Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico. Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic. Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali. Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Muore sgozzato da un immigrato e la stampa tace: ma ci pensa l'algoritmo di Google a sputtanarli...

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Muore sgozzato da un immigrato e la stampa tace: ma ci pensa l'algoritmo di Google a sputtanarli...

Dal momento che, quando ci scappa il morto, non resta mai spazio per interpretazioni tendenziose della notizia, loro levano direttamente la notizia. Il che è ancora più pericoloso del solito mistificarla, non solo perché è deontologicamente sacrilego non parlare di un omicidio, ma anche perché si sottrae un fatto di cronaca nera a quell'immenso cumulo quotidiano di notizie che la mediaticità di regime non riesce più a ficcare sotto lo striminzito tappeto della sua ipocrisia (ed il recente voto austriaco ne è prova inconfutabile). Ebbene, gli algoritmi di internet non sono né di destra né di sinistra, e parlano chiaro: questo è lo "screenshot" delle voci trovate digitando le parole chiave concernenti il fatto in esame: "italiano di 52 anni accoltellato"; come vedete dalla sequenza dei risultati, a parte Il Giornale, qualche agenzia e la stampa locale, i magnati (e magnoni) della stampa/editoria non ne fanno nemmeno cenno. Potete fare voi stessi la prova. Eppure non è morto un cane investito, è morto un uomo di 52 anni che ha avuto la sola "colpa" di trovarsi nel raggio di bighellonamento d'un figlio di papà annoiato. La dignità d'una morte non dovrebbe essere né di destra né di sinistra, proprio come gli algoritmi; mentre le menzogne e le omissioni stanno puntualmente, sempre dalla stessa parte.

Bandi pubblici riservati ai profughi: la "grande sostituzione" è servita!

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Bandi pubblici riservati ai profughi: la "grande furbata" è servita!

Beccàti! E poi dicono che gli Italiani non vogliono fare determinati mestieri: ma quali mestieri? Fonderie? Spaccarsi la schiena a falciare il grano? Fare i camerieri o i domestici? Macché, parliamo di comode rivendite di valori bollati. Eh, già, signori cari, perché qua non si tratta della favoletta sulla raccolta dei pomodori o di altre cialtronate mediatiche; qua si parla di un bando pubblico per la concessione della vendita di valori bollati con tanto di stesura ufficiale (che alleghiamo). Quale è la furbata, in questo caso? Usare una legge del 1960, che era stata pensata per la prima ondata di profughi italiani cacciati dalla Libia (un esodo iniziato nel 1943; continuerà tra il 1970 ed il 1974 con i 20mila nostri compatrioti allontanati dal neoinsediatosi colonnello Gheddafi; altro che Libia amica!). Una legge che nel 1960 e nel 1974 poteva avere ancora un senso, ma che oggi - che di profughi italiani dalla Libia non ce ne sono probabilmente più - ha lo stesso valore e la stessa attualità del Codice di Hammurabi o della Magna Charta dei tempi di Robin Hood. A meno che, e permetteteci di sospettare che sia stato fatto apposta, tale legge non venga resuscitata ad uso e consumo di ben altri "profughi". Il testo è fumoso quanto basta per essere adattato a qualsiasi profugo di guerra, anche a quelli scappati da Star Wars... E dunque, nonostante l'articolo 3 della Costituzione vieti qualsiasi forma di discriminazione (compresa quella autoctona e quindi la più potenzialmente idiota), e nonostante l'Italia sia una Repubblica fondata sul Lavoro, discriminano gli Italiani sottraendogli il lavoro da sotto al culo, e, conseguentemente, il benessere e la dignità da dentro l'anima. Anzi, se ne fanno anche beffa pasticciando tale intento discriminatorio con l'inserimento nel bando di qualche altra categoria "sfigata" che in Italia non esiste anagraficamente più, come invalidi di guerra o le loro consorti, così da non dare troppo nell'occhio. Ma pensate davvero che siamo scemi?! In effetti, tempo addietro, si fecero leggi di grande valore sociale che hanno consentito allo Stato di avvantaggiare, in determinati bandi e concorsi pubblici, l'assunzione di categorie disagiate come i portatori di handicap; leggi sacrosante, poiché il cittadino italiano che parte con uno svantaggio personale o che ha sacrificato la propria incolumità per il bene pubblico, deve essere aiutato a trovare lavoro. Ma qual'è lo svantaggio dell'esser "profugo"? E soprattutto, questi cosiddetti "profughi" sono forse italiani?! Del resto avete mai sentito uno di questi politici fare "lo sciopero della fame" (seee!!!) per dei terremotati, per degli indigenti, o per le vittime del terrorismo? No, lo fanno per lo Ius Soli, vera disperazione ideale dei mondialisti che, senza immigrati votanti, rischiano di rimanere senza seggi in Parlamento. Qua, non sono solo questi "bravi ragazzi" a sputarci addosso, ma è soprattutto chi ci governa.

Due casi di (in)giustizia politicamente corretta a confronto: Oscar Pistorius e O.J. Simpson

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Due casi di (in)giustizia politicamente corretta a confronto: Oscar Pistorius e O.J. Simpson

Due casi di uxoricidio clamorosi e "danarosi" la cui mediatica messa a confronto parla chiaro sull'incidenza (e l’indecenza) del politicamente corretto. Eppure gli elementi per un palese discrimine fra le situazioni processuali dei due atleti ci son tutti: Usa, O.J. Simpson, nero, ricco, famoso, di un’indole violenta comprovata da numerose condanne precedenti al processo per uxoricidio, uccide la moglie (bianca, per la cronaca) e viene assolto, giustificato dai media e soprattutto santificato. Sudafrica: Oscar Pistorius, molto meno ricco e famoso di O.J., bianco, portatore di handicap (status per il quale la correttezza politica non si è mai sbracciata più di tanto), nessun precedente penale di sorta, spara alla bella fidanzata che rientrava all’improvviso in casa, convinto di essere vittima di una rapina mentre era senza protesi alle gambe e quindi indifeso. Chi non conosce la realtà sudafricana può ritenerla una reazione esagerata e “sospetta”; ma le rapine nei quartieri dei bianchi sono all’ordine della quotidianità, nel Sudafrica post-mandeliano, e contemplano dinamiche perfettamente compatibili con le dichiarazioni rese da Pistorius ai giudici: improvvise incursioni notturne accompagnate dal fragore dell’effrazione della porta d’ingresso o delle vetrate. Ora, nessuno di noi si brucerebbe la mano sull’innocenza di Pistorius, sia ben chiaro; ma di certo costui non ha beneficiato della martirizzazione mediatica ricevuta all’epoca da O.J. Simpson, compresa la pulciara “distrazione” che le femministe riservarono al suo feroce e sanguinario "machismo". Fatto sta che Pistorius il carcere se lo sta facendo, nonostante tutto. Mentre Simpson, con ben più reati a carico e numerose recidive per altri crimini, è già fuori. E' da notare inoltre che, se dovessero sembrare pochi, i sei anni di carcere inferti dalla legge sudafricana a Pistorius vanno parametrati alla pena edittale prevista in quel paese per l’omicidio volontario, e cioè 15 anni; si è arrivati a 6 solo grazie alle attenuanti generiche, la buona condotta e la rinunzia al ricorso in Corte Suprema (una sorta di patteggiamento). Un numero di anni, insomma, che per un colpevole son pochi, ma per un innocente saranno sempre troppi. Quindi consoliamoci di vivere in un paese che, grazie alla sua millenaria civiltà giuridica, prevede l’ergastolo per chi uccide qualcuno, e non qualche anno; e che ancora considera certa barbarie (puntualmente sottaciuta dai media) come tale.

Se chi votava a Sinistra ora vota Grillo, significa che Grillo fa cose di sinistra

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Se chi votava a Sinistra ora vota Grillo, significa che Grillo fa cose di sinistra

Le magie elettorali non esistono: le idee politiche sono sempre quelle e la gente pure. Si tratta solo di sgraffignare quel po' di voti usciti dalla porta della Sinistra per farglieli rientrare dalla finestra destabilizzando l'elettorato di protesta attraverso "supercazzole" date come lecca-lecca ai bambini. E ancora peggio fanno quegli sponsor "blasonati" e finti-scapigliati che, per dissimulare il proprio belare al potere, ostentano il voto grillino come fosse un voto "contro" : ebbene, o prima i loro convincimenti erano deboli, o adesso, evidentemente, continuano a votare chi di quei convincimenti sa farsi altrettanto garante. Insomma, se la rockstar che suona ogni anno alla festa dell'Unità e non perde occasione per propagandare l'accoglienza, ora passa a Grillo, non può aver cambiato i suoi ideali di una vita, ma intende solo mostrarsi più credibile al proprio pubblico (stufo del malgoverno che lo ha messo in mutande da Monti in avanti), votando una compagine politica apparentemente ribellista, ma in realtà mondialista come tutte le altre, soprattutto sul tema cruciale dell'immigrazione circa il quale non si possono avere idee "confuse". Non a caso parliamo di gente impaccata di soldi, che col popolo, quello vero, non avrà mai niente a che fare esattamente come i politici che sostiene. Votate dunque con la vostra testa, fidandovi solo delle vostre esigenze di cittadini e del vostro fiuto di Uomini liberi.

Miss Italia: quando decide il popolo, il politicamente corretto fa flop

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Miss Italia: quando decide il popolo, il politicamente corretto fa flop

Fra le lagnanze dei radical-chic, quest’anno non si è ripetuto il miracolo “multikultu" di Danny Méndez del ’96. Ciò perché ogni bel ballo stufa e ogni retorica è a scadenza: compresa quella dell’ossessione per l’esotico e il paradossale.  Già, gli Italiani, anche quelli più moderati o di sinistra, sono stanchi di veder aspergere premi e vantaggi non sulla base di meriti oggettivi, ma per bieca acquiescenza alle regole del politicamente corretto. E stanno riprendendo a valutare la realtà in forza dei suoi risvolti logici e non di quelli quelli ideologici. I concorsi di bellezza hanno da sempre come ragione sociale quella di far concorrere fra loro beltà femminili rappresentative delle diverse regionalità o nazionalità, a seconda della portata del concorso. Ora, come altro potrebbero esprimersi le preferenze della giuria, fondamentali per determinare il discrimine fra le varie posizioni in classifica, se non attraverso una libera valutazione delle differenze morfologiche fra le concorrenti? E che senso ha alterare il tradizionale retaggio fenotipico, espressione di tipicità localistiche, attraverso certificati di nascita, certo burocraticamente idonei all’iscrizione al concorso, ma non corrispondenti a fisiognomiche ricollegabili alle tipicità in questione? Insomma è innegabile che la coscienza popolare abbia attribuito nel tempo caratteristiche fisiche diverse alle varie regionalità: una bella morona sarda o sicula, una diafana bionda islandese, una sinuosa danzatrice araba, una leziosa geisha nipponica. Ebbene, perché mai far saltare tutto questo improvvisamente come se non fosse mai esistito? In nome di che cosa? Di un’artificiosa fratellanza universale? Allora perché non rinunciare ai concorsi, se devono divenire un confronto fra cloni multietnici?! Risultano pertanto sterili le lagnanze della terza classificata di quest'anno (riportate in questo articolo). Se non le sono state riconosciute le caratteristiche idonee a rappresentare l’italianità delle forme, a poco serve sventolare il certificato di nascita in Italia; sarebbe come se una ragazza dalla corporatura perfetta rivendicasse il diritto di vincere un concorso per “grandi taglie”: sarà senza dubbio bellissima, addirittura più bella delle altre concorrenti, ma non ha le caratteristiche fisiche adatte a classificarsi in un concorso tematico; e a Miss Italia il tema è "l'italianità". Per i salotti di fanatici del “chiunque-ovunque” tale buon senso è ovviamente saltato; ma, a quanto pare, il popolo non si sta lasciando instupidire: e, se interpellato, continua a votare la Miss in cui maggiormente rivede la propria madre, le proprie sorelle, le proprie figlie, le proprie fidanzate. Come è normale che sia.

L’unica vera minoranza sul mappamondo siamo noi occidentali

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L’unica vera minoranza sul mappamondo siamo noi occidentali

Ci vuole la faccia come il culo a parlare di "diritti delle minoranze" continuando a far riferimento a continenti che ci sommergeranno demograficamente, anzi, che, a giudicare da queste stime ufficiali pubblicate da La Repubblica (!), ci hanno già sommerso.  E allora, perché indugiare nel menare il can per l’aia con quest’idiota retorica terzomondista? Le proiezioni demografiche sono talmente allarmanti da far blaterare la verità persino ad esponenti piddini che, dimentichi della casacca di partito, talvolta rinsaviscono e reindossano quella ben più amorevole di genitori appartenenti ad una comunità di popolo, seppur esprimendosi con qualche imprecisione terminologica. "Se il calo della conta spermatica continuasse con lo stesso tasso di riduzione, ha dichiarato alla Bbc l’epidemiologo Hagai Levine, l’essere umano occidentale potrebbe estinguersi. Ma perché ciò avviene solo in Occidente? “Una ragione valida riguarda l’aumento degli “interferenti endocrini” nell’ambiente, ovvero delle sostanze chimiche, fra cui pesticidi, che agiscono sul sistema ormonale, sia durante la vita che in fase prenatale”. Ma andiamo avanti: secondo questo studio della Commissione europea, i cambiamenti climatici colpiranno soprattutto l'Europa e il Mediterraneo. Ora, perché mai un fazzoletto di terra geologicamente ottimale e storicamente celebre per il climi ideali, dovrebbe pagare lo scotto di fantomatici danni ambientali e sovrappopolazione? Gli Europei sono da decenni in decrescita demografica: dovrebbero pertanto pescare, cacciare, inquinare, sperperare molto ma molto meno delle popolazioni di qualsiasi altro continente. Eppure le sfighe toccano tutte a noi, e non a quelle moltitudini che proliferano come conigli senza curarsi minimamente dell'incidenza globale della loro esuberanza demografica. Ebbene, alla luce di notizie scientifiche così “fantascientifiche”, non ci si può meravigliare se va alimentandosi anche la diffidenza verso questa furia vaccinatoria venuta in auge proprio ora che l’Occidente aveva debellato praticamente ogni morbo, a parte il cancro. Una diffidenza che ha per base un paio di ipotesi: vederci inoculare ulteriore robaccia sterilizzatrice; o suffragare la sensazione che esista un allarme infettivologico “d’importazione” del quale non possono ammettere l’esistenza, e al quale i vaccini “provvederanno” indebolendoci ulteriormente. Comunque la si metta, la puzza di sperimentazione sociologica sta diventando nauseabonda alle nostre latitudini; e se a questo si aggiungono la desertificazione di zone un tempo verdissime, favorita da incendi che si fanno ogni estate più drammatici, e la fantozziana conduzione delle risorse votate alla salvaguardia del territorio (come la soppressione della Guardia Forestale), la situazione appare davvero catastrofica. E le catastrofi vanno evitate, non accettate. Resistiamo.

Se alzare il braccio per ripararsi dal sole diventerà reato, sarà colpa di chi non va a votare

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Se alzare il braccio per ripararsi dal sole diventerà reato, sarà colpa di chi non va a votare

Ancora non sappiamo se questa legge assurda, anacronistica e liberticida passerà al Senato, ma cogliamo comunque l'occasione per esprimere un ragionamento fondamentale in democrazia: andare a votare in nome della libertà! Che le sinistre globaliste siano rappresentate da un nugolo di mercanti nullafacenti e antiitaliani non è una novità. Quel che invece dovreste ficcarvi in testa è che, continuando a disertare le urne (come in troppi fate..), si consente a questa gente di conculcare la libertà di tutti. Iniziando dalla vostra. La matematica non è un'opinione: se quei 261 Sì alla "legge Fiano" fossero stati dei No come quelli espressi dai 122 voti contrari, la legge non sarebbe passata alla Camera, e voi, ora, non rischiereste di finire al gabbio per il solo fatto di alzare un braccio nel tentativo di ripararvi dal sole. Questo concetto se lo ficchino bene in testa tutti quei piagnucolosi disillusi, quegli "snob di destra" (e ce ne sono!), quei rassegnati che preferiscono morire asfissiati come topi piuttosto che reagire democraticamente al disastro, sforzandosi di valutare con equilibrio e buon senso una fattiva e plausibile "real-politik" in rapporto alle urne. Andiamo a votare appena possibile e votiamo quelle forze politiche che hanno espresso quei 122 dissensi all'uccisione della democrazia e del libero pensiero: perché non si vota solo per governare, ma soprattutto per fare buone leggi o, perlomeno, per evitarne di pessime.

La satira degli “accoglienti” che giocano a provocare la povera gente

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La satira degli “accoglienti” che giocano a provocare la povera gente

Tutti hanno il diritto di fare satira, ci mancherebbe. Detto questo, però, ci vuole coerenza: non si può satireggiare e tiranneggiare contemporaneamente. La satira non nasce come strumento propagandistico nelle mani del potere, ma è da sempre un grido in soccorso degli oppressi. Da Plauto a Pasquino, da Foscolo a Leopardi la satira ha sempre dato addosso all'establishment, non lo ha mai aiutato a stare in buona salute. Pertanto, se l’establisment arriva a servirsi della satira per convincere la gente della bontà delle proprie politiche, le cose sono due: o il potere sta smodatamente perdendo consensi, oppure tale satira è ad esso asservita e quindi ben poco genuina. Ora, l’establishment attuale (inteso sia come governo che come potentati economico-mediatici), si sa, sostiene a spada tratta l’immigrazionismo; resta quindi ben poco dignitosa qualsiasi forma di vittimismo anche umoristico proveniente dal fronte degli “accoglienti”. E allora, più che umoristico, suona arrogante il sarcasmo di quegli apparati mediatici immigrazionisti che, coi terremotati all’addiaccio, gli incendi che divorano il territorio, e il sangue innocente (anche giovane e anche italiano) sparso sull’asfalto di mezza Europa dalla follia islamista, anziché occuparsi di tutto questo, si divertono con lo scoop di due “talent” afroamericani belli pasciuti (e senza grandi meriti personali) che, facendo sfoggio di abbienza in Versilia, vengono scambiati dai passanti per due dei tanti ragazzotti firmati e grondanti auricolari che vediamo bighellonare ovunque a nostre spese. Già, c’è poco da ridere, cari “accoglienti”: non è colpa nostra se l’immagine dei cosiddetti "richiedenti asilo" è ben più ricollegabile a quella di ricconi che fanno shopping, che non a quella di disperati che raspano nel’immondizia. “Carta canta”, si diceva un tempo: la gente, oramai, legge la realtà coi propri occhi; e sebbene voi accoglienti bolliate tale fenomeno come “populismo”, oramai faticate a confondere il popolo su chi raspa e chi invece se la gode, per quanto vi impegnate a censurare qualsiasi tentativo di commiserazione del reale (quello sì) stato di indigenza degli Italiani. Italiani che non esitate ad offendere attraverso post e commenti pubblici che certo non passano al vaglio di alcuna censura “antirazzista”, nonostante l’aberrante dose di livore antinazionale e di disumano cinismo che contengono (fotografie e screenshot in oggetto all’articolo sono eloquenti). Come la provocazione di questo prete, che, anziché accompagnare in piscina anziani accaldati e disabili impossibilitati, sceglie di farvi sollazzare atletici giovanotti al grido di "loro sono la mia patria"; e i media ci inzuppano il pane, anziché rilevare l’incongruenza sia logica che cristiana insita nelle priorità della stravagante pietas di questo prelato, ma insita anche nella gravità delle notizie pubblicate (o più spesso celate) dalla stampa di regime. E intanto l'odio, quello vero, non si limita a sciocchi articoli, ridicole esternazioni o insulsi commenti di Facebook. Ma agisce. Anche mentre scriviamo quest'articolo.

Auto assassine sulla folla? dipende da chi le guida...

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Auto assassine sulla folla? dipende da chi le guida...

L'Europa, quindi casa nostra, è assediata da attentati terroristici di matrice islamista quasi settimanalmente da mesi. E se non c'è l'attentato, ci sono gli autoblindi dell'esercito parati ad incroci nevralgici e davanti alle chiese a ricordarci che siamo sotto assedio. Naturalmente i media minimizzano e balbettano qualcosa solo nell'intento di poter minimizzare, magari difendendo a spada tratta quell'accoglienza indiscriminata che è proprio lo strumento usato dagli assendianti per poterci fottere comodamente da salotti e resort ben più confortevoli della pancia di legno d'un Cavallo di Troia qualsiasi. Ma ecco che finalmente anche i media politicamente corretti possono scatenarsi contro le auto assassine: pazienza se il fatto avviene avviene in un continente che non c'appartiene, e pazienza se si verifica in un contesto definito "confuso" dagli stessi investigatori Fbi, e cioè quello ove gli aggrediti sono i manifestanti, non i loro avversari. I cosiddetti "suprematisti bianchi" (come se quelli neri non esistessero) sfilano liberamente nell'impero della Libertà di Pensiero e vengono aggrediti da un gruppo di "antagonisti". Qui scappa fuori un'auto investitrice senza che per il momento sia possibile spiegare chi o che cosa l'abbia mossa; e, orribilmente, ci scappano un morto e tanti feriti che certo non giovano alla causa di chi stava pacificamente manifestando le proprie idee. Lo stesso Trump ha espresso ragionevoli parole contro l'odio: odio che non è solo quello del presunto colpevole dell'investimento (investimento che, avendo provocato un solo deceduto, non è strage, al contrario di molti altri "investimenti" europei), ma è anche quello di chi era lì ad opporsi con la violenza ad una libera manifestazione pienamente autorizzata dalla Polizia.  Ebbene, ancora una volta domandiamo a chi è capace di discernere la realtà dall'ideologia: chi sono, ragionandoci, i cattivi del film?!

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Masturbazioni pubbliche e oscurantismo mediatico buonista

Un tempo, il massimo che si potesse rischiare in piscina era il rigagnolino rituale di qualche marmocchio, alla cui innocenza si rimediava con un po’ di cloro nell'acqua. Ma, ahinoi, i tempi son cambiati, e ormai è preferibile non portarceli proprio i marmocchi in piscina, onde evitare loro certi spettacolini poco edificanti che la stampa blasonata puntualmente tace o minimizza. Ebbene, nonostante il maschione col pisellone di fuori al parco pubblico sia la raffigurazione dello squallore umano e della repulsa sociale, in quest’epoca di valori rovesciati e di follia buonista si fa di tutto per affrancarne l’orrore. Un orrore vigliaccamente sfogato proprio su quelle categorie tradizionalmente meno bardate di fronte alla violenza, quali anziani, donne e minori divenuti tutti carne da macello dopo i tanti bei discorsetti progressisti ed emancipazionisti degli ultimi decenni. Ora, al di là dell’interpretazione soggettiva della singola vicenda da parte delle autorità preposte, appare evidente lo stridore fra cagnara mediatica riguardante il cosiddetto “femminicidio”, e la precaria tutela della dignità d’una signora a cui venga pubblicamente schizzato del liquido seminale senza che ciò vada a costituire più grave reato del semplice “atto osceno in luogo pubblico”. Insomma, sembra di esser tornati al dibattito "stupro = reato contro la persona" o "stupro = reato contro la morale"; con la differenza che quelle forze politiche che trent’anni fa si battevano per difendere la dignità femminile, oggi, obnubilate dal mantra dell’accoglienza, minimizzano la gravità di certi spregevoli schizzi. E, badate bene, non siamo noi cattivoni a denunciare tale sconcio mediatico: ma sono le stesse femministe a non poterne più di veder silenziare la dignità della donna pur di dare man forte ad una distorta e morbosa visione del cosiddetto "antirazzismo".

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