Serena Masetto

Serena Masetto

Nasco a Treviso in un caldo luglio del 1979, all’ora dello spritz (era destino). Giornalista professionista con esordi nello sport, ma troppo pigra per praticarne uno. Un lustro nella cronaca nera e quasi due nella politica. La cucina è la mia passione, nel senso che amo il cibo, tutto e tanto. I miei migliori amici sono quelli di Marilyn. Un afflato particolare per il cattivo gusto altrui e chi è capace di sorriderne. Questo è il mio primo blog, sperando non sia l’ultimo.

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La stella di Agnese, il disastro Michelle

Tra le spacconate dei rispettivi mariti...

La stella di Agnese, il disastro Michelle

Lo ha ben scritto Buttafuoco sul Foglio di qualche giorno fa: è Agnese il grande vantaggio di Renzi, tanto da non sembrare affatto renziana quanto a compostezza e personalità. Anche nel tour Usa di questi giorni si salva solo lei, tra abbracci, baci e spacconate referendarie di cui francamente si sarebbe potuto fare a meno, ammesso che agli italiani freghi qualcosa dell'endorsement di Obama a riforme che dubitiamo Mr. President conosca. Ed eccola, la signora Agnese, scendere dell’Air Force Renzi con un Valentino rosa cipria e sandalo (già visto simile sulla Regina Letizia di Spagna) tacco 12 con gonna drappeggiata e manica a farfalla. La first lady di Pontassieve abbandona il suo stilista di riferimento, il fiorentino Scervino, per riprenderlo qualche ora dopo alla Casa Bianca, fasciata in un tubino verde bosco di pizzo foderato in bianco a mettere in risalto una linea perfetta. E ancora Scervino di sera, alla cena di gala, con un lungo abito fasciante in pizzo argento e nero con stola, schiena scoperta e classe da vendere. Eh niente, l'Agnese ci piace: piace soprattutto come temperi lineamenti decisi con un'innata eleganza e scelte di stile che ne valorizzano la figura. E poi diciamolo: è impietoso il confronto tra lei e Michelle Obama, da parte sua sgraziata e per nulla incline a comprendere che se sei curvy (usiamo un eufemismo) non puoi avvolgerti in un peplo rosa-dorato da far pentire il povero Atelier Versace di averlo creato. A quel punto il tuo non è un omaggio all'Italia, è definitivamente un insulto al buon gusto.

Theresa May, una Merkel con scarpe da Boschi

LE SCELTE DI STILE DEL NUOVO PREMIER INGLESE

Theresa May, una Merkel con scarpe da Boschi

Si insedia oggi Theresa May, nuovo primo ministro inglese che da molti viene paragonata a Margaret Thatcher o ad Angela Merkel (e in effetti nel look un po’ si somigliano, al netto di alcune eccentricità cromatiche). Finora, se da una parte l’unica sua dichiarazione politica registra il rispetto del volere degli elettori sulla Brexit, dall’altra la signora ha dimostrato un secco decisionismo nel look, soprattutto nella scelta dello scarpato. Sono infatti le scarpe la sua passione: ne possiede tantissime, e le conserva in sacchetti trasparenti di plastica. Memorabile il super-tacco “da giaguara” al Congresso conservatore del 2002 (che ricorda da vicino quello della nostra Boschi alla Leopolda che la consacrò). Affezionata al rialzo da 3 centimetri o anche alla semplice ballerina a punta, il suo tratto distintivo sono però i colori. Animalier, pois, strass colorati… il neo premier inglese sceglie l’eccentricità sempre e comunque, anche in occasioni ufficiali. “Lo sanno tutti che amo le scarpe, i giornali sembra mi classifichino per quello che indosso”. Beh, detto proprio proprio francamente, signora premier, è impossibile non farlo. Magari potrebbe lasciare certi colori alla Regina, dalla quale ci aspettiamo di tutto dopo il verde fluo dell’ultimo “Trooping the colour”. Lei, cara primo ministro, potrebbe iniziare ad evitare il celeste Tiffany con manica a tre quarti e guantone bianco, o il rosso acceso con cintura in vita. Perché, se lo lasci dire, per distinguersi dalla sobria e rigorosa frau Merkel non è per forza necessario osare come la Boschi (con 25 anni di più).

Maria Elena "gaffeuse" elettorale

Il ministro Boschi con l'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino

Ministro per le riforme come Re Mida... al contrario

Maria Elena "gaffeuse" elettorale

Avete presente Re Mida e il dono dionisiaco di trasformare in oro ciò che toccava? Dimenticatevelo. La futura probabile vicesegretaria del Pd, la nostra cara Costituzionalista e ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, arricchisce in queste elezioni il suo già nutrito cursus (dis)honorum da campagna elettorale, testa d'ariete di un Pd in crisi di consensi e risultati. Il capolavoro boschiano è senza dubbio Roma, dove la Nostra si è impegnata fin dalla scorsa estate tanto da sancire alla Festa dell'Unità il proprio appoggio a Marino: "Dev'essere lui a governare la città, il Pd lo sostiene". È il 30 luglio 2015. Tre mesi dopo esatti, il Pd lo sfiducia e Marino si dimette. Bastava? Eh no. Perché visto il "trionfo" di Giachetti nel conquistare del ballottaggio, Boschi ha imbracciato la rubrica degli iscritti al Pd romano e a tre giorni dal voto li ha chiamati tutti. "Pronto sono Maria Elena, questa è l'unica telefonata in cui tu che la ricevi non vinci niente ma può vincere Giachetti", il tutto a favor di telecamere naturalmente, camicetta bianca e tacco rosso ticchettante sotto la scrivania del comitato elettorale piddino. Quanti le abbiano risposto non è noto, si è visto invece quanti hanno votato contro Giachetti dopo la "moral suasion" boschiana (di sicura efficacia peraltro: "Ci devi dare cinque nomi, cinque elettori che porterai al seggio domenica, così noi possiamo verificare"). A Torino non è andata meglio, anzi. Maria Elena entra a gamba tesa a sette giorni dal ballottaggio: "Se vincono i Cinquestelle non avranno i fondi del Governo per il Parco della Salute". "Il Pd tratta i soldi dei cittadini come se fossero del partito. Non può farlo, sarebbe un ricatto", la risposta della candidata grillina Appendino. Visti gli esiti del voto, pare che la priorità per i torinesi fosse liberarsi dal Pd. A Milano Boschi è riuscita a polemizzare a distanza con Stefano Parisi, candidato di centrodestra. "Sono preoccupata che vinca una coalizione sostenuta da un giornale che regala il Mein Kampf", ha detto a Sky. "Strumentalizzazione volgare: mia moglie e i miei figli sono ebrei", ha risposto secco Parisi. Scivolone ministeriale magari involontario ma politicamente imbarazzante. Maria Elena, a Napoli, si è pure impegnata ad aprire la campagna elettorale della candidata sindaco Valente. "Il nostro punto di forza è la squadra", annunciava accanto a lei il segretario locale del Pd Assunta Tartaglione. Era aprile; Valente il 5 giugno non arriva nemmeno al ballottaggio, alla faccia della squadra e dell'illustre testimonial. Un mese fa la Boschi, in piena campagna elettorale, interviene a Desenzano: "Chi vota NO alla riforma costituzionale è come Casapound". È il 7 maggio. Si solleva un polverone. A Bolzano, una settimana dopo, Casapound ottiene il record alle Comunali: il 7%. Mai viatico fu più propizio della polemica boschiana. Ma la lista delle sue brillanti performance politiche, che ne fanno l’ideale vicesegretario del Pd, è lunga; ne citiamo alcune. Arezzo, maggio 2015. Vincere a casa sua sarebbe dovuta essere una formalità, tanto più che alle Primarie i consensi pro-Renzi avevano sfiorato l'80%. Com'è andata lo sappiamo: tonfo al ballottaggio, Arezzo al centrodestra. Genova, primi di maggio 2015, Boschi giunge all'Acquario a sostenere la Paita: "Non possiamo lasciare la Regione Liguria al centrodestra". Il quale infatti vince con Toti. Altro che il 7-0 alle Regionali ipotizzato da Renzi. Il 25 maggio 2015 a Verona Boschi si ripete, alla testa di tre alte esponenti piddine (Serracchiani, Pinotti, Madia) intervenute a sostegno di Alessandra Moretti, candidata governatore del Veneto. "Siamo chi siamo – dice la Ministra citando Ligabue -. Hanno provato a fermarci ma non ce l'hanno fatta". Sei giorni dopo il Pd raggiungerà in Veneto il punto più basso della propria storia locale, più che doppiato nei consensi da Luca Zaia. Pochi giorni prima, fasciata in un tubino arancio con tacco 12 rosso laccato, la Ministra aveva percorso gongolante piazza San Marco a Venezia: "Felice Casson sindaco? Non si poteva fare scelta migliore, ha il sostegno pieno del Governo. Sarà eletto, tornerò a settembre alla Mostra del Cinema e lui mi accoglierà con la fascia tricolore". Com'è andata lo sappiamo: Venezia è di Brugnaro, alla Mostra la Boschi non c'è più andata, e da palazzo Chigi si sono affrettati a sottolineare che Casson "appartiene alla minoranza Pd". Da trevigiana vorrei quindi rivolgere a Maria Elena un invito di tutto cuore. Ministro, nella primavera 2018 venga a Treviso. Anche noi abbiamo un sindaco Pd, sa?

La chiamano “sindrome da borghesi di ritorno”

Reali… surreali

La chiamano “sindrome da borghesi di ritorno”

Guardate la foto qui sopra. In basso a sinistra Victoria di Svezia, nientepopodimenoché futura regina. Una sciagura, visto che fatica a presentarsi decente financo al battesimo del figliolo neonato. Victoria, per carità, un abito trasparente in chiesa NO! Era quasi meglio quell’acrilicone H&M del matrimonio di tuo fratello Carlo Filippo. Spenderei una parola anche per le principesse-cugine Beatrice ed Eugenia di York, figlie della (purtroppo) indimenticata Sarah Ferguson. Da lei hanno preso anche lo stile, a tutt’evidenza. Guardate il confronto impietoso con Kate Middleton: ragazze care, già non siete filiformi, ma occorre proprio sottolinearlo mettendovi così in evidenza? Vabbè che siete settantacinquesime in linea di successione (e per fortuna lasciateci dire), ma vi pare di andare conciate così ad un evento ufficiale? Cosa volete ribadire, che voi avete comunque il sangue blu dalla vostra, e Kate no? Squalificate. Nonna Elisabetta, pensaci tu. Inibisci a ‘ste due qualunque evento ufficiale finché non avranno imparato la decenza della quale si erano già dimostrate prive al royal wedding del cugino William, vestendosi come le sorellastre di Cenerentola. Due giorni dopo la comparsata carnascialesca delle due cugine, Kate s’è presentata al parco con un cerchietto animalier. Secondo me gliel’hanno prestato loro, e da protocollo non avrà potuto rifiutare. Ecco, io invece avrei rifiutato. Un cerchietto non si può vedere, animalier poi fa tanto Sora Lella o Cesaroni della Garbatella. Infine lui. Il 95enne gaffeur reale, il principe Filippo d’Edimburgo. Gli perdoniamo anche il calzettone bianco nel ritratto di Anne Leibovitz, ultima delle sue cadute di stile, stavolta non verbale. A star dietro alla Elisabetta per 70 anni (nonché al figlio Carlo aggiungeremmo) serve un uomo solido, d’un tempo… e cosa c’è di più “di un tempo” del calzettone bianco? Che sia almeno in Filo di Scozia però, dato che hai il titolo d’Edimburgo. Chiudiamo con quelle due monegasche della Charlotte e della cognata Tatiana Santodomingo. Ospiti ad un evento Gucci, sono riuscite a scegliere gli unici due outfit Gucci inguardabili. Del cattivo gusto della Tatiana sapevamo, ma anche la Charlotte però… Dacché vive a Roma con Lamberto Sanfelice si concede ‘ste mìse da borgatara che non le rendono giustizia. A Monaco resta la Beatrice Borromeo, cuore a sinistra ma guardaroba a destra: ammettiamolo, non sbaglia un colpo, unica stella nel moribondo Principato. Il resto, un generale disastro. Sono lontani i tempi in cui i regnanti/governanti marcavano la differenza dal popolo anche nello stile. Così conciati, sembrano una Maria Elena qualunque.

L'orgogliosa indifferenza di Maria Elena

Le mise del ministro per le riforme, Maria Elena Boschi

Che coraggio...

L'orgogliosa indifferenza di Maria Elena

Fai bene, Maria Elena. Fai benissimo a fregartene della prova costume ormai alle porte, in vista della stagione estiva a Marina di Pietrasanta o Formentera. Fai bene a non curarti delle critiche sulla cellulite che si propone malandrina all'accavallarsi del cosciato durante un meeting referendario, ben visibile sotto un abito (effettivamente) troppo corto per una mìse ministeriale. Fai bene ad ignorare coloro che ti potrebbero suggerire, in luogo di riformare il Senato, di pensare agli adipociti, ché destrutturare quelli per tutte noi (non proprio filiformi) è già un miracolo in questa fase dell'anno. Fai bene ad evitare la calza, che magari ammortizzerebbe le imperfezioni del ginocchio e della gamba: il caldo di questi giorni mal si confà financo alla lycra 8 denari. Cosa vuoi farci, Maria Elena, le male lingue sono sempre in agguato, pronte a cogliere piccoli o grandi segnali di forme da riformare. Tu continua a non curartene, e a presentarti all'Opera di Roma per la Traviata di Valentino con un abito Valentino. Cosa che sarebbe da non fare mai, mai, ma di cui tu orgogliosamente vai fiera sfoggiando l'ultimo acquisto di firma sul red carpet del teatro. Ci consola il fatto che, rispetto all'outfit in acrilicone del Maggio Fiorentino 2014, hai evitato il rosso e soprattutto il push-up nero a vista, per non parlare dello scarpato con fiore nero in cima, definitivamente inguardabile. Qua l'intimo, mi sa, non c'è proprio. Certo, il taglio a trapezio dell'abito non ti rende giustizia, il sandalo dorato non è inedito nei tuoi outfit, il tessuto sarebbe adatto a più esili figure. Ma apprezziamo il coraggio: portare un lungo del genere non è da tutte, con quell'orgoglio quasi da nessuna. (Magari, ecco, proprio proprio volendo, proviamo ad evitare un make-up così importante, che fa tanto beach party anni '90? Ricordi Maria Elena, la prima trousse regalataci dalle amiche per i 16 anni, quando l'entusiasmo ci portava a mixare neri, rosa ed oro in abbondanza?)

Kate si conferma la maestra del riciclo

Kate Middleton in coat verde smeraldo al Chelsea Flower Show

Che stile, duchessa

Kate si conferma la maestra del riciclo

Chi di verde si veste, molto a sua beltà s'affida. Proverbio preso alla lettera dalla splendida Kate Middleton, che comunque (detto tra noi) sta bene con qualunque abito, dal classicissimo al super sportivo all'etnico, e con ogni colore. Ed eccola qui infatti al Chelsea Flower Show, in un coat verde smeraldo Catherine Walker con la consueta decolleté nude LK Bennet e clutch in tinta, ad uno degli eventi più importanti dedicato a fiori e giardinaggio, che si tiene ogni anno dal 1913 sotto l’egida della Royal Horticultural Society. Quest'anno la rassegna ha visto una dedica speciale per la Royal Family: un crisantemo rosa (vabbè, sorvoliamo sul crisantemo...) intitolato alla principessa Charlotte, peraltro a pochi giorni dal suo primo compleanno. Accompagnata da William e dal cognato Harry, Kate ha sfoggiato un fisico più che invidiabile e una nuova acconciatura più corta e informale che la accompagna dal tour in India e Bhutan, con due semplicissime forcine a scostare i capelli per scoprirle il viso. Di recente, la Duchessa ha sorpreso fans e corte inglese per la scelta controcorrente di indossare un'ampia giacca-cappotto rosso fuoco alla festa per i 90 anni della Regina Elisabetta. Niente di male, se non fosse che il capo era marchiato Zara. Il che non guasta ad una monarchia, se è vero che da Zara si rifornisce spesso anche Letizia di Spagna e che pure Victoria di Svezia ha scelto un abito H&M low cost per il matrimonio del fratello, lo scorso anno. La nostra Kate comunque si conferma ancora una volta maestra del riciclo: l'abito smeraldo indossato domenica scorsa era già stato visto a Canberra nell'aprile 2014 in occasione della visita dei Duchi di Cambridge in Australia. Insomma, low cost e anche riciclato. Che stile, Duchessa.

Matteo, lascia stare la brillantina

Oplà, Renzi-Style

Matteo, lascia stare la brillantina

Caro premier Renzi, noi lo sappiamo che l’avanzata del tempo è matrigna. Sappiamo (tanto più noi donne) quanto il primo incanutirsi della chioma sia un dramma difficilmente ignorabile. Sappiamo che, non godendo tu di una capigliatura biondo-Cuperlo o della bersaniana somiglianza con Cary Grant tanto celebrata da Alessandra Moretti, mai e poi mai ti potresti rassegnare all’incipienza di un sale&pepe che fa tanto vecchia sinistra dalemiana. Tanto più che, Matteo, con una moglie come l’Agnese, sempre impeccabile e in forma, già rischi di sembrare sovrappeso nelle tue camicie slim-fit Scervino che sottolineano l’addominale a tartaruga rovesciata. Non basta acquistare capi firmati, eh, bisogna pure saperli portare (sennò tanto vale accontentarsi dell’acrilicone come la Maria Elena). Però davvero, caro premier, un consiglio brevemente ci sentiamo di dartelo, di tutto cuore: lascia stare quelle chilate di brillantina che da qualche giorno ti spalmi sulle tempie e sul capello forse non più bruno come un tempo. Facci ‘sto favore: non usare l’effetto “bagnato” come camouflage. Perché così, te lo confessiamo, rischi di somigliare ancora una volta al mitico Fonzie, quello che ammetteva di “essere l’unico uomo a possedere un pettine a serramanico”, o (peggio) a quel figurino da manga che è il rapper coreano Psy. Oplà. Renzi Style!

Decalogo per una sana (e robusta) costituzione

Maria Elena Boschi

Consigli riformatori a Maria Elena Boschi

Decalogo per una sana (e robusta) Costituzione

Ci lascia un po’ di malinconia la conclusione dell’iter parlamentare delle riforme, tanto c’eravamo assuefatti ai generosi tubini iperaderenti e alle bluse di acrilicone della ministra Boschi. Quasi come ci si affeziona teneramente a chi, in spregio ad un considerevole stipendio, sèguita a darsi un profilo tanto low cost, fedele al motto “Giudicatemi per le mie riforme e non per le forme”. Siamo tuttavia certi che nel tour tra i Comitati per il referendum, nei prossimi cinque mesi, Maria Elena ci regalerà soddisfazioni non da poco, ispirandosi alla divina Coco Chanel per cui “la moda è fatta per diventare fuori moda”. Bene, in vista di codesto tour permettiamoci di darle alcuni consigli “riformatori”. Innanzitutto NO alle camicette in acrilico, d’estate vanno lavate dopo mezzora: ottime per chi non ha tempo di stirare, ma fanno trasandato (quella con le rondinelle alla Leopolda 2011 è purtroppo indimenticabile). Se poi ti invitano a una serata di gala, NO all’abito sintetico rosso-Marchionne con push-up nero a vista, esibito con tanto orgoglio al Maggio Fiorentino 2014. La scarpa col fiorellone sul davanti la ricordi, Maria Elena, quella tacco 15 e quattro dita di plateau? Ecco, non è che se la mette Monica Bellucci possiamo farlo tutte con la stessa disinvoltura. NO poi agli improbabili abbinamenti di colori: ricordiamo ancora il tubino arancio con cappotto rosso con cui nel 2015 ti sei presentata a Venezia a tirare la volata elettorale al candidato sindaco del Pd. Per forza che poi ha perso. NO ai copricostume che paiono ricavati da tende o antiche lenzuola della nonna. Il cui cotone non si esaurisce mai, dicono, ma non per questo può sembrare che lo abbia  riciclato tu. NO ai leggings inaffrontabili con cui invece hai affrontato la première del film di Veltroni, abbinati a una maximaglia aderente sulle cosce a tessitura etnica: ma non era Walter a dover andare in Africa? Maria Elena, NO ai tubini di qualunque colore, soprattutto se iper-aderenti: lasciamoli ad Kate Middleton con la sua taglia 36 e le braccia toniche. NO alle ballerine, scarpe ingenerose se non si è proprio proprio giovanissime o longilinee: io le ho cestinate nel 1988. Capitolo capelli: basta tinte e basta mollettine, code alte, frange e ciuffi. Alla Camera hanno licenziato il parrucchiere? NO al chiodo in pelle cortissimo e strizzatissimo: quello lascialo a Renzi quando va dalla De Filippi. NO alle gonne sopra al ginocchio: le usavamo negli anni ’90… rileggi Coco qua sopra. E no anche a camicette e giacchini gialli: lo sai che è uno dei colori più usati dalla Merkel? NO infine all’eccesso di nero: l’ultima che ne ha fatto un must ha perso le elezioni, condannata ad un “look da ferrotranviere” mortificante per chi fino a poco prima sosteneva che questo “è il tempo delle politiche belle oltre che brave”. Auguri.

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