugine Beatrice ed Eugenia di York, figlie della (purtroppo) indimenticata Sarah Ferguson. Da lei hanno preso anche lo stile, a tutt’evidenza. Guardate il confronto impietoso con Kate Middleton: ragazze care, già non siete filiformi, ma occorre proprio sottolinearlo mettendovi così in evidenza? Vabbè che siete settantacinquesime in linea di successione (e per fortuna lasciateci dire), ma vi pare di andare conciate così ad un evento ufficiale? Cosa volete ribadire, che voi avete comunque il sangue blu dalla vostra, e Kate no? Squalificate. Nonna Elisabetta, pensaci tu. Inibisci a ‘ste due qualunque evento ufficiale finché non avranno imparato la decenza della quale si erano già dimostrate prive al royal wedding del cugino William, vestendosi come le sorellastre di Cenerentola. Due giorni dopo la comparsata carnascialesca delle due cugine, Kate s’è presentata al parco con un cerchietto animalier. Secondo me gliel’hanno prestato loro, e da protocollo non avrà potuto rifiutare. Ecco, io invece avrei rifiutato. Un cerchietto non si può vedere, animalier poi fa tanto Sora Lella o Cesaroni della Garbatella. Infine lui. Il 95enne gaffeur reale, il principe Filippo d’Edimburgo. Gli perdoniamo anche il calzettone bianco nel ritratto di Anne Leibovitz, ultima delle sue cadute di stile, stavolta non verbale. A star dietro alla Elisabetta per 70 anni (nonché al figlio Carlo aggiungeremmo) serve un uomo solido, d’un tempo… e cosa c’è di più “di un tempo” del calzettone bianco? Che sia almeno in Filo di Scozia però, dato che hai il titolo d’Edimburgo. Chiudiamo con quelle due monegasche della Charlotte e della cognata Tatiana Santodomingo. Ospiti ad un evento Gucci, sono riuscite a scegliere gli unici due outfit Gucci inguardabili. Del cattivo gusto della Tatiana sapevamo, ma anche la Charlotte però… Dacché vive a Roma con Lamberto Sanfelice si concede ‘ste mìse da borgatara che non le rendono giustizia. A Monaco resta la Beatrice Borromeo, cuore a sinistra ma guardaroba a destra: ammettiamolo, non sbaglia un colpo, unica stella nel moribondo Principato. Il resto, un generale disastro. Sono lontani i tempi in cui i regnanti/governanti marcavano la differenza dal popolo anche nello stile. Così conciati, sembrano una Maria Elena qualunque.

L'orgogliosa indifferenza di Maria Elena

Le mise del ministro per le riforme, Maria Elena Boschi

Che coraggio...

L'orgogliosa indifferenza di Maria Elena

Fai bene, Maria Elena. Fai benissimo a fregartene della prova costume ormai alle porte, in vista della stagione estiva a Marina di Pietrasanta o Formentera. Fai bene a non curarti delle critiche sulla cellulite che si propone malandrina all'accavallarsi del cosciato durante un meeting referendario, ben visibile sotto un abito (effettivamente) troppo corto per una mìse ministeriale. Fai bene ad ignorare coloro che ti potrebbero suggerire, in luogo di riformare il Senato, di pensare agli adipociti, ché destrutturare quelli per tutte noi (non proprio filiformi) è già un miracolo in questa fase dell'anno. Fai bene ad evitare la calza, che magari ammortizzerebbe le imperfezioni del ginocchio e della gamba: il caldo di questi giorni mal si confà financo alla lycra 8 denari. Cosa vuoi farci, Maria Elena, le male lingue sono sempre in agguato, pronte a cogliere piccoli o grandi segnali di forme da riformare. Tu continua a non curartene, e a presentarti all'Opera di Roma per la Traviata di Valentino con un abito Valentino. Cosa che sarebbe da non fare mai, mai, ma di cui tu orgogliosamente vai fiera sfoggiando l'ultimo acquisto di firma sul red carpet del teatro. Ci consola il fatto che, rispetto all'outfit in acrilicone del Maggio Fiorentino 2014, hai evitato il rosso e soprattutto il push-up nero a vista, per non parlare dello scarpato con fiore nero in cima, definitivamente inguardabile. Qua l'intimo, mi sa, non c'è proprio. Certo, il taglio a trapezio dell'abito non ti rende giustizia, il sandalo dorato non è inedito nei tuoi outfit, il tessuto sarebbe adatto a più esili figure. Ma apprezziamo il coraggio: portare un lungo del genere non è da tutte, con quell'orgoglio quasi da nessuna. (Magari, ecco, proprio proprio volendo, proviamo ad evitare un make-up così importante, che fa tanto beach party anni '90? Ricordi Maria Elena, la prima trousse regalataci dalle amiche per i 16 anni, quando l'entusiasmo ci portava a mixare neri, rosa ed oro in abbondanza?)

Kate si conferma la maestra del riciclo

Kate Middleton in coat verde smeraldo al Chelsea Flower Show

Che stile, duchessa

Kate si conferma la maestra del riciclo

Chi di verde si veste, molto a sua beltà s'affida. Proverbio preso alla lettera dalla splendida Kate Middleton, che comunque (detto tra noi) sta bene con qualunque abito, dal classicissimo al super sportivo all'etnico, e con ogni colore. Ed eccola qui infatti al Chelsea Flower Show, in un coat verde smeraldo Catherine Walker con la consueta decolleté nude LK Bennet e clutch in tinta, ad uno degli eventi più importanti dedicato a fiori e giardinaggio, che si tiene ogni anno dal 1913 sotto l’egida della Royal Horticultural Society. Quest'anno la rassegna ha visto una dedica speciale per la Royal Family: un crisantemo rosa (vabbè, sorvoliamo sul crisantemo...) intitolato alla principessa Charlotte, peraltro a pochi giorni dal suo primo compleanno. Accompagnata da William e dal cognato Harry, Kate ha sfoggiato un fisico più che invidiabile e una nuova acconciatura più corta e informale che la accompagna dal tour in India e Bhutan, con due semplicissime forcine a scostare i capelli per scoprirle il viso. Di recente, la Duchessa ha sorpreso fans e corte inglese per la scelta controcorrente di indossare un'ampia giacca-cappotto rosso fuoco alla festa per i 90 anni della Regina Elisabetta. Niente di male, se non fosse che il capo era marchiato Zara. Il che non guasta ad una monarchia, se è vero che da Zara si rifornisce spesso anche Letizia di Spagna e che pure Victoria di Svezia ha scelto un abito H&M low cost per il matrimonio del fratello, lo scorso anno. La nostra Kate comunque si conferma ancora una volta maestra del riciclo: l'abito smeraldo indossato domenica scorsa era già stato visto a Canberra nell'aprile 2014 in occasione della visita dei Duchi di Cambridge in Australia. Insomma, low cost e anche riciclato. Che stile, Duchessa.

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