Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico. Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic. Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali. Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Le bufale divulgate a spese della salute dei nostri figli

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Le bufale divulgate a spese della salute dei nostri figli

Le menzogne più efficaci, paradossalmente, non sono quelle piccole e trascurabili, ma quelle madornali. Rovesciare la realtà è molto più semplice che contraffarla, poiché l’inusitatezza di uno scenario totalmente assurdo scoraggia le obiezioni molto di più di qualsiasi supposizione stramba che abbia un minimo di verosimiglianza. Ebbene finché tutto ciò si risolve a teatro, può essere addirittura stimolante, poichè si va lì proprio per distrarsi dalle beghe della quotidianità; ma se, al contrario, si parla di concretezze e in particolare di salute pubblica, l’inventiva diventa intollerabile. Articoli come quello in oggetto sono manifesti di immigrazionismo militante talmente pacchiani da diventare delucidanti su quello che accadrebbe in Italia se certa gente avesse mano libera. Analizziamone alcuni stralci tratti dalla versione integrale che potrete godervi in tutto il suo “spessore” cliccando qui. Come ogni forma di propaganda che si rispetti, l’articolo prende le mosse da sedicenti indagini statistiche del tutto autoreferenziali, dal momento che non sono state svolte direttamente da un’autorità pubblica, ma tutt’al più per conto di essa, né suffragate da attestazioni che non traggano autorevolezza diversa da quella della stessa mano che le ha compilate. Già questo dato basterebbe a farci sospettare partigianeria nei riscontri; ma il peggio, dopo l’alterigia del titolo, arriva con la confusione logica del prosieguo: si parla di controlli epidemiologici fatti sui paesi-campione che affaccerebbero sul Mediterraneo; ma poi si citano Georgia, Serbia, Ucraina, Moldavia, Israele..che, com’è noto, sono da tutt’altra parte. "Basta dire che i migranti minano la nostra salute: sono vaccinati, più degli italiani. Mentre stiamo affacciati alle salde porte d'Europa con lo sguardo verso il Mediterraneo, sulla questione migranti e salute pubblica siamo soliti usare due pesi e due misure. Noi, gli autoctoni, in troppi casi, e contro le evidenze della medicina, ci sentiamo giustificati a sentirci esitanti di fronte all'opportunità di vaccinarci, a sollevare delle obiezioni, ma al tempo stesso siamo inflessibili con loro, gli immigrati, rei di riportare in Italia malattie che il nostro paese avrebbe debellato. Come se la responsabilità della stabilità della salute pubblica di un paese fosse oggi sbilanciata sullo straniero che arriva e non sulla comunità che lo accoglie". Tipico degli immigrazionisti odiare il proprio popolo a tal punto da rovesciargli addosso qualsiasi colpa: se nel luogo X una certa malattia appare solo dopo l’arrivo di avventori Y, per quale gioco di prestigio dovrebbe essere X ad aver fatto ammalare Y anziché il contrario?! Anzi, la prova provata che noi italiani avevamo sconfitto determinate malattie era insita proprio nel fatto che i vaccini obbligatori (bivalente, trivalente..ve le ricordate?) erano stati eliminati da tempo; è semmai il fatto che ora vogliano ripristinarne l’obbligo che lascia pensare ad una toppa emergenziale messa lì per fare fronte a nuove epidemie di importazione. "I paesi del bacino del Mediterraneo, compresi quelli che fungono da transito nelle rotte migratorie verso l'Europa, offrono in media coperture vaccinali molto elevate alla propria popolazione, anche più alte di quelle italiane e nella maggior parte dei casi offrono gratuitamente ai migranti in partenza o in transito verso l'Europa la maggior parte dei vaccini in commercio. Ai bambini, ma anche agli adolescenti e agli adulti". Troppa grazia, Sant’Antonio: ma con quello che costano i vaccini, perché mai i migranti fuggirebbero da paesi con un tale invidiabile livello di welfare? Allora le carestie..gli stenti..le guerre sono tutte bufale! Come bufala è la figura del migrante che parte clandestinamente sul gommone sbilenco, se è vero che ad assistere alla sua partenza c’è questo stuolo di camici bianchi impettiti, pronti a vegliare sulla sua incolumità. "Questi numeri non devono stupire, dal momento che in questi paesi è ancora molto presente la fiducia nei vaccini, forse per il ricordo vivo di quando certe malattie erano endemiche” spiega a L'Espresso Silvia Declich, del Centro Nazionale per la Salute Globale dell'Istituto Superiore di Sanità, fra gli autori del rapporto. “Per questo chi arriva da questi paesi è improbabile che rappresenti un elemento di vulnerabilità per il nostro sistema sanitario”. Ma come “erano” endemiche?! Volete raccontarci che sono state debellate in Africa da anni e che saremmo noi Europei a trasmetterle ai migranti? E allora tutti i piagnistei sul donare a destra e manca per far vaccinare i bambini africani sono superflui?! Chi si intasca, dunque, quei soldi, se è vero, com'è scritto, che questa gente è super-vaccinata?! "Lo stesso vale anche per la tubercolosi, utilizzata come ultimo magro baluardo di chi punta il dito contro la fantomatica figura del migrante untore". “Abbiamo potuto verificare che tutti i paesi esaminati offrono gratuitamente anche il vaccino contro la tubercolosi, che ha una buona efficacia nei bambini". Ma il meglio della loro nevrosi immigrazionista deve ancora arrivare: "Li vacciniamo per loro, prima di tutto. - Il nocciolo della questione osservandoli dall'altra parte della riva, è iniziare a considerare la questione dei migranti e delle malattie spostando il baricentro dalla minaccia alla nostra salute, che appunto non sussiste, alla loro salute”. Evidentemente non sussiste perché a chi scrive interessa solo la salute dei migranti; saremo cattivi, ma a noi interessa più la nostra, invece, poiché se la vita di ogni uomo vale quanto quella di qualsiasi altro, la conta deve iniziare da quella dei propri figli e dei propri genitori. E tale riflessione non è meramente logica, storica, naturale, lapalissiana; ma trova rilievo giuridico in tutte quelle norme civili (es.testamentarie) e penali (es. aggravanti previste nei reati contro i familiari) che delineano una prelazione affettivo/giuridica fra individui basata sul sangue. "Medici ed epidemiologi sono concordi nell'affermare che non sussiste alcuna correlazione fra l'endemia di malattie come il morbillo, la tubercolosi o il tetano e la presenza di persone straniere, come dimostrano i dati pubblicati all'interno del rapporto Osservasalute 2016 . I casi di tubercolosi in Italia sono diminuiti dal 2006 al 2015 sia nel complesso, ma anche tra le persone nate all’estero: dai 2.108 casi del 2006 ai 1.794 del 2015". Andatelo a dire ai genitori dei tanti bambini italiani che ogni giorno si ammalano improvvisamente, talvolta con conseguenze tragiche, nel silenziato stupore di medici e ospedalieri che non sanno più che pesci pigliare per fronteggiare emergenze "nuove" come la meningite. "Qui si tratta di persone, spesso minori non accompagnati, che arrivano da mesi di stenti, violenze, spesso abusi. Vivono in condizioni igieniche precarie, sono sani ma vulnerabili laddove noi non lo siamo". Ma insomma, questi migranti sono affamati, afflitti, violentati, però in perfetta salute?! Dei Superman, insomma, che però noi dovremmo stare attenti a non infettare con la nostra endemica cagionevolezza di flaccidi Europei. "Vaccinare chi arriva nel nostro paese non è un dovere per loro verso di noi, ma è un dovere anzitutto per noi nei loro confronti, in modo da rendere la permanenza di queste persone, più o meno lunga che sia, sicura e in salute. La buona notizia è che stiamo lavorando in questa direzione un po' in tutto il bacino del Mediterraneo”. Ecco finalmente detta una mezza verità sul reale intento delle vaccinazioni pervicacemente volute dai governi di sinistra contro ogni ragionevolezza scientifica ed economica, visto quello che costano: tutelare il migrante ad ogni costo e contro ogni evidenza, ogni protocollo e ogni consuetudine storica, tutte quisquilie che il sinistrume bolla schifato come "percezioni di pancia" di poveri Italiani provinciali ed egoisti. Fortunatamente i commenti dei lettori presenti in calce all’articolo la dicono lunga su quanto la gente non sia scema, ma, anzi, sia piuttosto esasperata da cotanta ipocrisia. Persino in questa serie di docu-reality viene testimoniato che i doganieri spagnoli sono costretti a verificare la presenza di sabbia nei bagagli di chi proviene dal Marocco perché potrebbe essere infetta. E se non ci ammaleremo per la sabbia, ci penseranno gli insetti che ad ogni costo vogliono inserire nella dieta di noi Europei ad avvelenarci, condendoci il disgustoso "boccone amaro" con le solite salsine fricchettone a base di ecosostenibilità e di fame nel mondo. Per noi generazione "biscotti Plasmon", cresciuti con reclame che esaltavano l'attenzione all'alimentazione del bambino come bene supremo da tutelare, sentir proporre di nutrirlo come un selvaggio velocizza solo la comprensione del cinismo dei loro progetti sostituzionisti.

Corsi di pugilato gratis ai migranti (così che gli italiani possano essere pestati meglio)

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Corsi di pugilato gratis ai migranti (così che gli italiani possano essere pestati meglio)

Non sanno più che inventarsi per rovesciare l'ordine naturale delle cose e delle priorità; l'unico ingrediente costante nella loro retorica malsana è l'asta in resta di sempre, la lotta al razzismo. Quindi, poiché danno per scontato che i razzisti siano solo italiani e non in generale singoli o gang che aggrediscono anziani e persone indifese, insegnano a menare duro ai "sempre-e-necessariamente-buoni-migranti", a prescindere dall'uso che essi faranno dei cazzotti, intitolando propagandisticamente tale iniziativa "Un Pugno Al Razzismo". E non facessero i furbi con la balla dell'integrazione attraverso lo sport: il pugilato, nella classifica di scelta sportiva media degli italiani, arriva solo al V posto; dunque perché partire proprio da tale sport per un progetto di presunta "integrazione", e non dai 4 che vengono prima? Hanno sempre odiato il pugilato, riferendolo a idoli scomodi come Carnera o ad ambienti considerati "violenti", come le palestre pugilistiche di Casapound; ma quando si tratta di renderlo modello delle proprie campagne mediatiche anti-italiane, o strumento di lotta politica nemmeno troppo pacifica (come indica questo articolo), lo amano alla follia. Continuate a seminare odio e violenza, cari "compagni": aiuterete gli Italiani a capire ogni giorno di più quale tavola vorreste loro apparecchiare.

Vedono nazisti ovunque, anche quando si tratta di Carlo Magno

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Vedono nazisti ovunque, anche quando si tratta di Carlo Magno

Il Sacro Romano Impero nasce con Carlo Magno come grande eredità franco-germanica di quel che fu l'Impero Romano d'Occidente (lo si studia alle Elementari). Tale millenaria struttura politica ha difeso l'Europa dalle invasioni arabe, saracene e turche per secoli, ha fatto sognare Dante Alighieri, ha ispirato epica, musica, arte e bellezza. Ha forgiato quella concezione europea che oggi gli "europeisti" sbandierano come assoluta e vincente. Ebbene, che cosa c'entra tutto ciò col nazismo? Anzi, se proprio si volesse approfondire il discorso, Hitler, propagandando una concezione proletario-sociale della nuova Germania, impose un assetto fortemente anti-nobiliare, ostile quindi ai due precedenti Reich tedeschi, quello di Carlo Magno e poi Ottoniano, e quello successivo riferibile alla Germania guglielmina; tant'è vero che l'ostentazione da parte nazista della dicitura "III Reich" non costituiva soltanto un oggettivo riferimento successorio di carattere storiografico, ma anche un preciso taglio col passato politico del paese. In tutto questo, i vessilli militari tedeschi (aquile e croci di ferro), come quelli di qualsiasi altra struttura politico/culturale millenaria, affondano le radici in un'estetica lontana per lo stesso motivo per cui al Campidoglio abbiamo ancora la Lupa e in chiesa il Crocifisso. Al contrario, l'unico simbolo considerabile come nazional-socialista fu la svastica, che, difatti, il regime fece imprimere su tutti i precedenti simboli araldici e militari proprio per contraddistinguerne il cambio di rotta politica. E allora, così come non vediamo svastiche sulle onorificenze della ritrattistica settecentesca, né sulle croci teutoniche degli attuali caccia tedeschi né sui vessilli di molti stati dell'attuale Germania o dell'Austria, né sulle Aquile altoatesine, né su quelle della serie televisiva Spazio 1999, non ne vediamo neanche sulla bandiera trovata nella caserma dei Carabinieri alla stregua di calendari allegrotti e/o gagliardetti di squadre di calcio, ma sulla quale invece si sta armando un casino degno del ritrovamento della mummia di Hitler. Vediamo solo tanta ipocrisia, e forse, depistaggio mediatico/elettorale da fatti di cronaca ben più seri e dolorosi dei quali occuparsi.

Epopea della gestione araba di Alitalia – ultimo atto

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Epopea della gestione araba di Alitalia – ultimo atto

Già ci occupammo delle divise Alitalia, quelle stile “Visitors” imposte dalla gestione Etihad, la compagnia araba acclamata come salvifica un paio d’anni fa’, che in realtà, come era prevedibile, ha spremuto col suo 49% il rimanente 51% ancora in mani italiane, per poi mollare l’osso più spolpato di prima. Come si poteva mai pensare che una compagnia concorrente, per di più di bandiera di un paese così culturalmente distante dal nostro, potesse avere un qualche interesse a migliorare Alitalia?! Naturalmente, trattandosi di arabi, nessun gallinaio sindacale fiatò, e i risultati li stiamo vedendo (e pagando) or ora. Ma va beh, tutto è bene quel che finisce bene. Tornando alla questione uniformi, l’esito della dipartita degli investitori arabi è stato sintomatico del tacitato malessere che tale gestione aveva incusso nel personale tutto e di volo in particolare; già, perché là dove la politica censura con la forza i malumori del popolo, ci pensa la sociologia a urlare che il Re è nudo. E questa storia delle uniformi è un piccolo spaccato sociologico di quanto il multiculturalismo sia soltanto un’immane cazzata. L’Alitalia, nella sua storia, ha cambiato le uniformi a cadenze ultra-decennali, dal momento che, se è vero che i re-styling sono fisiologici al mantenimento in voga di una compagnia aerea, è anche vero che sono un costo notevole in termini di materiali e stilisti. Ma stavolta, evidentemente premuti dalle insofferenze di un personale esasperato nel doversi conciare come lucertoloni e dal dover indossare materiali scadenti e cappellini degni del peggior puritanesimo, Alitalia non se lo è fatta dire 2 volte, e non appena gli arabi hanno levato le tende, è scattato un nuovo re-styling a nemmeno 2 anni dal precedente. Morale della favola: un’osmosi culturale forzata si può imporre coi carri armati, forse; ma ciò che non è nel Dna di una civiltà, fosse anche solo un berretto di troppo, senza cingoli a tenerlo premuto sul capo, volerà via al primo alito di vento.

chi devasta bruxelles per la qualificazione del marocco ai mondiali, si sentira' davvero belga come dicono i sostenitori dello "ius soli" ?!

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Chi devasta Bruxelles per la qualificazione del Marocco ai mondiali, si sentirà davvero belga?

Secondo voi è normale che dei Belgi festeggino con cotanta irruenza la qualificazione di una squadra straniera ai mondiali di calcio?! Già, perché sono stati dei cittadini belgi di origini nordafricane a fare tutto questo casino a Bruxelles, chi altri?! Quindi, questi nuovi "Belgi", si sentiranno davvero tali, o piuttosto il richiamo del sangue (sì...quel liquido rosso che dà il nome all'odiato Ius Sanguinis..) urla dentro di loro ben più forte del fittizio documento che hanno in tasca?! Dal tifo calcistico promanano sempre grandi lezioni di antropologia, sosteneva l'immensa Ida Magli, descrivendolo come l'insconfessabile cartina di Tornasole d'un effettivo senso di appartenenza. Certo, caro ci costa questo "corto circuito" nella doppia identità di chi, pur abitandoci accanto, tifa però la nazionale che ci gioca contro. Non è un caso che nei quotidiani fatti di cronaca che affliggono persone indifese (e con conseguenze ben più gravi di quelle derivanti da una capocciata sul naso), i responsabili del branco siano puntualmente coesi dall'unico comun denominatore di non essere figli di genitori italiani. "Mala tempora currunt", diceva Cicerone, buon'anima.

Tanto chiasso per una capocciata all'inviato di Nemo quanto silenzio per coltellate, pestaggi e bottigliate a quello di Striscia

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Tanto chiasso per Nemo quanto silenzio Striscia

Solito doppiopesismo mediatico su fatti di cronaca la cui gravità viene valutata non dai giorni di prognosi delle vittime né dalla cruenza degli aggressori o dal loro numero, ma dal "pedigree" politico/etnico intuibile dal contesto in cui questi ultimi operano. Insomma, fuor di metafora, se l'aggressore è un tizio italiano, palestrato e rasato, si fa casino; se si tratta di spacciatori e balordi di dubbia provenienza, invece, la notizia viene trattata come un mozzicone di sigaretta. Peraltro, stavolta, tale oramai annosa discriminante si intreccia a fil doppio con quella che riguarda la natura dell'aggredito; poiché nel caso della capocciata, della quale si è parlato per settimane (e per la quale il colpevole è in un carcere di massima sicurezza a Tolmezzo), la vittima è l'inviato di una delle solite bacchettone trasmissioni di sinistra per cui son tutti pronti a piagnucolare; nel caso dell'accoltellamento e del successivo pestaggio, invece, si tratta dell'inviato di Striscia, una trasmissione molto apprezzata per le sue inchieste, ma da sempre in odore di berlusconismo. Noi, accenneremmo ad un'ulteriore differenza fra i due casi: nel primo, l'inviato aggredito da Spada era lì a romper le scatole; nel secondo, l'aggredito da 20 energumeni era lì a denunciare coraggiosamente spaccio e degrado. Attenzione, non fraintendeteci: a noi quella capocciata ha fatto schifo come a chiunque; ma ancora più schifo ci fa un silenzio dedicato a 20 vigliacchi di indole non certo migliore di chi l'ha data.

bordello italia: quando mettere i migranti in hotel e' piu' redditizio che mettere i cittadini in condizione di andarci in vacanza

bordello italia

Quando mettere i migranti in hotel è più redditizio che mettere i cittadini in condizione di andarci in vacanza

Fiuggi era una ridente cittadina ciociara nota per il suo clima ideale e per le sue acque miracolose. Da piccoli ci andavamo in vacanza coi nonni: le passeggiate sulle rive del lago di Canterno, le escursioni sui monti circostanti, i viali alberati gremiti di placide e canute coppiette di pensionati a braccetto coi thermos penzoloni che facevano la cura delle acque, celebri dai tempi di Bonifacio VIII. Ebbene, tutto questo, evidentemente, è risultato di colpo meno conveniente del rimpolparne l'habitat alberghiero sovvenzionandovi a nostre spese orde di nullafacenti che, lungi dall'esserci almeno grati, devastano i locali, infastidiscono la gente, e creano un clima da "occupazione" tale da far scappare i turisti. Questo caso è il paradigma perfetto ove la parola "integrazione" mostra tutta l'ipocrisia della quale è intrisa: una località di poche centinaia di persone, fra residenti e turisti, non potrà mai integrarne altrettante, come nel caso d'un altro gioiello ciociaro devastato da questo pietoso mercimonio, Altipiani di Arcinazzo. Ma come possono albergatori e amministratori conniventi e corresponsabili di tanta follia non rendersi conto del danno epocale a cui stanno contribuendo per intascarsi pochi spiccioli? Anche volendo mettere da parte la coscienza, che oramai è un bene di lusso, questi signori non hanno dei figli ai quali lasciare una società solida e sicura? Non hanno dei ricordi a cui tributare amore preservando integro il territorio che li ha cresciuti? Se davvero tutto quest'armamentario "ospitalizio" fosse mosso da raziocinio e onestà, mirerebbe piuttosto a valorizzare le condizioni di vita di chi in albergo ci va coi soldi propri, alimentando così un indotto residenziale autentico e valorizzando le località turistiche per il naturale ruolo civile che esse dovrebbero avere: turismo e salute, soprattutto nel caso di stazioni termali curative frequentate da anziani affetti da patologie della terza età. Qua, invece, si preferisce sovvenzionare bordelli di stato per ragazzotti che, palesemente distanti da qualsiasi concetto di bisogno, avrebbero potuto rimboccarsi le maniche e bonificare la propria terra dal fango e dalla corruzione, piuttosto che fuggirne come conigli. I nostri nonni hanno prosciugato a mani nude zone malariche, hanno combattuto contro i maggiori totalitarismi della storia; hanno affrontato come potevano i cingolati di invasori stranieri pur di liberare la propria terra, e ora nemmeno li si lascia passeggiare in pace a badarsi la vecchiaia, magari in attesa di trasformare l'intero paese in qualcosa di così regressivo da farne fuggire anche i nipoti. Questa ossessione per il preferire l'indiscriminata, irragionevole e supina accoglienza di sconosciuti al sano miglioramento delle condizioni di vita dei propri concittadini e delle proprie famiglie resterà per chi scrive un irrisolvibile mistero antropologico.

Ma andate a giocare a volley!

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Ma andate a giocare a volley!

Dopo lo scempio annunciato di Italia-Svezia, fioccano le polemiche; e le code di paglia prendono fuoco rapidamente, con Renzi che ha messo subito le mani avanti dicendo che i giocatori stranieri, additati da Salvini come causa della disorganicità e della penuria di investimenti nei vivai calcistici nazionali, sono in tutte le squadre europee e non c’entrerebbero nulla con questo disastro. Insomma, un ciarpame retorico a cui basterebbe rispondere con la denuncia di questo giovane giocatore della Lazio rilasciataci in tempi non sospetti. Ebbene, è evidente che a calcio non si gioca coi piedi, ma col cuore; e se il cuore viene sostituito dalla banconota, il motore dello slancio verso la vittoria non sarà più alimentato da un genuino senso d'appartenenza, ma si ridurrà ad un laido marketing generalizzato che renderà la Nazionale un’accozzaglia di mestieranti del tutto disabituati alla coesione di squadra con dei connazionali. E per rendere tale ragionamento ancora più inattaccabile dal punto di vista logico, eccovi la prova del 9: la nazionale di volley, sport in cui girano molti meno soldi rispetto al calcio, è composta da volenterosi atleti italiani che certo non si sudano le maglie per comprarsi auto sportive con cui andare ad ammazzare la gente, ma lo fanno per puro entusiasmo sportivo e orgoglio nazionale, basta guardarli. Finché, invece, si continuerà a regalare soldi a quattro fighette venute da chissà dove, con l’intento di multietnicizzare anche quell’ultimo baluardo di identitarismo esistente che è il Calcio, anziché investire sui nostri giovani atleti ai quali non si paga nemmeno la palestra per allenarsi, andrà sempre peggio. Ma forse, anzi, sicuramente, questo non è che l’ennesimo scempio programmato dal progetto mondialista.

"Sa paradura": quando la solidarietà ha un senso, un indirizzo e un fondamento logico

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"Sa paradura": quando la solidarietà ha un senso, un indirizzo e un fondamento logico

La Sardegna, una terra meravigliosa e fiera che persino i Romani faticarono a domare. Il Sardo, che molti credono essere un dialetto, è in realtà una lingua romanza giunta dal Latino sino ai nostri giorni senza esser transitata per il Volgare. “Casu”, il formaggio, è il “caseus” dei Latini; e pochi sanno che lo stesso pecorino romano viene in gran parte prodotto in Sardegna secondo una tradizionale lavorazione casearia che lo accomuna a quello sardo. Insomma, i Sardi sono senz’altro più "romani" degli attuali abitanti di Roma (e non ci vuole molto, purtroppo!). Appare pertanto naturale che in un simile contesto identitario (non a caso isolano), la globalizzazione fatichi più che altrove ad appiattire le asperità delle differenze e a garantirsi la supina accettazione della “dittatura dell’omogeneizzato” da parte della popolazione. Ora, entrando nel vivo dell’articolo, resta intuitivo quanto tutto ciò favorisca una concezione nobile e antica della “solidarietà”, a fronte di quella plastificata e svuotata di ogni sostanza affettiva, che oggi i globalisti usano come clava ideologica per svendere qualsiasi qualità alle ragioni del basso mercato, e per sostituire gli Uomini con gli schiavi e il senso di umanità dei primi con l’ovina abnegazione dei secondi. Ebbene, useremo l’humus sociologico della Sardegna per confrontare due modelli di solidarietà contrapposti: quello archetipo, naturale, proveniente dal “demos” e dalla cultura pastorale, con quello moderno, mercantilista e globalista imposto dall’alto per farci i quattrini. Nella prima vicenda in esame abbiamo un diciassettenne che, anziché ammorbarsi anima e corpo con "start-up" e cazzate olografiche varie, sogna di fare il pastore. Sfiga vuole che gli vengano subito rubate le prime pecore affidategli per iniziare la sua attività; ma, a seguito di tale ingiustizia, costui riceve una tale catena di solidarietà, fra i pastori dell’isola che gliene donano altre, e la gente comune che gli invia bonifici per l’acquisto di altre ancora, che in breve tempo rimette in piedi un bel gregge con cui riprendere l’opera di “demiurgo” dell’indispensabile alimentazione quotidiana di ognuno e della millenaria eredità georgica della propria terra. Già, perché le "sturt up" non si mangiano 3 volte al giorno come latte, pane, carne e formaggio; e chi ha voluto premiare il suo entusiasmo con tale opera di solidarietà pastorale, "sa paradura" appunto, ha onorato tale concetto logico nel migliore dei modi. Nella seconda vicenda, invece, pur restando sull’isola, incappiamo nella solita amministrazione locale fantoccia, che per obbedire ai dik-tat sostituzionisti e alle piagnucolerie radical-chic, cerca di intortare i suoi elettori sull’opportunità di “provvedere” ad una povertà astratta, virtuale e intangibile...in Senegal, anziché far fronte ai bisogni effettivamente raggiungibili, verificabili e sanabili della propria cittadinanza. A voi le conclusioni da tirare su questo confronto di solidarietà proposto a parità di coordinate sociologiche spazio-temporali, e cioè la Sardegna dei nostri giorni. Noi, ovviamente, tifiamo per quel pastorello neppure maggiorenne, e ci complimentiamo con trasmissioni televisive come “Le Iene” che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico, in controtendenza con la solita lagnosa retorica su sbarchi e migrazioni mirata a convincerci che la stanzialità e l’affezione per la propria gente siano solo vetuste forme di provincialismo e, già che ci siamo, anche del solito supergettonato razzismo. Grande, Elia, sei tutti noi!

Vogliono imporci una genitorialità artificiale e ideologica che discrimini i bisogni dei nostri conterranei

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Vogliono imporci una genitorialità artificiale e ideologica che discrimini i bisogni dei nostri conterranei

Il concetto di "sostituzione etnica", un tempo considerato fantapolitico e fanta-complottista, è oramai non soltanto sdoganato da grandi intellettuali europei (Ida Magli e Michel Houellebecq in testa), ma si concretizza in provvedimenti sempre più pacchianamente discriminatori per gli italiani. Sembra uno scherzo, ma non lo è: "Quella del tutore è una figura necessaria ad assistere e indirizzare il percorso di crescita, educazione e integrazione di questi ragazzi, che vivono in una condizione di forte vulnerabilità e la cui presenza è in continuo aumento: erano 18.701 al 31 luglio, secondo il report statistico della direzione generale dell'Immigrazione e delle Politiche di integrazione del ministero del Lavoro, mentre nello stesso periodo dell'anno scorso se ne erano registrati 12.708. Il 93% di questi giovanissimi migranti è di sesso maschile, l'83,2% ha un'età fra i 16 e i 17 anni. Vengono in primo luogo da Gambia, Egitto e Guinea". Ora, già è difficile trovare un nesso fra la circostanza che questa gente si trovi qui illegalmente e la necessità di porvi rimedio "adottandola" anziché espellendola; ma in più vogliono istigarci a farlo come dovere morale. Quanto al fatto poi che si tratti di "minori", spesso impossibile da accertare data la precarietà dei documenti di identità in loro possesso, è solo un grimaldello psicologico mirato ad accrescere il senso di pena: ma non vediamo quale pena dovrebbe suscitarci un diciassettenne atletico dei tanti che vediamo bighellonare aggrappati a costosi smartphone, rispetto all'orfano di una famiglia di terremotati nostrani per il quale nessuna autorità pubblica ha mai invocato impegno civile e assistenza concreta da parte della cittadinanza. Proseguiamo con l'esegesi del testo: "L'aspirante tutore deve essere persona motivata e sensibile, attenta alla relazione con il minore, interprete dei suoi bisogni e dei suoi problemi". Insomma, vogliono anche impostarci il carattere in modalità "accogliente perfetto", esattamente come si farebbe con un elettrodomestico. "Il tutore volontario, inoltre, persegue il riconoscimento dei diritti del minore senza alcuna discriminazione..."; certo, salvo quella di essere italiani, visto che il bando è riservato a minori stranieri. Del resto, si sa, discriminiare gli italiani non è reato. E, dulcis in fundo: "Il tutore non ha ovviamente responsabilità penale se il minore commette un reato, mentre è responsabile in sede civile per i danni cagionati solo quando abita insieme a lui. La tutela volontaria cessa con il raggiungimento della maggiore età del minore non accompagnato. Tuttavia, visto che con questo istituto si vuole instaurare un sistema di “genitorialità sociale” incentrato sulla cura della persona, il garante si auspica che anche dopo il compimento dei 18 anni proseguano i rapporti di affettività tra gli ex tutori e i ragazzi". Se il cosiddetto "Garante per l'infanzia" cercasse davvero di garantire i minori, non ne circoscriverebbe la tutela a quelli stranieri; quindi, per favore, abbiate almeno il pudore di dargli un altro nome a questo benedetto "garante"...evitando di chiederci suggerimenti.

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