Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico. Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic. Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali. Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Per i sinistri “non spargere odio” significa farselo mettere nel...

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Per i sinistri “non spargere odio” significa farselo mettere nel...

Se il terrorista è bianco, lo chiamano “islamofobo”; mentre, se è islamico o colorato, lo vezzeggiano come “disadattato”. Se qualche esaltato apre il fuoco in una moschea (contro ogni interesse mediatico del sovranismo internazionale), si scatena il solito pollaio politicamente corretto, e il “dolciniano” papa Francesco (che non ha nemmeno voluto incontrare il nostro Ministro dell’Interno), inizia a sventolarsi col cilicio; mentre sui continui eccidi di cristiani nel mondo, iniziando dallo sterminio dei Boeri in Sudafrica, tutti tacciono e alzano gli occhi al cielo come tante madonnine di Lourdes. Eppure i numeri della differenza di potenziale statistico fra gli attentati di matrice islamista e quelli dei cosiddetti “suprematisti bianchi” (come se l’islamismo non fosse anch'esso suprematista) parlano chiaro, come riporta “Il Tempo” del 19 lug 2016: 5.012 gli uccisi solo da Al Qaeda e dall’Isis dall’11 settembre. Ultimamente anche in Italia non ci siamo fatti mancare nulla, riuscendo a trasformare una tentata strage a danno di un’intera scolaresca in uno spot a favore dello Ius Soli. Ma c’è un’evidenza ancora più subdola e sottile circa il clima di genuflessione allofila in voga, mascherata da “multiculturalismo”: da più parti si predica e si pratica una sospetta clemenza, sia mediatica che processuale, verso l’impennata di uxoricidi e di vessazioni muliebri. Attenzione, non ci riferiamo ai generici “femminicidi”, sulla sballata retorica dei quali femministe e progressisti continuano a basare la loro programmatica demolizione della figura maschile tradizionale. No, ci riferiamo a casi nei quali le istanze difensive di un “uxoricida” o di un “patrigno” vengono sdoganate secondo l’ottica del cosiddetto “relativismo culturale”, il dogma ideologico che è alla base della progettualità immigrazionista. Ed ecco stravaganti assoluzioni di mariti e fidanzati violenti (l'ultimo caso ha visto pesanti rimostranze persino del vice-premier Di Maio); bonarietà verso patrigni che uccidono, pestano o violentano i figli precedenti di mogli e compagne; o ancora la tolleranza di pratiche pericolose come la circoncisione o aperture ad istituti giuridici incostituzionali come la poligamia, pur di preparare le acque a quell’ideale di società “fluida” e “multiculturale” che di fatto si risolverebbe demograficamente in una preponderanza di genti di fede islamica su tutto il pianeta, iniziando dall’Europa. Vi chiederete perché i globalisti abbiano scelto una religione apparentemente così spigolosa come l’Islam per sottomettere tutti i popoli al “Nuovo Ordine Mondiale”; ebbene, la risposta è semplicissima: oltre ad essere la religione più professata fra le masse materialmente attrici della pianificata sostituzione etnica degli Europei, l’Islam è l’unica religione al mondo ad essere incorporea e iconoclasta, così da non richiedere al fedele, anche se “infedele”, alcun tipo di immedesimazione morfologica nella divinità della quale egli intende o viene convinto ad abbracciare il credo; impresa che sarebbe ben più ostica con un Buddha dagli occhi a mandorla, un Odino dai baffoni rossi, un Gesù dalla carnagione troppo chiara perché un Africano o un Arabo possano rispecchiarvisi. E non a caso il Rap è stato scelto come colonna sonora di tutto questo, con i suoi beniamini tutti extra-occidentali, i testi integralisti e misogini, e la sua musica basica perfetta per masse oceaniche distanti ancora oggi anni luce da quell’elevatezza di gusto musicale che in Europa aveva toccato vette sublimi da secoli. La Francia è attualmente il maggior laboratorio di questo esperimento sociologico; e non a caso Michael Houellebecq, fra i maggiori intellettuali contemporanei della sinistra francese, s'è visto costretto a scrivere un libro-denuncia come “Sottomissione”, finendo sulla graticola di giornaloni e radical chic, esattamente come è accaduto per la povera Oriana Fallaci.

Talmente “antirazzisti” da menzionare i bambini scampati all’attentato del bus solo per invocare lo “ius soli”

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Talmente “antirazzisti” da menzionare i bambini scampati all’attentato del bus solo per invocare lo “ius soli”

Quest’orrenda vicenda, inaudita alla coscienza storica nazionale per livello di gravità, era sinora ascrivibile solo alla sceneggiatura di qualche film d’azione d’oltreoceano ove figurassero cazzutissimi eroi, vittime indifese e lo spietato carnefice di turno. E, fortunatamente, è andata proprio così: gli eroi sono stati i Carabinieri, che hanno scongiurato una strage solo grazie al loro coraggio e alla loro professionalità, rischiando la propria pelle ben oltre il dovere istituzionale. Poi ci sono state le vittime, i giovanissimi passeggeri dello scuolabus, i quali, pur salvi (feriti e intossicati), rimarranno indelebilmente segnati da un’esperienza del genere. Infine il carnefice, un razzista dichiarato di origini senegalesi che, a riprova della fatuità del burocratico ottenimento della cittadinanza italiana, posticcia rispetto al naturale richiamo del sangue, nonostante fosse un migrante “integrato”, aveva deciso di bruciare dei bimbi italiani per vendicare i propri fratelli migranti che, a sua detta, l’Italia avrebbe fatto affogare nel Mediterraneo. Ebbene un quadro talmente esemplare, che nel capovolto mondo degli “accoglioni” non poteva non vedere stuprata ogni logica. Nell’ordine della loro ottica assurda: i Carabinieri, ovvero, gli eroi del film, spariscono totalmente dalla sceneggiatura. Al loro posto troviamo i bambini, “eroicizzati” dai media di regime solo perché è venuta fuori la notizia che qualcuno di essi avrebbe origini straniere. Ora, una vittima non è mai “eroica”, salvo nel caso del martirio (che, per fortuna, stavolta non c’è stato); né è accaduto che alcun bambino dello scuolabus si sia immolato per salvare la vita ad un altro: poiché solo una tale fattispecie verrebbe definita “eroismo” dal nostro vocabolario. Semplicemente qualcuno di loro, più sveglio e col sangue più freddo di altri, è riuscito a chiamare i soccorsi gabbando le agghiaccianti “cautele” prese dal sequestratore per neutralizzare qualsiasi tentativo di fuga degli ostaggi. Ed è stato bravo, questo ragazzino, certo; coraggioso, sicuro; ma che c’entra questo con lo Ius Soli che ora verrebbe ossessivamente invocato in omaggio alla sua retorica eroicizzazione, fatta dalla propaganda immigrazionista solo perché figlio di immigrati?   Quei bambini (e gli adulti che li accompagnavano) sono stati tutti vittime dello stesso orrore; ed è stato diritto/dovere di ogni vittima fare qualunque cosa per portare a casa la pelle. Ma non si sono salvati da soli, non dimentichiamolo.   Infine il sequestratore, il signor Ousseynou Sy, il quale, in veste di vittima di Salvini e Di Maio, è dipinto come un “irredentista africano”, ma in veste di carnefice di bambini diventa subito “cittadino italiano”, per ricordarci che gli orchi sono sempre “italiani”, là dove vittime ed eroi sono sempre stranieri. Giudicate voi.

Abortismo, climatismo e omosessualismo sono solo dottrine mediatiche per sterilizzare l'occidente e renderlo “low-cost”

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Abortismo, climatismo e omosessualismo sono solo dottrine mediatiche per sterilizzare l'Occidente e renderlo “low-cost”

Apparentemente considerati come argomenti “globali” sono in realtà predicati e pretesi solo dalle Genti d'Occidente. Strano, no? Eppure i popoli più prolifici si trovano in Africa e in Asia, tanto da doverne noi subire l'invasione. Le città più inquinate, inquinanti e tecnologiche si trovano nei Paesi arabi e in Oriente. E l’omosessualità, che in Occidente esiste da sempre, è invece considerata sacrilega (e quindi criminale) presso le immense moltitudini di fede islamica che nei secoli hanno colonizzato pressocché tutti i continenti, tranne l'Europa (per ora). E allora perché abortismo, climatismo e omosessualismo sono mantra ideologici inflitti proprio alle uniche etnie in decrescita demografica (quelle europee), all’unica civiltà impegnata da decenni in politiche ecologiste (quella europea), e agli unici sistemi giuridici che vietano qualsiasi discriminazione di genere (quelli europei)? Ebbene, andiamo per ordine. Sul default demografico europeo c’è talmente poco da dire che quel poco lo dicono le Sinistre invocando i flussi migratori a rimpolpare le nostre latitudini (ma guai a chiamarla “sostituzione etnica”). Il climatismo si traduce sostanzialmente in una condanna degli stili di vita occidentali, carnivorismo in primis, quando invece, come abbiamo visto, gli Europei rappresentano poco più d’uno sputo nei grandi numeri della demografia mondiale; e certo le scorregge delle vacche e dei maiali europei non possono rappresentare una minaccia per il buco dell’ozono più di quanto invece rappresentino un ostacolo alla realizzazione di quel globalismo alimentare basato su proventi proteici di origine entomologica, come il recente sdoganamento degli insetti nei prontuari alimentari nostrani conferma. Insomma, anche il climatismo non è che l'ennesimo dito alla luna mediatico che usa testimonial minorenni con le treccine per intortare quattro fricchettoni inghirlandati, mentre il turbocapitalismo delle multinazionali se li incula coi piedi già scalzi. Ma veniamo al terzo punto, l’omosessualismo. Inquanto ideologia politico-demografica, al contrario dell'omosessualità c’entra ben poco con l’amore o l’attrazione che chiunque di noi può provare per persone dello stesso sesso. E’ altresì naturale che bombardare mediaticamente l'opinione pubblica con l'insopportabile nenia della cancellazione delle differenze di genere non farà diventare omosessuale chi omosessuale non è, anzi, darà solo sui nervi alla gente; quindi l'ottica da cui studiare il fenomeno è tutt'altra. Il progetto omosessualista è molto più subdolo e sopraffino, e fa leva proprio sulla naturale dose di bisessualità connaturata percentualmente nell’Uomo occidentale sin dai tempi in cui Giove sposava Giunone per fare Apollo, Diana e gli altri, ma senza che questo gli impedisse di essere anche un amorevole compagno di giochi per i forti atleti che poi instradava agli sport olimpici e, al contempo, un ormonale seppur attempatello frequentatore di giovani ninfe nel tempo libero. Eppure, nonostante questa condotta “umana” e “mortale” del Re degli Dei, la sua famigliona era rigogliosa, demograficamente armonica alla proliferazione della specie e perfettamente organica alla sua migliore evoluzione. Ma cosa sarebbe accaduto se si fosse fatto credere a Giove che, tutto sommato, gli impegni familiari erano solo una dispensabile perdita di tempo; che la sua virile attrazione per i bei giovanetti poteva esser fatta coincidere col mettersi a sculettare e vestirsi da donna; e che infondo Giunone, nel frattempo trasformatasi in una virago femminista, era solo una rompicoglioni da accannare in favore del proprio migliore amico? Il povero Giove, a quel punto, privato di qualsiasi mordente ideale e spirituale alla procreazione e al mantenimento della sua famiglia, si sarebbe convertito all’illusione che il “Paese dei Balocchi” di collodiana memoria, anziché essere allettante proprio in quanto eccezione alla regola, potesse e dovesse diventare la regola: una regola sterile e onanistica che non avrebbe più garantito la fertilità (soprattutto maschile, perché è quella che più intralcia il progetto sostituzionista), ma ne sarebbe divenuta la tomba. Fortunatamente Giove non era coglione come i tanti mancati padri europei che vedono nel procreare un limite a quelle libertà naturali che, bando alle ipocrisie, ogni buon padre di famiglia sì è sempre concesso (come è giusto che sia, aggiunge chi scrive), senza per questo far mancare la sacrosanta prole demografica al proprio popolo. Il rapper Eminem, uno degli “influencer” giovanili più esposti al mondo, afferma “di vergognarsi per essere bianco”; quali altre prove vi occorrono per convincervi che gli artefici di un tale scenario suicida non sono extraterrestri, ma Occidentali che odiano l'Occidente? Basta guardare la faccia della ragazzina anti-global warming per intravedervi il tipico ghigno sprezzante di chi predica amore globale odiando la propria gente.    

Il mondo dello spettacolo ci dimostra che, nonostante governino i populisti, continuano a comandare i “poteri forti”

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Il mondo dello spettacolo ci dimostra che, nonostante governino i populisti, continuano a comandare i “poteri forti”

I giullari, si sa, hanno sempre lavorato per ingraziarsi i loro padroni; e i padroni, si sa, hanno sempre tenuto i giullari per le palle col ricatto di farli morire di fame. Quindi l’apparato artistico-culturale resta la più limpida cartina di Tornasole per individuare chi effettivamente detenga le fila decisionali di un qualsiasi sistema politico, a prescindere da come il popolo abbia votato per farsi democraticamente governare. Ebbene, senza dover ricorrere alla faccenda del vincitore “esotico” di Sanremo (già ampiamente discussa in un nostro precedente articolo), a giudicare dalla monotonia dei predicozzi mediatico-televisivi, tutti imperniati su immigrazionismo, anti-globalismo e “anti-salvinismo”, non si può certo dire che la nuova presidenza sovranista della Rai c’abbia messo bocca; anzi, è emersa una volta di più la natura tautologicamente democratica dei “populisti”: i quali, pur al governo, non si sono appropriati di nessuna delle leve di comando mediatico che dal dopoguerra ad oggi sono sono sempre rimaste nelle mani di quei “poteri forti” frutto di sodalizio nefasto fra Sinistre internazionaliste ed elìte finanziarie apolidi e senza patria. Insomma, i reali tiranni del film restano multinazionali, filantropi miliardari, o.n.g. sostituzioniste e gestori del Pensiero unico mondialista; proprio quei potentati ai quali, non a caso, i giullari continuano a leccare il culo. Luciditas, semper luciditas!

Adesso gli “accoglioni” corteggiano i voti degli italiani, dato che non sono riusciti a sostituirli per tempo

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Adesso gli “accoglioni” corteggiano i voti degli italiani, dato che non sono riusciti a sostituirli per tempo

Fateci caso: da qualche tempo i media pullulano di capelli unti, barbette brizzolate e facce ingrugnite che parlano..udite..udite.. dei problemi degli Italiani! Già, ma non emozionatevi troppo: di certo non lo fanno per un improvviso, ritrovato amor patrio, bensì per ovvie ragioni elettoralistiche. Anzitutto, ora che non stanno governando le Sinistre, torna comodo esaltare crisi e povertà dei propri connazionali per poterne così dare la colpa al governo in carica. E poi, forse, gli “accoglioni” hanno capito - obtorto collo - che la gente ne ha piene le balle di accoglienza e di (presunte) sciagure altrui, e quindi fingono di nutrire quella naturale considerazione socio-economica che qualsiasi stato sovrano dovrebbe garantire prioritariamente ai propri cittadini; insomma quella roba un po’ fascista che lor signori progressisti usano chiamare “populismo”.  Se il progetto dei potentati mondialisti era quello di sostituire gli Europei vessandoli a colpi di simulate crisi economiche e rincoglionendoli attraverso l'imposizione di ideologie autolesioniste, tali potentati avrebbero dovuto reclutare per tempo “nuove risorse” in misura sufficiente al proprio sostentamento elettorale; poiché una volta che i sostituendi si fossero accorti delle loro nefaste intenzioni, non avrebbero di certo più votato quelle forze politiche che ne sono state le esecutrici.  Ora tutto questo si è puntualmente verificato, e la gente ha finalmente capito la reale entità delle losche trame globaliste; e dal momento che nessun popolo della Terra sarà mai tanto “accoglione” da continuare a votare dei politici che remano a favore della sua stessa estinzione, le Sinistre rischiano di restare col culo per terra, considerando che a votarle rimarranno solo qualche sessantottino fumato e spelacchiato e qualche “immi-ingrato” di quelli che, anziché ringraziare gli Italiani per tutto il ben di Dio che da decenni elargiscono gratis et amore Dei, li denunciano per estorcerne danarosi risarcimenti (caso Diciotti), a dimostrazione di quanto, essi sì, sappiano “restare umani” con chi li accoglie.

Dalla Sinistra del “contro lo stato imperialista delle multinazionali” a quella del “ci conviene”

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Dalla Sinistra del “contro lo stato imperialista delle multinazionali” a quella del “ci conviene”

Una sinistra che abbaia di disoccupazione solo se a restare col culo per terra sono gli “operatori dell’accoglienza” (ma non erano volontari ?!). Una sinistra (e un sindacato) che ha svenduto ideali di giustizia ed equità per meri calcoli di convenienza mercantile in base ai quali si giustifica qualsiasi arbitrio giuridico (soppressione art. 18, trattati internazionali sul libero commercio, deroghe d’ogni genere a protocolli nazionali sanitari e produttivi ecc), qualsiasi principio di buon senso e soprattutto qualsiasi coerenza con un passato che la voleva paladina di contadini, operai e diseredati per nobile senso di giustizia e non per mero interesse economico. Una sinistra sprezzante verso quei pastori che si battono per la sopravvivenza di una categoria georgica fra le più nobili e antiche, e che si danno da fare per la genuinità di prodotti che ci godiamo almeno 3 volte al giorno per tutta la vita. Prodotti che non cadono dall'albero, ma che sono frutto di una professionalità ancestrale che nessun “progetto Erasmus” potrà mai tramandare. Una sinistra col razzismo in tasca sempre pronto ad essere sfoderato per censurare qualsiasi amor proprio individuale o collettivo, soprattutto se basato su reminiscenze patriottiche. Ma non è più solo una questione di ville a Capalbio o di vacanze a Cortina di cui vergognarsi agli occhi dell’elettorato delle borgate, della classe operaia e dei pensionati che raspano nell’immondizia; ormai il servilismo dei “progressisti” al mercimonio globalista delle multinazionali è palesato nel modo più sfacciato, e addirittura rivendicato come “conveniente”. Affidiamo alle immagini allegate ogni evidenza di quanto asserito e, a chiosa del tutto, vi suggeriamo qualche riga tratta da un editoriale di Sergio Romano che esprime “magistralmente” la natura internazionalista di una sinistra che mai sarebbe potuta essere né potrà mai essere ciò che ha sempre sostenuto di essere. da “LA LETTURA” , Corriere della Sera del 29 luglio 2018, di SERGIO ROMANO "La globalizzazione ha salvato dalla povertà molte centinaia di milioni di esseri umani, soprattutto in Asia, ma è responsabile, insieme alle nuove tecnologie, del malessere di gruppi sociali che avevano conquistato un decoroso livello di vita nel Paese in cui erano nati e vivevano di un mestiere destinato a divenire, di lì a poco, obsoleto. L’immigrazione dall’Africa e dall’Asia (forse la sola risposta razionale al declino demografico di molte democrazie occidentali) ha provocato la nascita di un ribellismo piagnucoloso e vittimista, che raccoglie consensi soprattutto là dove alcuni ceti sociali hanno sviluppato una patologica paura del futuro".

Se il vincitore di Sanremo fosse “italiano” avrebbe un nome altrettanto italiano

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Se il vincitore di Sanremo fosse “italiano” avrebbe un nome altrettanto italiano

Se il vincitore di sanremo fosse “italiano” avrebbe un nome altrettanto italiano.  E soprattutto canterebbe di “italianità”, e non di “soldi”, l’elemento più cinico, arido e globale che l’umanità conosca. Atmosfere esotiche, latitanza melodica, persino versi in arabo e una palmetta come premio; ma veramente ora vi sentite l’intestino più libero? Ma veramente vi sentite migliori, adesso che avete violentato il gusto della gente nel vostro balordo tentativo di educarla e di riconvertirne il cervello ad una propaganda immigrazionista così prevedibile e stantia? Mahmood sarà pure “burocraticamente” italiano, altrimenti non avrebbe potuto partecipare al festival; ma l’accezione di italianità che sbandierate con tanto improvvisato orgoglio nazionalista è strumentale solo a mistificarne il significato più profondo e spirituale, e cioè proprio quello su cui sputate più volentieri. Il vostro sostituzionismo è talmente pacchiano e infantile da aver sacrificato, per uno sbarbatello dal nome esotico, i tanti monumenti “de sinistra” sfilati sul palco, pur di affermare la vostra arroganza intellettualoide e militante, utile solo ad esacerbare un pubblico che, non dimenticatelo, è fatto di elettori. Dopodiché, gonfi di bile come batraci ossessi, scrivete titoli giornalistici (foto) trasudanti razzismo antiitaliano, prosopopea globalista e contraddizioni logiche, come quella con cui definite Mahmood “italiano” e poi lo decantate come “successo” del fenomeno migratorio, rinunciando così a qualsiasi barlume di onestà intellettuale. "Si diventa stelle perché si ha l’anima rossa o nera la pelle", cantava qualcuno già nel lontano ‘96. Ora, nel 2019, come da programma, il rap è sbarcato vincente a Sanremo: continuate così e vi converrà andare a racimolare consensi all’estero (magari da Macron, che vi piace tanto!).

Quando le "anime belle" s’incazzano è perché si sono pestati i calli giusti

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Quando le "anime belle" s’incazzano è perché si sono pestati i calli giusti

Argomenteremo traendo spunto dall’assurda polemica fra la Lucarelli e Le Iene, queste ultime colpevoli di aver sollevato dubbi circa la colpevolezza dei coniugi di Erba, in merito ad una delle vicende processuali oggettivamente più discusse della cronaca giudiziaria nazionale. Non a caso ci siamo occupati di questo e di altri esiti processuali “sospetti” in uno specifico articolo relativo a fatti di sangue eclatanti ove, per dritto o per sguincio, erano stati coinvolti degli immigrati, ma poi alla fine sono stati condannati, soprattutto mediaticamente, degli Italiani. Ebbene, questa nuova polemica attorno al caso di Erba è la prova del 9 ai nostri sospetti: dov’è finito, infatti, il cronico perdonismo del sinistrume a favore dei cattivi del film?! Come mai una buonista d.o.c. come la Lucarelli decide di censurare la libera e democratica espressione di “pietas” delle Iene a favore di due anziani carcerati che non farebbero più paura a una mosca? Ve lo diciamo noi perché: la coppia Romano, al netto delle sue responsabilità penali, è un concentrato di elementi tipicamente in odio ai radical-chic: Rosa e Olindo sono italiani, sono due popolani, sono fortemente eterosessuali; e sono due innamorati di quell’amore antico e tradizionale pericolosissimo agl’occhi dei seguaci del Dogma globalista. Di contro, gli “scagionati” della strage di Erba sono tutti stranieri, ad iniziare dal primo soggetto incriminato, per finire ad Azouz Marzouk (non esattamente un conventuale) e alle sue frequentazioni esotiche delle quali sono zeppi i verbali del processo. Ecco perché in tanti hanno il terrore che il caso venga riaperto. La verità è che l’odio antinazionale covato da certi buonisti di professione sconfessa l’indole partigiana e rabbiosa del loro “buon cuore”, accogliente ed ecumenico solo con chi ha la carnagione giusta per meritarne l’afflato. Parimenti, a fronte di commemorazioni nevrotiche e stucchevoli quanto astratte, come quelle per “le vittime del mare”, quando c’è da commemorare una vittima tangibile, con tanto di nome, cognome e aguzzini in galera, si preferisce “evitare” per non alimentare il razzismo. Sbeffeggiano come “bufale” le notizie di Italiani morti assiderati o di disperazione. Non accettano opinioni diverse dalle loro; e quando chi ne è foriero arriva democraticamente a governare, s’incazzano. Se questa è la loro bontà, non osiamo immaginare come possa essere la loro cattiveria.

Appurato il nome esotico dell’orco di Cardito, sul caso si tace o, peggio, si fa giustificazionismo

Tony Sessoubty Badre, l'orco di Cardito. Foto ANSA

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Appurato il nome esotico dell’orco di Cardito, sul caso si tace o, peggio, si fa giustificazionismo

Di orchi, purtroppo, sono sempre stati pieni il mondo e la storia. Al contrario, l’ipocrisia di certa stampa nel calmierare il sacrosanto clamore per una notizia così orrenda come l’omicidio di un bambino, una volta acclarata l’identità dell’assassino, ovvero il compagno italo-tunisino della madre del piccolo, è tipica solo di quest’epoca di follia politicamente corretta. Ebbene questi loschi depistaggi mediatici andrebbero evitati proprio in nome del fatto che la barbarie può appartenere ad ogni uomo, a prescindere dal nome che porta; agitare invece la solita coda di paglia silenziatrice e/o giustificazionista, nel terrore che, in un momento così divisivo sul tema immigrazione, una simile notizia possa alimentare sdegno verso “lo straniero”, ci conferma la natura perversa dell’ossessione immigrazionista. Piuttosto, in merito al movente di questa odiosa vicenda, andrebbe fatto un rilievo che non è di tenore criminologico, ma antropologico; e cioè che, alla luce dei dettagli emersi dalle indagini, l’accanimento dell’uomo contro i due figlioletti della compagna sarebbe stato motivato da una ripicca verso la donna, colpevole di aver trascurato l’altra figlioletta, quella avuta con lui. Un rilievo che dimostra una volta di più quanto a compiere gesti orrendi in nome della discriminazione e del “sangue” possa essere chiunque, anche un immigrato di seconda generazione (da Il Messaggero di Lunedì 28 gen 2019). Tant’è vero che, nel panico di dover gestire un fatto di cronaca così scomodo, “l’establishment” si sta affrettando a tirare fuori dal cilindro mediatico le giustificazioni più assurde proprio per disinnescare nei lettori l’ipotesi più ovvia, e cioè l’odio dell’uomo verso i due figlioletti della compagna, colpevoli di essere il frutto della precedente relazione della donna.   Un improvviso accesso d’ira (che si guardi il caso, però, avrebbe risparmiato sua figlia che era lì con gli altri due); la colpa del povero bimbo ucciso per aver rotto il letto nuovo (in modo tale da poter invocare l’incapacità di intendere e di volere, o peggio, i futili motivi); ed infine c’è persino il tentativo di coinvolgere nel crimine la madre della vittima, la quale senz’altro ha peccato di follia nell’accompagnarsi ad un individuo del genere, ma i calci omicidi non li ha certo dati lei. Neppure di fronte alla tragedia peggiore che l’umanità sia storicamente in grado di partorire, ovvero l’assassinio di un bimbo di 7 anni, siete capaci di tenere a bada le vostre mortifere ideologie “politicamente corrette”.

In nome dei quattrini, ammettono anche che l’integrazione costa... e parecchio

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In nome dei quattrini, ammettono anche che l’integrazione costa... e parecchio

Davvero incorreggibili questi immigrazionisti. Però due risate riescono sempre a strapparcele, soprattutto ora che perlomeno la pacchia dei fondi è finita. Così non han perso tempo, e si sono inventati un nuovo sistema per impietosire gli italiani: ispirandosi alla tradizione partenopea del “caffè pagato” (che affonda però le sue radici su una reciprocità solidale sviluppatasi attorno ad una comunità coesa e non su un astratto “vuoto a perdere” condito di piagnucoloso terzomondismo), si mettono a far la questua per sovvenzionare uno dei soliti fallimentari “progetti di integrazione”. Il bello è che, per argomentare la loro richiesta di soldi, sono costretti a far leva su ciò che sino a ieri avevano sempre negato, e cioè: 1) che senza coercizione all'integrazione le diversità culturali fra ospiti e autoctoni restano insormontabili, perché non siamo affatto “tutti uguali”; 2) che l'integrazione medesima necessita di ingenti risorse economiche appositamente dedicate e, pertanto, inevitabilmente sottratte al welfare. Ebbene, ce ne hanno messo di tempo per evidenziare concetti così banali, peraltro egregiamente espressi nel loro stesso corsivo che alleghiamo nelle immagini. E tutto ciò senza contare i costi di certa “società multietnica” in termini di criminalità, iniziando da quello di aver addirittura riportato in auge reati scomparsi, come il sequestro di persona (Il Giornale - Mer 16/01/2019, Andrea Riva).

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