Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

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Non si tratta di uscire dall'euro ma di sopravvivere alla sua ormai inevitabile caduta

notabili note

Non si tratta di uscire dall'euro ma di sopravvivere alla sua ormai inevitabile caduta

Leggo sempre i fondi di Giavazzi e Alesina, e ne consiglio la lettura a tutti, essenzialmente per la loro chiarezza. Parla di chiarezza espositiva, cui tuttavia non sempre è accompagnata un'equipollente chiarezza concettuale. Voglio dire: quello che hanno da dire lo dicono chiaramente, ma spesso lo dicono semplificando, e qualche volta la semplificazione è eccessiva. Nel fondo odierno, intitolato "L'insensata uscita dall'euro", il cui spunto è l'annuncio da pare del Movimento 5 stelle di un referendum consultivo appunto per l'uscita dall'euro, scrivono che "un'eventuale svalutazione decisa per guadagnare competitività sarebbe neutralizzata dai dazi che gli altri Paesi imporrebbero sulle nostre esportazioni". Ora, malgrado nei libri di economia rimanga scritto che il tasso di cambio influisce sulle esportazioni, la storia economica recente ha dimostrato che così non è. Basti pensare al Giappone. Alla svalutazione di oltre il 35% nei confronti del dollaro degli ultimi anni non è corrisposto alcun aumento delle esportazioni. Certo, se misuri l'export nella svalutata moneta locale è ovvio che gli importi aumentano, ma è altrettanto ovvio che si tratta di un abbaglio derivante dalla riduzione del valore dell'unità di misura, la svalutata valuta locale, per l'appunto. L'entità delle esportazioni puoi valutarla soltanto o in termini di quantità o di valuta estera. Non voglio farla lunga. La svalutazione non comporta benefici per l'export, a prescindere dai dazi degli altri Paesi. Dunque non è per questo che si uscirebbe dall'euro, mi perdonino i due professori. E non è nemmeno esatto dire che si uscirà dall'euro, dal momento che è l'euro che ci espellerà tutti quanti. L'euro non regge. E non regge perché economie diverse non possono avere una stessa moneta. Ciò non in ragione del fatto – come molti dicono – che tra paesi con diversi tassi di crescita e produttività servono aggiustamenti dei tassi di cambio (ho parlato prima dell'inefficacia dei tassi di cambio sulle esportazioni) ma perché i paesi debitori possono sopravvivere solo con una svalutazione interna. Voglio essere chiaro che più non si può, anche se sempre meno di Alesina e Giavazzi, per carità: se non mi puoi aumentare lo stipendio perché ti sei indebitato, tu, Stato Italiano, mi devi abbassare i prezzi, perché altrimenti io non campo. La svalutazione interna, se sei nell'area euro, non puoi farla. E allora l'operaio italiano prende la metà dello stipendio di quello tedesco ed ha lo stesso costo della vita. Questo può durare? No, ed è la ragione per cui l'euro crollerà. A meno che i Paesi debitori acquistino per incanto una produttività pari alla tedesca. Un'ipotesi risibile, che se non riconosci come tale diventa di colpo drammatica. È questo il dramma che stiamo vivendo. Per concludere: non si tratta di uscire dall'euro bensì di sopravvivere alla sua inevitabile caduta. Chiunque venga a dire agli italiani di rimanere nella moneta unica sta preparando per loro un futuro di ristrettezze e privazioni. E solitamente si tratta di persone che non hanno mai provato né l'una cosa né l'altra. A presto. 

L'indipendenza scozzese: solo una questione di tempo

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L'indipendenza scozzese: solo una questione di tempo

La prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon, ha annunciato ieri l'intenzione di tenere un secondo referendum sull'indipendenza dal Regno Unito, tra l'autunno del 2018 e la primavera del 2019, quando si saranno meglio comprese tutte le conseguenze ed i termini della Brexit. L'altra volta in cui il popolo scozzese fu chiamato a rispondere alla fatidica domanda: «Should Scotland be an independent country?», il 53% dei votanti rispose «No». Era il 18 settembre 2014. La campagna degli unionisti venne portata avanti da un movimento che si chiamava "Better together", "Meglio insieme", ma forse non è stato poi così vero. Le condizioni speciali che sarebbero dovute arrivare non sono arrivate: la Gran Bretagna ha sempre fermato ogni richiesta di Edimburgo con intransigenza, la stessa con cui oggi il primo ministro inglese, Teresa May, ha bollato l'intenzione dell'altra dama di ferro, Nicola: «La politica non è un gioco». È una rivalità antica, che vede solo falsamente sullo sfondo la permanenza nella UE, dal momento che seppure al referendum sulla Brexit la maggioranza degli scozzesi votò per rimanere nell'Unione, è pur vero che i vertici europei hanno già fatto sapere che in caso di separazione dal Regno Unito, la Scozia non verrebbe automaticamente ammessa a farne parte ma dovrebbe iniziare daccapo l'iter di ammissione. Però Nicola questa cosa la dice, lo dice che: «Quando abbiamo votato due anni e mezzo fa non sapevamo che rimanere nel Regno Unito significasse uscire dalla UE». Ma la dice per le telecamere, per i giornalisti, lo dice per dare in pasto qualche corbelleria utile a discutere per ore in qualche talk show. La verità è che Nicola è leader del Partito Nazionale Scozzese, che è un partito indipendentista, un partito che rivendica la sovranità della Scozia dal 1934, allorché si formò dalla fusione del National Party of Scotland e dello Scottish Party. Alle ultime elezioni generali nel Regno Unito nel 2015 il partito della Sturgeon conquistò 56 dei 59 seggi in quota scozzese a Westminster. Gli scozzesi non sono mai stati latinizzati né invasi da anglosassoni e normanni: sono sempre rimasti e sono ancora un popolo celtico. Il loro eroe nazionale, William Wallace, Bravehart, è diventato tale per aver sconfitto gli inglesi, quelli che ora dicono a Nicola di non giocare. Ma Nicola non gioca. E la storia è dalla sua parte. A presto. 

Draghi: tutto va bene ma meglio tenere le stampelle del quantitative easing

notabili note

Draghi: tutto va bene ma meglio tenere le stampelle del quantitative easing

Alle 14.30 del 9 marzo iniziava la conferenza stampa del governatore della BCE, Mario Draghi, a margine della riunione del consiglio direttivo. Prima che Mario iniziasse a parlare, la Banca Centrale Europea aveva comunicato che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. E che continuerà il programma di acquisto di attività al forsennato ritmo di 80 miliardi al mese fino a fine marzo, per poi scendere da aprile a dicembre a "soli" 60 miliardi mensili. Tutto ciò che si attendeva il Presidente dicesse, lo ha detto: che occorrono riforme strutturali, che tutto sta andando bene epperò non abbastanza da piantarla con il doping finanziario del "quantitatve easing": siamo talmente abituati a non vedere che le due cose sono in contraddizione che questa contraddizione semplicemente non la si rileva più. Il mercato sta in piedi da solo però meglio che faccia altri quattro passi con le stampelle. E non più leggere: le stesse. Insolito, no? Non più, almeno per noi europei, che stiamo ancora a credere alle parole di Supermario quando ci dice che l'euro è irrevocabile, come se poi la cosa dipendesse da lui e non dalle economie collassanti e dalle sovranità nazionali svanenti che la moneta unica prevede e impone. La verità è che l'euro è già finito. Per questo la Cancelliera Federale di Germania, Angela Merkel, volerà da Trump il prossimo martedì: perché alle presidenziali francesi di aprile e maggio è possibile il trionfo del candidato del partito nazionalista Front national, Marine Le Pen, che non manca occasione per gridare che in caso di vittoria il suo Paese se ne uscirà dall'euro, che rimarrebbe buono come unità di conto tra nazioni ma non per il portafoglio dei francesi. È palese a tutti che questo eventuale nouveau franc determinerebbe la definitiva morte della moneta unica europea. Al mercato della sterlina (Commonwealth) si affiancherà il mercato del franco (protettorati francesi) ed entrambi saranno ancillari al mercato del dollaro, quello dell'FMI e della FED: alla Germania non rimarrà che leccarsi le ferite. Non parliamo dell'Italia, che verrà abbandonata a se stessa o al più alla sfera dell'ex compagno Putin, ed avremo così quella scissione verticale del Vecchio Continente di cui nessuno parla perché è troppo vera. In definitiva io la penso esattamente come l'ex governatore della Fed Alan Greenspan, che qualche giorno fa si è espresso in questi termini: "Sono molto preoccupato per l'euro, e penso che il Presidente della BCE Mario Draghi dovrebbe essere chiaro". Devi essere chiaro, Mario. Aiuta i popoli d'Europa a non finire sotto le macerie. A mettersi in salvo per tempo. A presto. 

Si può votare ora: lo si faccia

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Si può votare ora: lo si faccia

La Corte costituzionale ha modificato la legge per l'elezione della Camera dei Deputati, detta "Italicum". Bloccato il ballottaggio, via libera al premio di maggioranza e dichiarata illegittima la disposizione dell’Italicum che consentiva al capolista bloccato eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. La Consulta ha altresì sancito che "all'esito della sentenza, la legge è suscettibile di immediata applicazione", e per questa ragione il M5S, La Lega, i Fratelli d'Italia ed anche renziani del PD si sono messi a richiedere a gran voce il voto subito. Devo dire che la cosa che meno mi andava dell'Italicum, vale a dire l'assegnazione del premio di maggioranza al partito vincitore al ballottaggio indipendentemente dal numero di voti conseguiti, è stata opportunamente eliminata, lasciando nel testo solamente quella molto ipotetica assegnazione del premio alla formazione che raggiunga il 40% di voti al primo turno cui assennatamente nessun segretario di partito italiano può puntare. Lo fa Grillo, com'era prevedibile, visto che a guidarlo è il velleitarismo e non il senno. La parola agli italiani, allora. Sono d'accordo. Prima possibile. Vorrei dire anche a Forza Italia di darsi una mossa, la storia non aspetta, ed ogni popolo, l'italiano incluso, segue la storia. Un tempo si diceva che il popolo la fa. Ed è lì che dobbiamo tornare. A presto. 

Scatteranno le clausole di salvaguardia ed allo stordimento della flessibilità seguirà il macello

notabili note

Scatteranno le clausole di salvaguardia ed allo stordimento della flessibilità seguirà il macello

La lettera con cui la Comunità europea chiede la correzione del deficit strutturale di 0,2 punti di Pil, ritenendo che il bilancio 2017 si scosti dal cammino di riduzione del rapporto debito/prodotto interno lordo è infine giunta. Senza le richieste "misure addizionali" giungerebbe automaticamente pure "la procedura per il deficit eccessivo". È in questa condizione che il governo ha avuto il coraggio di chiedere il 21 dicembre scorso al Parlamento l'autorizzazione ad emettere nuovo debito a sostegno delle banche di 20 miliardi di euro. Ed il Parlamento ha avuto il coraggio di concederla. Il solo salvataggio di Montepaschi costa 6,6  miliardi di euro. La correzione che ci sta chiedendo ora la Comunità Europea è di 3,4 miliardi di euro, dunque circa la metà di quanto verrà speso per salvare (?) Montepaschi. Se entro il 1° febbraio l'Italia non dirà come pensa di trovarli scatteranno le temutissime "clausole di salvaguardia", che impongono un addizionale IVA di 15 miliardi di euro nel 2017. Qui si rischia che per aver tentato di mettere in sicurezza il carrozzone bancario nazionale, costellato di amministratori delegati che pensano basti vestirsi con abiti costosi per essere banchieri, gli italiani si gravino di 35 miliardi di euro: i 20 già destinati agli istituti di credito ed i 15 derivanti dall'aumento dell'IVA. Il nostro Ministero competente altro non sa replicare che "il rapporto deficit/pil si è sostanzialmente stabilizzato". E che "questo è un risultato straordinario". Si chiama "derealizzazione" il non vivere nella realtà ma in una sua fantasmagorica rappresentazione. E rientra nella psicopatologia. E tutti noi stiamo per essere derubati. Ancora, e ancora, e ancora. Senza fare niente. Storditi. Non come i maiali dalle scosse elettriche ma dai culi, dai soldi e dall'idea di campare più a lungo, costi quel che costi, anche l'anima. A presto. 

Le misure per evitare la procedura d'infrazione e i piccioni sul tetto di Palazzo Koch

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notabili note

Le misure per evitare la procedura d'infrazione e i piccioni sul tetto di Palazzo Koch

È giunta notizia che la Commissione Europea invierà presto all'Italia una lettera in cui verrà chiesta al Governo una definizione precisa delle misure che verranno prese per la correzione dei conti. Il termine per la risposta è il 1° febbraio, data della pubblicazione delle nuove previsioni economiche. Si tratterà di colmare un gap dello 0,2%, che già sarebbe un trattamento di favore rispetto allo 0,3% di cui parlò la stessa Commissione in novembre. La flessibilità che gentilmente ci è stata finora concessa dall'Eurogruppo sta speditamente procedendo verso il suo esaurimento. Potremo trattare sui tempi, non sugli importi. Pochi giorno addietro l'agenzia di rating canadese Dbrs ha declassato il rating del debito italiano da "A low" a "Bbb-high". Era l'ultima agenzia ad assegnarci una A. Le altre tre prese in considerazione dalla BCE – S&P, Moody's e Fitch – ci hanno messo nella categoria tripla B da tempo. Tripla B significa qualità medio bassa, significa che chi porterà BTP ed altri titoli statali a garanzia per ottenere un prestito avrà una trattenuta non più, dello 0,5% ma del 6%, più che decuplicata. E questo se la scadenza residua è inferiore ad un anno, altrimenti si passerà, per durate superiore ai 10 anni, dallo 0,5 al 13%. Gli analisti di Banca d'Italia dicono che non è un problema, ma che dicano una baggianata lo sanno anche i piccioni sul tetto di Palazzo Koch. A presto. 

Mc Donald's, i poveri e i cardinali

notabili note

Mc Donald's, i poveri e i cardinali

Una notizia piccola, ma in fondo non così piccola. A ridosso del Vaticano, in Borgo Pio, hanno appena aperto in Roma un Mc Donald's. I cardinali si sono infuriati e così pure un noto intellettuale di sinistra, di formazione marxista, addirittura, Alberto Asor Rosa, collaboratore delle riviste Classe operaia, Quaderni rossi,  Laboratorio politico, e Mondo nuovo. Uno talmente duro e puro da bollare nei tempi che furono Pier Paolo Pasolini d'essere null'altro che un piagnucoloso borghesotto. Anche Pasolini si lamentava della dittatura dei consumi, Alberto pure. Ma con una differenza: Pasolini stava con la povera gente. Alberto sta con i cardinali e parla di quest'apertura di un punto vendita della maggiore catena di fast food del mondo come se fosse un attacco all'integrità culturale e storica del rione. Da Mc Donald's si può ancora mangiare un hamburger con 1 euro. Questa cosa – piaccia o non piaccia al raffinato intellettuale marxista – è la più popolare che si possa fare. Questa cosa è stare dalla parte del popolo. So benissimo che la multinazionale statunitense non lo fa per questo ma per mero profitto, ma di fatto lo fa, per una sorta di eterogensi dei fini, o per dirla in tedesco – che fa terribilmente e magnificamente "Scuola di Francoforte" – per una Heterogonie der Zwecke. La cosa che gli intellettuali dovrebbero capire è che il capitalismo ha vinto perché abbellisce la vita al popolo. Gliela imbelletta. Produce cose che fanno sentire i poveri signori, signori per un giorno. Mi sovviene la canzone di David Bowie: "We can be hero, just for one day". È il futuro preconizzato da Warhol in cui a nessuno verranno negati 15 minuti di celebrità. Io e il re mangiamo le stesse cose, indossiamo le stesse felpe, calziamo le stesse scarpe. Ora, il punto sarebbe quello di abbattere il re. Nulla è deleterio quanto il gossip: la chiacchiera dei diseredati sulle vicende degli eletti. Perché è permesso? Ne avessi l'autorità lo cancellerei. Come le cose sporche e degradate. Come un crimine contro se stessi e un futuro di uguaglianza. Il problema è che abbattere il re non significa farlo scendere dal trono ma salirci tutti, sul trono. Significa stimarsi e saper usare la cultura per guadagnare una distinzione. Significa accomodarsi al Mc Donald's con in mano Omero, e non arrampicarsi su Omero per tenere in pugno i ragazzotti chiassosi che magari non hanno cultura, ma hanno la potenzialità dell'inattuato. Che è la cosa più meravigliosa che esista. Che poi attuino bestialità o meraviglie dipende esattamente dall'attenzione che sa riservare loro e destare in loro la cultura. A presto. 

5 miliardi, 8,8, 20 miliardi, infinito

Marco Morelli

notabili note

5 miliardi, 8,8, 20 miliardi, infinito

Il cadavere inizia a puzzare troppo. Al punto che nessuno se ne vuole occupare. Prima per tenere in vita Mps bastavano 5 miliardi, così almeno fino alle 21 del giorno di Santo Stefano. Poi è arrivato il comunicato di Mps in cui si diceva che era giunta richiesta alla banca di una ricapitalizzazione di almeno 8,8 miliardi di euro, dal momento che il fallimento della soluzione di mercato per l'Istituto comportava maggiori garanzie monetarie. Soros, quando un paio di mesi fa gli giunse la richiesta di auto da parte dell'amministratore delegato del Monte, Marco Morelli, dev'essersi fatto una grassa risata. Lo stesso nulla dicasi del fondo sovrano del Qatar, di cui mai si sono sapute le modalità e le ragioni dell'ipotetico interessamento. Da fine novembre ad oggi gli "attivi immediatamente disponibili" della banca, primariamente i depositi, si sono dimezzati. Ora si spera di rimpinguarli sostituendo al rischio Mps il rischio Italia: come se il rischio Italia fosse qualcosa di appetibile per un investitore assennato. Il caos regna sovrano, e la BCE stessa prima di parlare non si chiede che cosa debba fare davvero l'Istituto senese per riprendersi ma come nascondere agli italiani che la rovina del Paese è dietro l'angolo. A presto. 

Mps non la voleva nessuno: la comprano con i nostri soldi

notabili note

Mps non la voleva nessuno: la comprano con i nostri soldi

È iniziato alle 23.35 il Consiglio dei Ministri straordinario che ha approvato il decreto legge con misure a tutela dei risparmiatori previsto dal piano di intervento per salvare Montepaschi. Dopodiché il vertice dell'Istituto senese ha avviato l'iter di nazionalizzazione con la richiesta di un sostegno finanziario straordinario per la ricapitalizzazione prevista dalla normativa europea sulla gestione delle crisi bancaria (Brrd). Ovviamente è stato specificato che il decreto servirà per tutte le banche e non solo per MPS. Resta il fatto che è stato ritagliato su MPS e che vedrete se le basteranno i 5 miliardi previsti oppure si attingerà ai restanti 15 del fondo. La cosa più ridicola l'ha detta il neopremier Gentiloni, che fa il Renzi felpato, che è ancora peggio, è paradossale: una smargiassata sottotono in politica non si era mai vista. E dice che questo decreto assicura il futuro "dei risparmiatori e di Mps". E invece non assicura nessuna delle due cose, perché l'incapacità di gestione del managment senese è assoluta, così assoluta da essersi mangiata l'unico asset che gli era rimasto: il brand, il nome, la storia. Soltanto lo scorso anno lo aveva ancora, oggi se dici Montepaschi non ti viene in mente il rinascimento dei mercanti ma una pletora di ometti spendaccioni che non hanno mai letto – non almeno con la dovuta attenzione – un libro di gestione aziendale o di finanza. E tutto il sistema mediatico a mentire sulla solidità delle nostrane banche, e gli organi di controllo assenti e Banca d'Italia in bambola, come Roberto Duran contro Hitman nell'84. Quindi ragazzi, nessun rischio per i correntisti Montepaschi per qualche mese. Probabilmente tra meno di un anno rischi e disgrazie per tutti. Chiedetevi il perché di tutta questa indulgenza europea nel farci indebitare come porci. A presto e Buon Natale.

Lo Stato non può salvare se stesso: che salvi le banche è uno scandalo

notabili note

Lo Stato non può salvare se stesso: che salvi le banche è uno scandalo

Ma ci sarà una ragione se dalla conversione dei bond Mps sono arrivati appena 2,44 miliardi di euro dei 5 richiesti dalla BCE e se il fondo sovrano del Quatar si è sfilato, oppure no? E allora come si permettono le Camere di approvare un ulteriore indebitamento dello Stato di 20 miliardi per finanziare istituti di credito che hanno perduto qualunque credibilità con la scusa di "tutelare il risparmio"? La prima forma di tutela del risparmio è il risparmio. Lo so che i sottoscrittori dei 2 miliardi di bond collocati dalla rete di vendita MPS nel 2008 saranno enormemente sollevati da questa decisione, ma questa decisione determinerà una sofferenza in tutti gli altri connazionali. Altri debiti sulle spalle. E poi se si vogliono risarcire i piccoli investitori si diano a loro i soldi, non al management di una banca che si è dimostrato incapace di scongiurare non dirò il fallimento ma persino il ridicolo. Una banca che capitalizza oggi poco più di 400 milioni come poteva pensare di raccogliere sul mercato 5 miliardi, per di più entro il termine del 31 dicembre? Ma davvero pensate che possa essere tenuta in vita un istituto di credito con una capitalizzazione che non basterebbe a comprare un quinto di Porta Nuova? A presto. 

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