Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico. Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic. Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali. Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

L’unica vera sfida, ormai, è quella fra sovranismo e globalismo. In gioco ci sono 3000 anni di civiltà occidentale

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L’unica vera sfida, ormai, è quella fra sovranismo e globalismo. In gioco ci sono 3.000 anni di civiltà occidentale

Se prendete nella mano dei grani di sale, non ne troverete uno identico all’altro. Mettendoli poi in un bicchiere colmo d’un fluido qualsiasi, noterete che nessuno di essi tenterà di assimilare il fluido, il quale invece farà di tutto per intaccare l’integrità dei grani. Ecco, i grani sono i popoli, con le loro bellezze, le loro identità, le loro differenze e le loro concomitanze; e il volume di fluido che ognuno di essi occupa nel bicchiere costituisce lo spazio vitale indispensabile alla loro precipua sopravvivenza. Il fluido rappresenta invece l'asetticità globalista, una forza acefala, omogenea, incolore, amorfa e stagnante capace solo di inglobarne, annullandole, le differenti singolarità che animano l’universo. Ora, i grani più meritevoli, gioiosi e orgogliosi della propria natura avranno massimo interesse a distinguersi da tutto il resto, a moltiplicarsi e a tramandare se stessi così come sono nati; al contrario, quelli più mediocri, nichilisti, depressi, depressivi e vinti diventeranno i più cinici complici dell'azione diluente del fluido poiché non potranno che godere nel veder soccombere ad essa quei paradigmi differenzialisti d’eccellenza responsabili della propria frustrazione. La parola, a questo punto, passa a Madre Natura. Già, ma in veste di madre, come appunto la riteniamo noi, o di “matrigna”, come essa viene considerata dalla vulgata globalista? Poiché se la natura ha creato i grani di sale, evidentemente intendeva anche preservarne bellezza e funzione, altrimenti si sarebbe risparmiata la fatica. Indubbiamente ha anche attribuito al fluido proprietà fisiche e chimiche tali da renderlo una sostanza potenzialmente solvente verso tutto ciò che arriva ad inglobare; ma è altresì vero che non ha poi fatto sì di sciogliere tutto il sale del mondo nel mare, anzi, con molti dei suoi "grani" ha costruito meravigliose cattedrali gotiche, con altri splendide pagode, e con altri ancora incredibili piramidi egizie. Insomma, Madre Natura ha creato le differenze; le “uguaglianze” sono solo fantasie congetture umane generate da ideologie decadenti. Non esiste alcuna Pangea sul pianeta Terra, anzi: i continenti tendono a distaccarsi e a distinguersi come ogni entità geologica, vegetale e animale, favorendo condizioni estremamente differenziate declinatesi nei vari habitat e nei loro popoli. Non a caso l’intero universo è nato dall’immane forza centripeta e differenziatrice scaturita dal “Big Bang”. Ebbene, chi artificiosamente tradisce tutto questo per odio verso il senso d’appartenenza e/o per profitto derivante dall’omologazione produttiva, muove guerra a qualsiasi dignità ontologica e a qualsiasi forma d’amore basato sulla naturale genealogia dell’affettività fra esseri umani. E noi ci difenderemo.

Young Signorino: quando il “mainstream” viene spacciato da “outsider” per fottere il cervello ai giovani

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Young Signorino: quando il “mainstream” viene spacciato da “outsider” per fottere il cervello ai giovani

Viviamo un’epoca nella quale anche una canzoncina cretina può spalancarci le fauci del “sistema”, pronto a circonciderci il cervello. Ma noi siam qui belli svegli, con la vescica appena svuotata e pronti a ragionare in libertà, anche se il termine “ragionare” sembrerebbe sprecato per l’apparente dinamica encefalografica di quanto andiamo a trattare. Già affrontammo il fenomeno “Bello Figo”, e a breve distanza di tempo verifichiamo che il nostro grido era levato nella direzione giusta: la supremazia del cosiddetto “rap”, con le sue miriadi di sub-classificazioni “trap”, “swag” ecc, è ormai acclarata nella pianificazione culturale indotta dal sistema mediatico, basta accendere la radio, la tv o YouTube per verificarlo. Da quanti lustri, infatti, le maglie del “mainstream” non vengono penetrate da da un chitarrista metal, da un compositore classico, da un cantante folk, generi in evidente (e secondo noi programmata) estinzione a favore del genere “global” e regressivo per eccellenza, sua maestà il rap? Il rap è il potere, ormai; altro che musica per discriminati e diseredati! Un potere serpentino che va dal nulla dei testi di Young Signorino, sino alle citazioni del “Nuovo Ordine Mondiale” nelle sue interviste (prima di ridacchiare, raffrontate i numeri delle visualizzazioni dei suoi video con quelli di una qualsiasi pop-star del passato, nell’unità di tempo. E poi ridete su 'sto cazzo). Bene, ma... “cui prodest” ?! Chi ci guadagna? Già, poiché quando le risorse investite in un progetto artistico e nel relativo indotto mediatico sono facoltose, è indispensabile tracciare il filo d’Arianna che le collega ai beneficiari del messaggio incarnato dal progetto medesimo, subliminale o meno che sia; ebbene, basta guardarlo, sto tizio: pur giovanissimo, è brutto e trasandato, privo di qualsiasi forma di virilità, dedito ad un portamento e ad un’articolazione vocale molto precari. Diremmo la negazione del Superuomo, tanto per far colare un po’ di bava dalle fauci ingiallite di qualche nerdone che a queste parole già sente puzza di statue, di Nietzsche e di sano atletismo fisico e spirituale. Insomma, insufflare nei giovani italiani un modello del genere equivale ad intimare loro: "State morendo, fatevene una ragione!". E a proposito di Nietzsche, di superomismi e satanassi invocati qua e là per confondere le acque, nessuna similitudine con Marilyn Manson, per carità cristiana, il quale è (era) energia, muscolarità, horror gotico, insomma tutti elementi tipicamente occidentali e vitali. Ok, ora ha messo la panza e va in giro a pietire comparsate “unplugged” a Sanremo pur di guadagnarsi qualcosa, ma questa è un’altra storia. Al contrario, codesto suo sedicente emulo sdentato e corretto è l’emblema della ciondolante stanchezza tipica di certi giovinastri d’oggi; della loro banalità ideale, dei loro ridicoli risvoltini alle caviglie, della loro dislessia culturale, della loro postura ingobbita da play station e i-phone di ultima generazione. Non c’è nudità (che c’era in Manson), poiché la nudità è forma differenzialista e desiderio vitale; non c’è eros, poiché l’eros è vivacità procreativa; non c’è trasgressione né odio, poiché tali elementi sono necessariamente forieri di ribellione al conformismo. E non c’è blasfemia, poiché la blasfemia richiama sempre il sacro, il grande avversario dell’asetticità spirituale globalista. A riprova dei soldi che ci sono dietro a questo progetto, i video di Young Signorino sono curati nei minimi dettagli, ben prodotti, nulla è lasciato al caso: c’è sempre posto per messaggi grafici come “ama tutti”, ma non c’è mai traccia di sorrisi né di stati emotivi che non si ispirino al mantra globalista del “nasci-consuma-muori”. Tuttavia, per confrontarci con pareri terzi e per amor di dialogo, leggiamo cosa ne scrivono i radical-chic di RollingStone, da sempre la miglior cartina Tornasole per valutare l’omologazione al sistema dello “show business”. Infatti, eccoli pronti ad incazzarsi sull’argomento “rap” quando qualcuno glielo tocca... Ed eccoli di nuovo pronti a scandalizzarsi se qualcuno glielo censura... proprio loro che hanno censurato Kanye West perché colpevole di non essere ostile a Trump quanto i rigidi protocolli mediatici progressisti avrebbero imposto a un cantante nero. E, soprattutto, sempre pronti a dar voce ai rapper come se fossero dei perseguitati, argomento ben poco credibile, date le visualizzazioni a sei zeri di tutti i loro video. L’unica chiosa plausibile a spiegare questa foga nichilista è che i figli dei figli degli anni ‘80, complice anche la genetica ed un’alimentazione ottimale dei loro genitori, stavano venendo fuori troppo sani e troppo belli per garbare a quello che l’antropologa Ida Magli chiamava nei suoi libri “Il Laboratorio Per La Distruzione dell’Occidente”. Potrete anche sommergere le strade di questi zombie, cari mondialisti, ma noi non ci faremo mordere tanto facilmente.

Vanno a caccia di “chiacchiere d'odio”, ma se ne fottono dei morti ammazzati per strada

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Vanno a caccia di “chiacchiere d'odio”, ma se ne fottono dei morti ammazzati per strada

Le chiamano “Hate Speech”, “chiacchiericcio di odio”. Del resto è tipico dell’aridità spirituale e dell’anaffettività cronica del sinistrume tarare le analisi sociologiche, e quindi anche quelle criminologiche, secondo una gerarchia valoriale tutta partigiana, astratta e avulsa dalla realtà. La loro forsennata caccia alle streghe non è mai rivolta contro un male effettivo, inferto da carnefici reali a danno di vittime in carne ed ossa; al contrario, essa è pura propaganda, e, come ogni propaganda, si basa su un vocabolario fatto di fuffa ideologica. "L'iniziativa è volta a sensibilizzare l'opinione pubblica sull’uso del linguaggio: sugli effetti delle parole aggressive e su come una società possa esser modificata anche attraverso l’uso di termini inclusivi e al rispettosi". “Alcune forze politiche – afferma Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia - si sono servite di stereotipi e incitazioni all’odio per fare propri diffusi sentimenti populisti, identitari e xenofobi, promuovendo la diffusione di un linguaggio incendiario, divisivo, che discrimina anziché promuovere l’eguaglianza, che pensa che minoranze e gruppi vulnerabili siano una minaccia e che i diritti non spettino a tutti". Ovvero tutto l’esatto opposto del buon senso: questa gente se ne frega altamente di sensibilizzare l’opinione pubblica verso ingiustizie e violenze fatte di nomi, cognomi e date: poiché, se lo facesse, incorrerebbe in pericolose analisi della realtà non funzionali alle sue finalità programmatiche, immigrazionismo in testa. No, queste “anime belle” hanno bisogno di giustificare le loro farneticazioni immigrazioniste costi quello che costi. E quindi, forti del sentirsi gli unici detentori del bene e della verità, scatenano il loro odio contro gli avversari politici denunciando come criminale “l’identitarismo”, che invece è sentimento d’amore per l’appartenenza ad una comunità; censurando il libero confronto dialettico sul web con la storiella delle “fake news”; condannando “il populismo”, poiché detestano la democrazia e soprattutto odiano il proprio popolo. Se questi supponenti figuri fossero davvero dalla parte delle vittime e dei deboli, guarderebbero essi negli occhi, andrebbero ad assisterli negli ospedali dopo le aggressioni subite, e parteciperebbero ai loro funerali; non starebbero lì a ruminare le solite nenie mummificate e basate su una storiografia stantia, distorta e bugiarda. Se queste sedicenti associazioni di benefattori stessero davvero dalla parte delle minoranze, spianerebbero un planisfero e verificherebbero demograficamente quali siano queste benedette minoranze del mondo, e quanto perseguitate lo siano nei fatti: come i Boeri, una minoranza che mentre scriviamo (e non secoli fa) è quotidianamente vessata e martoriata nel “pacificato” Sudafrica post-Mandela. Se davvero i damerini del Pensiero unico tenessero all’educazione dei giovani, non invocherebbero severità solo in occasione di episodi sporadici e speculari ad altrettanti di parte opposta, ma la pretenderebbero tutti i giorni nelle scuole imponendo con la forza il rispetto per l’istituzione e i docenti, altro che abolizione del voto in condotta. Tantopiù che il razzismo nel mondo calcistico esiste da ambo le parti, nonostante la demagogica asimmetria del clamore che gli viene dato. Se davvero questi benefattori del vuoto cosmico tenessero alle statistiche e ai grafici (come quelli pubblicati nel loro articolo), anziché definire la Lega “un partito xenofobo e di estrema destra”, si domanderebbero come mai le civilissime Londra e Stoccolma siano improvvisamente diventate le capitali europee con il record di omicidi e criminalità diffusa, nella totale impotenza delle rispettive polizie. Ebbene chi sono dunque i cattivi del film?! Uno spettatore attento ed equilibrato aspetterebbe l’ultima scena prima di fare previsioni avventate, soprattutto quando il regista è bravo: ma nel frattempo non rompeteci i coglioni con i vostri predicozzi da crocerossine del sabato sera.

Bastano un prete gospel ed una suocera afroamericana per farvi applaudire alle sontuose nozze del principe Harry

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Bastano un prete gospel ed una suocera afroamericana per farvi applaudire alle sontuose nozze del principe Harry

Tutti pazzi per le nozze dei reali d’Inghilterra; che poi manco tanto “reali”, trattandosi del nipote minore di Elisabetta II, quindi nemmeno dell’erede al trono. Eppure i radical chic di mezzo mondo sono rimasti incollati agli schermi ad ammirare i primi piani della sonnolenta madre della sposa che, grazie alle sue origini afroamericane, ha avuto più inquadrature della stessa regina, forse troppo “passé” per meritare lo stesso trattamento mediatico della sconosciuta signora Doria Radlan. Quanto siete ridicoli, scontati, prevedibili: un prete di colore che cita Martin Luther King come fosse il Vangelo, ciondolando davanti all’altare al modo d’un cantante gospel, e una sposa di carnagione olivastra vi bastano ad accantonare per qualche ora il vostro snobismo verso la mediaticità da popolino che saluta agitando i fazzoletti, il vostro odio giacobino per il sangue blu, il vostro ipocrita pauperismo che innanzi a tanto sfarzo dovrebbe quantomeno arrossire. Siete lì ad osannare un matrimonio di nessuno spessore politico né glamour, considerando che Meghan Markle è un’attrice come tante e che il principe Harry non ha mai conseguito particolari meriti accademici, solo perché si tratta di un evento celebrato da tutti i media di regime come “innovativo”. Ma innovativo di che? Siete davvero così meschinamente attaccati al colore della pelle della gente da giudicare “innovazione” la presenza o meno di afroamericani ad un matrimonio inglese? La vostra ossessione per il multietnicismo è oramai talmente esasperata da risultare farsesca a chiunque abbia ancora voglia di aprire un libro di storia o di guardare un dipinto in un museo per verificare che la realtà non necessita di pigmentazioni cutanee specifiche per esser buona o cattiva, ma di veridicità storica per essere onesta e verosimile. Siete peggio delle sciacquette da gossip di certe trasmissioni “pop” che tanto criticate, perché alla medesima sempliciotteria voi aggiungete la vostra insormontabile ipocrisia.

Gli spray al peperoncino, snobbati dalle “sciure” di sinistra, li usano certi balordi ingioiellati come p...

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Gli spray al peperoncino, snobbati dalle “sciure” di sinistra, li usano certi balordi ingioiellati come p...

Che dietro al sanguinoso parapiglia che sconvolse piazza san Carlo a Torino ci fosse puzza di bruciato, ne eravamo certi. Ma questa brutta storia, costata la vita ad una ragazza e tonnellate di dolore alle migliaia di persone coinvolte materialmente ed emotivamente in quella notte da incubo, ci conferma un dato immanente: per rendere giustizia alla verità c’è sempre tempo e ci sono sempre uomini validi su cui poter contare. Insomma, i giochi non sono mai fatti come alcuni spererebbero. In questo caso parliamo degli agenti, dei funzionari e dei magistrati coinvolti in un’indagine difficilissima che ha incastrato una decina di damerini nordafricani, ingioiellati come mignotte, i quali, nonostante l’enormità dei loro crimini, rischiavano davvero di farla franca. Poiché se già è difficile che si battano filoni di indagine mirati ad incastrare categorie “mediaticamente protette” anche quando i colpevoli hanno le mani grondanti di sangue, figurarsi ipotizzare una loro responsabilità all’interno di un quadro criminale confuso come una piazza gremita di gente. E, ironia della sorte, tutto questo accade proprio nell’accogliente Torino, ove l’amministrazione grillina declama politiche di accoglienza ed inclusione che vanno dalla “finanza islamica” alle adozioni gay, e che avrebbe quindi tutto l’interesse a che certe acque mediatiche non siano eccessivamente agitate. Fortunatamente, il concetto di “reazione” a cui per tanto tempo si è abdicato in nome di quello di “tolleranza”, coi risultati scolastici che vediamo in questi giorni, sta riprendendo il suo giusto posto nel vocabolario sociologico di una civiltà figlia sì di Atene, ma anche di Sparta e soprattutto di Roma. Avanti così: la riscossa delle intelligenze contro il disastro delle Intellighenzie è finalmente iniziata!

È iniziata l’onda lunga di frutti marci dei governi di sinistra

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È iniziata l’onda lunga di frutti marci dei governi di sinistra

È il caso del reato di guida senza patente, abolito nel 2016 dal governo Renzi. Ce ne occupammo prontamente quando uscì la notiziuola di questo assurdo abominio legislativo, ragionando come sempre si ragiona quando si tratta di provvedimenti delle sinistre: tasselli su tasselli per una progressiva demolizione dello Stato di Diritto. Ebbene, avevamo ragione, a quanto pare: il fenomeno ha assunto proporzioni tali da essere stato mediaticamente segnalato dalle stesse procure, generalmente poco avvezze a creare allarmismo nell’opinione pubblica. Quindi immaginiamo quanto possa essere esteso e allarmante nella quotidianità. Un autoveicolo può essere un’arma in mani sbagliate o inappropriate; non a caso li usano per gli attentati. E fu proprio tale natura tecnica congenita alle dinamiche della guida automobilistica e camionale a spingere il legislatore, chiamato all’epoca a normare la commercializzazione dell’invenzione del motore a scoppio, a subordinare al codice penale la violazione delle prescrizioni di legge volte al conseguimento della patente di guida. Tuttavia, la supponenza del sinistrume, incurante di qualsiasi storicità legislativa e buon senso giuridico, ha ben pensato di assecondare certi “non patentati”, liberalizzando sostanzialmente la loro condotta illecita. E sia chiaro, non parliamo dei diciottenni di adesso, statisticamente disinteressati all’automobile rispetto a quanto non lo fossimo noi; parliamo di categorie demografiche di cresciutelli ai quali fa troppa fatica attuare qualsiasi percorso di omologazione alle più basilari regole di convivenza civile del nostro paese. E i guai sono appena iniziati: ora ci toccherà subirne l’onda lunga. Quindi, perlomeno, finiamola di dar (sia pur residuale) credito elettorale ad aree politiche che nel dna hanno la devastazione del benessere e della sicurezza dei propri connazionali.

Pubblicizzano gravidanze solo per fare propaganda multinetnica...

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Pubblicizzano gravidanze solo per fare propaganda multinetnica...

Nel momento in cui determinati messaggi considerati “fascisti” dal decadente assetto mediatico progressista, come la naturale pulsione di una comunità a procreare per tramandare se stessa, fanno improvvisamente capolino sui nostri teleschermi, l’inculata non può che essere dietro l’angolo. Stavolta è il caso di una nuova pubblicità sulle verifiche di gravidanza, proposta in una chiave mediatica quasi celebrativa della procreazione, italica chimera oramai considerata sorta di reato apologetico delle sembianze autoctone. E difatti, per non incorrere in tale rischio, protagonista dello spot è una coppia “black&white”. Ora, chissennestrafrega se a Tizio piacciono le more e a Caio piacciono le bionde: de gustibus non disputandum est! Tuttavia la statistica non è un’opinione: e quando si investono migliaia di euro nello spot di un prodotto, nulla può diventare casuale e/o anti-statistico, salvo che il messaggio pubblicitario in questione non sia “supportato” da esigenze propagandistiche anziché da convenienze puramente merceologiche. Ebbene, chi crea una pubblicità sa perfettamente che deve convogliare sui suoi protagonisti l’immedesimazione della sfera più ampia possibile di pubblico; e in Italia le coppie miste non sono affatto la maggioranza, almeno per ora. Quindi l’intento mediatico di una tale scelta filmica non può che essere improntato ad una forzatura tutta ideologica che conduca lo spettatore medio verso la solita ottica multietnica cara agli “educatori di regime”. Insomma, il messaggio è: "Proliferate pure, cari Italiani, ma non prima d'esservi adeguatamente mischiati". Il dato triste, come di consueto, non è tanto il messaggio in sé, decisamente arbitrario, considerato che ognuno dovrebbe essere lasciato libero di scegliersi il partner del colore che vuole, senza bisogno di subdoli suggerimenti più o meno subliminali; quanto che si pretenda di far passare come “casuale” una precisa scelta coreografica che invece ha un vigoroso coefficiente ideologico. E allarghiamo il discorso anche allo spot dei biscotti in onda in questi giorni, dove protagonista è una bimba dai tratti asiatici che siede (non si capisce bene a quale titolo) al desco di una famigliola occidentale come se non avesse mai visto un biscotto in vita sua, mentre il figlio della coppia tace in disparte dimenticato dai suoi stessi genitori troppo intenti a nutrire la suddetta bambina, quasi che le sue fattezze debbano automaticamente farne un'affamata cronica. Andatelo a chiedere ai negozianti di mezza Italia falliti e sfrattati dagli asiatici, se fanno ancora colazione coi biscotti! Un’ultima domanda, stavolta per gli ideatori della locandina di cui sotto: è per una botta di maschilismo, che il neonato in braccio alla mamma prende il colore solo del papà? O trattasi, piuttosto, d’un vostro auspicio? Certe ideologie potranno rendere stupidi, forse, ma non ci faranno diventare daltonici.

Accusan Berlusconi di illegalità e poi forzano la mano ad Anagrafe e natura...

Foto ANSA

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Accusan Berlusconi di illegalità e poi forzano la mano ad Anagrafe e natura...

Scrivemmo in tempi non sospetti quanto i “grillini” non siano mai stati altro che l’ennesimo sotterfugio pianificato dai poteri forti per sopperire elettoralmente alle Sinistre, non appena la gente si fosse accorta che queste ultime altro non erano che i cani da guardia della dittatura globalista. Del resto si sa, quando il regista è bravo, il cattivo del film si rivela solo all’ultima scena, ma a quel punto ha già la pistola fumante in mano. La traversata di Grillo a nuoto sullo Stretto illuse molta gente di destra che i Grillini fossero, in qualche misura, antagonisti al solito sinistrume flaccido e decadente; tuttavia, nel frattempo, quelli di loro che riuscivano a penetrare nelle istituzioni già attuavano, pur mascherati da santarellini “post-ideologici”, politiche ben più globaliste dello stesso Pd. E’ il caso della sindaca Appendino, la quale, fra politiche di sostegno alle minoranze islamiche e nulla osta a chi vuole denatalizzare l’Italia a vantaggio di adozioni allogene, si è subito data da fare. Così, fottendosene della volontà popolare (che certo non consultano quando, anziché di pagliacciate sul blog a 5 Stelle, si tratta di decisioni politiche concrete), e soprattutto fottendosene della legge nazionale (e naturale) per stessa ammissione della “sindaca” che avrebbe “forzato la mano”, due mamme sono diventate coppia genitoriale. Dove sia la belluria in tutto questo proprio non si capisce, ad iniziare dal cinico lancio della notizia che non si sofferma nemmeno per un istante sulla creaturina in questione, puntando il proprio focus esclusivamente sul trionfo delle due donne (di cui una, peraltro, consigliera piddina). Perché, ragazzi, è ovvio che 2 persone omosessuali siano sterili fra di loro: per cui resta altrettanto ovvio che, essendo la natalità autoctona sottozero, qualsiasi bimbo venga loro affidato debba provenire o da violazione di legge (utero in affitto) o da altre parti del mondo. Lo chiamano “progressismo”, “fare la storia”, “innovazione”, “omogenitorialità”; noi continueremo a chiamarlo solo “grande sostituzione”. 

Nemmeno in tempo di guerra si assalivano i pronti soccorsi

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Nemmeno in tempo di guerra si assalivano i pronti soccorsi

Il fenomeno è chiarissimo nelle sue dinamiche e nella sua drammatica frequenza, sebbene ci sia sempre l’idiota di turno pronto a smentirlo, a ridimensionarlo, a tacitarlo o, come va di moda adesso, a bollarlo come “fake news”, rendendone così la matrice ancora più sospetta. Fortunatamente ci bastano poche calorie per digitare “aggressione al pronto soccorso” su internet, e valutare, senza fraintendimenti, casistiche e responsabili di questo inedito fenomeno criminoso. Già, perché se è vero che spesso la stampa più blasonata fischietta davanti a notizie del genere, quella più defilata rende invece un egregio servizio al diritto/dovere di cronaca, lasciando invariata la garanzia del Direttore responsabile che le firma e quindi il peso della veridicità che i fatti possiedono. Molte di più sono invece le calorie che occorrono ai protagonisti dei crimini descritti per svellere infissi, devastare locali e aggredire il personale a sprangate; ma evidentemente gli intemperanti damerini in questione non sono poi così in carenza energetica come qualcuno vorrebbe farci credere. Eppure non dovrebbe esistere, nella consapevolezza umana universale, violenza più insulsa e vigliacca di quella rivolta contro una struttura sanitaria: persino in tempo di guerra qualsiasi presidio sventolante la “croce rossa” veniva considerato sacro ed inviolabile finanche dagli eserciti più spietati. Quindi, le ragioni di queste aggressioni devono essere valutate con parametri sociologici del tutto nuovi, e analizzate ascoltando le testimonianze dirette di chi ogni giorno rischia la pelle per svolgere un compito già di per sé estremamente delicato, come soccorrere feriti e moribondi. Ebbene, gli addetti ai lavori vi racconteranno che molti di questi “pazienti poco pazienti” si spazientiscono per le motivazioni più assurde, come il non accettare di rispettare i codici di urgenza, o il rifiuto di essere visitati da personale di genere diverso dal proprio, o quello di essere ricoverati in ambienti promiscui. Alcuni arrivano addirittura ubriachi o drogati (come si descrive in articolo), ponendo così dei seri interrogativi su come si possa considerare indigente un tizio che ha soldi per ubriacarsi o per drogarsi. Ora, chi ha l'età per poter testimoniare un po’ di passato prossimo, ricorda forse che la società italiana patisse fenomeni analoghi nei decenni scorsi? Quale forma di regressione civile sta dunque affliggendo la nostra nazione? Mentre ci ragioniamo su, quegli stessi potentati che hanno interesse a sostenere tale malessere sociale, stanno facendo carte false per neutralizzare la reazione democratica che gli Italiani hanno dimostrato di saper opporre alle ultime elezioni. Di cos'altro dubitare, dunque, circa la natura dolosa del “progetto” ?!

Mentre la destra elegge la prima donna presidente del Senato le "femministe" pensano ai migranti

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Mentre la destra elegge la prima donna presidente del Senato le "femministe" pensano ai migranti

Niente, nemmeno la prima donna della storia italiana eletta a Seconda carica dello Stato riesce a distogliere le barricadere del femminismo 2.0 dai loro adorati migranti. Del resto, dopo anni di vuoto chiacchierume “progressista”, capace solo di peggiorare le condizioni lavorative delle donne (si pensi ai vessatori cappellini reintrodotti nelle divise delle assistenti di volo Alitalia dalla gestione araba di Ethiad) e di minare la sicurezza ambientale a suon di lassismo legislativo e giudiziario su reati come stupri e aggressioni a sfondo sessista, ci voleva il Centrodestra di Salvini e di quei ragazzacci della Lega perché una donna, peraltro avvenente ed eccellente giurista, fosse eletta Presidente del Senato. Eppure nessuna femminista storica ha elogiato l’epocale avvenimento. Ed è anche inutile sperarci, perché tanto non impareranno mai: loro, i “democratici” che odiano la democrazia, i “progressisti” che ci fanno regredire, i “laicisti” che metterebbero il burqa a tutte, tutti e tutto. Le Sinistre perdono le elezioni perché troppo distaccate dai reali problemi della gente? Perfetto, di tutta risposta rafforzano il loro impianto propagandistico corroborando un palinsesto raitreino già fallimentare e bocciato dagli ascolti: una nuova trasmissione-piagnisteo sul razzismo degli Italiani, ed un’altra a sostegno del genderismo come fosse una questione di sopravvivenza nazionale, entrambe condotte da due alfieri del sinistrismo più integralista e schierato, rispettivamente Gad Lerner e la Ferilli, tanto per non farcene sentire la mancanza. Nell’attesa, media mendaci e partigiani parlano di Orban, il virtuoso premier d’Ungheria, come si trattasse di un dittatorello da paese del Terzo mondo, non soffermandosi neppure per un istante sul prestigio culturale di un popolo come quello ungherese che lo ha stra-ri-votato, e quindi sull’alto valore democratico che l’ apprezzamento delle sue politiche identitarie e nazionaliste, evidentemente, riflette.  Già, per il sinistrume il Popolo è in salute solo quando obbedisce ad assurdi mantra nichilisti ed etnomasochisti, non certo quando è interpellato direttamente e parteggia a favore del proprio benessere. Niente di niente, insomma: gli Italiani alla fame, i pensionati incazzati, i cassintegrati sviliti, i disabili abbandonati, i terremotati dimenticati, i giovani demotivati hanno elettoralmente annientato le fazioni progressiste? Ebbene, queste ultime se ne fregano, continuando imperterrite a pensare solo ai migranti. Ecco, continuate a pensare ai migranti, cari progressisti, che al Popolo italiano ci penseranno gli Italiani. Quelli veri.

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