Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico. Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic. Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali. Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Non una maglietta rossa per i morti del ponte, anzi, sbuffi e ghigni per chi li piange troppo

SCHEGGE DVRACRVXIANE

Non una maglietta rossa per i morti del ponte, anzi, sbuffi e ghigni per chi li piange troppo

Lasciamo alla politica, ai periti, alla magistratura e ai dossier secretati il compito di scoprire la merda nascosta sotto ai tappeti dei quartieri alti e radical-chic. Ma da Esseri umani, da cittadini contribuenti e da automobilisti non ci esimeremo dal denunciare lo sconcio spirituale, etico e morale a cui il popolo italiano sta assistendo, fortunatamente, sempre più sveglio e consapevole. Già, “fortunatamente”, perché ogni istante che passa diviene più evidente il disprezzo che il sinistrume, sotto forma di politici, simpatizzanti, elettori, giornalisti, sedicenti artisti e intellettuali, nutre per tutto ciò che è “nazione” e che è “popolo italiano”. Non una parola, non una lacrima, non una maglietta rossa per l’immane tragedia di Genova. E sfidiamo chiunque a smentirci, dato che i social network (e la stessa tv) sono testimoni algoritmici impietosi. Anzi, le animelle dell'accoglienza indiscriminata sclerano perché la tragedia di Genova ha tolto visibilità alle loro lagne sui migranti, e ha sbattuto in prima pagina, con tellurico sconquasso, quel parametro di priorità che la compagine identitaria ha sempre rivendicato come supremo per uno stato nazionale: la centralità dei suoi cittadini. Ora i “global-progressisti” temono che tale evento sia solo un piccolo antipasto dell’effetto domino che decenni di accidiosa incuria e di gestione a risparmio della Cosa Pubblica potrebbero aver riservato al futuro: il Paese crolla corroso da privatizzazioni che hanno sostituito il concetto di “dovere dello Stato a provvedere alla sicurezza e al benessere dei suoi cittadini”, con quello di “convenienza di determinate lobby a speculare sulla sicurezza medesima”, mentre tutti noi continuavamo a pagare pedaggi sempre più alti con i quali “qualcuno” finanziava i cazzi propri o, peggio, quelli di chissà chi. Tutto questo scremerà ulteriormente il già larvale corpo elettorale liberal-global-progressista; poiché sotto ai ponti ci dobbiamo passare tutti, noi, voi e anche chi vota a sinistra. E a nessuno piacerebbe sfracellarcisi sotto. Mai avremmo creduto che quanto di male abbiamo sempre pensato della Sinistra, sarebbe potuto risultare così realistico come sta avvenendo in questi giorni.

È possibile sfatare, vangelo alla mano, il “dogma ecumenista” dell’accoglienza indiscriminata?

SCHEGGE DVRACRVXIANE

È possibile sfatare, vangelo alla mano, il “dogma ecumenista” dell’accoglienza indiscriminata?

Il percorso della conoscenza umana, l’evoluzione filosofica del pensiero, il cammino della spiritualità vengono visualizzati geometricamente dalla coscienza collettiva dominante come una semiretta che procede indefessamente verso “l’avanti”, senza mai farsi frenare dal dubbio che tale concezione a senso unico del “progresso” possa trarre in inganno, arrivando a non coincidere affatto col concetto di miglioramento. Anzi, da un punto di vista strettamente logico, è molto più probabile pensare che l’errore si celi dietro l’aleatorietà d’un’innovazione che non fra quelle pieghe che l’esperienza umana ha oramai acquisito come giuste e virtuose. Basti osservare la situazione attuale: l’Italia di oggi è visibilmente meno benestante, meno sicura, meno fiorente, meno bella di quella di cinquant’anni fa’: eppure il tempo da allora è trascorso non certo a ritroso, e sono sempre stati i cosiddetti “progressisti” a tenere banco. Tutto questo per dire che buone verità possono indifferentemente precedere o seguire verità meno buone, l’ideale sarebbe scegliere quelle giuste, senza preconcetti ideologici. Invece, l’interpretazione del messaggio evangelico ha negli ultimi decenni, diciamo dal Concilio Vaticano II in avanti, camminato verso una sorta di apertura indiscriminata a valori un po’ astratti e lacunosi come modernismo, ecumenismo, e relativismo; per carità, se ne potrebbe anche discutere, se non fosse che i meno disposti al confronto sono proprio i “sacerdoti” di questa virata progressista, cioè esattamente coloro ai quali toccherebbe fornire l’onere della prova sulla bontà dei passi che hanno imposto, sic et simpliciter, all’intera comunità. Ma, fortunatamente, a controbilanciare tale “assolutismo ecumenista” c’è stato chi ha saputo dire “no”, spesso a prezzo di gravi ostracismi (sia canonici che mediatici), ritenendo fosse altro il modo di seguire il Vangelo, e cioè quello del “prima” e non quello del “dopo”. Ebbene, diamo la parola a questi “cattolici resistenti” per sentire una campana senz’altro meno ascoltata, soprattutto su quei temi che troppo spesso tirano per il bavero una spiritualità cristiana a cui si tenta di estorcere soluzioni etiche (e pratiche) di discutibile applicabilità. Partiamo col commentare questa presa di posizione delle gerarchie ecclesiastiche verso un fenomeno immigratorio che il Vaticano stesso disciplina piuttosto severamente all’interno dei propri confini; eppure, il cardinale Scola ha dichiarato che "gli stranieri sono il futuro di Milano ed hanno cambiato la fisionomia della città" (Ansa, 13 aprile 2014): questo continuo richiamo al concetto di “cambiamento”, soprattutto in chiave palesemente demografica, non ha un retrogusto inquietante, a vostro avviso? Nell’attuale gerarchia ecclesiastica, né il “conservatore italiano” Scola né il “novatore dell’America Latina” Bergoglio hanno una visione cattolica di come la società debba essere ordinata. Lo dimostra come concordino nel giudizio positivo sulla società che pare debba essere necessariamente multiculturale e multireligiosa. Non sembrano preoccuparsi del fatto che se una popolazione non prende più forma dalla religione cattolica, se una società non si organizza intorno alla Chiesa, non corrisponde più a ciò che Dio le richiede e si allontana dal suo Creatore, oltre ad allontanare le singole anime dal loro Fine eterno. Da molti decenni al contrario le gerarchie si sono impegnate ad assecondare la società multireligiosa e a dare credito ad ogni genere di culto, sulla base del principio della libertà religiosa proclamato dal Concilio. Se Milano non è più la città di sant’Ambrogio, che faceva chiudere le chiese ariane, ma quella di Cardinali che sostengono la costruzione di moschee, non credo sia un segno di “continuità” di fede. Secondo quale logica le gerarchie vaticane avallano il multiculturalismo ed il relativismo? Ammettendo (e non concedendo) ne ricorrano i presupposti evangelici, non si rendono conto che le diverse fedi e confessioni non sono mercanzie interscambiabili, e che se i cristiani diverranno demograficamente minoranza anche nei loro paesi, il Cristianesimo si estinguerà come l’intera civiltà occidentale? Temo che la civiltà occidentale, nel senso della civiltà cattolica, sia già estinta da molto tempo, e che noi superstiti viviamo tra delle rovine e delle tombe. L’attuale civiltà occidentale è quanto di più anticattolico si possa immaginare. Certo è curioso che i Pastori della Chiesa siano diventati i sostenitori di questa nuova società multireligiosa, ma evidentemente sono servi dei poteri che l’hanno voluta come succedaneo alla Cristianità. La nuova società multireligiosa è fatta in modo da alimentare il relativismo delle fedi, in modo che diventi del tutto indifferente in cosa si crede. Credo si rendano benissimo conto di questo, se pensiamo che lo stesso Papa Francesco pochi mesi fa nella parrocchia del Sacro Cuore a Roma ha invitato i musulmani a leggere il Corano e i cristiani la Bibbia, come se fosse uguale. Quindi lavorano tutti a un medesimo progetto. Le gerarchie non sono indipendenti e libere ma asservite, è l’unica spiegazione a ciò che da decenni succede nella Chiesa. Il Papa può anche dire ai Vescovi di non cercare appoggio nei potenti, ma in realtà nemmeno nel secolo di ferro il Papato è stato così a rimorchio del potere secolare. Stanno presentando la Chiesa cattolica come una specie di ente di animazione spirituale ecumenica del nuovo ordine mondiale. Il concetto evangelico di “prossimo da amare come noi stessi”, prevede anzitutto l’imperio ad amare se stessi e la propria comunità, appunto, considerando che “proximus” è colui che ci è più vicino, e quindi che ci è più simile, una proposizione che accosta Omero (“il simile attira il simile”) a san Benedetto (l’amare se stessi come primo passo per saper amare gli altri). Ebbene che senso ha questo “amore indiscriminato” così di moda oggi, tanto facile da strombazzare quanto incapace di farsi carico della naturalità che sempre dovrebbe governare ogni convivenza civile nel rispetto delle leggi territoriali (il “Redde Caesari” pronunziato da Cristo)? L’invocare il Vangelo a sostegno dell’accoglienza indiscriminata è un sofisma fallace per vari motivi. Anzitutto è vero che c’è un ordine nella carità, cioè non ha senso aiutare gli uni danneggiando altri. Soprattutto chi governa una società non può ignorare il bene comune, che non si ottiene necessariamente immettendo masse di popolazioni in difficoltà all’interno di una società già in crisi. Inoltre la vera carità non può perdere di vista la salvezza eterna delle anime, che si deve ottenere tramite l’appartenenza alla Chiesa Romana. L’ingresso di persone di altre fedi in grandi numeri non facilita la conversione ma alimenta l’indifferentismo, quand’anche queste non prendano il controllo della società e non la improntino alla loro fede. C’è un chiaro piano alle spalle dell’ingresso dei musulmani in Europa, che è quello di dare il colpo di grazia a quel poco che resta dell’identità cristiana. Non credo che chi governa la Chiesa possa ignorare un dato così evidente, quindi ne concludo che siano complici. Le immagini della chiesa di Palermo con le navate usate come dormitori e le acquesantiere usate come stenditoi, da cristiani, che sentimenti vi hanno suggerito? Non è del tutto incongruo che in estrema necessità i poveri vengano ospitati nelle Chiese, ma qui è chiaro che siamo di fronte a un’operazione mediatica alquanto becera. Non mancano certo alla Chiesa italiana o al Vaticano strutture enormi e più pratiche, dotate di servizi migliori di quelli disponibili in una Chiesa. Il voler mettere i letti da campo in Chiesa mi pare solo una propaganda squisitamente politica; perché non ospitarli in qualche convento o seminario? In fondo negli ultimi decenni preti e Vescovi sono stati molto bravi a svuotare quel genere di edifici. Forse non ci si possono mettere gli immigrati perché servono meglio come alberghi di lusso o simili? Suggerisco a Papa Francesco, che fa alloggiare gli immigrati a Santa Maria Maggiore, di dare loro l’aula Paolo VI (tanto le udienze sono tutte in piazza ora), oppure i suoi appartamenti vuoti. Perché occupare e lordare la basilica? Considerando che qualsiasi bene in natura è finito per definizione, e quindi, nell’ottica del buon cristiano, per volontà divina, come si può identificare il concetto etico di “bontà” con la discriminazione del “vicino” a favore del lontano? Insomma, a giudicare dal gran numero di suicidi per indigenza e di anziani che raspano nell’immondizia, alla caritatevolezza nostrana non manca certo in casa un gregge di cui occuparsi; come mai, allora, essa è solo protratta a cercare poveri in giro per il mondo? Dio, nella sua immensa logica e saggezza, non ha forse disciplinato in piena armonia con l’ambiente i propri pastori, dislocandoli all’interno dei rispettivi popoli secondo le esigenze d’ognuno di essi? Se parliamo del soccorso a persone in estrema necessità, indubbiamente questo deve essere indiscriminato. Ma per estrema necessità si intende l’immediato pericolo di vita. Un altro conto è fare una politica a lungo termine che permetta di dare a ciascuno il dovuto, e ai cittadini di un paese ciò che spetta a loro. Facilmente si gioca sulla confusione tra l’aiuto all’individuo che rischia la vita (come i naufraghi del Mediterraneo) e la politica di un governo che deve assicurare il dovuto ai propri cittadini senza danneggiarli a favore di altri. Come possiamo resistere a questo continuo tentativo di alterare l’ortodossia dei valori tradizionali? Come si può pensare che ciò che esiste da millenni possa essere raggirato quando non invertito? Sotto attacco della globalizzazione c’è la storia, la lingua, il sapere, la bellezza dell’Occidente: cosa possono fare i cristiani, oggi, per tutelare il proprio retaggio culturale? La nostra società è già lontana dal cristianesimo e anche dalla nostra cultura cattolica e romana, non dobbiamo farci illusioni. Tuttavia la fede e la presenza di Gesù Cristo restano realtà vive, vivificatrici, capaci di far rinascere ciò che la malvagità dei nostri nemici e dei loro complici hanno distrutto. Spetta ad ogni cattolico coltivare la propria unione con Dio, lottare sapendo di essere più che mai estraneo al mondo. Occorre ripartire dalla ricostruzione, anche nel piccolo, di realtà autenticamente e integralmente cattoliche, nella professione della vera fede, nel culto, nell’insegnamento, nella trasmissione della nostra cultura trimillenaria, nell’apostolato combattivo di diffusione del Vangelo, che è la vera carità che possiamo fare ad un mondo senza Verità. Dobbiamo ricostituire una rete sociale, un’unione di famiglie con sacerdoti di ortodossia provata, per ripartire dall’inizio, benché ricchi del bagaglio dei secoli. Non pensiamo di trovare appoggi chissà dove, anzi saranno proprio le nostre autorità a ostacolarci. Soprattutto, come i primi cristiani, dobbiamo essere pronti a restare fedeli anche davanti al sacrificio, senza l’illusione di vivere in un mondo cristiano, come era quello di qualche decennio (o secolo) fa. Vivere da cristiani, anche nelle cose più semplici, richiederà sempre maggiore sacrificio. Rallegriamoci, perché questo ci aveva promesso Nostro Signore, e combattiamo per restargli uniti e per rifondare ogni cosa in Lui. (Don Mauro Tranquillo, Fraternità “San Pio X” di Albano Laziale).

Quel turbante fra le guardie d’onore britanniche è il simbolo del destino di noi europei

SCHEGGE DVRACRVXIANE

Quel turbante fra le guardie d’onore britanniche è il simbolo del destino di noi europei

Ovviamente ha mandato in visibilio tutti i buoni progressisti, soprattutto quelli che in questi giorni defecano livore per la fattività “filo-nazionale” del nuovo governo e che detestano le parate militari almeno quanto il brodo caldo sotto l’ombrellone. Erano lì, a far zapping davanti alla tv, in attesa di sbavare ludibrio per le battute di qualche comicastro raitreino o per qualche annoiata filippica anti-salviniana, quando incappano nella parata d’onore delle “Coldstream Guards” per il genetliaco di Elisabetta II. Figurarsi i sospiri di snobismo giacobino innanzi a quei soldatoni coi baschi di pelliccia, impettiti, marziali e soprattutto tutti con quell'orrenda carnagione pallida. Che orrenda visione quella di volti così tipicamente britannici abbinati a uniformi così tipicamente britanniche! Quale oltraggio alla società fluida, quale blasfemia al culto multiculturalista! Ma ecco che un inaspettato dettaglio della scena placa il reflusso gastroesofageo in corso: uno dei soldati rompe bruscamente quell’odiosa armonia “suprematista e ariana”, mostrando non solo amene fattezze esotiche, ma soprattutto un bel turbante al posto del tradizionale basco d’ordinanza. "Che meraviglia!", esclama il sinistronzo, rifocillando il suo ego ovino con la speranza che presto o tardi ogni “europeità” sarà estinta a colpi di sostituzionismo. Chissà se è consapevole che grazie a quel turbante, presto si estingueranno i testi di Socrate e di Dante Alighieri nella scuole, il buon vino sulle nostre tavole, i tortellini col ripieno di maiale nei negozi di alimentari, e soprattutto quel senso di libertà e pluralismo che a noi Occidentali è costato secoli di coraggiosa emancipazione civile. Un’uniforme militare, così come una ricetta gastronomica, un dipinto o una poesia, non nasce per il capriccio di qualche stilista estemporaneo e raccomandato; è piuttosto frutto d’una sedimentazione di fattori storici, estetici, culturali, politici, araldici, geografici e climatici che hanno avuto, nella sua gestazione estetica, merceologica e manifatturiera, una precisa e determinante ragione. Quindi, sostituirne singoli elementi o modificarne l’estetica per il capriccio d’un soldato di religione Sikh, non è un esercizio di stile o una forma di ecumenismo; è solo autolesionismo e pronezza ai colpi di mano demografici in atto. Sarebbe potuto essere sociologicamente stimolante verificare che sotto quella storica uniforme potesse arrivarci un cittadino britannico di origini coloniali, questo sì; ma a patto che fosse lui a diventare una vera Coldstream Guard ponendosi sul capo il tradizionale basco di pelliccia, e non che fosse il basco di pelliccia a diventare un turbante per il solo fatto che il soldato abbia origini straniere. Poiché piegare la tradizione secolare di una collettività alle pretese religiose di un singolo, che nessuno ha obbligato a far parte della società medesima, è la negazione in termini del concetto stesso di “democrazia”. Confondere il rispetto e la tolleranza verso le minoranze con il lasciare che queste ultime si scelgano i prodotti e i vantaggi dell’ospitalità rifiutandone le forme e i doveri, non potrà che portare i pochi e stanchi Europei viventi a quell’estinzione agognata da chi ne ha progettato la demolizione.

Iniziano le rappresaglie del sinistrume contro la democrazia che ha vinto alle elezioni

SCHEGGE DVRACRVXIANE

Iniziano le rappresaglie del sinistrume contro la democrazia che ha vinto alle elezioni

Lo stesso spirito discriminatorio che li porta a piagnucolare per il bracciante africano ucciso in Calabria (drammaticamente come ogni altra vittima di attentati mafiosi) e, di contro, a tacere sulla terapista accoltellata a morte dal marocchino o sul ragazzo gettato sotto al treno da un altro immigrato (cronaca di questi giorni verificabile digitando le ormai arcinote parole chiave), sta portando l’eterogenea compagine politica ostile alla coalizione di governo, a forme di rappresaglia degne del peggiore squadrismo. I sinistrati d’ogni ceppo hanno sempre odiato il proprio popolo, questo è dato noto; ma in un frangente nel quale, dopo il decennale sfacelo frutto proprio della loro anti-italianità, il popolo s’è finalmente deciso ad eleggere un parlamento che ne rappresenti degnamente le istanze, la bile è esplosa loro dal culo e non sanno più come raccoglierla. Naturalmente, le lobby globaliste ci inzuppano il pane, ad iniziare da quella gay che elogia il nuovo governo spagnolo solo per l’alta presenza di donne e di omosessuali al suo interno (ma gli esseri umani non erano tutti uguali?!), per finire con quelle che da decenni foraggiano lo smantellamento della nostra coesione sociale e del nostro benessere attraverso massive dosi di sbarchi. Poi ci sono gli “antifa” e i centri sociali, felici di poter nuovamente scatenare il loro ancestrale odio anti-governativo, anchilosato da lustri di governi progressisti contro cui non c’era gusto a lanciare sputi e tirare molotov; ora possono finalmente tornare ad imbrattare parchi per l’infanzia nuovi di zecca, ma infamabili per essere stati inaugurati da una sindaca alleata dei leghisti, quindi di ovvie simpatie “neonaziste”! E poi c’è la manovalanza dei clandestini, i quali, incazzati neri per la nomina d’un ministro dell’Interno che finalmente si impegni a far rispettare le leggi dello Stato, malmenano poliziotti e carabinieri nel silenzio dei tanti cosiddetti “non violenti”. Last but not least, abbiamo le grassocce intellighenzie, le quali, abituate all’inerzia tipica degli scodinzolatori di regime, innervosite dall’essere state di colpo scaraventate via dalle loro amache dorate, e impaurite che si tagli loro il foraggio di sempre, insultano, imprecano e minacciano ritorsioni d’ogni risma nel loro tipico stile da “armiamoci e partite!”. Se questa è la nuova opposizione Brancaleone che sino a ieri è stata classe dirigente del Paese, non c’è da meravigliarsi di quanto luride e sgualcite siano le pezze al culo che si ritrovano i poveri Italiani.

L’unica vera sfida, ormai, è quella fra sovranismo e globalismo. In gioco ci sono 3000 anni di civiltà occidentale

SCHEGGE DVRACRVXIANE

L’unica vera sfida, ormai, è quella fra sovranismo e globalismo. In gioco ci sono 3.000 anni di civiltà occidentale

Se prendete nella mano dei grani di sale, non ne troverete uno identico all’altro. Mettendoli poi in un bicchiere colmo d’un fluido qualsiasi, noterete che nessuno di essi tenterà di assimilare il fluido, il quale invece farà di tutto per intaccare l’integrità dei grani. Ecco, i grani sono i popoli, con le loro bellezze, le loro identità, le loro differenze e le loro concomitanze; e il volume di fluido che ognuno di essi occupa nel bicchiere costituisce lo spazio vitale indispensabile alla loro precipua sopravvivenza. Il fluido rappresenta invece l'asetticità globalista, una forza acefala, omogenea, incolore, amorfa e stagnante capace solo di inglobarne, annullandole, le differenti singolarità che animano l’universo. Ora, i grani più meritevoli, gioiosi e orgogliosi della propria natura avranno massimo interesse a distinguersi da tutto il resto, a moltiplicarsi e a tramandare se stessi così come sono nati; al contrario, quelli più mediocri, nichilisti, depressi, depressivi e vinti diventeranno i più cinici complici dell'azione diluente del fluido poiché non potranno che godere nel veder soccombere ad essa quei paradigmi differenzialisti d’eccellenza responsabili della propria frustrazione. La parola, a questo punto, passa a Madre Natura. Già, ma in veste di madre, come appunto la riteniamo noi, o di “matrigna”, come essa viene considerata dalla vulgata globalista? Poiché se la natura ha creato i grani di sale, evidentemente intendeva anche preservarne bellezza e funzione, altrimenti si sarebbe risparmiata la fatica. Indubbiamente ha anche attribuito al fluido proprietà fisiche e chimiche tali da renderlo una sostanza potenzialmente solvente verso tutto ciò che arriva ad inglobare; ma è altresì vero che non ha poi fatto sì di sciogliere tutto il sale del mondo nel mare, anzi, con molti dei suoi "grani" ha costruito meravigliose cattedrali gotiche, con altri splendide pagode, e con altri ancora incredibili piramidi egizie. Insomma, Madre Natura ha creato le differenze; le “uguaglianze” sono solo fantasie congetture umane generate da ideologie decadenti. Non esiste alcuna Pangea sul pianeta Terra, anzi: i continenti tendono a distaccarsi e a distinguersi come ogni entità geologica, vegetale e animale, favorendo condizioni estremamente differenziate declinatesi nei vari habitat e nei loro popoli. Non a caso l’intero universo è nato dall’immane forza centripeta e differenziatrice scaturita dal “Big Bang”. Ebbene, chi artificiosamente tradisce tutto questo per odio verso il senso d’appartenenza e/o per profitto derivante dall’omologazione produttiva, muove guerra a qualsiasi dignità ontologica e a qualsiasi forma d’amore basato sulla naturale genealogia dell’affettività fra esseri umani. E noi ci difenderemo.

Young Signorino: quando il “mainstream” viene spacciato da “outsider” per fottere il cervello ai giovani

SCHEGGE DVRACRVXIANE

Young Signorino: quando il “mainstream” viene spacciato da “outsider” per fottere il cervello ai giovani

Viviamo un’epoca nella quale anche una canzoncina cretina può spalancarci le fauci del “sistema”, pronto a circonciderci il cervello. Ma noi siam qui belli svegli, con la vescica appena svuotata e pronti a ragionare in libertà, anche se il termine “ragionare” sembrerebbe sprecato per l’apparente dinamica encefalografica di quanto andiamo a trattare. Già affrontammo il fenomeno “Bello Figo”, e a breve distanza di tempo verifichiamo che il nostro grido era levato nella direzione giusta: la supremazia del cosiddetto “rap”, con le sue miriadi di sub-classificazioni “trap”, “swag” ecc, è ormai acclarata nella pianificazione culturale indotta dal sistema mediatico, basta accendere la radio, la tv o YouTube per verificarlo. Da quanti lustri, infatti, le maglie del “mainstream” non vengono penetrate da da un chitarrista metal, da un compositore classico, da un cantante folk, generi in evidente (e secondo noi programmata) estinzione a favore del genere “global” e regressivo per eccellenza, sua maestà il rap? Il rap è il potere, ormai; altro che musica per discriminati e diseredati! Un potere serpentino che va dal nulla dei testi di Young Signorino, sino alle citazioni del “Nuovo Ordine Mondiale” nelle sue interviste (prima di ridacchiare, raffrontate i numeri delle visualizzazioni dei suoi video con quelli di una qualsiasi pop-star del passato, nell’unità di tempo. E poi ridete su 'sto cazzo). Bene, ma... “cui prodest” ?! Chi ci guadagna? Già, poiché quando le risorse investite in un progetto artistico e nel relativo indotto mediatico sono facoltose, è indispensabile tracciare il filo d’Arianna che le collega ai beneficiari del messaggio incarnato dal progetto medesimo, subliminale o meno che sia; ebbene, basta guardarlo, sto tizio: pur giovanissimo, è brutto e trasandato, privo di qualsiasi forma di virilità, dedito ad un portamento e ad un’articolazione vocale molto precari. Diremmo la negazione del Superuomo, tanto per far colare un po’ di bava dalle fauci ingiallite di qualche nerdone che a queste parole già sente puzza di statue, di Nietzsche e di sano atletismo fisico e spirituale. Insomma, insufflare nei giovani italiani un modello del genere equivale ad intimare loro: "State morendo, fatevene una ragione!". E a proposito di Nietzsche, di superomismi e satanassi invocati qua e là per confondere le acque, nessuna similitudine con Marilyn Manson, per carità cristiana, il quale è (era) energia, muscolarità, horror gotico, insomma tutti elementi tipicamente occidentali e vitali. Ok, ora ha messo la panza e va in giro a pietire comparsate “unplugged” a Sanremo pur di guadagnarsi qualcosa, ma questa è un’altra storia. Al contrario, codesto suo sedicente emulo sdentato e corretto è l’emblema della ciondolante stanchezza tipica di certi giovinastri d’oggi; della loro banalità ideale, dei loro ridicoli risvoltini alle caviglie, della loro dislessia culturale, della loro postura ingobbita da play station e i-phone di ultima generazione. Non c’è nudità (che c’era in Manson), poiché la nudità è forma differenzialista e desiderio vitale; non c’è eros, poiché l’eros è vivacità procreativa; non c’è trasgressione né odio, poiché tali elementi sono necessariamente forieri di ribellione al conformismo. E non c’è blasfemia, poiché la blasfemia richiama sempre il sacro, il grande avversario dell’asetticità spirituale globalista. A riprova dei soldi che ci sono dietro a questo progetto, i video di Young Signorino sono curati nei minimi dettagli, ben prodotti, nulla è lasciato al caso: c’è sempre posto per messaggi grafici come “ama tutti”, ma non c’è mai traccia di sorrisi né di stati emotivi che non si ispirino al mantra globalista del “nasci-consuma-muori”. Tuttavia, per confrontarci con pareri terzi e per amor di dialogo, leggiamo cosa ne scrivono i radical-chic di RollingStone, da sempre la miglior cartina Tornasole per valutare l’omologazione al sistema dello “show business”. Infatti, eccoli pronti ad incazzarsi sull’argomento “rap” quando qualcuno glielo tocca... Ed eccoli di nuovo pronti a scandalizzarsi se qualcuno glielo censura... proprio loro che hanno censurato Kanye West perché colpevole di non essere ostile a Trump quanto i rigidi protocolli mediatici progressisti avrebbero imposto a un cantante nero. E, soprattutto, sempre pronti a dar voce ai rapper come se fossero dei perseguitati, argomento ben poco credibile, date le visualizzazioni a sei zeri di tutti i loro video. L’unica chiosa plausibile a spiegare questa foga nichilista è che i figli dei figli degli anni ‘80, complice anche la genetica ed un’alimentazione ottimale dei loro genitori, stavano venendo fuori troppo sani e troppo belli per garbare a quello che l’antropologa Ida Magli chiamava nei suoi libri “Il Laboratorio Per La Distruzione dell’Occidente”. Potrete anche sommergere le strade di questi zombie, cari mondialisti, ma noi non ci faremo mordere tanto facilmente.

Vanno a caccia di “chiacchiere d'odio”, ma se ne fottono dei morti ammazzati per strada

SCHEGGE DVRACRVXIANE

Vanno a caccia di “chiacchiere d'odio”, ma se ne fottono dei morti ammazzati per strada

Le chiamano “Hate Speech”, “chiacchiericcio di odio”. Del resto è tipico dell’aridità spirituale e dell’anaffettività cronica del sinistrume tarare le analisi sociologiche, e quindi anche quelle criminologiche, secondo una gerarchia valoriale tutta partigiana, astratta e avulsa dalla realtà. La loro forsennata caccia alle streghe non è mai rivolta contro un male effettivo, inferto da carnefici reali a danno di vittime in carne ed ossa; al contrario, essa è pura propaganda, e, come ogni propaganda, si basa su un vocabolario fatto di fuffa ideologica. "L'iniziativa è volta a sensibilizzare l'opinione pubblica sull’uso del linguaggio: sugli effetti delle parole aggressive e su come una società possa esser modificata anche attraverso l’uso di termini inclusivi e al rispettosi". “Alcune forze politiche – afferma Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia - si sono servite di stereotipi e incitazioni all’odio per fare propri diffusi sentimenti populisti, identitari e xenofobi, promuovendo la diffusione di un linguaggio incendiario, divisivo, che discrimina anziché promuovere l’eguaglianza, che pensa che minoranze e gruppi vulnerabili siano una minaccia e che i diritti non spettino a tutti". Ovvero tutto l’esatto opposto del buon senso: questa gente se ne frega altamente di sensibilizzare l’opinione pubblica verso ingiustizie e violenze fatte di nomi, cognomi e date: poiché, se lo facesse, incorrerebbe in pericolose analisi della realtà non funzionali alle sue finalità programmatiche, immigrazionismo in testa. No, queste “anime belle” hanno bisogno di giustificare le loro farneticazioni immigrazioniste costi quello che costi. E quindi, forti del sentirsi gli unici detentori del bene e della verità, scatenano il loro odio contro gli avversari politici denunciando come criminale “l’identitarismo”, che invece è sentimento d’amore per l’appartenenza ad una comunità; censurando il libero confronto dialettico sul web con la storiella delle “fake news”; condannando “il populismo”, poiché detestano la democrazia e soprattutto odiano il proprio popolo. Se questi supponenti figuri fossero davvero dalla parte delle vittime e dei deboli, guarderebbero essi negli occhi, andrebbero ad assisterli negli ospedali dopo le aggressioni subite, e parteciperebbero ai loro funerali; non starebbero lì a ruminare le solite nenie mummificate e basate su una storiografia stantia, distorta e bugiarda. Se queste sedicenti associazioni di benefattori stessero davvero dalla parte delle minoranze, spianerebbero un planisfero e verificherebbero demograficamente quali siano queste benedette minoranze del mondo, e quanto perseguitate lo siano nei fatti: come i Boeri, una minoranza che mentre scriviamo (e non secoli fa) è quotidianamente vessata e martoriata nel “pacificato” Sudafrica post-Mandela. Se davvero i damerini del Pensiero unico tenessero all’educazione dei giovani, non invocherebbero severità solo in occasione di episodi sporadici e speculari ad altrettanti di parte opposta, ma la pretenderebbero tutti i giorni nelle scuole imponendo con la forza il rispetto per l’istituzione e i docenti, altro che abolizione del voto in condotta. Tantopiù che il razzismo nel mondo calcistico esiste da ambo le parti, nonostante la demagogica asimmetria del clamore che gli viene dato. Se davvero questi benefattori del vuoto cosmico tenessero alle statistiche e ai grafici (come quelli pubblicati nel loro articolo), anziché definire la Lega “un partito xenofobo e di estrema destra”, si domanderebbero come mai le civilissime Londra e Stoccolma siano improvvisamente diventate le capitali europee con il record di omicidi e criminalità diffusa, nella totale impotenza delle rispettive polizie. Ebbene chi sono dunque i cattivi del film?! Uno spettatore attento ed equilibrato aspetterebbe l’ultima scena prima di fare previsioni avventate, soprattutto quando il regista è bravo: ma nel frattempo non rompeteci i coglioni con i vostri predicozzi da crocerossine del sabato sera.

Bastano un prete gospel ed una suocera afroamericana per farvi applaudire alle sontuose nozze del principe Harry

SCHEGGE DVRACRVXIANE

Bastano un prete gospel ed una suocera afroamericana per farvi applaudire alle sontuose nozze del principe Harry

Tutti pazzi per le nozze dei reali d’Inghilterra; che poi manco tanto “reali”, trattandosi del nipote minore di Elisabetta II, quindi nemmeno dell’erede al trono. Eppure i radical chic di mezzo mondo sono rimasti incollati agli schermi ad ammirare i primi piani della sonnolenta madre della sposa che, grazie alle sue origini afroamericane, ha avuto più inquadrature della stessa regina, forse troppo “passé” per meritare lo stesso trattamento mediatico della sconosciuta signora Doria Radlan. Quanto siete ridicoli, scontati, prevedibili: un prete di colore che cita Martin Luther King come fosse il Vangelo, ciondolando davanti all’altare al modo d’un cantante gospel, e una sposa di carnagione olivastra vi bastano ad accantonare per qualche ora il vostro snobismo verso la mediaticità da popolino che saluta agitando i fazzoletti, il vostro odio giacobino per il sangue blu, il vostro ipocrita pauperismo che innanzi a tanto sfarzo dovrebbe quantomeno arrossire. Siete lì ad osannare un matrimonio di nessuno spessore politico né glamour, considerando che Meghan Markle è un’attrice come tante e che il principe Harry non ha mai conseguito particolari meriti accademici, solo perché si tratta di un evento celebrato da tutti i media di regime come “innovativo”. Ma innovativo di che? Siete davvero così meschinamente attaccati al colore della pelle della gente da giudicare “innovazione” la presenza o meno di afroamericani ad un matrimonio inglese? La vostra ossessione per il multietnicismo è oramai talmente esasperata da risultare farsesca a chiunque abbia ancora voglia di aprire un libro di storia o di guardare un dipinto in un museo per verificare che la realtà non necessita di pigmentazioni cutanee specifiche per esser buona o cattiva, ma di veridicità storica per essere onesta e verosimile. Siete peggio delle sciacquette da gossip di certe trasmissioni “pop” che tanto criticate, perché alla medesima sempliciotteria voi aggiungete la vostra insormontabile ipocrisia.

Gli spray al peperoncino, snobbati dalle “sciure” di sinistra, li usano certi balordi ingioiellati come p...

schegge dvracrvxiane

Gli spray al peperoncino, snobbati dalle “sciure” di sinistra, li usano certi balordi ingioiellati come p...

Che dietro al sanguinoso parapiglia che sconvolse piazza san Carlo a Torino ci fosse puzza di bruciato, ne eravamo certi. Ma questa brutta storia, costata la vita ad una ragazza e tonnellate di dolore alle migliaia di persone coinvolte materialmente ed emotivamente in quella notte da incubo, ci conferma un dato immanente: per rendere giustizia alla verità c’è sempre tempo e ci sono sempre uomini validi su cui poter contare. Insomma, i giochi non sono mai fatti come alcuni spererebbero. In questo caso parliamo degli agenti, dei funzionari e dei magistrati coinvolti in un’indagine difficilissima che ha incastrato una decina di damerini nordafricani, ingioiellati come mignotte, i quali, nonostante l’enormità dei loro crimini, rischiavano davvero di farla franca. Poiché se già è difficile che si battano filoni di indagine mirati ad incastrare categorie “mediaticamente protette” anche quando i colpevoli hanno le mani grondanti di sangue, figurarsi ipotizzare una loro responsabilità all’interno di un quadro criminale confuso come una piazza gremita di gente. E, ironia della sorte, tutto questo accade proprio nell’accogliente Torino, ove l’amministrazione grillina declama politiche di accoglienza ed inclusione che vanno dalla “finanza islamica” alle adozioni gay, e che avrebbe quindi tutto l’interesse a che certe acque mediatiche non siano eccessivamente agitate. Fortunatamente, il concetto di “reazione” a cui per tanto tempo si è abdicato in nome di quello di “tolleranza”, coi risultati scolastici che vediamo in questi giorni, sta riprendendo il suo giusto posto nel vocabolario sociologico di una civiltà figlia sì di Atene, ma anche di Sparta e soprattutto di Roma. Avanti così: la riscossa delle intelligenze contro il disastro delle Intellighenzie è finalmente iniziata!

È iniziata l’onda lunga di frutti marci dei governi di sinistra

schegge dvracrvxiane

È iniziata l’onda lunga di frutti marci dei governi di sinistra

È il caso del reato di guida senza patente, abolito nel 2016 dal governo Renzi. Ce ne occupammo prontamente quando uscì la notiziuola di questo assurdo abominio legislativo, ragionando come sempre si ragiona quando si tratta di provvedimenti delle sinistre: tasselli su tasselli per una progressiva demolizione dello Stato di Diritto. Ebbene, avevamo ragione, a quanto pare: il fenomeno ha assunto proporzioni tali da essere stato mediaticamente segnalato dalle stesse procure, generalmente poco avvezze a creare allarmismo nell’opinione pubblica. Quindi immaginiamo quanto possa essere esteso e allarmante nella quotidianità. Un autoveicolo può essere un’arma in mani sbagliate o inappropriate; non a caso li usano per gli attentati. E fu proprio tale natura tecnica congenita alle dinamiche della guida automobilistica e camionale a spingere il legislatore, chiamato all’epoca a normare la commercializzazione dell’invenzione del motore a scoppio, a subordinare al codice penale la violazione delle prescrizioni di legge volte al conseguimento della patente di guida. Tuttavia, la supponenza del sinistrume, incurante di qualsiasi storicità legislativa e buon senso giuridico, ha ben pensato di assecondare certi “non patentati”, liberalizzando sostanzialmente la loro condotta illecita. E sia chiaro, non parliamo dei diciottenni di adesso, statisticamente disinteressati all’automobile rispetto a quanto non lo fossimo noi; parliamo di categorie demografiche di cresciutelli ai quali fa troppa fatica attuare qualsiasi percorso di omologazione alle più basilari regole di convivenza civile del nostro paese. E i guai sono appena iniziati: ora ci toccherà subirne l’onda lunga. Quindi, perlomeno, finiamola di dar (sia pur residuale) credito elettorale ad aree politiche che nel dna hanno la devastazione del benessere e della sicurezza dei propri connazionali.

LIBERA LA BESTIA CHE C'È IN TE!

Contribuisci anche tu alla sezione LIVE NEWS, inviandoci un video, una foto o un articolo!

partecipa inviandoci i tuoi:


MC S.R.L.
sede legale: via angelo maj, 24 - 24121 Bergamo
C.f./P.IVA: 04061980167 - R.E.A.: BG-431792
Email: INFO@ILPOPULISTA.IT

direttore: MARCO DOZIO
CONDIRETTORE: alessandro morelli

ILPOPULISTA.IT È UNA TESTATA TELEMATICA REGISTRATA PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO, N. 121 DEL 27/04/2015

per i tuoi annunci: PUBBLICITA@MC-SRL.EU