Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico. Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic. Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali. Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Ruote quadrate per soggiogare i maturandi ai paradossi di una società a rovescio

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Ruote quadrate per soggiogare i maturandi ai paradossi di una società a rovescio

Già i ragazzi muovono poco il culo, quadrategli anche le ruote delle bici e gli resterà la play station. Imperversa la vacuità radical-chic di chi non ha un cazzo da pensare (mentre i terremotati sono ancora sotto le stelle e la siccità avanza), e prosegue incessante il tentativo di inoculare nella coscienza sociale lo stravolgimento di ogni certezza acquisita e lo sradicamento di ogni canone ispirato alle immanenti leggi della natura. Un bocconcino mediatico succulento, gli esami di maturità, per un governo che considera la cittadinanza e l'Amor patrio qualcosa di trasmissibile attraverso il pavimento del cesso di un autogrill, purché stante entro i confini nazionali (confini che col mantra dello "Ius sòli" tornano magicamente ad avere la sacralità che era stata dismessa con quello delle frontiere spalancate). Tipico del sinistrume costringere i poveri maturandi a scervellarsi su un rovesciamento del buon senso così palese come il far rotolare qualcosa che ha gli spigoli, costringendoli così ad incensare i totemici vantaggi del "dio-progresso" senza poterci avere capito una sega. Povero uomo primitivo che hai inventato la ruota, sei un dilettante: ti sei fatto il mazzo per aiutare i tuoi posteri a vivere meglio, quando in realtà le bici con le ruote quadrate potrebbero circolare sui tegolati dei tetti o su costosi percorsi ciclabili fatti ad hoc, o magari sulla sabbia; già, perché forse, dopo le palme in piazza Duomo a Milano, vogliono abituarci ad un'Italia fatta di dune. Nel frattempo i matematici si sbracciano in commenti d'ogni tenore: alcuni di semplice buon senso (e sono pubblicati da agenzie imparziali). Altri di tenore "semplicemente" filogovernativo, e sono pubblicati, ovviamente, da chi sostiene il governo. Peccato solo che le leggi della fisica dovrebbero essere le stesse per tutti...

Le istituzioni democratiche come il Tar tutelano gli italiani e il sinistrume rosica di brutto

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Le istituzioni democratiche come il Tar tutelano gli italiani e il sinistrume rosica di brutto

Il Consiglio di Stato, ovvero il secondo e massimo grado di giudizio amministrativo, è fra i più antichi organi costituzionali a tutela dei diritti del Popolo, poiché nasce come organo consultivo della Corona in merito alla legalità dei provvedimenti di governo. E la Giustizia amministrativa, in quanto tale, costituisce la massima evoluzione di quel Diritto pubblico che gli stessi Romani, grandiosi nel prodursi in materie privatistiche, ma meno prolifici in altri ambiti giuridici, non hanno mai più di tanto implementato. Quella amministrativa resta quindi la branca più aggiornata e moderna del Diritto, come la materia regionalista, in costante sviluppo, dimostra. Pertanto, disprezzare le sentenze amministrative al grido di “svecchiare la burocrazia”, dopo che alcuni Tribunali Amministrativi Regionali si stanno mettendo di traverso a provvedimenti di governo in palese odore di “sostituzionismo” (vedasi bocciatura dei concorsi per direttori museali aperti a stranieri) è tipico del sinistrume più integralista e somaro. Integralista perché non dubita mai delle proprie verità assolute; e somaro perché attua provvedimenti amministrativi “contra-legem” senza prima essersi studiato un po’ i codici. La casistica è oramai ampia: il governo sinistrato, in evidente odio contro i suoi stessi governati, apre agli stranieri concorsi pubblici nazionali che leggi secolari e buon senso riserverebbero a cittadini italiani (evviva la disoccupazione e la “fuga dei cervelli”!); i giudici amministrativi lo fanno notare, e subito scatta nei loro confronti la censura dell’ovina propaganda mondialista secondo la quale è meraviglioso affidare la gestione della nostra bellezza a professionisti nati altrove e pertanto sicuramente migliori di noi. E ancora: a Roma, la sindaca Raggi, tanto per fare una cosa utile, bandisce i “centurioni” che lavorano al Colosseo, ragazzi romani che per qualche spicciolo contribuiscono al folclore identitario dell’Urbe prestandosi a posare conciati con elmo e daga; il Tar boccia il provvedimento municipale come illegittimo, e subito parte un coro di invettive contro la sentenza amministrativa colpevole di favorire “l’assedio dei centurioni", quando Roma è assediata da masnade di bancarellari “cartaginesi”, ben pasciuti e grondanti di i-pad, verso i quali la sindaca non appare essere altrettanto intransigente dal punto di vista fiscale. Insomma, siamo alle solite: tutte quelle istituzioni, politici e funzionari pubblici che tutelano il proprio populus sono considerati nemici del progresso, della globalizzazione e del libero mercato, e vanno banditi anche se hanno sul groppone secoli di storia giuridica e, soprattutto, se difendono leggi dello Stato che questi sciampisti del diritto vorrebbero strapparci da sotto al culo. E l'Italia va a rotoli... Ma come vedete, cari rottamatori di democrazia, anche fra i funzionari pubblici c’è chi sbatte il pugno sul tavolo e resiste alla vostra supponente ignoranza.

Sfoggiano il tricolore solo per farci propaganda mondialista

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Sfoggiano il tricolore solo per farci propaganda mondialista

E questa sorta di "patriottismo a singhiozzo" è costato loro una dettagliata e argomentata denuncia penale. Già, fortunatamente siamo in democrazia, e la legge deve valere per tutti, anche per chi usa la bandiera nazionale per mascherate mediatiche di dubbio gusto e dal vago sapore propagandistico. "L’accusa mossa dal cittadino Giulio Cozzani, recatosi alla caserma dei carabinieri di Buggiano, in provincia di Pistoia, è la seguente: “In relazione al regolamento che ne disciplina l’uso (d.p.r. 7.4.2,n 121) la bandiera viene sempre usata in modo dignitoso, non deve mai toccare il suolo né l’acqua; non deve essere portata sostenuta piatta o orizzontalmente, ma sempre in alto e libera di sventolare naturalmente; mai usata come copertura di tavoli o sedute o come qualsiasi tipo di drappeggio, né usata come involucro per qualsiasi oggetto da contenere trasportare o spedire. Il reato di vilipendio è stato dal sottoscritto rilevato dall’articolo apparso sulla Gazzetta di Modena del 29 maggio 2017 riferito alla visita del Capo dello Stato a Mirandola dove una ragazza indossa un vestito con i colori della bandiera italiana con strascico. Due sono i punti in cui si intravede reato di vilipendio: il tricolore non può essere usato come drappeggio; il tricolore viene trascinato per terra“. Non sappiamo come la questione giudiziaria finirà, ma l'importante è non restare con le mani in mano quando avvertiamo quel leggero prurito sul di dietro. Un prurito che nemmeno l'Istat riesce più a lenire, a dimostrazione di quale sia l'entità della spinta che ce lo causa. Chi offende l'Italia offende chiunque di noi.

Appurato che la compassione uccide, contrastarla diventa pura sopravvivenza

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Appurato che la compassione uccide, contrastarla diventa pura sopravvivenza

Siamo cresciuti in un acquario, l’Occidente, che ha coltivato per secoli principi umani di gentilezza verso il prossimo, di rispetto del diverso e di compassione per chi soffre; ma ora che i vari acquari del mondo sono stati arbitrariamente messi in comunicazione fra loro, ed i pesci cresciuti in altri acquari possono scorrazzare liberamente anche nelle nostre acque, quelli più emancipati nel considerare sacro il valore della vita umana se la rischiano grossa. E pensare che per millenni è stato fondamentale precetto del buon “pater familias” quello di tenere il lupo fuori dalla porta di casa onde proteggere il proprio nucleo familiare, come ogni favola ci testimonia sin dalla nostra infanzia. Oggi, invece, in nome d’un vuoto e astratto concetto di “solidarietà” del tutto superato dagli attuali equilibri geo-politici che vedono un'Europa sempre più piccola, povera e demograficamente debole, stiamo lasciando che i nostri stessi figli siano sbranati da belve in libertà nella sciagurata ipotesi che forse, le poverine, potrebbero avere bisogno di sgranchirsi un po’ le mascelle. Ebbene, per argomentare tali riflessioni non ci riferiremo alla sin troppo facile questione dei sanguinari attentati, oramai quotidiani, la cui frequenza sta slavando dalle nostre coscienze la gravità stessa del concetto di attentato (iniziando dal sangue dei Torinesi letteralmente "schiacciati" in piazza San Carlo qualche giorno fa, anch’esso da mettere in conto agli schifosi tappetari che spargono terrore ovunque). No, ci riferiremo ad un caso di cronaca dei tanti passati sotto silenzio dalla censura politicamente corretta del regime mondialista. Voleva dare da bere ad un assetato come Vangelo insegna, l'anziana signora padovana vittima di indicibili torture da parte di uno sbarbatello figlio di papà dei tanti che vengono qui per fare la bella vita a spese nostre; ma purtroppo, come spesso accade, il buon cuore della donna non ha trovato un essere umano come destinatario della propria sacrosanta compassione, ma una bestia che per poco non l'ha uccisa, torturandola con un taser. Già, perché questa gente, che secondo il sinistrume ruberebbe per fame, gira in realtà in Suv e si trastulla con aggeggi (come i taser) ben più costosi delle quattro carabattole che trova nelle stesse case che svaligia. La compassione può essere un bel sentimento solo se ci aiuta a migliorare la convivenza civile fra individui capaci di provarla scambievolmente e alla pari; ma se la si impiega a favore di serpenti, essa diventa veleno come ogni medicina presa a sproposito. E persino qualche amministrazione comunale inizia a sensibilizzare in proposito la propria cittadinanza, a riprova del fatto che cambiare rotta si può.

Il neonazi americano si converte all'Islam, ammazza un po' di gente e... fa tacere la stampa!

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Il neonazi americano si converte all'Islam, ammazza un po' di gente e... fa tacere la stampa!

Anche i suprematisti si stanno globalizzando, oramai. Il punto è che ammazzano uguale, ma la stampa, come al solito, ne parla in modo diverso, anzi, se ammazzano in nome di Allah, non ne parla affatto. La notizia è riportata dal Guardian: lui è un giovanissimo suprematista biondo con occhi azzurri e viso squadrato, perfetto quindi per alzare il classico polverone mediatico. Unico dettaglio sconveniente è che non ha ucciso in nome di Adolf Hitler, ma in quello del profeta Maometto, privando così la strage di quel feticistico "appeal runico" che avrebbe reso la notizia ben più appetitosa. E così, per conoscerla, ci si deve accontentare di qualche trafiletto minore. La stessa polizia americana è rimasta incredula; noi meno, poiché leggendo da anni Oriana Fallaci, Ida Magli e Michel Houellebecq non ci resta difficile capire quanto l'Islam sia la religione ideale per favorire conversioni religiose di genti aliene alla sua genesi storico-territoriale. Qualsiasi folle omicida può abbracciarne il credo senza quell'indispensabile elemento antropologico di immedesimazione estetico-culturale che sinora ha caratterizzato il nesso d'appartenenza fra individui e gruppi sociali. In sostanza, se è vero che mai un islamico potrebbe rivedersi in una statua vichinga, è invece assolutamente plausibile che un qualsiasi Islandese possa invaghirsi di una religione come l'Islam che è priva di statue ed icone, e che non necessita quindi di elementi identitari specifici per essere abbracciata. Ecco perché queste "nuove" conversioni sono tutte a senso unico. Leggete questo libro e capirete tutto...

Perché i “compagni” hanno spesso la erre blesa (o moscia che dir si voglia)

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Perché i “compagni” hanno spesso la erre blesa (o moscia che dir si voglia)

Pur esprimendoci satiricamente, non essendovi traccia di benevolenza fra queste righe, non potremo far nomi, ma il mondo degli intellettuali di sinistra (scrittori, giornalisti, cantautori, politici) ha sempre pullulato di tizi con l’erre moscia. Diciamo che essa fa parte del campionario sinistrorso quasi quanto le montature d’occhiali pesanti, la forma fisica non smagliante, la non-fissazione per l’igiene, e possibilmente un po’ d’untume sul crine. E’ fuor di dubbio che il nesso logico con un tale approccio esistenziale da (finti) fricchettoni sia collegato al concetto di “imperfezione”; e l’imperfezione è la principale alleata della confusione e dell’indistinzione, gli elementi archetipi dell’immaginario “di sinistra”. L’imperfezione è nemica del massimalismo, e senza massimalismo non può esserci identità. Una forma fisica atletica rimanda troppo a modelli estetici classici che i dis-cultori della memoria non sanno più come farci dimenticare. Il lavarsi poco avvicina idealmente, senza fare troppa fatica (anzi non facendo neanche quella di una doccia..), a civiltà meno dedite all’acqua della nostra; o anche a chi suda e si sporca le mani per fare lavori pesanti. Con la differenza che operai e contadini si sporcano per lavorare e non certo per trascuratezza; anzi, terminato il lavoro, si lavano il doppio di chi fa lavori meno fisici dei loro, e lo stesso vale per gli sportivi, altra categoria detestata a sinistra inquanto troppo consapevole della dignità che un corpo richiede per assecondare le imprese acclamate dall’anima che lo abita. Insomma, Narciso era un uomo troppo autoreferenziale per essere masochisticamente di sinistra. D’accordo, ma l’Erre moscia che cosa c’entra in tutto questo? Ebbene, la lingua italiana si contraddistingue per una pronuncia molto netta di vocali e consonanti, che vanno fatte suonare, tranne che per alcune eccezioni, esattamente come si scrivono. La consonante liquida R è il principale paradigma di tale ortodossia fonetica; quindi, pronunciarla male, magari con piglio un po’ francofono, fa molto radical-chic ed al contempo induce a quelle seghe mentali tipicamente progressiste del tipo “non è importante la forma, ma il contenuto”, non considerando invece che senza chiarezza comunicativa si costringe l’interlocutore ad uno sforzo di comprensione non dovuto (soprattutto se anziano e magari un po’ sordo). Fateci caso: persino alcuni speaker e giornalisti di canali televisivi notoriamente a sinistra sono stati scelti apposta con l’erre moscia, quasi a sfregio di quello standard qualitativo che chi svolge un servizio mediatico dovrebbe garantire soprattutto allo spettatore meno agile di comprendonio. Attenzione però, indulgendo nel vituperio della corretta dizione, a non scadere nell’idioma dialettale: già, poiché al compagno con la kefia al collo, un dialetto suonerebbe troppo localista e troppo poco esterofilo; quindi meglio attenersi a forme di spuriazione della lingua che si rifacciano a sonorità esotiche (possibilmente non vichinghe!). Ma nel meraviglioso mondo dei “compagni” meglio ancora sarebbe non parlare affatto, dal momento che la loro supponenza e antipatia sono spesso proporzionali alla vacuità delle loro astruse filosofie di vita, sempre prodighe di insegnamenti per tutti, ma mai vissute sulla propria pelle e soprattutto mai predicate all’indirizzo delle proprie coscienze.

La Sinistra parla sempre di mafia per esser certa di beccare solo criminali italiani

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La Sinistra parla sempre di mafia per esser certa di beccare solo criminali italiani

Ma ogni tanto il boccone le ritorna su e pure bello rancido. Come per la storia dell’incendio al campo Rom costato la vita a tre povere ragazze, ove i compagni non hanno avuto il tempo di stappare al colpaccio mediatico del movente razzista, che erano già stati smentiti da un impietoso filmato che inchioda altri Rom. Ora ci riprovano con la storia delle infiltrazioni di 'Ndrangheta nel gran bazar dell’accoglienza, sperando così di ottenere due piccioni con una fava: vittimizzare ulteriormente gli accolti e salvare il deretano agli accoglienti prendendosela astrattamente con strutture criminali di italica tradizione come Mafia, Camorra e 'Ndrangheta, appunto. Mentre, come dimostra questo video, chi spaccia e delinque nel nostro paese non è affatto "astratto". Del resto, la retorica criminologica della sinistra, storicamente benevola coi caini quanto menefreghista con gli abeli (seppure deboli, anziani o malfermi), è dai tempi del terrorismo che mena il can per l’aia solo con associazioni mafiose per evitare di forcaiolizzarsi contro prede "sbagliate", tipo bombaroli rossi o terroristi islamici. Ma ora hanno tirato troppo la corda e troppi nodi stanno venendo al pettine: l’apparato cattocomunista dell’accoglienza trasuda beghe giudiziarie da troppi pori, e le o.n.g. la stanno facendo talmente sporca col loro "buon cuore", che le autorità non possono più fare finta di nulla, e i giornalisti neanche. Ma, soprattutto, in un paese governato oramai dalle sinistre da anni, accusare di “mafiosità” gli apparati è, per gli intellettuali di sinistra, come sputarsi in un occhio allo specchio e centrarsi, visti tenore e colore della propaganda elettorale che portano avanti indefessamente dai tempi del Berluska. Vergogna.

“Ospitalità” e “gratitudine” sono sentimenti. E i sentimenti non si collettivizzano

Foto ANSA

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“Ospitalità” e “gratitudine” sono sentimenti. E i sentimenti non si collettivizzano

Le recenti polemiche sulla responsabilità aggiuntiva di quanti commettono reati in un paese ospitante, tradendo così la fiducia dei suoi abitanti, ci ripropongono una volta di più l’indole abulica e acefala di quella “gauche” italiana che si avventa sui dissenzienti alla stregua di zombi i quali, fiutata la presenza di un umano al loro interno, lo sbranano non appena s'accorgono che respira. La sinistra italiana da “comunista”, e cioè da finta amica di operai e contadini con i quali i suoi ideologi mai si sarebbero sporcati le mani, non avendo altro dogma al di fuori d’un’arida e anaffettiva “collettivizzazione”, mira a sbaragliare qualsiasi riferimento d’appartenenza contraddistinto da diversificazione: famiglia, regione, popolo, civiltà. Con l’alibi dei “diritti per tutti”, i compagni intendono estirpare qualsiasi riferimento identitario che possa circoscrivere l’ambito antropico a cui riservare tali diritti, sino a sostituire sic et simpliciter la categoria “nazionale”, scritta nella Costituzione, con quella “umana”, del tutto astratta e immaginaria. In un tale clima è inevitabile che la tradizionale lotta di classe con cui si sono arricchiti per decenni, venga sostituita da quella etnica, scatenando la peggiore edizione neoliberista del loro millantato "socialismo". Orbene, per accogliere migliaia di persone al giorno come fossimo un mega-resort gratuito dalle soluzioni illimitate, occorre dare per scontato che ogni Italiano si posizioni in modalità “ospitalità” e che ogni migrante faccia altrettanto in quella “gratitudine”, come fossimo tutti dominati all’unisono da una sorta di coscienza collettiva e telepatica capace di farci prescindere da opinioni, pulsioni, gusti, e vissuti soggettivi. Tuttavia, sia la disponibilità ad ospitare, sia la gratitudine verso l’ospitante, non sono obblighi giuridici, ma “sentimenti”; sentimenti umani la cui orbita filosofica mai potrà appartenere a quella della coercizione legislativa. Ed è così che i nostri politici abbandonano il loro popolo alla totale mercé di una fantascientifica ipotesi di perfezione etica di questi migranti, i quali, invece, proprio in quanto esseri umani, possono essere fallaci, stuprare, delinquere e sovvertire l’ordine costituito esattamente come qualsiasi italiano potrebbe fare, certo, ma con un approccio culturale sicuramente più prossimo a quello della civiltà da cui provengono, rispetto a quello sedimentatosi per secoli in lidi di approdo che hanno avuto Socrate, Platone, Aristotele, Roma, Cristo, la Magna Charta e Montesquieu. Possiamo, dunque, mettere la mano sul fuoco su ognuno di loro senza nemmeno quel beneficio del dubbio che chiunque di noi avrebbe finanche per un familiare? E sapete quanti sono e quanti saranno a breve? Ce lo dice un tizio con gli occhi a mandorla, chissà se lo stare a sentire...

A caccia di voti tra semafori "gay friendly" e soppressione dell'obbligo di fedeltà coniugale

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A caccia di voti tra semafori "gay friendly" e soppressione dell'obbligo di fedeltà coniugale

Ora pure i semafori “gay friendly” ci toccherà veder glitterare. Così si sarà talmente distratti da tanta idiozia “dis-semantica”, da finire investiti. Già, perché la parola “semaforo” deriva dal greco e letteralmente significa “portatore di significato” e quindi, traslato, di segnalazione, che burocraticamente si traduce in un potere implicito di regolamentazione del traffico cittadino da parte della Pubblica Amministrazione (“semaino”= significare, segnalare e “fero”= portare). Ora, l’uso dei colori, rosso per il pericolo, giallo per l’attenzione e verde per la permissione non necessita di spiegazioni. Tuttavia, in alcuni impianti, soprattutto di qualche anno fa’, la semantica cromatica era coadiuvata da quella linguistica con le diciture “Alt” e “Avanti” e talvolta contribuivano a tale chiarezza, soprattutto in prossimità delle scuole, persino alcune stilizzazioni grafiche, riportate anche sulla segnaletica verticale, raffiguranti un genitore con bimbo in attraversamento. Tali figurine (alle volte i bimbi erano disegnati addirittura col fiocchetto e la cartella) erano improntate ad una immediatezza di interpretazione, e, al contempo, ad una “familiarità” positiva e rassicurante che sapeva di casa e famiglia. Chi infatti non si intenerirebbe di fronte ad un genitore che attraversa la strada col suo cucciolotto alla mano?! Ecco, tutto questo, oggi, viene stravolto e arraffato dall’imperante assolutismo politicamente corretto e dai suoi compagni di merende “acchiappa-voti”, i quali non esitano a sostituire le figurine genitore-figlio con quelle di due adulti dello stesso sesso, infliggendo così anche al povero semaforo quell'appiattimento estetico che è l'oramai famigerata uniforme grigia dell'èra globalista, oltre ad insufflare nell'aria quel mortifero senso di sterilità sociale che vede la vitalità del fanciullo sostituita dalla statica raffigurazione d'una nullità procreativa. Naturalmente, gli ovini inghirlandati che sentono il bisogno di veder avallate dai codici scelte personali che noi occidentali vivevamo serenamente già tremila anni fa senza bisogno di reclamarle come "diritti", gioiranno e inneggeranno a quei partiti furboni che gli muovono le marionette davanti. Già, non a caso insistiamo tanto sullo sfondo "elettorale" di tutta questa pantomima progressista; poiché dopo aver verificato le reali motivazioni politiche che sono dietro alla legge sulle "unioni civili", è ora il momento di capire come possano lor signori riuscire a rendere il matrimonio nulla più che un viatico per ottenere le cittadinanze facili senza demolire quell'obbligo di fedeltà coniugale che è lo scomodo e residuale intoppo nel riuscire ad equiparare un secolare istituto giuridico votato alla costruzione della famiglia naturale, con qualcosa di simile ed utile soprattutto ad ottenere la “green card” (come nell’omonimo film con Gerard Depardieu). E infatti ci stanno provando. Allora, si tratta di stabilire se la fedeltà è o non è un presupposto socio-giuridico indispensabile a tenere salda la famiglia. Se non lo è, nulla quaestio: a Roma come a Sparta quel che contava era garantire la prole alla patria; il resto erano questioni "fisiologiche" del tutto scevre da implicazioni di carattere etico. Ma in un’ottica socio-giuridica post-pagana, cioè, volenti o nolenti, quella attuale, legislatori e canonisti hanno per secoli posto la fedeltà coniugale come paletto per la vivificazione dell’istituto matrimoniale; ebbene, “rebus sic stantibus”, o mentivano prima sostenendola, o mentono adesso sostenendo che se ne possa fare a meno. Secondo noi mentono adesso; e lo fanno solamente per snellire le pratiche di acquisizione delle cittadinanze attraverso matrimoni improbabili e fasulli, ulteriore viatico alla sostituzione demografica in corso. Insomma: cercano l'infedeltà per legge onde evitare che le "green card" si impiglino troppo alle corna degli incornati.

L’Africa? Il continente con più miliardari. Alla salute del terzomondismo!

Una veduta della Namibia

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L’Africa? Il continente con più miliardari. Alla salute del terzomondismo!

Perché il giacobinismo forcaiolo, che in Europa si sbandiera come emancipatore di povertà e re-distributore di ricchezza, non lo si pretende attuato là ove una miseria, tanto astratta quanto ben poco documentata, viene fatta scontare senza troppi complimenti ai contribuenti di altri continenti? Già, perché molti commenteranno questa notizia cianciando di "ricchezza concentrata nelle mani di pochi africani": e allora, anche fosse (e non è), forse che i popoli non sono tutti uguali e, in quanto tali, capaci di combattere le tirannidi di casa propria?! Noi Occidentali, nei secoli, abbiamo saputo dare il nostro sangue per giustizia e libertà, garantendoci quell’attuale moderato benessere che ora ci sta addirittura rammollendo. Altrove ciò non è accaduto; e così, guerre, carestie e ingiustizie del tutto estranee al nostro percorso storico, vengono oggi fatte scontare a quella parte di globo che si è data da fare per emendarsene, come accadeva a scuola quando chi studiava il giusto doveva poi passare il compito anche a chi non studiava affatto per evitare di essere additato come "egoista", o magari di essere picchiato all'uscita. La povertà è un fenomeno endemico di ogni comunità in rapporto alla capacità dei suoi consociati di gestire equamente (e democraticamente) il lavoro e le risorse naturali a disposizione; quindi, sfatata dalle evidenze l’idea di una mega-famiglia umana, sarebbe il caso di tornare a pensare ognuno ai propri figli. Poiché la finanza, come ogni energia, non si crea e non si distrugge: e ogni centesimo dato al vento è un centesimo sottratto a noi stessi. E a proposito di finanza e Finanzieri: se ne parla poco per ovvi motivi di politicamente corretto, ma le truffe telematiche operate da Africani in Italia abbondano quanto le favolette sulla loro presunta povertà e immacolata bonomia. Forse, chi ha escogitato queste truffe, farebbe meglio a battere cassa ai ricchi di casa propria, invece di venire a gabbare i poveracci di casa nostra (ne han trattato persino a "Chi L'Ha Visto?"). Per non parlare del "razzismo" come fenomeno a senso unico, quando la cronaca quotidiana ci mostra tutt'altro. Insomma, basta retorica, basta favole, basta idiozia: se arrivano a dirlo dalla Sciarelli, significa che la misura è davvero colma.

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