Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico. Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic. Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali. Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Lo spiedo di Collebeato

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Lo spiedo di Collebeato

La tribalità delle manifestazioni “antifasciste” è stata la dimostrazione del disprezzo “partigiano” per i morti e per le donne

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La tribalità delle manifestazioni “antifasciste” è stata la dimostrazione del disprezzo “partigiano” per i morti e per le donne

L’odio giacobino di chi non ebbe remore a lasciar morire donne e bambini sfracellati e ammassati fra i cadaveri precipitati nelle Foibe, è lo stesso che 70 anni più tardi ha fatto a pezzi il corpo d’una ragazza col volto da bambina, contro la dignità della quale si è scagliato il multietnico corteo di “belli ciao” a Macerata. Un gregge di grondanti anti-italianità, autorazzismo e bile ideologica che non mira più a sedurre o convincere qualcuno della bontà delle proprie idee, ma solo a piegare squadristicamente la resistenza degli Italiani liberi al dominio delle dottrine immigrazioniste e sostituzioniste, che, oramai, nemmeno vengono più celate. Le medesime dottrine grazie alle quali una gang di annoiati ragazzotti palestrati ottiene la licenza di smembrare per puro sadismo una preda a loro totale disposizione come in “Hostel”, con l’unica differenza, rispetto al film prodotto da Tarantino, che qui l’immunità mediatica dei carnefici non passa per i soldi che essi sborsano, ma per il colore della pelle che essi hanno. E così la povera Pamela diventa “una drogata”, “una che se l’è cercata”, “una poco di buono”, insomma incassa quel tipico campionario di accuse cavernicole che dovrebbe far inorridire femministe e matriarche, invece tanto silenti quanto conniventi. Sullo sfondo striscioni che inneggiano a Tito, cori contro gli infoibati, pestaggi a poveri carabinieri che si guadagnano il pane (Pasolini docet), e altre eroiche bellurie che ancora dopo 70 anni confermano quale fosse e quale sia il d.n.a. di chi cantava e canta “bella ciao”.

Il “suprematista” Trump lascia marcire in carcere il 92enne leader del kkk

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Il “suprematista” Trump lascia marcire in carcere il 92enne leader del kkk

Premesso che chi scrive è favorevole alla pena capitale per i reati di sangue, altra cosa è domandarsi se sia civile lasciar morire in carcere un di 92 anni. E su questo, sempre chi scrive, qualche dubbio lo ha, poiché un conto è l’esecuzione d’una pena capitale immediata, progredita e tecnologica che raggiunga lo scopo senza sofferenza per il condannato; altro conto, paradossalmente, è l’infliggere la quotidiana (e incontrollabile) durezza d’un regime carcerario che a 92 anni può solo tradursi in una forma di tortura. Comunque, niente paura, poiché nella fattispecie il “torturatore” sarebbe il cattivissimo e suprematistissimo presidente Trump, ed il torturato altri non era che un ex leader del Ku Klux Klan, quindi si può sparare a zero su entrambi senza tema di sbagliare mira. Tuttavia, è proprio valutando l’identità dei due protagonisti in questione che andrebbero aggiunte un paio di considerazioni. Anzitutto che Trump, nonostante in base alla legge americana disponga d’una “longa manus” sui provvedimenti giudiziari, sarebbe potuto intervenire in favore di Edgar Ray Killen e invece non l’ha fatto, smentendo quella fama di “amico dei bianchi” che partigianamente gli viene attribuita, e dimostrando inflessibilità equanime ed imparziale. E poi che ci piacerebbe vedere (in America come in Italia) altrettanti ergastolani marcire nelle patrie galere come accaduto a Killen, anziché vederli andarsene a spasso per il mondo come certi danarosi pugili uxoricidi o taluni brigatisti rossi persino osannati da intellettuali e radical chic. Ma si sa: raramente la legge è uguale per tutti!

I cosiddetti “antifa” non sono altro che gli sguatteri delle multinazionali

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I cosiddetti “antifa” non sono altro che gli sguatteri delle multinazionali

“Multiculturalismo”, “multietnicismo”, “multinazionale” sono le differenti declinazioni lessicali del medesimo progetto d’annientamento delle identità. Un annientamento non a caso programmato iniziando da quelle identità che maggiormente contraddistinguono l’Occidente, la nostra e quella greca. Il prefisso “multi” è marchio di garanzia per qualsiasi fricchettone che scelga di abdicare al naturale senso di appartenenza, sostituendolo con un’ ideologica quanto artificiosa ossessione verso tutte quelle “differenze” che costui, poi, giammai valorizzerà in quanto tali, ma userà come feticcio a cui sottomettersi per emendare quell'idiota senso di colpa creato in noi Europei nei laboratori propagandistici del dopoguerra. Ora, l’unico mantra rimasto alle Sinistre, in bancarotta di coerenza verso la classe operaia, verso i pensionati, verso i proletari, insomma verso le categorie sociali storicamente più deboli e attualmente più incazzate, è quello stucchevole ritornello della "ricchezza del mondo concentrata nelle mani di pochi", così da mantenere viva l’atavica idea giacobina d'una vaga ingiustizia latente e senza volto. Ebbene, chi sarebbero questi fantomatici “pochi” se non i grandi burattinai che muovono le masse del globo per continuare ad avere carne fresca e a costo sempre più basso al proprio servizio?! Per scoprire la verità è sufficiente rovesciare tutto ciò che i sedicenti “buoni” vogliono imbastirci come “vero”, sforzandoci di guardare la realtà depilata dalle loro pelose mistificazioni. Ora, se la matematica non è un’opinione, a fronte dell’impoverimento di tutti i ceti europei, assistiamo ad una rapida emancipazione delle cosiddette “economie emergenti”, quella africana in testa; interi continenti che esplodono demograficamente non sono certo alla fame, sebbene in molti vogliano farcelo credere. Altro che “ricchezza nelle mani di pochi”! Forse sono in pochi a decidere chi vive e chi muore, ma a godere di queste decisioni “globali” sono immense e prolifiche masse di genti che ben si guardano dal preoccuparsi delle spallate che ci stanno dando per farsi largo. E allora perché mai dovremmo preoccuparcene noi? Quale sarebbe il nostro debito con queste informi masse di sconosciuti? Insomma, facendo 2+2, non sentiamo un qualcosa di vagamente appizzato al nostro culo? Così, per evitare che questa fastidiosa sensazione anale ci allarmi negli esatti termini del pericolo a cui prelude, pretendono di giustificarcela come sorta di antidoto a quel “male assoluto” che da decenni ci spacciano come tale, il Fascismo. Gli Italiani muoiono di fame? E’ colpa del Fascismo! L’Europa ci massacra di tasse? E’ perché non le cediamo abbastanza sovranità! L’immigrazione ci assedia devastando il tessuto sociale? E’ una percezione xenofoba. Insomma, secondo gli “antifa”, il nostro malessere non dipenderebbe dal veleno che la globalizzazione ci sta insufflando giorno dopo giorno nei bronchi, ma dal fatto che resistiamo pervicacemente ai suoi effetti; se ci lasciassimo uccidere col sorriso sulle labbra, tutto sarebbe più semplice (per loro). Questa vignetta è un'evidente summa dell' approccio etno-masochista testé descritto: una propaganda talmente esasperata nel considerare il nostro male come “bene”, e il nostro bene come “male”, da risultare grottesca alla stregua d'ogni Re Nudo di anderseniana memoria. Vessano il naturale orgoglio insito in ogni Uomo, umiliano l'amor di Patria consacrato nella Costituzione e deridono il culto per le radici poiché vogliono un mondo di sradicati facili da omologare e riprogrammare. E gli ultimi avvenimenti di cronaca ci dimostrano che stanno iniziando a capire che abbiamo capito; ecco perché hanno una fretta fottuta di rimpolpare di manovalanza d’importazione le loro file sempre più snobbate dai connazionali, oramai stanchi di sentirselo mettere nel culo.

Amici gay, non lasciate che il vostro orientamento diventi merce elettorale da svendere all’offerente più paraculo

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Amici gay, non lasciate che il vostro orientamento diventi merce elettorale da svendere all’offerente più paraculo

È davvero triste vedere i social pullulare di propaganda falsa e bugiarda incentrata sui cosiddetti “diritti civili”, come si trattasse di invogliare dei bambini a comprare i biglietti del circo. A votare ci si va con la lucidità democratica del cittadino, non con una casacca posticcia e omologata cucitavi addosso da politici senza scrupoli che mai metterebbero i piedi nelle vostre scarpe. I diritti che chiedete vanno pretesi come cittadini, non come omosessuali; e non è accettabile che la loro concessione diventi uno specchio per le allodole utile solo a sfruttare il vostro voto, magari per realizzarci ben altro. Eh già, ogni riferimento alle paracule lusinghe elettoralistiche delle sinistre al “mondo gay” è puramente voluto. I radical chic (quasi sempre etero) considerano i gay come "omosessuali" che talvolta sono anche "cittadini", anziché come cittadini che poi, come orientamento personale, sono omosessuali o bisessuali o polisessuali o quello che cavolo pare ad ognuno, così come funziona da migliaia di anni. Prima di continuare, però, una doverosa (e coraggiosa) premessa vogliamo farla: molta Destra becera e poco erudita sbaglia a sua volta grandemente nel considerare la questione come ideologica, lasciandola appannaggio dei cosiddetti “progressisti”; l’omosessualità (come qualsiasi orientamento) non c’entra nulla col progresso ideologicamente inteso, anzi: la varietà dell’eros è ancestralità radicata nella storia, nella civiltà, e nella bellezza dell’Occidente. Pensiamo alle divinità dell’Olimpo pagano, ai grandi filosofi dell’antichità, ai gloriosi condottieri romani, ai maggiori pittori rinascimentali e ai più geniali musicisti classici. Pensiamo alle preziose istoriazioni di vita quotidiana che ci descrivono le abitudini del mondo antico come naturalmente polimorfe ed eterogenee. Insomma, quale forma di mediocrità spirituale può aver reso argomento, agli occhi della società moderna, un qualcosa di così naturale come il preferire Tizio o Caia o Caio a Tizia ?! E a quanti dovessero credere che l’omosessualità disincentivi le nascite, va ricordato il Battaglione Sacro, la più celebre ed invitta falange guerriera della storia greca, composto da 150 coppie di guerrieri tebani omosessuali, che tuttora dà il nome ai reparti speciali dell’esercito ellenico e che è solo l’emblema più clamoroso di quanto le abitudini sessuali dei singoli non intervengano minimamente a turbare quella legittima esigenza di proliferazione demografica che ogni comunità deve nutrire per difendersi e sopravvivere. Quindi, per favore, lasciamo l’ipocrisia a chi ci ha costruito sopra carriere politiche, e guardiamo alle nostre statue con la giusta lealtà di degni eredi. Ciò detto, passiamo a ragionare su quei melliflui schieramenti politici che sventolano innovazioni legislative non perché abbiano a cuore la tutela di esigenze di vita statisticamente minoritarie che nemmeno conoscono, ma per fare bottino di voti minati dal risentimento. Ed è qui che l’asino casca davvero: l’ossessione delle Sinistre per il multiculturalismo e l’immigrazionismo è la negazione delle istanze gay; l’integralismo islamico del quale è intrisa la moltitudine di coloro che di questo passo diventeranno maggioranza demografica anche in Europa, considerando l’omosessualità un delitto contro lo Stato, inizierà a produrre leggi penali per condannarla. E, in quanto iconoclasti, gli islamisti sopprimeranno con ogni mezzo quella valorizzazione della bellezza e della libertà corporea che noi occidentali ci godiamo da migliaia di anni. Provate a cercare nell’arte orientale, araba o africana quei riferimenti all’eros (etero o omo che sia) che noi abbiamo copiosamente partorito da sempre; provate a rintracciare un solo passo epico, religioso, filosofico o letterario arabo, africano o asiatico che parli benevolmente di omosessualità o di bisessualità. Troverete solo il filosofo nipponico Yukio Mishima, non a caso un grande combattente contro il modernismo globalista da cui è stato afflitto il Giappone “moderno” e antitradizionale. Non fatevi ingannare da fazioni politiche che, fateci caso, annoverano fra le proprie file pochissimi omosessuali, là dove nella Destra europea accade l’esatto opposto: da Pim Fortuyn a Jorg Heider, da Alice Weidel a Gerald Grosz, sono tantissimi i politici omosessuali. E tale evidenza è talmente scomoda da mandare in puzza i giornali di sinistra… Riportiamo questa citazione come paradigma dell’odio che i comunisti hanno nutrito sin dai primordi per l’omosessualità: "Nei paesi fascisti, l'omosessualità, rovinosa per la gioventù, fiorisce impunemente... Facciamo sparire tutti gli omosessuali e sparirà il fascismo!"  (Articolo pubblicato dallo scrittore stalinista Maksim Gorkij sulla Pravda e sulla Izvestia in data 23 maggio 1934). In ultimo citiamo Pasolini, un grande scrittore e poeta omosessuale; rileggetevi quel che ha scritto, rivedetevi i suoi film, e alla luce di quel che vi suggeriranno riflettete su chi possa aver avuto soddisfazione dalla sua morte. Ebbene chi voterebbe, oggi, Pasolini? Non possiamo più chiederglielo, purtroppo; ma forse potremmo azzardarci ad immaginare chi sicuramente non voterebbe. Rifletteteci, amici omosessuali.

LE COLPE DI OMICIDI E STUPRI RICADANO SU ASSASSINI E STUPRATORI, NON SUI “MASCHI”

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Le colpe di omicidi e stupri ricadano su assassini e stupratori, non sui "maschi"

Ma come? Tanta cagnara quando si generalizza sulle violenze commesse dai clandestini, e invece su metà genere umano, quello maschile, si può generalizzare beatamente? Ricordando che, da precetto costituzionale, la responsabilità penale è sempre e soltanto personale, sparare a zero e indiscriminatamente sui maschi (specie se italiani) ogni volta che una donna subisce violenza, è come generalizzare sui reati commessi da immigrati, estendendo ad ogni immigrato onesto un po’ di colpa del criminale di turno. Niente da fare, qui c’è puzza di rigurgiti femministi che hanno fatto il tempo loro e che anzi, dati i danni prodotti da quegli eccessi ideologici, rischiano tuttora di far prendere qualche granchio mediatico... La lingua italiana non si inventa: la parola “omicidio” deriva dal latino; pertanto è dal suo significato etimologico che bisogna partire, non dalla sua vulgata, appunto, “vulgaris”. Ebbene “omicidio” deriva dalle parole “homo”, nella sua accezione onnicomprensiva di essere umano, e “cidio”, uccisione (da caedo=uccido). Il termine “femminicidio”, introdotto dalla criminologa Diana Russel negli anni '90, oltre che essere stato già all’epoca conio poco felice, dato che “femina” in latino , si usa soprattutto in accezione biologica e non umana, non si riferisce all’uccisione di un essere umano di sesso femminile sic et simpliciter, ma deve riferirsi al movente sessista o comunque di odio di genere che solo deve aver spinto l’omicida ad agire. Pertanto anche una donna, lesbica o meno che sia, può essere una femminicida se quello è il suo unico movente. fémmina (ant. e poet. fémina) s. f. e agg. [lat. femĭna, della stessa radice di fecundus, quindi propr. «fruttifera»] Quindi definire banalmente “femminicidio” ogni omidicio con vittima di genere femminile, a prescindere dal movente omicida, oltre che palesemente idiota, coincide col negare la natura umana del genere femminile. Una natura umana che per nessun motivo può lasciare adito a fraintendimenti circa l'uguaglianza nella dignità (art.3 della Costituzione). Il dramma è che gli approfondimenti etimologici sono passati di moda proprio a causa dei loro esiti puntualmente antitetici rispetto alle cazzate sparate dalla propaganda politicamente corretta. Si pensi, per restare in argomento, ad un sinonimo di “omicida”, la parola “assassino”: assassino (ant. anche assessino) s. m. (f. -a) [dal plur. Assassini (adattam. dell’arabo Ḥashīshiyya, prob. nella forma non documentata Ḥashīshiyyīn, propr. «uomini dediti al ḥashīsh»), denominazione occidentale di una setta musulmana estremista e terrorista, con cui vennero a contatto i crociati in Siria nei sec. 12° e 13°] . Insomma, fosse per i santoni del politicamente corretto non potremmo più neanche parlare italiano senza correre il rischio di offendere categorie demografiche sempre più massive nel nostro paese sino al punto da caratterizzarne la cronaca e la politica. E, purtroppo, le femministe, bontà (!) loro, rientrano a pieno titolo nella pletora ideologica fomentatrice di questo gioco al massacro perpetrato da decenni a danno della coesione sociale nazionale, avvelenandola coi loro silenzi, con le loro rivendicazioni vuotamente anti-tradizionali, con la loro continua demonizzazione dei canoni estetici e valoriali classici, con la loro aprioristica avversione ideologica a qualsiasi ricetta politica d'ordine e sicurezza d infine con la loro partigiana indifferenza ai concreti esempi di “eroismo” femminile. In un simile disastro è normale, alla fine, che notizie come questa, pur rivelatrici di allarme, restino ridanciano folclore, là dove dovrebbero aiutare a percepire come drammatico un reale pericolo sociale. Concludiamo con un commento alla foto in articolo: la civilissima, progredita ed accogliente Svezia in testa alla triste classifica europea degli stupri. Gli Svedesi divenuti un popolo di stupratori?!

La società multietnica che sognano i mondialisti sarebbe davvero democratica e pluralista?

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La società multietnica che sognano i mondialisti sarebbe davvero democratica e pluralista?

Come sempre circostanziamo con immagini tratte dalla realtà e dalla strada ragionamenti liberi da proporre, si spera, a persone altrettanto libere.  Abbiamo qui una rassegna di comprovate e inequivocabili discriminazioni a senso unico tollerate dal sistema mediatico sulla base di una malsana concezione degli equilibri demografici globali e soprattutto viziata dal solito politicamente corretto. Iniziamo con un islamico a cui viene consentito di occupare indebitamente (e in violazione delle norme di sicurezza) uno spazio pubblico; una condotta che mai verrebbe consentita a chiunque altro. Lo chiamano “relativismo culturale”, ma nei fatti è solo partigiana tolleranza verso un’ingiustificata prepotenza. Abbiamo poi una pubblicità che gioca d’ironia con orrendo gusto suprematista, e che, a parti invertite, avrebbe dato scandalo e sarebbe stata tacciata, giustamente, di razzismo. Digitate il nome di quest’agenzia per saperne di più e poi riflettete su quel che leggerete: http://www.bwdadvertising.co.za Di seguito abbiamo esternazioni pubbliche di singoli o di intere associazioni che, taluni ridendo, talaltre grugnendo, istigano all’odio, alla violenza e al razzismo, giustificando simili bellurie ideologiche con lo stesso criminale cinismo di cui era intrisa la massima sessantottina dell'aggredire un fascista non è reato. Infine abbiamo addirittura un prete dal bizzarro senso cristiano che insulta pubblicamente chi sta all'opposizione di governo, rendendosi così molto più servo del potere che non servo di Dio (si veda in alto). Quanto al fronte scolastico ed educazionale, i mondialisti, alla dilagante violenza giovanile, rispondono con l’abolizione del voto di condotta. Un chiaro via libera al novello fenomeno delle “gang”, il quale, lungi dall’essere quel commiserevole coacervo di sofferenze infantili e disagio sociale che blaterano i buonisti, costituisce una vera e propria forma di persecuzione per i nostri ragazzi più deboli, più indifesi e, loro sì, più vittimizzati da una società che si appresta a diventare una giungla. Ecco, vi abbiamo fornito un comprovato spaccato di quella che sarebbe l’effettiva declinazione fattuale del meraviglioso “mondo mondialista”. Non è tutto sto granché, non vi pare? Ebbene, mentre ci ragionate su, note associazioni internazionali di “benefattori” (sì, proprio quelli che vi impietosiscono con le foto di bambini dai visi pieni di mosche) stanno insultando chi non vota leggi proficue ai loro interessi; e la mannaia del “Pensiero unico” non risparmia più nemmeno i disabili. Non male, eh?

LA “BUONA SCUOLA” DI FRICCHETTONI E SESSANTOTTINI CHE SOSTITUISCE LA PROVA DI ITALIANO COL COMA ETILICO

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La "buona scuola" di fricchettoni e sessantottini che sostituisce la prova di italiano col coma etilico

E ora veniteci a dire che la notizia di questa ragazza finita in coma etilico è una bufala, cialtroni! Piuttosto ve lo diciamo noi che cosa è: il risultato del degrado giovanile che l’impostazione lassista (definita da certi intellettuali cagoni “post-gentiliana”) ha prodotto dal ‘68 in avanti. Una scuola gestita da parrucconi avvizziti i quali, lungi dall'emendarsi da un passato zeppo di errori e lercio di nichilismo educativo, proseguono imperterriti con la demolizione di ogni valore, bellezza e buon senso. E così cancellano la prova di italiano dall’esame di terza media per sostituirla con qualche ciancia multiculturale, giusto per farla più facile ai figli degli immigrati. E così anziché portare gli studenti a scoprire villa d'Este a Tivoli, il teatro greco di Siracusa o i castelli trentini, li portano a lezioni di vita a spese pubbliche. E ora è il turno dell’”autogestione concordata”, ovvero una giungla con patrocinio ministeriale che converta ogni residuo di emancipazione civile e culturale in cavernicolo anarchismo proprio del mondo cosmopolita a cui vorrebbero assoggettarci. Vi si mantiene in vigore solo la lezione di cinese, ovviamente, cosicché l'unica regola vigente resti la genuflessione antinazionale (come i Manetti bros profetizzano in questo film). Ed ecco i risultati che sono sotto gli occhi di chi vuol vedere: bullismo, gang minorili, lobotomizzazione spirituale giovanile e, last but not least, studenti che finiscono in coma etilico da vodka mentre il docente che “concordava” l’autogestione magari giocava a Platform sul cellulare. Il grande Giovanni Papini la chiamava ironicamente “la buona società dell’Intellighenzia”; noi la chiamiamo semplicemente “cessismo sociale”, dove gli stronzi non sono le vittime, purtroppo, ma gli  aguzzini. 

Non cascate dal pero, i radicali sono sempre stati mondialisti

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Non cascate dal pero, i radicali sono sempre stati mondialisti

Anzitutto si sono sempre chiamati “compagni” fra loro e con tutti i vari tovarish falcemartellati; segno inequivocabile d’una medesima matrice ideologica e di medesime finalità programmatiche. Ma questo sarebbe il meno: poiché se è vero che lo stalinismo di area sovietica non ha mai rinunciato ai differenzialismi nazionalistici, prendendo le distanze dall’internazionalismo di stampo gramsciano, al contrario, i Radicali sono sempre rimasti lo zoccolo duro di ogni credo cosmopolitista e immigrazionista. Quindi, come si fa a restare stupiti d’innanzi all'abbraccio fra Emma Bonino e George Soros, magnate della finanza internazionale e profeta della globalizzazione?! Ma non vi ricordate che i Radicali furono i primi a reinventarsi l'Esperanto (sorta di artificiale lingua universale) pur di sradicare l'identità linguistica degli Europei, principale antidoto alla globalizzazione etnica e culturale dei popoli? Ma non vi ricordate le battaglie sul divorzio, sull'aborto, sulla droga libera, e sulle mille altre “ sfide progressiste e liberali” che, pur essendo questioni degne di lucida valutazione politica e democratica, sono state invece testardamente portate avanti dai Radicali con l’unico risultato di decimare la demografia nazionale, preparandone i numeri alla sostituzione etnica in corso? Insomma, ci vuole tanto a capire a quale gioco essi stiano giocando nella titanica lotta all’interno dell’unica grande dicotomia ideale rimasta a contendersi il futuro dell’Italia e del mondo, dopo quelle storiche di “Bene e Male” e di “Destra e Sinistra”, di “Est e Ovest”, ovvero quella “Identità contro Mondialismo”?! Ebbene, non cascate dal pero: poiché questo sono sempre stati i Radicali! E i “grillini” si apprestano ad esserne gli eredi 2.0., preparando l’algebra elettorale delle prossime elezioni di marzo a quel ristagno politico che in Germania ha sostanzialmente annullato la volontà popolare di chi voleva cambiare le cose. Occhio a chi voterete, dunque, poiché comincia ad essere una questione non più politica, ma di sopravvivenza.

Bruciano vivo un clochard nordafricano, ma la stampa sonnecchia. E sapete perché?

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Bruciano vivo un clochard nordafricano, ma la stampa sonnecchia. E sapete perché?

La notizia è agghiacciante come poche: per noia (altro che per “fame” o “disagio”..) bruciano vivo un povero barbone di origine nordafricana che viveva ai margini e senza dare fastidio a nessuno. Ebbene vi sembra una notizia da tenere in sordina? No. E allora perché ce la tengono? Perché non appena l’esito delle indagini, per forza di cose successivo al lancio iniziale, ha rivelato l’identità dei colpevoli, è svanito qualsiasi tentativo di strumentalizzazione ideologica dell’accaduto, essendo gli stessi assassini stranieri come la vittima. Dato, questo, che rivela due elementi drammatici: l’ipocrisia di certa stampa immigrazionista (ma questo lo sapevamo già) e la spietata micidialità di certi elementi che sarebbero potuti essere beneficiari dello Ius soli se molti parlamentari, non solo nel centrodestra, anziché votare quella legge nefasta, non si fossero messi una mano sulla coscienza. Se è vero che chiunque può essere buono o cattivo a prescindere dal colore della pelle, per certa mediaticità partigiana e accattona non altrettanto accade riguardo la valutazione delle sue azioni.

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