Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico. Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic. Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali. Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Perché dell'aggressione al calciatore si parla mentre di quella all'inviato di Striscia si tace?

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Perché dell'aggressione al calciatore si parla mentre di quella all'inviato di Striscia si tace?

Una giovane colombiana è stata aggredita da alcuni nomadi per aver messo in guardia dei giapponesi dalla loro presenza in metropolitana. I protagonisti della triste vicenda sono tutti stranieri, e questo manderà in tilt l'accurato filtraggio mediatico della notizia. Qui, invece, il portiere di uno stabile è stato massacrato da due giovanissimi egiziani mentre faceva il suo lavoro: sorvegliare l'ingresso. Insomma, chi sono i buoni e i cattivi del film? Premesso che qualsiasi aggressione è ripugnante e assolutamente condannabile sia dal punto di vista umano che da quello penale, sul fronte mediatico, invece, tale equivalenza si piega puntualmente alle ragioni politicamente corretto. E noi, da cittadini contribuenti liberi e democratici, non ci stanchiamo di denunciarlo. Ora, secondo voi, chi è più conosciuto, a livello mediatico, fra un volto di Striscia La Notizia e un calciatore del Torino? Ebbene sono entrambi stati vittime di un’aggressione vile (perché compiuta da più persone contro un singolo) e gratuita. E allora perché sulla vicenda del calciatore si grida ben più che sull'altra, quando entrambi gli eventi sono stati segnati dal ricovero in ospedale di entrambe le vittime? È forse una questione di maggiore notorietà di uno dei diretti interessati? O piuttosto dipende dalla strumentalizzazione che immancabilmente vien fatta a seconda che un fatto di cronaca remi contro o a favore di determinate istanze ideologiche, politiche ed...elettorali?! Informatevi sui dettagli di entrambe le vicende e poi ragionateci con la vostra testa.

Avete straperso le elezioni olandesi, rispettate i populisti che le hanno quasi vinte

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Avete straperso le elezioni olandesi, rispettate i populisti che le hanno quasi vinte

Voi che vi atteggiate ad “amici del popolo", ma condannate i populismi; voi che ritenete degni e proficui solo i vostri voti; voi che considerate l'amor di patria come il male assoluto: ebbene, visto lo storico flop dei laburisti olandesi alle recenti elezioni, anziché “tirare sospiri di sollievo”, rispettate piuttosto tutti quei cittadini liberi che hanno votato il secondo partito d'Olanda. Il regime di terrore mediatico che avete instaurato non è servito ad evitare che Wilders, pur non ottenendo una maggioranza che gli consenta di governare, possa ora promuovere con maggior forza leggi a favore della propria nazione e dei propri connazionali. Siete talmente ossessionati dal fatto che la gente non ne possa più delle vostre ricette immigrazioniste, da festeggiare la mancata vittoria del Partito della Libertà "dimenticandovi" di considerare lo sfacelo dei Laburisti, letteralmente decimati dalla loro stessa cronica stitichezza nel produrre vantaggi a favore dei propri concittadini. Definite "islamofobi" tutti coloro che vorrebbero evitare di finire dilaniati da camion lanciati sulla folla, di venire lapidati qualora la Sharia prendesse demograficamente piede in Europa, di veder diventare l’omosessualità di Alessandro Magno e Adriano un sacrilegio/reato, senza punto riflettere sulle conseguenze oramai conclamate del vostro adorato "multiculturalismo". E a proposito di omosessuali, voi che millantate credito elettorale presso il mondo gay, imparate dalla dignità di leader "xenofobi" come Pim Fortuyn e Jorg Haider (pace all'anima loro), che non hanno mai celato il proprio orientamento sessuale, senza però mai farsi beccare a fare porcherie pagate dai cittadini come tanti politici nostrani. E sappiate che distorcere la realtà non vi servirà a molto: Geert Wilders è il politico olandese con più legislature consecutive alle spalle, è il leader del secondo partito nazionale ed è stato battuto dalla destra moderata solo vedendosi scippare ricette che sono comunque il sintomo di un Occidente che non è più disposto a dare il culo. Siete penosi nell’attaccarvi ai suoi capelli colorati, anziché valorizzarne quell'estro estetico e quell’ironia tipici dell’Uomo di Destra che il vostro grigiore estetico e spirituale mai vi consentirà di saggiare; gli fate addirittura colpa di avere origini indonesiane, anziché considerare ciò come un valore aggiunto, dimostrando così il vostro inconfessabile razzismo e la vostra malafede nel valorizzare la dignità umana per ciò che è la persona e non per quel che rappresenta. Ora vi aspettiamo al varco con le elezioni francesi e tedesche: e a proposito di Germania, il vostro “europeismo” globalista fa sì che l'inno nazionale trasmesso da RadioRai ad inizio e fine giornata sia eseguito dai Berliner Philharmoniker e non da un'orchestra italiana, nel paese di Verdi e Puccini. Bene, secondo voi che cosa ne pensano quei filarmonicisti italiani che sono rimasti a casa grazie al vostro disprezzo per l’italianità del lavoro? Forza Marine, magnateli tutti!

Se gli esseri umano sono tutti uguali, perché si sbraita solo quando muoiono i delinquenti?

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Se gli esseri umano sono tutti uguali, perché si sbraita solo quando muoiono i delinquenti?

Mentre quattro ragazzotti bene si atteggiavano ad eroici facinorosi dando da lavorare ai poveri celerini costretti a scortare una manifestazione della minoranza parlamentare (Salvini a Napoli), noi ci siamo dedicati a qualche riflessione alla luce di fatti di cronaca che si fanno sempre più frequenti e opprimenti. La legittima difesa è un argomento che non dovrebbe "appassionare la politica", ma dovrebbe essere di buon senso e basta. E invece no: c'è sempre qualche radical-chic con porta blindata e allarmi di ultima generazione in casa pronto ad infestarlo coi soliti "se" e i soliti "ma", in nome del sommo valore della vita umana del delinquente anche quando tale "valore" specula sul dolore e spesso sulla morte di brave persone, magari anziane e indifese, che hanno la sola colpa di non essere i cattivi del film. Quindi, le rare volte in cui il delinquente di turno ci lascia le penne grazie alla reazione dei poliziotti, o magari alla prontezza o alla buona sorte degli aggrediti che riescono a sparare per primi, il sinistrume si strappa i capelli, alza barricate e invoca la forca contro i legittimi difensori della propria incolumità. Quando invece il morto scappa fra le forze dell'ordine, come purtroppo sempre più spesso accade, il cordoglio svanisce, l'umana pietas si autocensura, il valore della vita umana diventa un dettaglio mediatico trascurabile, poiché, nella contorsione del pensiero "buonista", morire durante un inseguimento o anche solo essere gratuitamente malmenati durante un controllo è un dovere d'ufficio di chi porta la divisa. Noi, invece, continuiamo a credere che Caino sia una belva e che le belve vadano tenute a bada almeno quanto l'ipocrisia di chi insiste nel considerarle vittime anche quando sono carnefici.

Continua l'affarismo calcistico che gabba i vivai nostri con migranti freschi di sbarco

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Continua l'affarismo calcistico che gabba i vivai nostri con migranti freschi di sbarco

Già ci occupammo degli effetti nefasti della globalizzazione sul calcio italiano, intervistando un giovane atleta che ha avuto il coraggio di denunciare il mercimonio in voga nel settore, non dissimile da quello avvenuto per la raccolta dei pomodori quanto a finalità: abbassare il costo del lavoro sostituendovi il naturale accesso di aspiranti professionisti con la veloce compravendita di "risorse" low-cost raccattate da fuori. L'aggravante è che ci vogliono mascherare l'ingiustizia compiuta a scapito degli atleti italiani lasciati a marcire in vivai abbandonati, con la solita fuffa dell'umanitarismo verso il migrante; così, intanto, loro ci guadagnano, risparmiandosi la fatica di coltivare i nostri giovani e alimentando il ricatto psicologico sul mercato calcistico con la pendente spada di Damocle di far saltare la fila delle promozioni al primo migrante sbarcato, e fanno pure la figura degli eroi anziché quella dei furbetti. Il sudore della fronte non è quello di chi sbarca in poche ore, ma quello di chi si è fatto il mazzo per anni inseguendo un sogno. E i sogni non li hanno solo i migranti, ma anche i ragazzi italiani, sebbene certi politici se ne fottano altamente. Le righe di quest'articolo dicono tutto: "Coulibaly, che nel suo Paese non aveva mai giocato a calcio, era stato scoperto per caso e proposto al Pescara. Prima del compimento dei 18 anni, in base alle normative vigenti, non poteva essere tesserato. Ora avrà modo di misurarsi con il calcio italiano. Se i pareri nei suoi confronti si riveleranno fondati, il presidente Sebastiani potrebbe aver fatto con lui un vero affare".  Continuiamo a farci del male!

Intellettuali a caccia di arcani su una scimmia che balla

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Intellettuali a caccia di arcani su una scimmia che balla

Sanremo è da sempre costume, e il costume, da sempre, lo si critica. Ebbene, il Festival della canzone italiana vive la dilaniante contraddizione di essere storicamente ancorato ad un congenito nazionalismo testuale e stilistico che, sotto la pressione globalizzatrice di questi tempi, viene vissuto dagli apparati organizzatori a denti sempre più stretti. E poiché tale sudditanza ideologica è come la salsa del panino quando, non uscendo da dove si morde, comincia a colare dai lati e ad inguacchiare tutto, quest'anno c'han fatto pagare lo scotto dell’italianità della Canzone facendone vincere una piena di esotismi, sushi e scimmioni danzanti che mettessero alla berlina ogni residuo “spiritus occidentalis”. Ora, molti critici si sperticheranno nel dimostrarci che “Occidentalis Karma” è un brano leggero, satirico, goliardico; oppure ci racconteranno che è pieno di citazioni dotte mirate ad erudire il pubblico (la rima "panta rei/singing in the rain", oltre che essere penosa, cita uno dei pochi brocardi classici sfruttabili a vantaggio della dottrina  progressista/mondialista/sostituzionista). Persino il titolo del brano echeggia come una beffa, con l’aggettivo latino “occidentalis” trasformato in genitivo sassone “occidentali’s” al fine di svilirne l’eccessiva aulicità del suono. Insomma, il brano sembra proprio voler dimostrare che il “karma” del colto Occidente è quello di estinguersi e abdicare in favore di civiltà più sempliciotte e convenienti. Mmm... E se invece stessimo toppando? Se, al contrario, il buon Gabbani avesse voluto, attraverso questo brano, subliminalmente invitarci a smetterla con gli esotismi, col servilismo allofilo e con l’esterofilia? Certo, è difficile credere che l’avrebbero fatto vincere se le sue intenzioni liriche fossero davvero state all'insegna della riscossa identitaria degli Italiani o degli Occidentali. Tuttavia, una cosa è certa: l’argomento è oramai palesemente topico e campale su ogni fronte. E da questo punto di vista gli stessi nemici dell’Identità e dell’Appartenenza, volenti o nolenti, hanno fomentato tale consapevolezza generalizzandola sino al punto da farsene sfuggire il controllo proprio a causa della loro stessa ossessione. Persino La Repubblica, oramai, parla di "invasione silenziosa". E se lo dicono loro...buon occidentali's karma a tutti!

Pur di difendere le palme, i compañeros si schierano con le multinazionali ed invocano "ordine e polizia"

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Pur di difendere le palme, i compañeros si schierano con le multinazionali ed invocano "ordine e polizia"

Prosegue sempre più grottesca la telenovela delle palme a Milano, talmente invise alla cittadinanza da necessitare scorte armate a loro tutela che vengono così sottratte alla difesa dei cittadini, soprattutto a quella delle categorie più deboli e indifese. Ma è mai successo che una pianta necessiti della polizia?! E allora non vi viene in mente che il tiranno sia colui che ne ha imposto la presenza ad evidente simbolo di un'ideologia di sottomissione estetica e culturale, e non colui che vorrebbe solo partecipare con maggiore consapevolezza alla gestione democratica delle proprie tasse? Ebbene, nonostante i copiosi presidi e le inferriate di protezione, qualche buontempone annerisce un po' di corteccia e per i media è "l'Inferno di Cristallo", quando si tace puntualmente sulle devastazioni e sugli incendi notturni che con quotidiana reiterazione devastano periferie e non solo. Che desolazione: in un agone politico senza più destre né sinistre, ma combattuto oramai fra Appartenenza e Nichilismo, i companeros dei "centri sociali", i duri&puri "No Global", i nemici giurati dello sfruttamento del lavoro sottopagato, anziché sputare in faccia a quel "progressismo" che ha tradito Il Capitale del buon Marx con il Turbo-capitalismo di affaristi miliardari che usano l'immigrazione per scudare i propri loschi intenti, difendono strenuamente 4 palme finanziate da una multinazionale. Se non è sottomissione questa...

Si starnazza per la sindaca satirata, ma si tace sulla minorenne violentata

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Si starnazza per la sindaca satirata, ma si tace sulla minorenne violentata

E mentre a Genova valorosi “antifascisti” sfruttano il passaggio di un’ambulanza destinata ad un bambino per sfondare il cordone di polizia e assediare un libero consesso di Destre europee pacificamente riunito in città, sui media femministe d’ogni risma assediano la libertà di stampa indignate per un satirico titolo del quotidiano Libero sulle “patate bollenti” da giorni in carico alla sindaca Raggi, sorvolando però sulle ben poco satiriche botte e violenze subite in quelle stesse ore da una quindicenne stuprata in treno, in pieno giorno, da un gruppo di immigrati. Certo, qualche giornale ha provato come al solito a farfugliare sull’identità del branco di stupratori, ma fortunatamente verificare se un individuo non sia propriamente islandese resta un'operazione piuttosto basica. Insomma, siamo di fronte ai soliti strabismi politicamente corretti che santificano i caini e crocifiggono gli abeli. E a proposito di strabismi e sindachesse grilline: i Pentastellati, che in campagna elettorale straparlano di prodotti a “Chilometro 0” e di incentivi ai piccoli produttori, a Roma chiudono il celebre mercato del Circo Massimo, l’unico ancora affidato a produttori laziali d.o.c. che si fanno il mazzo da una vita per rifornire la capitale di prodotti genuini e tracciabili, mentre ovunque, nel silenzio di controlli contabili e sanitari, affiorano negozietti cinesi, frutterie a basso costo (foto) e altre amenità esotiche che caricano di contanti le miriadi di "money transfer" spuntate come funghi ovunque. Morale dell’articolo: anche se lo strabismo è di moda, noi restiamo fieramente convinti che a guardar dritto si viva meglio. E così continueremo a fare.

Palme in piazza Duomo, triste acquario globalista...

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Palme in piazza Duomo, triste acquario globalista...

Le palme nascono ove la natura ha creato loro le condizioni ambientali per crescere. Non sono le piante a determinare l’habitat di un sito, ma è l’habitat (altitudine, latitudine, clima) a stabilire quali di esse possano proliferarvi o meno. E L’habitat di un determinato luogo non lo stabilisce l’Uomo, che ne è un prodotto a sua volta, ma lo stabilisce la Natura. Non è un caso che per comporre gli acquari si usino piantine di plastica compatibili con le razze dei pesci che vi si vogliono inserire, regolando altrettanto opportunamente la temperatura dell’acqua, il cibo da propinargli, la quantità di luce da offrirgli. Ma sono acquari domestici, appunto, non sono una pubblica piazza a cielo aperto per il mantenimento della quale i cittadini pagano fior di quattrini. Quelle palme conficcate a forza davanti alle guglie gotiche del Duomo di Milano non sono altro che l’equivalente di un “lager” umano e botanico, ove l’Uomo si vede violentare la propria armonia estetica, ambientale e storica d’appartenenza, e la Pianta si vede strumentalizzata a fini ideologici per realizzare artificiosamente quel "perfetto mondo globalizzato” in cui far prevalere i modelli di habitat statisticamente maggioritari a livello globale. Già, poiché di palme nel mondo ce ne sono ben più che di abeti, tante volte qualche imbecille volesse interpretare il palmizio meneghino come un omaggio alle "minoranze del mondo". Se spianiamo un bel planisfero sul tavolo, infatti, noteremo come anche a livello botanico l'Occidente sia oramai in via d'estinzione rispetto alla prevalenza di ambientazioni esotiche che noi, scioccamente, da occidentali, consideriamo "minoranza" solo perché non le abbiamo sotto gli occhi; se guardiamo un panorama montano, il mare non lo vediamo nemmeno, quasi non esistesse; eppure esso resta oggettivamente il 70% del pianeta anche mentre noi siamo in montagna. Ebbene il mondo è ben più "esotico" che occidentale: e allora con quale logica vogliamo esoticizzare anche quel po' d'Occidente rimasto a casa nostra?! Governi ben più avveduti e progrediti di quello attuale, in passato, si spesero in avveniristiche opere di riforestazione volte rimpinguare di abetaie le nostre montagne proprio per garantire un futuro di salubrità ambientale alla propria popolazione; e lo fecero secondo parametri scientifici di rimboschimento tuttora citati ai più alti livelli enciclopedici (Monte Giano, Monti Simbruini, abetaie di Pescopennataro). Altro che palmizi su cui far pisciare i cagnolini dei radical-chic a passeggio per Milano. Speriamo che almeno quel piscio si riveli fatale per quegli obbrobri botanici, coadiuvato magari da freddo e nebbia. Auspichiamo che insomma la Natura si comporti da madre austera e giusta quale dev'essere, ponendo fine a queste cazzate.

Vi ricordate quando a scuola ci insegnavano...

...che si devono amare il padre e la madre prima di ogni altra persona e cosa al mondo ? Ci insegnavano che la massima evangelica dell’amare il prossimo tuo come te stesso deve prendere le mosse proprio da quel saper amare se stessi che la sua vulgata cattocomunista ha ormai ridotto a mero dettaglio. Ci insegnavano che qui da noi non si sputa in terra, sebbene altrove lo facciano per consolidata abitudine culturale. Ci insegnavano che i parchi vanno tenuti puliti per il bene comune e che lattine e bottiglie si ripongono nei cestini. Ci insegnavano che non si schiamazza per strada. Ci insegnavano che si onora la Patria; e che essa si chiama Italia, non Europa, né tantomeno “mondo”. Ci insegnavano che si rispettano gli anziani, e che ognuno di essi potrebbe essere un nostro nonno o una nostra nonna. Ci insegnavano che a scuola ci si alza in piedi quando entra l’insegnante, non tanto come atto di sottomissione alla gerarchia, quanto come saluto collettivo che corrobora lo spirito di corpo e simboleggia il rispetto delle norme di convivenza civile. Ci insegnavano che la lingua italiana ha delle regole da far valere con rigore, non solo perché finalizzate a renderla strumento di chiara comprensione fra concittadini, ma anche per onorarne i nobili trascorsi storici. E che non bisogna rinunciare quindi ad usarla correttamente per timore di passare da “secchioni” rispetto allo sciattume nel quale inevitabilmente scade una comunità che non segua l’esempio più alto, ma si adagi su quello più comodo (dismissione del congiuntivo, percepito ormai quasi come una “colpa”, barbarismi dilaganti, balordi acronimi e abbreviativi da "sms"...). Ci insegnavano che quando si mangia non si fanno i “pescetti” nel bicchiere per aver bevuto col boccone in bocca. Ci insegnavano che non è buona educazione astrarsi ostentatamente con cuffiette e occhialoni all’interno di situazioni collettive nelle quali, seppur in assenza di una conoscenza personale e diretta degli astanti (mezzi pubblici, ambulatori, parlatori scolastici, uffici comunali), tali "filtri" risultano ostativi ad un civile rapporto empatico fra concittadini. Eppure la società globalizzata non fa che blaterarci inviti al dialogo col mondo; ma poi, nessuno che ci spinga mai a dialogare e sorridere con l’anziano connazionale che incontriamo in ascensore o in coda alle poste. Ci insegnavano che non si violano i pubblici divieti, non solo per non creare pericolo a noi stessi e agli altri, ma per evitare di dare esempi sbagliati al resto della cittadinanza, iniziando dai minori (attraversare i binari dei treni, non attendere l’”avanti” pedonale, attraversare la strada all’improvviso e fuori dalle strisce…). Come riportato dalle foto in articolo, tali prescrizioni erano un tempo divulgate con leggerezza mediatica e assiduità capillare da parte delle istituzioni; vi risulta forse che tale maieutica continui tuttora a sovrintendere l’educazione giovanile nella "progredita e socialmente evoluta" società moderna?! Ci insegnavano che la generosità, fra i più nobili sentimenti umani, proprio inquanto libera e spontanea non può essere imposta da norme cogenti, pena perdere il suo stesso pregio e trasformarsi in dittatura del pensiero unico. Ci insegnavano che i soldi, l’arricchimento e la “crescita" economico-finanziaria non sono tutto nella vita di un Uomo: che esistono lo spirito, l’estetica, albe e tramonti da godersi gratuitamente con circadiana ed instancabile cadenza. Ci insegnavano che portare la propria nonna a fare una passeggiata in campagna, condividendo del tempo prezioso con chi ci ha cresciuti ed ora è al crepuscolo della sua esistenza terrena, è un dovere morale primordiale oltre che un tesoro affettivo inestimabile. Ebbene, guardatevi attorno: come è possibile che l’orrendo ambiente che ci circonda sia, in pochi decenni, arrivato a configurare qualcosa di così incredibilmente distante e paradossale rispetto agli insegnamenti che hanno accompagnato l'infanzia di noi contemporanei, si badi bene, non quella di Giulio Cesare o di Carlo Magno?! Cos’è successo nel frattempo di così enorme da riuscire non solo a neutralizzare gli esiti di cotanta millenaria esperienza e saggezza, ma a distorcerne il senso a favore di dettami nichilisti, decadenti e autolesionisti del tessuto sociale di un popolo? Ecco un esempio d’intontimento mediatico che affligge l’attuale classe discente elementare. Mentre qui troverete, ad ulteriore suffragio di queste righe, immagini scansionate tratte da un quaderno di III elementare degli anni'70, che vi consentirà di verificare empiricamente il totale disfacimento di valori considerati fondanti sino a pochi anni fa ed ora improvvisamente disattesi, considerati retrivi e, diciamolo, anche un po’ "fascisti". Tiriamo dunque fuori libri e quaderni della nostra infanzia, e sbattiamone i contenuti in faccia a questi dilettanti dell'istruzione pubblica, irrimediabilmente incaponiti a devastare qualsiasi forma di umano buon senso e qualsiasi legame col passato. In conclusione, alla luce di quanto scritto sin qui, l’ultimo quesito di questa lunga serie è: se pochi anni fa eravamo qualcosa di così diametralmente opposto a ciò che oggi vogliono farci diventare, eravamo coglioni prima o lo siamo diventati adesso? Noi, senza polemica, opteremmo per la seconda ipotesi. Voi?

Quelle "domeniche ecologiche" che penalizzano la socialità degli anziani

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Quelle "domeniche ecologiche" che penalizzano la socialità degli anziani

Premesso che chi scrive, da ciclista d.o.c., si sposta quotidianamente in velocipede, fughiamo subito ogni sospetto di interesse privato in questo scritto. Ebbene, che significa “ecologico”? Anche ragionare liberamente dovrebbe essere ecologico; e, ragionando, non può esserci logica nel fermare il traffico veicolare cittadino un solo giorno alla settimana scegliendo proprio quello in cui meno la gente comune, non lavorando, usa l’automobile, e al contempo quello nel quale a servirsi di essa sono soprattutto gli anziani, per fare visita a figli e nipoti, per raggiungere amici coetanei, o per andarsene a teatro. Già, "gli anziani": la categoria sociale più disagiata fisicamente, la più esposta alla giungla di insicurezza che regna sovrana nelle nostre città e, dulcis in fundo, la più vittimizzata dal fisco. Il blocco del traffico domenicale resta quindi il tipico provvedimento di quelle amministrazioni fancazziste che, dietro l’alibi dell’ecologia, vogliono solo far cassa sulla pelle dei cittadini più elettoralmente irrilevanti e più fiscalmente vessati. Ragioniamo, infatti, su quali categorie sociali avrà presa inibitoria il divieto: il ricco pagherà la multa e se ne fregherà altamente; lo straniero con l’auto presa chissà come e intestata chissà dove non riceverà mai alcuna multa, e se ne fregherà ancor più altamente. Il giovanotto in calore che suole infrattarsi con la ragazza anche nei giorni feriali, userà comunque lo scooter; la famigliola, in media, gestirà la domenica per andarsene fuori città, minimizzando il disagio del blocco al dover partire prima del suo inizio. E quanto agli sportivi matricolati, essi non aspettano certo la domenica per fare attività fisica, quindi escono dal computo della nostra analisi; anzi, magari userebbero volentieri l’auto proprio quell’unico giorno della settimana fungevole a regalarsi un po’ di riposo o a trasportare attrezzi, strumenti, mobilio, insomma le classiche attività che si fanno nel tempo libero. Così, alla fine della fiera, questo sembra restare proprio uno di quei divieti strutturati per rompere i coglioni alle poche categorie sane rimaste all’interno d’una società scoppiata, e buoni solo ad imbellettare di vuoto ecologismo le amministrazioni più incapaci e radical-chic di questa vituperata nazione.

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