Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico. Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic. Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali. Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Schegge dvracrvxiane

Per Trump non si canta, ma si torturano disabili nel silenzio dei media

Eccovi serviti, benpensanti delle nostre ciabatte, teorici dei luoghi comuni da anteguerra, pletora affetta da una piorrea ideologica che sta scoprendo canini sinora occultati da manierati sorrisi. Già, perché mentre miliardarie animelle fanno a gara a rifiutare la ben poco remunerativa partecipazione al concerto di insediamento presidenziale del "populista" Trump, democraticamente eletto dal popolo sovrano, la vera intolleranza si esprime seviziando un disabile colpevole di essere bianco e, inquanto tale, elettore di Trump. Naturalmente i media tacciono finché riescono; e se non possono tacere la notizia inquanto tale, tacciono sull'etnia dei massacratori aguzzini; e se non riescono a tacere nemmeno su quello, tenteranno di minimizzare il movente. Ma con scarso successo, cari mistificatori: perché internet, con i suoi video, screenshot, immagini, notizie di incontrollabile diffusione, è ormai da tempo a servizio della verità, e non più delle vostre menzogne ideologiche come lo è stata la carta stampata della quale si è servito per decenni il patrocinio esclusivo della propaganda "progressista". Bugiardi, intolleranti e violenti patentati dal sistema: la verità è servita e la vostra patente è scaduta!

Olio di palma: prima ci vendono m**** e poi ci dicono di spalmarla

Schegge dvracrvxiane

Olio di palma: prima ci vendono m**** e poi ci dicono di spalmarla

Prima ci dicono che la globalizzazione è un vantaggio per tutti, che è bello e giusto scambiare il nostro prezioso olio d’oliva con oli di piante a basso costo provenienti da luoghi esotici; che mangiare insetti sarà un rimedio etico indispensabile a risolvere il dramma della fame nel mondo e che tutto sommato non fanno nemmeno troppo schifo. Insomma che far rinunciare noi europei ad una qualità della vita guadagnataci in secoli di ingegno e sudore sia un dovere morale da spendere e spandere sull’altare di una fantomatica fratellanza universale. Poi, dopo averci rifilato dagli scaffali dei supermercati un bel po’ di universale merda, minando le nostre produzioni alimentari e compromettendo seriamente la nostra salute, ci fanno pagare come lusso l’opportunità di spalarla via acquistando a prezzo maggiorato gli alimenti che non la contengono. E così, l’assenza in un determinato commestibile di quell’olio di palma sinora accolto a braccia aperte, diviene un richiamo pubblicitario seducente quanto un bel paio di chiappe in una reclame di mutande. E tutto l’olio di palma che ci siamo sinora ingurgitati? Dov’erano i ministri e le “minestre” della salute, i loro consulenti sanitari, i nutrizionisti, e soprattutto i media, quando le congreghe politico-industriali, sconsideratamente, aprivano le porte del mercato alimentare nostrano ad un simile schifo, raccontandosi e raccontandoci che in fondo non faceva poi tanto male? E dov'erano gli intransigenti vegani ed i vegetariani, pronti a lapidare l’innocuo sarcasmo di una pubblicità politicamente scorretta (spot della Motta), quando c'era ben altro a minacciare il loro salutismo ideologico? Come c’insegnano i Fichi di Catone, è vostra millenaria abitudine far passare le Cassandre per visionarie e poi, quando la misura dei vostri scempi è colma, fischiettando e limandovi le unghie, appropriarvi delle loro ragioni, usurpandone il buon senso agli occhi delle vostre stesse vittime. Ma ricordate che le vostre scorte potranno proteggervi dagli sputi dei comuni mortali, ma ben poco potranno contro la divina diarrea con cui la Provvidenza vi lascerà piegati in due, noi preghiamo, il più a lungo possibile. P. S. : non va fatta di tutta l'erba un fascio: ci sono stati produttori come il grande e compianto Caprotti, fondatore di Esselunga, azienda italiana non a caso invisa alle Coop rosse, che c'hanno rimesso di tasca loro per garantire ai consumatori prodotti salubri e scevri da mefitici ingredienti esotici. Basta leggere gli ingredienti dei prodotti Esselunga; basta saper scegliere.

Neanche a Natale ci lasciano stare con le loro nefandezze politiche...

Schegge dvracrvxiane

Radical-chic: neanche a Natale ci lascian quietare...

Non avendo un cazzo a cui pensare, prima impegnano il tempo con le solite puttanate egalitariste, strumentalizzando peraltro l'immagine di inconsapevoli minori, e poi vorrebbero negare alla gente il diritto di reagire secondo libero arbitrio e con altrettanto "sense of humor". La verità è che le loro "campagne di sensibilizzazione" non ammettono contraddittorio: loro, i buoni, gli altruisti, quelli con i quali è vietato non esser d'accordo, non intendono affatto proporre un'idea o "sensibilizzare" a qualcosa, ma solo imporre uno spregiudicato lavaggio del cervello al loro prossimo che, di questi tempi, ha ben altro a cui pensare. Orbene, cari nullafacenti, volete davvero battervi per tutelare le minoranze del pianeta? Perfetto, siamo con voi: dimentichiamoci per un attimo "l'insignificante" dettaglio storico (e quindi iconografico) che vede santa Lucia nascere femmina e di carnato nordico, e spianiamo assieme sul tavolo un bel planisfero, verificando quanto possano esser pochi i bambini scandinavi rispetto a quelli africani, nel mondo. Fatto? Dunque, quali sarebbero le minoranze da tutelare, nel momento in cui si vanno a rompere gli zebedei ad una festa natalizia scandinava e quindi assolutamente minoritaria rispetto alla demografia globale?! Già, perché non viviamo forse in un mondo globale e globalizzato, ormai?! Questo al netto della pagliacciata del proporre una santa Lucia transgender... sulla quale pagliacciata stendiamo non veli pietosi, ma stracci da cesso usati. E a proposito di pagliacciate e pagliacce, eccone un'altra: questa miliardaria vuole sfidare i pregiudizi nel mondo della moda: ma quali pregiudizi, dal momento che Naomi Campbell è da così tanto tempo campionessa d'incassi nel settore, da aver fatto coniare il neologismo di "Venere nera", oramai d'uso comune?! Insomma, caro babbo Natale, nella speranza di non ritrovarti scurito o sculettante anche a te, quest'anno, ti imploriamo, regalaci un po' di buon senso.

I voti degli italiani all'estero sono la puntuale dimostrazione dell'antipatriottismo di chi espatria

Schegge dvracrvxiane

I voti degli italiani all'estero sono la puntuale dimostrazione dell'antipatriottismo di chi espatria

E l'antipatriottismo non è che il risvolto pubblico di un'anaffettività personale cronica e generale che, elettoralmente parlando, si realizza nel votare a sinistra. "Patria" non è un concetto sociologicamente politico, è un concetto affettivamente umano. Patria sono i luoghi d'infanzia, una comunità d'appartenenza, usi e costumi condivisi a livello emozionale sin dalla nascita, attaccamento affettivo alla propria lingua e alla propria cultura stratificatasi in quei millenni precedenti a noi, che poi studiamo a scuola in attesa di riconoscerne esiti e testimonianze girovagando per le nostre terre, senza bisogno di sentirci degli storici o degli archeologi di mestiere. Sentimenti come "attaccamento", "nostalgia", "memoria" sono certezze emozionali che non possono essere represse se non in forza d'una censura del pensiero e d'una sottomissione della volontà ai diktat ideologici del grande discount mondialista. Ebbene, la maggior parte degli "italiani residenti all'estero" vota a sinistra, cioè vota quelle compagini politiche dedite a sradicare ciò che siamo, a favore di un globalismo mercantile arido e incolore. Eppure, in quanto esseri pensanti, anche gli italiani all'estero dovrebbero votare trasversalmente secondo le naturali proporzioni di convincimento di ogni compagine elettorale; al contrario, i loro voti sono il puntuale serbatoio dei partiti progressisti e internazionalisti, che, difatti, come è successo in occasione del recente referendum, stanno lì come avvoltoi a raccattarli nella speranza che bastino, assieme ai voti degli immigrati, a contrastare il naturale esito democratico di un popolo sovrano. Certo è comodo viversene in Svizzera o fare qualche blasonato "Erasmus" nel Principato di Andorra o ancora godersi la pensione italiana a Gran Canarie, e poi spostare faticosamente il proprio culo al consolato per votare, nella lontana Italia, quei partiti che hanno ridotto il proprio ex-Paese precipuamente nello stato da cui si è preferito svignarsela, mollando magari genitori, amici e promessi sposi. Ma quanto è ipocrita godersi una vita in trasferta e decidere della pelle di chi è rimasto in patria, magari bollandolo come "retrivo" e provinciale, e infliggendogli per punizione proprio quelle sciagure politiche che non si è disposti a scontare in prima persona?! E non veniteci a raccontare che siete espatriati per bisogno; perché voler fare la bella vita, o pagare meno tasse, o sentirsi più internazionali non è "bisogno", è fighetteria. Il voto politico è un diritto spendibile unicamente se mirato a forgiare destini comuni e condivisi con la propria comunità; altrimenti, risparmiatevi la fatica e continuate a farvi i cazzi vostri dove vi costa di meno farveli.

"Bello Figo"? Rappresenta il sogno degli immigrati...

come james dean in gioventù bruciata

"Bello Figo"? Rappresenta il sogno degli immigrati...

Naturalmente gli immigrazionisti diranno che è un "troll" al soldo di Salvini, oppure che è solo un giovane sciocchino in carenza d'affetto come tanti altri. Invece è tutto molto più semplice: l'affermazione "pop" del rapper Bello Figo non è che lo sdoganamento mediatico definitivo della strafottenza immigrazionista a cui hanno deciso di far arrendere tutti gli Italiani. Certo, dal canto nostro va indubbiamente ringraziato, poiché questo damerino è un prezioso Bignami sulla violenza, sul razzismo suprematista e sul sessismo contenuti nelle intenzioni di molti migranti, presunti profughi e immigrazionisti come lui. I suoi brani sono a tal punto una summa di sostituzionismo globalista e anti-italiano che basterebbero da soli a mandare noi liberi pensatori in vacanza per i prossimi 10 anni. Tuttavia, dato che le vacanze dall'intelligenza e dall'amor proprio non ce le possiamo davvero permettere, siamo qui a denunciare la "disattenzione" che autorità di controllo, femministe e antirazzisti hanno verso un messaggio di simile, inaudita e palese violenza contro le donne, contro il concetto di diversità e contro la gente perbene che si spacca la schiena ogni giorno e per davvero, altro che lagne dai campi di cotone o balle sui raccoglitori di pomodori a 3 euro l'ora. "Noi vogliamo le fighe bianche scoparle in bocca" (dal suo brano "Non Pago Affitto"). Ecco, cosa sarebbe accaduto se un cantante italiano avesse detto in prima serata Mediaset "noi le fighe negre vogliamo scoparle in bocca"?! Oppure: "Unisciti a noi, e andiamo in stazione a rubare biciclette": è o non è istigazione al reato, e quindi un reato essa stessa?! Ora, tollerare che un ghanese cammetta reati può configurare soltanto due aspetti: che lo si considera inquanto tale un "minus habens", e sarebbe razzismo verso di lui; o che gli si concede un margine di censura penale più ampio rispetto a quello concesso ad un qualsiasi italiano, commettendo così razzismo verso gli italiani. Comunque la si metta, alla base di un'apparente tolleranza c'è sempre e soltanto del razzismo. Ebbene sappiate che Bello Figo non è affatto un fenomeno isolato, ma sono decenni che i rapper predicano odio contro i bianchi, in America come in Italia. "Ascoltami, bambino, perché non vai a farti fottere"?! E questo è Gora, dal suo brano "Negro". I riferimenti alla pedofilia, in particolare, sono continui: "Gli volevo mettere a peco ecco perke ero rimasto dietro! Sono minorenni nel rap e li scopo! chiamatemi quindi Pedo!"; e questo era il rapper "Nero AK" col suo brano "Negro" (che trovate tranquillamente su Youtube). Il rap, del resto, iniziò a mostrare il suo lato criminale e intollerante già dai primi anni '90, quando negli Usa tentarono di organizzare consorziate concertistiche per ammortizzare il costo di utilizzo dei grandi stadi americani, creando ammucchiate fra gruppi europei come i Warrior Soul o i Sisters Of Mercy e gruppi rap come i Public Enemy, e furono subito botte da orbi fra i fan delle rispettive band che percepivano le iconografie altrui come una reciproca provocazione. Fu il primo segnale di fallimento del multiculturalismo inghirlandato e cannarolo, ma, allora come ora, fecero tutti orecchie da mercante, e adesso i nodi vengono al pettine. Tornando al soggetto in questione, anche le sue posizioni politiche a favore di Renzi e dei "progressisti" (espresse a piena voce persino con un brano a favore del SI al referendum costituzionale) sono sincere, leali, logiche. Insomma non pensiate che sia mera provocazione, è pura algebra elettorale perché quelli come lui votano in voti sonanti che contano come i miei e i vostri, e che saranno sempre di più considerando che la sua generazione è in crescita numerica. Come l'antropologa Ida Magli affermava di continuo nei suoi libri, l'Europa è diventata femmina, non combatte più, ma si lascia penetrare, stuprare; il movente sessuale, lo stupro, è il vero focus dell'epopea migratoria, e non in senso figurato, ma reale, come confermato recentemente da Patrick Calvar, il capo dei servizi segreti transalpini, che nei giorni scorsi ha affermato chiaramente che "la Francia è sull'orlo di una guerra civile che potrebbe essere innescata dalle violenze sessuali di massa nei confronti delle donne da parte dei migranti, come successo a Colonia a Capodanno". Per carità, anche noi abbiamo chi fa satira sul lato opposto (per fortuna): "Il rap è primitivo, il rap è lavativo, ma senza detersivo, di merda odorerà; la musica di ghetti, reietti e poveretti, che poi da gran furbetti firman la pubblicità!", cantano i metallari Deviate Damaen sul loro brano "Schiuma Su Sto Scroto, Progressista!". Ma quella nostrana è satira plautina, pasquiniana, che esiste da millenni e che tiene i cervelli accesi per evitare che cessino di distinguere il bene dal male, il giusto dall'ingiusto, il bello da brutto. E a proposito di bellezza (e bruttezza), certo, James Dean ci perdonerà per il paragone fatto nel titolo, lui che era bello, elegante, aveva lineamenti raffinati; Bello Figo, al contrario, sembra una...BIP! Ecco vedete? Non si può dire; si possono "violentare belle fighe bianche", ma è vietato dire che cosa ci ricordano i lineamenti e le movenze di un rapper. Questo è il dispotismo della "democrazia" renziana; ma mentre scriviamo, gli exit-poll del referendum ci inducono a credere che la riscossa popolare sia finalmente iniziata.

Perché il "Compagno 2.0" odia l'ex amata "Madre Russia"

Perché il "Compagno 2.0" odia l'ex amata "Madre Russia"

Anzitutto la Russia di Putin ha sostanzialmente abiurato quel comunismo internazionalista fondato sulla lotta di classe covato dalla Rivoluzione di Ottobre; non dimentichiamoci che il "Compagno 2.0", detestando qualsiasi forma di sovranità nazionale, tanto si sbatte per reprimere l’odio etnico, quanto si impegna per fomentare la lotta di classe, certo che quest’ultima sia la più efficace ricetta etnomasochista votata ad annientare le identità dei popoli. Putin è chiaramente un nazionalista, e il ripristino dell’Aquila bicipite, onnipresente alle sue spalle, è l’emblema più spiccio di un nuovo corso post-sovietico incline a restaurare quella “grandeur” imperiale durata ben più di qualche decennio di pagliacciate marxiste, e capace di far torcere le budella non solo ai decrepiti reduci dei Soviet, ma anche ai giovani graffitari di Falci&Martelli nostrani. Già, Falce&Martello: quanta vuota retorica sulle spalle del povero proletariato! Un proletariato che, lungi dall’essere il concetto astratto con cui i compagni hanno fatto affari da sempre, si concretizza piuttosto nella componente più vitale e riproduttiva del suo “demos” di riferimento; demos che mai potrà prescindere da fattori identitari annodati ad uno specifico territorio ov’è la natura a decidere di che cosa sfamare i propri figli. Presso gli eschimesi che vivono di pesca, la Falce non avrebbe senso; e presso gli aborigeni della foresta amazzonica, che certo non posseggono industrie, il martello non avrebbe alcuna corrispondenza semantica. Questo perché globalizzazione e internazionalismo sono ideologie costruite in laboratorio contro natura e contro qualsiasi logica antropologica; fandonie funzionali solo a sostenere quell’assurdo progetto mondialista col quale il "Compagno 2.0" agogna ad un meticciato universale amorfo e senza identità. Pertanto la Russia è attualmente, in un mondo globalizzato, la massima espressione di quel bacino antropico caucasico, di quella cultura occidentale figlia di Roma (basti pensare all’ammirazione che i grandi scrittori russi nutrivano per la latinità e per il mondo classico, o all'aspetto filologico che lega la parola “Czar” al “Caesar” romano) e di quella tradizione cristiano-bizantina riuniti nel più vasto territorio geografico costituito in sovranità statuale. Insomma, ce n’è abbastanza per stare sui coglioni a quei volenterosi becchini che vorrebbero Socrate, Leopardi e Dostojevskij sepolti dallo sterco di elefanti e giraffe. Ma non è tutto: la Russia di Putin è anche un sistema che abbina al potenziale dell’assolutismo ex-sovietico una muscolarità militare e poliziesca capace di abbaiare non più soltanto al capitalismo americano, ma anche al pericolo islamista, ricoprendo così il medesimo ruolo che aveva Costantinopoli per l’Europa; un’altra credenziale pessima agli occhi di chi vede nell’Islam l’unica religione papabile a suffragare spiritualmente il dominio del mondialismo, come scrive il saggista francese Houellebecq nel suo libro Sottomissione. Ciò detto, resta comunque l’antropologa Ida Magli la miglior interprete della salvifica investitura che la “Madre Russia” rappresenta per i destini del mondo occidentale, quando scrive nel suo libro Dopo L’Occidente (Rizzoli, 2012): "In un’Europa africanizzata, la Russia potrà porsi come il memoriale di quella che è stata la Civiltà Europea con il suo forte serbatoio di cristiani, con la dolce ritmicità dell’antica liturgia e con il silenzio profondamente parlante di quei pochi centri monastici rimasti miracolosamente illesi dalla distruttività della Rivoluzione. La Russia probabilmente diventerà, per gli spiriti religiosi orfani dell’Italia, della Francia e dell’Austria, luogo di pellegrinaggio spirituale e di ricordo di un passato comune". Certo, la Magli, passata a miglior vita da poco, ha dipinto questo scenario pessimistico senza essersi potuta "godere" la Brexit e l'elezione di Trump, testimonianze tangibili di quel vitale sentimento di riscossa che lei auspicava con tutta se stessa. Una riscossa che senz'altro avrà la Russia come grande co-protagonista.

Contestano Trump perchè votato dai "bianchi". Il razzismo alla rovescia dei radical-chic...

Schegge dvracrvxiane

Contestano Trump perchè votato dai "bianchi". Il razzismo alla rovescia dei radical-chic...

Archiviati gli impagabili musi affranti dei radical-chic e goduteci le fantozziane analisi di quei finti sprovveduti che speravano di sterilizzare il voto degli Americani attraverso un lavaggio del cervello mediatico foraggiato dalle elite ideologiche e finanziarie globaliste, è ora il momento della riscossa politica, mediatica ed elettorale di tutto l’Occidente. Sì, elettorale, poiché la "rivoluzione trumpista" in corso deve far riflettere anche certi benaltristi di destra nostrani con la puzza sotto al naso e i libri di Evola sul comodino, circa il fatto che senza “demos”, in democrazia, non si combina un bel niente. Al contrario, quando il demos muove il culo, le cose possono davvero cambiare. Ebbene, negli USA il demos ha mosso il culo per salvare il medesimo da quei politici che si stavano facendo belli aspergendo diritti come noccioline, a sbafo dei lavoratori, solo alle cosiddette “minoranze” onde coltivarne l’ossequio elettorale in vista di stravolgimenti demografici dati per ineluttabili, anziché avere a cuore il benessere di tutto il proprio popolo. "Lo hanno votato i bianchi", li sentiamo strepitare da giorni in assenza di argomenti migliori: già, che disumani questi americani bianchi a votare un Presidente bianco, dopo che quelli neri ne avevano votato uno nero! Ma, insomma, gli uomini non erano tutti uguali? E i presidenti non son forse uomini? E allora vuoi vedere che, stavolta, una democrazia rivitalizzata da operai e contadini sfiniti dalla globalizzazione ha travolto un’oligarchia intellettualoide attaccata al respiratore dell’ipocrita connubio fra banche e parassitismo umanitarista?! Persino la balla del solito baratro finanziario è subito tornata in porto a poche ore dall’elezione, dimostrando che quando il popolo decide da sé qual’è il proprio optimum, anche le chimere più spaventose si dileguano con la coda fra le gambe. Se la maggioranza degli Americani ha preferito Trump alla Clinton dopo quattro anni di santificazione obamiana, significa che lo ritiene più vicino al proprio benessere; e non è forse il "benessere" quel diritto primigenio che ogni essere umano ha ragione di pretendere, come sentiamo di continuo ripetere a proposito dei “migranti economici”? E allora, in una democrazia evoluta come quella statunitense non dovrebbe contare il colore della pelle di chi decide, ma il semplice fatto che sia stata una maggioranza a farlo; ed avendo essa votato per Trump, se ne desume che chi vuole delegittimarne il voto non abbia altri moventi che non siano quelli razziali. Una nefasta retorica, del resto, che anche dalle nostre parti abbiamo imparato a conoscere bene, e che viene puntualmente smentita da verità processuali come questa. Pertanto invitiamo tutti quegli intellettuali che fanno gli schizzinosi con la volontà e l'autodeterminazione dei popoli, a rispettarne la dignità democratica. E semmai a riflettere sulla frustrazione di chi si spacca la schiena in fabbrica o nei campi sentendo sempre ringraziare qualcun altro, loro che non hanno mai preso in mano neanche l'avanzo del rotolo di carta igienica da buttare nella differenziata.

Se il morto ammazzato è straniero, invocare l'esercito non è da fascisti

Schegge dvracrvxiane

Se il morto ammazzato è straniero, invocare l'esercito non è da fascisti

Furti, violenze e omicidi sono all’ordine del giorno nelle nostre città da quando la globalizzazione ha globalizzato anche la delinquenza, rendendone la manovalanza non più organica ad un naturale coefficiente demografico interno alla comunità nazionale, ma d'importazione e quindi strabordante sia nei numeri che nella barbarie. Ciò nonostante, chiunque invochi l’esercito per tutelare la sicurezza dei propri cittadini resta in odor di fascismo, impedendo alle amministrazioni progressiste qualsivoglia provvedimento orientato in tal senso, a costo di vedersi inchiappettare madri e figli da gang e delinquenti dai nomi decisamente esotici. Tuttavia, quando si tratta di piagnucolare per gli immigrati, i miracoli prendono a fioccare leggiadri: e poiché stavolta, oltre ai balordi, è immigrata anche la vittima, a Milano si invoca l'esercito. Finché ad essere vilipesi, derubati, violentati da questa feccia sono donne, pensionati e persino disabili, chi sbraita per tutelare la loro incolumità è un razzista e un intollerante; ma se un energumeno spacciatore viene accoltellato da balordi come lui, l’incolumità fisica torna ad essere un valore per il quale si può anche esser fascisti. I soliti miracoli ideologici di una Sinistra italiana che ha come unico intento politico quello di sostituire il proprio popolo prima che esso comprenda i suoi intenti e sostituisca lei.

Immigrati, la nuova casta reazionaria e silenziatrice della protesta di popolo

Foto ANSA

Schegge dvracrvxiane

Immigrati, la nuova casta reazionaria e silenziatrice della protesta di popolo

Con il loro piagnucolismo atavico tengono basse le difese immunitarie degli italiani che se la passano male, terremotati in testa, fungendo da diminutore parametrico generale del nostro benessere. Nell'immaginario mediatico "il migrante" è considerato il bisognoso per eccellenza, e finché terrà il palmo della mano spalancato, tutti guarderanno lì e non alle costosissime Nike che porta ai piedi. Alle manifestazioni "anti-sistema" come quelle grilline o quelle a favore del "NO" al referendum, fungono da sottrattore numerico: aprite gli occhi e guardate i volti di chi era a prendersi le manganellate alla Leopolda: certo non scorgerete migranti, dato che non hanno nulla da rimproverare ad un governo che che dà loro tutto; mentre lì troverete numerosi ai fighetti cortei filo-governativi, ove non solo vanno ad incrementare mediaticamente la massa (sempre più scarsa) dei partecipanti, ma rendono l'eventuale repressione della polizia più cauta per scongiurare le denunce dei soliti umanitaristi. Addirittura, in caso di bollori di piazza (che si stanno facendo sempre più frequenti), potranno fungere da agenti di repressione, considerando che le loro istanze sono del tutto concorrenziali a quelle dei tanti italiani costretti a scendervi non certo per sport, ma per disperazione autentica. E quindi state certi che chi ci governa sceglierà loro anche in quella circostanza, date le premesse oramai conclamate; e loro sceglieranno chi governa.

Minimizzano le barricate dei clandestini facinorosi, condannano gli italiani che si difendono

Schegge dvracrvxiane

Minimizzano le barricate dei clandestini facinorosi, condannano gli italiani che si difendono

Due casi evidenti a confronto: nell'Iglesiente i "poveri ed emaciati" migranti fanno il casino che vogliono per ricattare popolazione e amministratori, e tutto tace. Mentre per i coraggiosi cittadini emiliani che, abbandonati da chi prende ogni mese uno stipendio pubblico per tutelarne sicurezza e benessere, decidono di difendere il proprio territorio sacrificando tempo e incolumità fisica, ci sono biasimi dell'autorità pubblica e sculacciate della solita stampa fighetta (quella dei "Sì" al referendum, per intenderci). Eppure, da che mondo è mondo, i governi dovrebbero difendere i loro cittadini; tuttavia, invece, da che il mondo è diventato "moneta", i governi preferiscono difendere categorie più convenienti, poco impegnative politicamente, basiche culturalmente, prolifiche numericamente. Esattamente come vuole la filosofia del soldo: facile, tanto e subito. Tranquilli, la "bontà" non è diventata una malattia sociale di cui si sono ammalati improvvisamente gli amministratori pubblici: è solo rimasta la migliore arma mediatica nelle mani della loro propaganda politica. E intanto, questi sono i dati Istat sulla gratitudine migrante, con la quale anche i figli dei politici più accoglienti e buonisti, presto o tardi, si troveranno ad avere a che fare.

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